Testo dell’accordo definitivo COMITATO-ACEGAS sulla restituzione delle autoriduzioni

AcegasApsAmga, nelle bozze di lettere che ci ha recapitato, ha accettato la rateizzazione bimestrale, come da noi fermamente richiesto nel corso dell’ultimo incontro del 12 ottobre 2017. Per il resto, ci viene confermato quanto avevamo già pattuito (nel corso dei precedenti):

a-abbuono delle autoriduzioni praticate negli anni 2012-2013;

b-rinuncia alla riscossione di interessi e di eventuali oneri accessori;

c- per importi superiori a 50€, possibilità di rateizzare l’importo a credito in 3-6-8 rate con cadenza bimestrale (a seconda del debito da rimborsare, v. oltre); oppure, in alternativa, pagamento in un’unica soluzione, scontato del 5% (entro il 30 novembre 2017).

Nello specifico:

1- A breve, ogni utente ex autoriduttore riceverà una lettera (specifica, cioè adattata al suo caso) da AcegasApsAmga nella quale, dopo il cappello di prammatica (sentenze del TAR e del C.d.S. che “legittimano” quanto fatturato dal gestore in questi anni e, dunque, la riscossione delle autoriduzioni…), troverà sia il suo estratto conto aggiornato al 30 sett.2017, sia le modalità da seguire per saldare il debito, se in un’unica soluzione o, se si sceglie di rateizzarlo, in quante rate pagare.

2- Cosa dobbiamo fare al ricevimento della lettera del gestore?

Innanzitutto, controllare (come più volte scritto) che l’importo a nostro debito (risultante dall’estratto conto) corrisponda effettivamente alle autoriduzioni effettuate.

Dopodiché spedire al gestore (entro il termine del 30 novembre 2017) la lettera ricevuta dopo aver barrato la casella relativa all’opzione prescelta, vale a dire se intendiamo avvalerci dello sconto del 5% pagando in un ‘unica soluzione o, invece, della rateizzazione. Dove indirizzarla?

via e-mail: info.pd@acegasapsamga.it via fax: n. 049-8701541

2.1  Se scegliamo lo sconto del 5%, dobbiamo accludere alla lettera da rimandare ad Acegas anche la ricevuta dell’unico versamento, il tutto (ripetiamolo) entro il termine del 30 novembre 2017.

Come effettuare il versamento?

-Bonifico sull’IBAN IT92N0760102400000054062286

-Oppure, compilando un bollettino postale (bianco), con n. di c.c.p. 54062286 intestato ad Hera Spa – Viale Berti Pichat 2/4 – 40127 Bologna, scrivendo nella CAUSALE: Cod. cliente 100……… “AUTORIDUTTORE”

2.2 Se invece abbiamo scelto la rateizzazione, una volta barrata la casella Piano rateale, dobbiamo limitarci a rispedire la lettera (via e-mail o fax) ad Acegas (sempre entro il 30 nov.) senza pagare alcunché. Sarà poi cura di Acegas inviarci nuova comunicazione con tutte le istruzioni del caso per dare corso al pagamento delle rate (dunque, riceveremo i 3, 6, 8 bollettini -a seconda dell’importo “dell’insoluto”- e le indicazioni relative alle scadenze bimestrali dei versamenti).

Dunque, chi sceglie il pagamento rateale comincerà, verosimilmente, a pagare la prima rata ai primi di dicembre!

N.B.: Solo nel caso in cui l’importo da pagare sia inferiore o uguale a 50€ (c.d. franchigia), l’utente non dovrà compilare e rispedire alcuna lettera, ma solo (sempre entro il 30 novembre) la ricevuta del versamento dell’intero importo, dunque senza sconto del 5%.

Inoltre, come già concordato e illustrato nella precedente mail, le possibili rateizzazioni sono:

– per debito maggiore di € 50 ma inferiore o uguale a € 300 = riparto in 3 rate (con cad. bimestr.);

– per debito superiore a € 300 ma inferiore o uguale a € 1000 = riparto in 6 rate (con cad. bimestr.);

– per debito superiore a € 1.000 = riparto in 8 rate, sempre con cadenza bimestrale.

