Stefano Rodotà: FUGA DAI REFERENDUM

STEFANO RODOTÀ. La Repubblica, Venerdì 22 aprile 2011

Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì   si è voluto cancellare quello sul nucleare.

Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell’acqua. Le torsioni dell’ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell’emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare.

Timoroso dell'”effetto Fukushima”, che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull’acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell’irrompere continuo della logica ad personam. L’uomo che ogni giorno invoca l’investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittimazione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.

Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.
Caduti i referendum sul nucleare e sull’acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.
Quest’ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona. Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di “legislatore negativo”.

L’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum. Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi. Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi. E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.

È resistibile questa strategia? In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull’acqua è bene tornare per un momento sull’emendamento con il quale si è voluto cancellare il referendum sul nucleare. Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell’emendamento che prevedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”. E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare. Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare “gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum” e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati “i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente”. Si può ragionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell’emendamento sul nucleare, questo sia avvenuto. E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l’acqua. Di questo dovrà occuparsi l’ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme. La partita, dunque, non è chiusa.

Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell’opposizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell’approvazione dell’emendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall’obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell’umanità.
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull’acqua qualora si seguisse la stessa strada. Ma proprio l’aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno. Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.

Facoltà dell’Acqua 2011, 29 e 30 aprile

Ciao a tutti,

ecco a voi in allegato il programma definitivo della Prima sessione della Facoltà dell’Acqua 2011 “Agire per l’Acqua Bene Comune” che si svolgerà il 29 e 30 aprile prossimi presso il Monastero del Bene Comune di Sezano a Verona.

Venerdì 29 aprile ore 18.30 – 22.30 (break buffet)
Dal “CAPITALISMO BLU” dei dominanti ai BENI COMUNI DEI CITTADINI
La tesi sull’acqua come “bene economico” e sulla sua scarsezza.
Contributo di Riccardo Petrella – presidente U.B.C. Facoltà dell’acqua
I quesiti referendari sui servizi pubblici locali: I 2Si all’acqua pubblica.
Contributo di Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI

Proiezione del filmato: “Enel, l’acqua della Patagonia tutta d’un sorso”, regia Enzo Cappucci.
In preparazione all’incontro del 19 maggio con Mons. Infantis De La Mora, impegnato contro la privatizzazione in Cile.

Sabato 30 aprile
ore 9.30 – 12.30
Verso i referendum CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE
Costruire il post capitalismo blu. La rivoluzione dell’acqua. Contributo di Riccardo Petrella presidente U.B.C. Facoltà dell’acqua
Quali scenari post consultazione referendaria. Contributo di Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI
&gtpausa pranzo
&gtore 14.30 – 17.30
Laboratorio: Come comunicare i quesiti referendari a difesa dell’acqua bene comune. Contributo di Piero Scaramucci – Ex-direttore Radio Popolare
Laboratorio: Come promuovere la partecipazione ai referendum del 12-13 giugno. Incontro dei referenti locali del Comitato referendario 2Si, enti locali. Coordina Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI

Contributo libero a sessione: 15 € (29-30 aprile)
Contributo a pasto 13 € (buffet 5 €)
Iscrizioni entro 28 aprile e info alloggio: monasterodelbenecomune@gmail.com / tel 347 2256997

Ecosostenibilità: Le associazioni del Conselvano presentano il Consumo Responsabile

Ecosostenibilità  Link
Le associazioni del Conselvano presentano il Consumo Responsabile

Quando: dal 14 aprile al 17 giugno 2011
Dove: Conselve – Sala Dante
Progetto: Ecovolontariato
Il progetto Ecovolontariato – Impegnarsi divertendosi è realizzato da un coordinamento di 19 associazioni.

La seconda fase del progetto prevede tre incontri sul tema del Consumo critico e responsabile.

Il programma degli incontri:
14 aprile 2011

Acqua, Terra, Aria non sono merci, ma diritti fondamentali per tutti
Con Gianni Tamino(Docente di Biologia presso l’Università di Padova)

26 maggio 2011
Energia…quale futuro?

Con Gianni Tamino (Docente di Biologia presso l’Università di Padova)

17 giugno 2011
Il mercato globale e il consumo di risorse umane
Con Francesco Gesualdi (Coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano)

Ingresso libero.
Gli incontri si terranno in Sala Dante a Conselve alle ore 21.

Martedi 12 Aprile: Paolo Cacciari presenta il libro “La società dei beni comuni”

Martedi 12 Aprile. ore 20:30, Paolo Cacciari presenta il libro “La società dei beni comuni”, presso la sede di Altragricolturanordest, in corso Australia, ex foro boario (vicino al Gran Teatro Geox)

Speriamo che sarete in molti a voler cogliere l’opportunità di sentire una narrazione organica su questa tematica che nelle sue innumerevoli e complesse componenti indica il possibile terreno su cui costruire nuovi modelli sociali e politici; modelli concreti, efficaci non solo nel contrasto alla lunga e profonda crisi economica, istituzionale, di prospettiva che ci ha travolto ma capaci di ricostruire un immaginario di libertà ed una azione utile a sganciare il nostro pensiero dall’ideologia mercantilista che opprime ed egemonizza oggi ogni atto del vivere quotidiano.

Desiderare ed immaginare la trasformazione delle relazioni sociali svilupparsi attorno al binomio Comunità/Beni Comuni esce dall’utopia ed entra con forza nel mondo reale, ad esempio, con le nuove Costituzioni dei paesi latino americani – Bolivia, Equador – che introducono il concetto di tutela di “Pacha Mama” (ndr: madre terra), della natura, a prescindere dagli usi che l’umanità intende farne e dalla titolarità dei beni comuni della terra, con il movimento italiano in difesa dell’acqua che si è messo in marcia ottenendo, con un milione e mezzo di firme, i referendum per la sua ripubblicizzazione.

Saluti, a martedi, Luciano.

Paolo Cacciari (a cura di)

La società dei beni comuni – Una rassegna

Il libro raccoglie diciannove opinioni di autrici e autori italiani che da diverse visuali disciplinari (storiche,

giuridiche, filosofiche, antropologiche, ambientaliste…) si sono confrontati con il tema dei «commons».

Aria, acqua, terra, energia e conoscenza sono risorse speciali, beni primari da cui tutto dipende

e la cui fruizione richiede quindi attenzioni particolari. L’applicazione a tali beni della logica del mercato

ha sperimentato infatti i più clamorosi fallimenti.

Il riconoscimento del Nobel all’economista Elinor Ostrom dimostra che il pensiero unico neoliberista sta

Incrinandosi anche dentro l’accademia. Ma nella sfera politica (specie in quella italiana) non vi è ancora traccia

di ravvedimento: la saga delle privatizzazioni procede, ma cresce anche l’opposizione da parte di numerosi

gruppi di cittadinanza attiva, di comitati, di associazioni in nome di una società più consapevole nei riguardi

della natura e più responsabile nei confronti di tutta la comunità umana.

Paolo Cacciari è l’animatore di un gruppo di riflessione dell’Officina delle idee di Rete@Sinistra che ha raccolto

i contributi di Bruno Amoroso, Massimo Angelini, Eugenio Baronti, Davide Biolghini, Nadia Carestiato,

Giuseppe De Marzo, Pippo Jedi, Luigi Lombardi Vallauri, Laura Marchetti, Ugo Mattei, Emilio Molinari,

Tonino Perna, Riccardo Petrella, Mario Pezzella, Giovanna Ricoveri, Edoardo Salzano, Chiara Sasso,

Gianni Tamino, il Laboratorio Verlan.

Paolo Cacciari, laureato in architettura, ha una lunga carriera di giornalista, saggista, politico, da sempre schierato a sinistra, con esperienza di consigliere comunale, assessore e vicesindaco al comune di Venezia, eletto consigliere regionale del veneto,  successivamente deputato al parlamento italiano.

Opere:

Racconti di disubbidienza ambientale, in “Ecologia Politica” nn. 1-2 1996

Moltitudini e cittadinanze tra locale e globale, in “Esodo” n. 4, 2002.