Infine, sembra che alcuni autoriduttori abbiano, in passato (magari in occasione di un sollecito), saldato le loro quote di autoriduzione, restituendo, però, più del dovuto. Ebbene, anche costoro riceveranno dal gestore una lettera ad hoc, nella quale verrà loro riconosciuto l’importo di cui risultano a credito.

ATTENZIONE: se al ricevimento della lettera insorgessero dubbi o incertezze, contattateci pure o, meglio, venite ai nostri   sportelli di C.so Australia o di via Cavallotti.

Per concludere.

L’Obbedienza Civile è stata la nostra principale battaglia per l’attuazione dei referendum del 2011 per l’acqua bene comune (non la sola, come ricordano i tanti che hanno beneficiato dei rimborsi della tariffa depurazione delle acque reflue…). E’ stata combattuta da tutt@ noi nella consapevolezza dei rischi insiti in essa ma con la convinzione di porre in essere una battaglia di principio, di democrazia, di civiltà alla quale sentivamo di non poterci sottrarre. Così, siamo riusciti, per anni, a tener testa a un gestore del calibro di Acegas-Hera (una delle maggiori multiutility quotate in borsa) sottraendogli -nonostante i solleciti di pagamento, le minacce di sospensione del servizio…- quella componente di profitto che non gli spettava e che, sappiamo, continua a non spettargli. Ma la disparità delle forze in campo, la solitudine nella quale abbiamo operato anche all’interno del FIMA, l’aggressione del “politico” e, consentitemi, l’assenza di una “sinistra” degna non ci hanno lasciato scampo. Se, alla fine, due vergognose sentenze ci costringono a pagare, del “ben tolto” ne restituiamo una parte, rateizzata con cadenza bimestrale e senza interessi e, come si diceva, con la consapevolezza di essere ancora, e sempre, dalla parte della ragione. Insomma, abbiamo combattuto una battaglia di cui essere orgogliosi e ne usciamo tutte e tutti a testa alta!

Lunedì 23 ottobre 2017, insieme al comitato Cattedrale D’Avanzo (che si batte, da tempo, per la riqualificazione dell’area dell’ex Foro Boario), latore di un progetto di ripubblicizzazione dei Beni Comuni cittadini, abbiamo presentato all’Ufficio Protocollo di Palazzo Moroni, a Padova, più di 900 firme a sostegno di una Proposta di Delibera consiliare di iniziativa popolare affinché il diritto all’acqua, l’accesso a un quantitativo minimo vitale giornaliero siano effettivamente goduti da ogni essere umano di questo territorio. Perché il reddito cessi di essere misura dell’accesso, conditio dell’effettiva disponibilità della risorsa idrica.

Presto la nostra Proposta di delibera, unitamente a quella presentata dal comitato Cattedrale D’Avanzo, passerà al vaglio della commissione consiliare competente. Contiamo sulla partecipazione di tutt@ affinché le due Proposte possano completare il loro iter e giungere al voto dell’aula (vi terremo informati).

Insomma, si apre una nuova pagina nella storia dei Beni Comuni cittadini. Contiamo, come sempre, di scriverla insieme a VOI tutt@.

Intanto, un abbraccio e un grazie, di cuore.

Perché si scrive acqua, si legge democrazia!

alessandro

L’acqua non si taglia! A Padova una Proposta di delibera consiliare

Preceduta da una conferenza stampa davanti alla sede del Comune di Padova, sabato 1° ottobre 2016 è iniziata in città la raccolta firme per una Proposta di delibera consiliare di iniziativa popolare, perché, in caso di morosità, agli utenti del servizio idrico integrato non venga interrotto il flusso dell’acqua.

 E’ una misura di civiltà -affermano gli attivisti del Comitato Provinciale Acqua BeneComune di Padova- perché il diritto all’acqua, che vuol dire innanzitutto accesso a un quantitativo minimo vitale giornaliero, non può poi dipendere dal reddito di cui si dispone. Così,  ci è sembrato urgente, anche alla luce del generale quadro di crisi economica, proporre al Consiglio comunale (e poi all’organo di Bacino) una modifica della vigente Carta del Servizio Idrico Integrato del gestore cittadino AcegasApsAmga-gruppo HERA, affinché misure quali l’interruzione della fornitura idrica e la risoluzione del contratto (che, di fatto, vanificherebbero quel diritto) non abbiano più efficacia”.