Per una critica ai modelli concertativi, in: Aa.Vv. La democrazia possibile, Carta e Intra Moenia, 2002.

Presentazione e cura di: Aa.Vv. Agire la nonviolenza. Prospettive di liberazione nella globalizzazione, Edizioni Punto Rosso e Liberazione, 2004.

Pensare la decrescita. Equità e sostenibilità, 2006, Intra Moenia.

Il comune non pensa solo all’immondizia, in: Cambieresti? La sfida di mille famiglie alla società dei consumi, i libri dell’Altreconomia, 2006

Per una mappa dei conflitti territoriali, in: Sulla comunità politica, Punto Rosso, 2007.

Decrescita o barbarie, 2008, Carta.

Equità e sostenibilità, in Aa.Vv., Il dolce avvenire. Esercizi di immaginazione radicale del presente, Diabasis, 2009.

La green economy non salverà il mondo, in “Cometa” n. 2/2009.

La Società dei Beni Comuni, una rassegna, 2010, Ediesse Casa Editrice.

Iniziative Fratelli dell’Uomo sull’acqua

Riceviamo da Viviana Cocchi responsabile della sede veneto di Fratelli dell’Uomo onlus, e volentieri rigiriamo, un nutrito elenco di attività nell’ambito del progetto “Ri-ambientiamoci, nuovi stili di vita, diritti e culture. Seconda edizione”.

 

Fino ad aprile 2011 al Liceo Classico Tito Livio di Padova continuano i laboratori sull’acqua di Fratelli dell’Uomo

Continuano le iniziative ad aprile, cominciate il 22 marzo – in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua – dall’Associazione Fratelli dell’Uomo sul territorio di Padova, sede Veneta.

Fratelli dell’Uomo ha avviato il progetto “Ri-ambientiamoci: nuovi stili di vita, diritti e culture. Seconda edizione” (realizzato grazie al sostegno della regione Veneto) con i laboratori “Acqua e stili di vita: piccole gocce di consumo critico” dedicato alle classi del ginnasio del Liceo Tito Livio di Padova.

Per info: Fratelli dell’uomo, tel. 049.8725439, e-mail: veneto@fratellidelluomo.orgwww.fratellidelluomo.org

 

Giovedi 31 Marzo: inaugurazione dello sportello di Fratelli dell’Uomo “Ri-ambientiamoci”, un angolo eco e bio

A partire da giovedi 31 marzo e per tutti i giovedì (dalle 12.00 alle 15.00 su appuntamento) fino a Luglio 2011, l’Associazione Fratelli dell’Uomo aprirà presso il Centro Informagiovani del Comune Padova (Centro culturale Altinate San Gaetano, via Altinate 71, Padova) lo sportello “Riambientiamoci” per dare consulenza gratuita alla cittadinanza, soprattutto ai giovani, in ambito di tutela ambientale e sostenibilità, con un’attenzione particolare agli stili di vita del cittadino e al consumo critico dell’acqua. Lo sportello, nato in collaborazione con il Centro Informagiovani e Informambiente del Comune di Padova, viene realizzato grazie al contributo della Regione Veneto poichè parte del progetto di Fratelli dell’Uomo “Ri-ambientiamoci: nuovi stili di vita e culture. Seconda edizione”.

Per appuntamenti, chiamare il Centro informagiovani 049 8204742 oppure inviare una e-mail a informagiovani@comune.padova.it

Per ulteriori info: Fratelli dell’uomo, tel. 049.8725439, e-mail: veneto@fratellidelluomo.orgwww.fratellidelluomo.org

 

Sabato 7 Maggio: inaugurazione all’Auditorium di Rubano della mostra fotografica itinerante “L’acqua ai tempi della sete” di Fratelli dell’Uomo

Una mostra, nata da un concorso fotografico pubblico di Fratelli dell’Uomo, che racconta con gli sguardi della” gente comune” la percezione che essi hanno dell’acqua come elemento trasversale ed unificante in tutti i luoghi della terra.L’inaugurazione, aperta a tutta la cittadinanza, avverrà sabato 7 maggio alle 21.00 presso l’Auditorium dell’Assunta di Rubano con la visita guidata alla mostra e a seguire un concerto Gospel; la mostra sarà poi visitabile a partire da domenica 8 maggio fino a domenica 15 maggio, con visite guidate nella settimana per le scuole del Comune di Rubano.  La mostra, in collaborazione con il Comune di Rubano, viene realizzata grazie al contributo della Regione Veneto poichè parte del progetto di Fratelli dell’Uomo “Ri-ambientiamoci: nuovi stili di vita e culture. Seconda edizione”

Per info: Fratelli dell’uomo, tel. 049.8725439, e-mail: veneto@fratellidelluomo.orgwww.fratellidelluomo.org

 

A Maggio Fratelli dell’uomo presenta il cineforum degustativo “La fame vien mangiando: cinema e cibo”

4 proiezioni serali pubbliche e gratuite per la cittadinanza sul tema biodiversità e alimetazione, con una forte attenzione al mondo del biologico e dei produttori locali; ogni serata verrà introdotta da esperti che contestualizzeranno la proiezione, seguirà poi un momento di degustazione di prodotti biologici del consorzio AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) e una tavola di discussione rispetto alle tematiche affrontate. Il programma prevede:

– 4 Maggio: serata Rirurali con “La grande seduzione”, assaggio di polenta e….cosa è sopravvissuto dal mare?

– 11 Maggio: serata Terra con “La sporca verità sul contadino John”, degustazione di pane artigianale, olio e creme di verdure

– 18 Maggio: serata Acqua con “I corti dell’acqua” e “Aiab nelle carceri”, degustazione di acque del nostro territorio

– 25 Maggio: serata Natura con “Microcosmos”,  degustazione di ravanelli e sali e accompagnamento musicale al pianoforte di Laura Paliotto

Il cineforum, in collaborazione con il Centro Informagiovani del Comune di Padova e Aiab Veneto, viene realizzato grazie al contributo della Regione Veneto poichè parte del progetto di Fratelli dell’Uomo “Ri-ambientiamoci: nuovi stili di vita e culture. Seconda edizione”.

Per info: Fratelli dell’uomo, tel. 049.8725439, e-mail: veneto@fratellidelluomo.orgwww.fratellidelluomo.org

 

Grazie! Andiamo avanti nel nostro percorso di sensibilizzazione verso il referendum!

A presto

 

Viviana Cocchi

Referente Sede Veneto
Associazione Fratelli dell’Uomo
Via Beato Pellegrino, 60 – Padova
tel/fax 049 8725439
cell: 349 5083505
mail: viviana.cocchi@fratellidelluomo.org
www.fratellidelluomo.org
Per favore, pensa all’ambiente prima di stampare questo messaggio

Si può fare politica

Uno scritto di emilio Molinari

Tra poco 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per il referendum sull’acqua pubblica, e il nucleare. Per impedire il quorum il governo ha negato l’election day, per il solo voto di un radicale e l’assenza di 10 parlamentari del centro sinistra. 400 milioni spesi per evitare il quorum.

Nazionalmente il PD evita ancora di prendere una posizione pubblica per il Sì ai referendum. Teme di dividersi al proprio interno, mentre centinaia di realtà di questo partito si stanno esprimendo e si impegnano per i Sì!

Ma ciò che più preoccupa il sottoscritto è il silenzio e l’indifferenza per i referendum, mostrata finora da quel popolo capace di mobilitarsi, di indignarsi e di scendere in piazza e da parte di quegli uomini e donne che per ruolo pubblico e mediatico sono in grado di dare impulso ai messaggi.

Per questo popolo i referendum sull’acqua pubblica e il nucleare, malgrado la drammatizzazione  che quest’ultimo ha avuto con il Giappone, sembrano ancora lontani dall’essere compresi nella loro portata e immediatezza politica.

Solo il “Via Berlusconi” coniugato di volta in volta da indignazioni per gli attacchi alla Costituzione, alle donne, alla giustizia ecc… sembra appassinare questo popolo e spingerlo a mobilitarsi in milioni.