Completano la Proposta la rimodulazione degli scaglioni tariffari sul numero  dei componenti il nucleo familiare e, infine, la creazione di un fondo a sostegno delle famiglie disagiate alimentato dagli utili incassati dai gestori (c.d. tariffazione sociale).

Già, gli utili.

Perché a cinque anni dai vittoriosi ma inapplicati referendum sull’acqua del 2011, quegli utili -benchè cancellati dal 2° quesito referendario- figurano ancora illegittimamente (e scandalosamente) in bolletta. E vi figurano -come noto- grazie a un metodo tariffario-truffa prontamente scodellato dal governo Monti all’indomani della consultazione referendaria (2012), contro il quale, da più di un anno, pende ricorso davanti al Consiglio di Stato (la sentenza dovrebbe arrivare nella primavera del 2017). Per non parlare degli abnormi incrementi tariffari fin qui registrati: in pochi anni le bollette dell’acqua sono lievitate ben oltre il 40% !!

Così, alla storica campagna di Obbedienza civile -e cioè l’autoriduzione della bolletta dell’acqua proprio di quella componente tariffaria di profitto (19,50% per la tariffa 2016!)- oggi gli attivisti affiancano questa nuova e civile impresa.

Le firme da raccogliere sono cinquecento ma, grazie alla disponibilità di (alcune) forze politiche e associazioni cittadine, l’obiettivo di andare ben oltre il numero fissato dalla norma statutaria (art. 16) dovrebbe essere agevolmente raggiunto. Dopodiché, la parola passerà ai Consiglieri… Qual è l’orientamento della maggioranza?

Recentemente, in sede di Assemblea di Consiglio di Bacino Bacchiglione, l’amministrazione patavina (insieme a quelle di Brugine e di Arzergrande) si è pronunciata contro l’ulteriore incremento del 6% della proposta tariffaria per gli anni 2016-2019. Un cadeau di Bitonci ai suoi concittadini per farsi perdonare la scelta della sua maggioranza di alienare tredici milioni di azioni Hera di proprietà del Comune? Nemmeno poi tanto, dal momento che a nulla è valso il “peso” (in termini di voto ponderato) dei tre comuni (Padova, in particolare) per bloccare l’incremento tariffario in questione. Perché in tempi di spending review e di tagli dei trasferimenti agli enti locali, è cosa dura rinunciare al surplus di dividendi che la nuova tariffa avrebbe portato nelle casse degli altri 40 e passa sindaci presenti in Assemblea (che, al completo, è composta da 140 sindaci-soci di quattro gestori, tre a totale capitale pubblico o in house -Centro Veneto Servizi, Alto Vicentino Servizi e Acque Vicentine- e uno a capitale misto e quotato in borsa, AcegasApsAmga-gruppo HERA).  I quali, non vi hanno punto rinunciato.

Intanto, notizia dell’ultima ora, nel popolare quartiere Paltana (di Padova), AcegasAps-HERA piomba il contatore dell’acqua a una famiglia con prole per una morosità di (soli, tanti?) 480 €!