Donne, intellettuali, attori, cantanti, giornalisti, associazioni d’ogni tipo sono pronti ad unirsi per il “Via Berlusconi”, ma poi sui contenuti tornano al proprio particolare. Non è politica questa, forse indebolirà il personaggio, ma non la cultura di massa che lo esprime e sopratutto, permettetemi, ci rende indifferenti ai contenuti capaci di incidere nella cultura dominante, che tra pochi mesi saremo chiamati tutti al voto referendario e che vincere o perdere non riguarda solo i promotori. Ma è una grande opportunità per cambiare come cittadini, la politica di questo paese e non solo.

Un mese fa al Palasharp di Milano erano presenti Saviano, Eco, Zagrebelsky il meglio della cultura italiana…ma solo Paul Ginsborg ha parlato di acqua e di referendum. Per tutti gli altri, l’agenda politica reale, lo scontro concreto, sembrava non esistere e continua a non esistere.

Nelle straordinarie manifestazioni delle donne nessuna delle organizzatrici ha parlato di nucleare o di acqua, eppure l’acqua è la vita, è la madre, è la donna. L’acqua è, più d’ogni altra questione, in grado di incidere nella cultura berlusconiana o leghista, eppure il nucleare si è riproposto con tutta la sua tragica attualità.

La manifestazione per l’acqua pubblica e il nucleare a Roma il 26 marzo, è stata grande, bella, intelligente, ma non è stata dell’ampiezza di altre in particolare di quella delle donne e non ha avito la benedizione di questo movimento o dei grandi personaggi, a parte Celentano. Perché?

Il mio sconcerto sta qui. E continuerò a chiedere a Saviano o a tutti agli altri intellettuali il perché del loro silenzio, come continuerò chiedere alle donne che pure considero l’interlocutore principale per i referendum, perché tanta indifferenza per i grandi problemi di questo nostro tempo? Problemi di oggi, universali, per i quali la nostra generazione è chiamata a decidere e a rispondere per le generazioni future.

I referendum e le profonde motivazioni che li determinano, sono una battaglia che va ben al di là delle nostre miserie nazionali, non cercano consenso ad un partito o ad uno schieramento, vanno ben al di là della privatizzazione di un servizio, l’aumento di una tariffa o l’idiozia della crescita energetica che motiva il nucleare. Parlano della VITA.

L’indignazione per Berlusconi è cosa sana, ma non rimescola le carte, non sposta consensi, non è capace di ridare alla politica l’idealità e il senso, perduto, dell’interesse pubblico.

Il testamento del 93 enne partigiano francese, Stephan Hassel, ultimo vivente degli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci dice: indignatevi! per i perduti diritti universali alla vita, alla salute, alla scuola, alla pensione, per la svendita dei beni comuni.

Diritti trasversali. Capaci di rispondere al vuoto dei partiti e rompere quegli  interessi  che bloccano e logorano come un cancro la politica italiana e mondiale.

La percezione è di essere sull’orlo di un abisso. La crisi finanziaria in Europa scarica 4 trilioni di euro sul debito pubblico per salvare le banche, taglia la spesa pubblica e privatizza.

La crisi economica non può più essere affrontata con il rilancio dei consumi, perché vengono meno le risorse e il nucleare esplode in mano agli apprendisti stregoni. La crisi energetica e la crisi idrica si alimentano tra loro e generano la crisi alimentare che investe miliardi di persone e di cui si intravvedono già gli effetti catastrofici nelle migrazioni, nelle rivolte, nelle guerre.

Ebbene i referendum affrontano questo ordine di problemi. Chiamano tutti alla materialità delle questioni e al pari tempo all’etica, alla spiritualità dei beni comuni, al senso di comunità.

I referendum non sono di un partito, non sono nemmeno di sinistra, indicano che abbiamo superato il “limite”. Il referendum per l’acqua pubblica è chiesto da 1,4 milioni di persone, che trasversalmente per una volta tanto non parlano con la voce della “pancia” e dell’egoismo, ma con quella degli interessi generali, collettivi.

Non parla in odio ai partiti, li richiama alla responsabilità di gestire la cosa pubblica. Chiedono loro di smetterla di rinunciare a fare politica e di consegnarsi al mercato.

E a tutti chiedono di andare a votare, perché questa volta si vota per noi stessi e che….la libertà è partecipazione.

Emilio Molinari

Luca Martinelli risponde a M.Giannini di Repubblica

Segnaliamo la lettera (click per leggere) di Luca Martinelli in risposta all’editoriale di Massimo Giannini pubblicato su La Repubblica il 17 gennaio scorso.
Ci sembra che Luca centri in pieno il nocciolo della questione e che riesca a smontare a perfezione il ragionamento di Giannini.

Consigliando la lettura dell’intera lettera, di seguito riportiamo le note conclusive, più generali:

——–

[…] Se davvero l’acqua e tutti gli altri servizi fossero, per natura, “a rilevanza economica”, la Corte Costituzionale avrebbe rigettato il primo quesito referendario. La realtà è, però, diversa. E chi ha preso in giro l’Italia e gli italiani è palesemente il governo, con l’oramai ex ministro Ronchi che ha inserito l’articolo 15 in una norma che, nel titolo, recita: “Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica”. Il secondo quesito referendario che i cittadini italiani saranno chiamati a votare, invece, pone l’accento sulla tariffa del servizio idrico integrato. E spaventa perché scopre un nodo irrisolto, mai dibattuto con la dovuta cura sui media. Quali sono le modalità di finanziamento del servizio idrico integrato? Possibile che debba essere lasciato totalmente al mercato, e alle tasche dei cittadini? Anche Federutility concorda, ormai, con l’impostazione del Forum italiano dei movimenti per l’acqua: il modello full recovery cost non funziona; gli ultimi sedici anni hanno palesato una riduzione assoluta degli investimenti sulla rete, e -in termini relativi- il Comitato di vigilanza sulla risorse idriche presso il ministero dell’Ambiente certifica che poco più della metà degli investimenti programmati sono stati effettivamente realizzati. Che fare di fronte a questa situazione? Federutility chiede finanziamenti pubblici a fondo perduto a favore dei gestori privati del servizio. Il Comitato promotore chiede invece di riflettere seriamente sul modello e sulla composizione della tariffa; invita a ridiscutere l’esigenza di una finanza pubblica, ruolo cui la Cassa depositi e prestiti para aver abdicato.

Cordialmente,
Luca Martinelli

Emilio Molinari a Padova

Doppio incontro con Emilio Molinari, del contratto mondiale sull’acqua giovedì 28 ottobre 2010. Nel pomeriggio alla Feltrinelli di Padova presenterà il suo ultimo libro “Salvare L’acqua”.
In serata poi, alle 20.45, converserà con la cittadinanza presso il consiglio di quartiere 4 nella sala Ivo Scapolo, in via sanmicheli 65. Vi invitiamo a diffondere la notizia anche utilizzando il volantino in pdf

Coop, altro articolo su Repubbblica

Il sodalizio sembbra continuare, sempre con la convenzione ad escludendum della nostra lotta per riportare il controllo delle risorse idriche in mano ai cittadini. Sicuramente una bella pubblicità “gratis” per Coop, che sta mediaticamente occupando la scena come attore che difende l’acqua del rubinetto. Facciamo una domana: perché?

“Acqua Minerale? No grazie”
la guerra arriva sullo scaffale

La Coop: dal rubinetto è meglio. Ed è bagarre. L’offensiva passa anche da un raddoppio delle fonti per approvvigionarsi. Il colosso è pronto a vendere ai consumatori una sua caraffa filtrante a uso domestico

di PAOLO BERIZZI

"Acqua Minerale? No grazie" la guerra arriva sullo scaffale

MILANO – Con un po’ di enfasi l’hanno già battezzata “la guerra delle acque”. Qualcuno ha voluto aggiungere che le acque si sono ormai rotte. Sta di fatto che, a colpi di spot, tra campagne mediatiche, dossier scientifici, cartelloni con la mappa delle sorgenti più vicine alla nostra cucina, consigli e sconsigli per gli acquisti, i fautori del rubinetto e quelli della bottiglia se le stanno suonando alla grande. Da una parte Coop (che pure etichetta le sue bottiglie) insieme con qualche alleato di scuola di pensiero (evviva l’acqua del sindaco, è buona, economica e fa bene all’ambiente).