Alessandro Punzo

Acqua (pubblica) pagata due volte

printcompDopo aver pagato per anni una prestazione che in realtà il gestore del servizio idrico non ci ha mai reso, ora saremo costretti ad accollarci anche la gabella depurazione!
Perché, avete dubbi su chi sopporterà gli effetti della procedura di infrazione (per violazione della direttiva 1991/271/CEE) comminata dalla Commissione UE all’Italia, circa la mancata realizzazione in vaste aree del Belpaese delle opere di depurazione delle acque reflue?
I gestori, sui quali ricade la responsabilità dei mancati investimenti nonostante gli introitati canoni (circa 1/3 del tot. fatturato) e la crescita esponenziale delle bollette (e degli utili) di questi ultimi anni? (84% negli ultimi dieci)
Suvvia, siate realisti, siamo in Italia. La risposta è: sugli stessi utenti del servizio idrico, of course!
I quali, come accaduto qui a Padova -dopo la sentenza 335/2008 della Consulta e del successivo D.M. 30/9/2009 che la recepiva- sono stati colpevolmente tenuti all’oscuro dal gestore AcegasAps-Amga-gruppo HERA, non solo del loro diritto a non corrispondere più il canone di depurazione in assenza del relativo servizio ma, soprattutto, a essere rimborsati e con un pregresso di dieci anni! Nella speranza, è evidente, che tutto finisse in cavalleria…
Così non è stato. La vicenda, che ha tutto il sapore di una maxi-truffa (nella ricca Padova sono migliaia le utenze coinvolte, moltissime delle quali non hanno accesso nemmeno ai collettori fognari), è stata portata alla luce dal locale Comitato prov. 2 Si per l’Acqua Bene Comune, già impegnato sul terreno dell’Obbedienza Civile, vale a dire la campagna di autoriduzione della bolletta dell’acqua della componente di profitto (che qui ammonta al 21%) cancellata dagli inapplicati referendum del 2011.
Grazie all’opera dei locali acquaioli, il gestore AcegasAps-HERA ha rimborsato, ad oggi, 825 utenze, per un valore di 1 milione e settecentocinquantamila euro. E siamo solo all’inizio. Perché per interi quartieri del padovano le opere di canalizzazione sono ancora da realizzare.
Chi, a quattro e più anni dai referendum che hanno sancito la fuoriuscita di acqua e servizi pubblici locali dalle logiche di mercato e di profitto, voleva una prova della tanto millantata efficienza del privato è servito.
Ne avevamo bisogno?

Alessandro Punzo

ACQUA PUBBLICA : la sconcertante sentenza del Tar Lombardia allinea la magistratura al nuovo corso renziano

Dalla battaglia per l’attuazione dei referendum del 2011 alla loro cancellazione: questo, in sintesi, il cambio di fase politica che registra e certifica l’abnorme sentenza del Tar della Lombardia (n.779/2014) che ha rigettato i ricorsi presentati dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario transitorio (MTT) del servizio idrico integrato targato AEEG (Del. n. 585/2012) che ripristina, seppure sotto la voce “costo della risorsa finanziaria”, la componente  tariffaria remunerazione del capitale eliminata dal secondo quesito referendario.

Perché nel nuovo deal renziano non c’è spazio per un governo democratico e partecipato dei beni comuni, per la loro fuoriuscita dalle logiche di profitto: l’annunciata nuova ondata di privatizzazioni (a cui la stampa mainstream come “Repubblica” offre puntuale e consolidata sponda, da ultimo l’art. di Fubini e Mania di sabato 29 marzo 2014),  le progettate riforme istituzionali, premierato forte, “abolizione” del Senato, taglio delle province (che si tradurranno in un aggravio del deficit di democrazia di questo Paese), il rispetto dei vincoli di bilancio imposti dall’U.E., fino al  patto di stabilità interno, per tacere di quisquilie quali spending reviewjobs act, ne esigono l’immediata mercificazione e riduzione a variabile dipendente dalla profittabilità del capitale. E chissenefrega se ventisette milioni di italiani si sono pronunciati in modo diametralmente opposto!

Con questa lente, del tutto appiattita sulla nuova fase neoliberista in salsa fiorentina,  il giudice amministrativo di Milano stila le ventiquattro cartelle della sentenza. E con la stessa lente bisogna leggerle. Lo conferma l’impianto prettamente economicista delle argomentazioni addotte;  un vero manifesto ideologico, per dirla con  Corrado Oddi  (v. intervista).

watch?v=cc-3ureh7fY

Così, una volta definito (nonostante e contro il dettato referendario) il servizio idrico integrato “servizio di interesse economico (…) caratterizzato, quanto ai profili tariffari, dalla necessità della copertura integrale dei costi” e accolto il dogma del full cost recovery,  ciò che segue diventa uno sterile esercizio teso a far rientrare nella “nozione economica di costo” anche l’investimento di capitale proprio. Il quale, una volta allocato (settore idrico o altro poco importa ai giudici) diventa capitale di rischio e, come il capitale di debito (cioè quello preso a prestito), deve anch’esso godere di “copertura tariffaria” (non a caso, nella sentenza si parla di “costo opportunità”, che equivale al valore cui si rinuncia investendo lo stesso capitale  in impieghi “comunque profittevoli”). Né viene tralasciata, dai giudici, la considerazione che anche il capitale proprio è, alla fine, assimilabile al capitale di debito, poiché “rappresenta un debito della società nei confronti dei soci”. Certo, viene da obiettare, per chi non riesce a concepire per acqua e beni comuni, altra forma gestionale che quella delle s.p.a.!
Così, una volta accolta l’analisi della formula per il riconoscimento degli oneri finanziari utilizzata dall’AEEG e, addirittura,  magnificata la scelta non più fissa (7%) ma variabile della misura dei suddetti oneri (dimenticando che la supposta “variabilità” ha già prodotto incrementi tariffari  medi del 13% rispetto al vecchio metodo normalizzato, mentre altri sono in arrivo con il nuovissimo MTI, emanato dalla stessa Authority…) il cerchio sembra ai giudici chiuso.  L’ultima  filippica, (anch’essa) tutta ideologica, a favore del libero mercato e della concorrenza e dei connessi vantaggi che ne deriverebbero agli utenti, serve ai giudici per (tentare di)  demolire il vulnus della retroattività del metodo transitorio a tutto il 2012, anch’esso oggetto di ricorso. Ebbene, è proprio grazie alla contestata retroattività che gli utenti non sarebbero incappati nelle maglie del ben più esoso metodo tariffario normalizzato (quello del 7%), è la conclusione trionfale dei giudici! Facendo finta di dimenticare che il parere  del Consiglio di Stato  263/2013,  ha già costretto i gestori a cantierare il rimborso della componente di profitto illegittimamente incassata nei cinque mesi lasciati scoperti a decorrere dal 21 luglio 2011, causa l’inapplicabilità post-referendum del vecchio metodo normalizzato!

Allo scenario aperto dal pronunciamento del TAR della Lombardia é stata dedicata gran parte della seduta del Coordinamento Nazionale del Forum, tenutasi sabato 22 marzo 2014 a Bologna. Unanime, da parte degli intervenuti, é stata la lettura tutta ideologica della sentenza ma palpabile era lo sconcerto rispetto a un così pesante e, soprattutto,  inatteso giudizio. Che sconta, inutile dirlo, anche una certa dose di ingenuità in chi pensava di affidare proprio (o, anche) alla magistratura l’esito di una battaglia che, a partire dai beni comuni, prefigura un nuovo paradigma economico e sociale in grado di segnare una forte e radicale discontinuità rispetto al modello liberista imperante (perché di questo stiamo parlando). E i magistrati milanesi dimostrano di averne consapevolezza e lo dichiarano: cancellare la remunerazione -come chiedono i ricorrenti- “finirebbe per lasciare spazio soltanto a modelli pubblicistici di gestione, escludendo così gli operatori privati dal settore idrico…”.  Come a dire, non rientra nella nostra funzione (giurisdizionale) rivoluzionare l’ordine esistente che è oggi, più che mai,ordine mercantile e capitalistico ma, esattamente all’opposto, é quello di sanzionare comportamenti devianti da tale ordine.  Allora, e concludono, che sia il legislatore a farlo oppure (non detto) fatelo voi se ne siete capaci!  Certo, a distanza di tre anni dai referendum, non sono mancate sentenze  favorevoli ai referendari ma, a ben vedere, esse hanno inciso su aspetti sì importanti della vicenda ma ben circoscritti (il tal Piano d’ambito, i cinque mesi di rimborso remunerazione etc.), mai ci si era spinti -come nel caso di specie- a richiedere pronunciamenti sull’intero assetto post referendum. E quando ciò é accaduto, la risposta dei giudici è stata lapidaria: é la legge del mercato, bellezza! Questo, al fine, ci insegna la sentenza del TAR.
Ne discende, e a Bologna c’era consapevolezza, che un eventuale ricorso in appello (Consiglio di Stato) dovrà essere vagliato attentamente perché, alla luce di un sì pesante pregresso, potrebbe sortire analogo negativo giudizio, con l’effetto ulteriore di porre -allora sì- una pietra tombale sull’intera vicenda referendaria.