Dall’altra Mineracqua, la federazione italiana dei produttori di acque minerali, che controbatte esaltando la “superiorità” dell’oro blu in versione confezionata. Ma andiamo con ordine. La prima pietra – anzi, la prima goccia – l’ha lanciata Coop Italia cinque giorni fa. Con una campagna di comunicazione aggressiva (“Acqua casa mia”, costo 1 milione di euro, testimonial Luciana Littizzetto che in uno spot tv annaspa nel traffico e poi con gusto beve dal rubinetto come se ne sgorgasse lo stesso liquido della piscina di Cocoon), ha invitato gli italiani a consumare più acqua pubblica, o, in alternativa per chi non vuole rinunciare alla minerale, a scegliere quella delle fonti più vicine a casa (a km 0 come è del resto quella gratis).

L’obiettivo, spiega la Coop, è prima di tutto ecologista. E cioè: ridurre i costi e l’inquinamento che derivano dal trasporto dell’acqua. Per portarla dalla fonti alla tavola – l’Italia è il primo consumatore in Europa e terzo al mondo di acqua minerale dopo Emirati e Messico, 195 litri a testa – si muovono ogni anno 480 mila tir. Che messi in fila fanno un viaggio andata e ritorno Roma-Mosca. “Il trasporto su gomma di 100 litri d’acqua che viaggiano per 100 km produce emissione per oltre 10 kg di anidride carbonica – spiega Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop – . Se invece si sceglie acqua di rubinetto per ogni 100 litri si immettono in atmosfera 0,04 kg di CO2, 250 volte di meno”.

È evidente che non alla sola tutela dell’ambiente pensa Coop: incentivando l’acqua del rubinetto, il colosso distributivo è pronto a vendere ai consumatori una sua caraffa filtrante a uso domestico. Di più. L’offensiva contro i grandi produttori passa anche da un raddoppio delle fonti di approvvigionamento. Alle due già esistenti (sorgente Grigna a Lecco e monte Cimone a Modena) Coop ne aggiunge altre due (Valcimoliana a Pordenone e Angelica a Perugia). In questo modo, con quattro fonti, una quinta arriverà al sud, la distanza media che le bottiglie devono percorrere si accorcerà del 12%. E cioè 235mila km e 388mila kg di anidride carbonica in meno.

Aperta la gara di purezza – a fianco di Coop si schierano anche Amiacque e Cap Holding – la replica dei produttori di acqua minerale non si è fatta attendere. Giura il presidente di Mineracqua, Ettore Fortuna, che la “nostra campagna istituzionale era già in programma da due mesi” e che “Coop avrebbe potuto coinvolgerci, visto che la salvaguardia dell’ambiente è cara anche a noi”. Ma tant’è, lanciata la sfida, gli imbottigliatori sono insorti. “Ci siamo stancati di sentire dire che l’acqua del rubinetto e quella in bottiglia sono uguali – ragiona Fortuna – . Non è così. Si vuol far credere agli italiani che se comprano l’acqua devono sentirsi in colpa perché inquinano l’ambiente… “.

Per questo, dice, “abbiamo lanciato la nostra campagna. L’acqua in bottiglia è pura all’origine, non è trattata, è impossibile trovare tracce di cloro o suoi derivati. È imbottigliata alla sorgente e, quando la sorgente non è attaccata agli impianti, in quel tratto scorre in condotte di acciaio inossidabile, non di cemento o plastica come quella del rubinetto”. La sfida è apertissima. In tutto questo, bottiglia o rubinetto, gli italiani si confermano grandi bevitori del liquido più ipocalorico per eccellenza. Sempre divisi in due fazioni. E a volte attenti al portafoglio.

Repubblica on-line (12 ottobre 2010)