Meglio, allora, ripartire concentrandosi sul rilancio delle note campagne, dall’Obbedienza Civile a quella per la ripubblicizzazione del s.i.i., dall’attuazione della legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica (da poco presentata) alla costituzionalizzazione del diritto all’acqua etc., senza, ovviamente, perdere di vista nodi esiziali, come il ricordato incombente processo di privatizzazioni (a cui non è estranea C.D.P.), quello rappresentato dai vincoli di bilancio, fino all’ambiguo atteggiamento di sindaci e amministratori locali sulla fuoriuscita dal patto di stabilità della gestione dei servizi pubblici locali… “sui quali rischia di infrangersi l’intera nostra azione se non sorretta da un’adeguata mobilitazione di forze in grado di connettersi con altre realtà attive sui territori e con le quali aprire vertenze per costruire percorsi condivisi” (M. Bersani). Da queste premesse é scaturita la proposta di una giornata di mobilitazione nazionale da tenersi intorno a metà maggio, un appuntamento -a detta degli acquaioli- che dovrebbe parlare a tutte/i e capace di porre al centro dell’agenda politica non solo il tema dell’acqua e dei s.p.l. (gestione dei rifiuti, trasporti…)  ma, più latamente, quello dell’intero universo dei beni comuni e della democrazia (come il recupero e la messa in sicurezza del territorio, lo stop alla cementificazione del suolo, alle Grandi opere, alla costruzione di nuove centrali e via discorrendo). Insomma, un appuntamento in grado di mobilitare tutto quel vasto arcipelago di comitati, reti, associazioni, singoli che nella consapevolezza dell’ineludibilità di codeste battaglie, sappiano assumerle e veicolarle come patrimonio collettivo.

watch?v=SjuqilqUVu4

Prima di chiudere, una nota sull’Obbedienza Civile alla luce della sentenza del Tar.
Ovvio che la risposta più efficace resta l’intensificazione e  l’allargamento della campagna anche a quei comitati che, almeno fin qui, si sono arresi alle difficoltà (e alla fatiche!) che l’autoriduzione delle bollette indubbiamente comporta. E tuttavia non vanno sottovalutati alcuni interrogativi che la sentenza indubbiamente pone: quale impatto avrà su gestori, autoriduttori e comitati?
E’ lecito attendersi una recrudescenza di comportamenti intimidatori e vieppiù minacciosi anche da parte di gestori (leggi Acegas-Aps) che hanno tenuto, fin qui, un atteggiamento meno aggressivo di altri? Staremo a vedere.
E ancora: é lecito attendersi una radicalizzazione delle varie situazioni territoriali, per cui laddove il numero degli autoriduttori raggiunge soglie ragguardevoli e tali da autoalimentarsi… sarà ben difficile che il fenomeno si arresti mentre laddove i numeri sono irrisori (e se n’è  avuta avvisaglia in assemblea)  la sentenza potrebbe produrre effetti devastanti…?  In ogni caso, é stato rimarcato, agli autoriduttori bisognerà spiegare molto chiaramente che nel giudizio scodellato dal Tar c’è ben poco di giuridichese, ma che trattasi  di sentenza tutta ideologica…

E allora, non resta altro da fare che rimboccarsi  le maniche e riprendere, con rinnovato slancio,  quella che resta una battaglia di civiltà.

Perché oggi, più che mai, si scrive acqua… si legge democrazia!

alessandro punzo

 

Padova – Nella Giornata Mondiale per l’Acqua rilanciamo l’Obbedienza Civile e la difesa dei Beni Comuni di questa città

Sta tutto lì, condensato in quei ventitré metri di striscione calato dal Palazzo della Ragione, nel cuore della città di Padova, il senso della battaglia del combattivo Comitato Due Sì per l’Acqua Bene Comune che, nella Giornata Mondiale per l’Acqua (22 marzo 2014), ha voluto far sentire la sua voce per invitare tutte/i ad aderire alla campagna di Obbedienza Civile (autoriduzione delle bollette) per il rispetto dei referendum di giugno 2011.

Si, perché nonostante siano trascorsi quasi tre anni dai referendum sull’acqua che hanno affermato a chiare lettere i principi della ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali e la loro fuoriuscita dalle logiche di mercato e di profitto, i gestori (come Acegas-Aps, gruppo Hera) continuano, illegittimamente, a gonfiare le nostre bollette dell’acqua della componente tariffaria di profitto eliminata dal 2° quesito referendario come se, appunto, i referendum non vi fossero stati, come se il loro risultato (suffragato dal voto di 27 milioni di concittadini!) non avesse l’efficacia vincolante della leggeLa percentuale da portare in detrazione sul totale fatturato in bolletta, ricordano gli attivisti, é del 18,82%.

Negli interventi è stata anche ricordata l’iniziativa contro la truffa della  mancata depurazione delle acque reflue e dei relativi rimborsi che spettano a chi, per anni, senza beneficiare dei servizi di depurazione e fognatura è stato incredibilmente e illegalmente costretto a pagarli (v. il Dossier). Argomento, questo, al centro di una affollata assemblea tenutasi venerdì 21 marzo nella zona sud della città (Sala Polivalente, Voltabrusegana), nel corso della quale gli attivisti hanno anche stigmatizzato il disinteresse, se non l’ostilità, delle istituzioni locali nei confronti delle iniziative volte a tutelare gli interessi della cittadinanza e la difesa dei beni comuni. Il primo incontro, molto partecipato anch’esso, si é svolto invece nella zona sud ovest (Voltabarozzo).

In cantiere una terza pubblica assemblea in zona Mandria. Sono già centinaia i cittadini che stanno chiedendo il rimborso e che, attraverso questa battaglia, hanno conosciuto ed iniziato a praticare l’autoriduzione delle bollette.

Il Comitato ha voluto anche lanciare, per lunedì 24 marzo, l’appuntamento al Consiglio comunale di Padova (ore 19.30), perché è in discussione la fusione tra Aps Holding e BusItalia. L’operazione ricorda, per la tempistica e per l’assenza di un reale percorso democratico di consultazione della cittadinanza, l’altra sciagurata fusione, quella tra Acegas-Aps e il colosso emiliano Hera. Anche la logica è la stessa: privatizzare e spogliare la città del controllo sui servizi per metterli in mano ad una gestione aziendalistica, privatistica e di mercato.

QUI il video della manifestazione

Di seguito il volantino distribuito nell’iniziativa

22 marzo Giornata Mondiale per l’Acqua
AUTORIDUCI CON NOI LE BOLLETTE DELL’ACQUA
RISPETTIAMO I RISULTATI DEI REFERENDUM: L’ACQUA E’ UN BENE COMUNE, NON UNA MERCE !

I servizi devono restare della città per questo ti invitiamo lunedì 24 marzo alle ore 19.30 ad essere al Consiglio comunale per dire NO ALLA FUSIONE APS-BUSITALIA.
Oggi, nella Giornata Mondiale per l’Acqua, invitiamo tutti i cittadini e le cittadine a portare avanti con noi la campagna di Obbedienza Civile che consiste nell’autoriduzione della bolletta dell’acqua della componente di profitto cancellata dai referendum (per Acegas il 18.82%).  Infatti, i referendum di giugno 2011 furono pensati per affermare un principio basilare: sull’acqua (bene comune essenziale alla vita) nessun gestore deve fare profitti.
Ma con i referendum abbiamo voluto anche dire che i servizi devono restare realmente pubblici e non asserviti alle logiche della privatizzazione e della mercificazione.
A Padova abbiamo già visto i danni prodotti dalla fusione di Acegas Aps con Hera: la gestione del servizio idrico e dei rifiuti è solo determinata da logiche aziendali e di profitto.
Ora la stessa cosa sta avvenendo con i trasporti ed in fretta e furia si vorrebbe approvare la fusione di Aps con BusItalia togliendo alla città il controllo sulla gestione della mobilità e affidandola a maggioranza ai privati, alle logiche dei business e dei profitti.
Eh no! Basta con queste decisioni prese sulla nostra testa in tutta fretta come vorrebbe la Giunta accelerando la fusione.
Per questo invitiamo tutti a dire NO ALLA FUSIONE ed ad essere al Consiglio Comunale lunedì sera.
Riaffermiamo il valore dei referendum in cui  il 95.8% dei votanti (praticamente 27 milioni) si dichiarò a favore dell’abrogazione della norma che assicurava ai gestori il 7%  di remunerazione sul capitale investito e contro la gestione privatistica dei servizi.
A  quasi 3 anni dai referendum, i gestori continuano illegittimamente a fare profitti sull’acqua, continuando a farci pagare la quota abolita dai referendum!!
Ecco dunque, il senso della campagna di obbedienza civile: rispettare i referendum.
Aderire è semplice:   vieni ai nostri SPORTELLI o ai nostri BANCHETTI  con la bolletta in scadenza e  noi ti compileremo un nuovo bollettino postale con l’importo autoridotto come da legge.
Oggi c’è un motivo in più per aderire all’Obbedienza Civile: Acegas-Aps/Hera  è responsabile di una nuova truffa, poiché trattiene in bolletta il canone di depurazione anche a quegli utenti che, benché allacciati al sistema fognario, non hanno mai beneficiato di quel servizio!
Il motivo é sempre lo stesso: far crescere a spese degli utenti i suoi profitti !!

CONTATTACI PER AVERE INDIETRO IL RIMBORSO SULLA DEPURAZIONE

Abbiamo dalla nostra la legge, facciamola rispettare: TI ASPETTIAMO!!!!!!!!!!!!!

ED ECCO  COME FARE L’AUTORIDUZIONE DELLA BOLLETTA E DOVE TROVARCI

La cosa più semplice (almeno la prima volta che si autoriduce) è venire a uno dei nostri SPORTELLI e/o BANCHETTI, portando con te la bolletta in scadenza e da pagare. ATTENZIONE: se la bolletta è domiciliata in BANCA oppure in POSTA, devi dare immediatamente ladisdetta (bastano pochi minuti), per effettuare direttamente il pagamento autoridotto.

Ecco dove si trovano i nostri SPORTELLI (tecnico-legali):

ADL-COBAS – Viale Cavallotti, 2 (di fronte cinema Lux),  il martedì orario dalle 17:30 alle 19:30 tel. 328.9254183 (Alessandro) oppure                               049.692171049 (Ufficio)

ALTRAGRICOLTURA NORDEST – Corso Australia, 61 (di fianco al Gran Teatro GEOX) Tutti i giorni, da lunedì al venerdì,

orario dalle12:30 alle15:00 tel. 049 7380554049 – 049 7380587049

Ecco dove si trovano i nostri BANCHETTI (dalle ore 10,30 alle ore 12,30/45):

AL  SABATO

– mercato in Piazza delle Erbe, lato fontana;

– Prato della Valle, ang. sottoportico Via Umberto I°

AL MERCOLEDÌ

– mercato alla Guizza, piazzale Cuoco (tel. 346.7358255 – 328.6334574 – 334.7515209)

Presso  i  nostri  SPORTELLI  e  BANCHETTI,  potrai:

1. firmare la raccomandata a mano RECLAMO/ISTANZA DI RIMBORSO all’Acegasaps  con la quale: metti in mora il gestore e chiedi di essere rimborsato per la componente tariffaria versata in più su ogni bolletta a decorrere da luglio 2011 (la porteremo noi ad ACEGAS come raccomandata a mano), oltre ad avvisare che comincerai l’autoriduzione delle bollette;

2. compilare il nuovo Bollettino Postale, indirizzato ad ACEGASAPS (c/c n. 4366), con l’importo in scadenza autoridotto per la quota del 18,82% (quota pari alla remunerazione del capitale investito, che è ingiustamente addebitata, come sancito dal referendum, dalla Corte Costituzionale, dal Tar Toscana e dal Consiglio di Stato);

3. ricevere informazioni tecniche e legali.

IMPORTANTE: nel caso tu voglia COMPILARE DA SOLO la raccomandata e il bollettino autoridotto, o versare in banca (c/c IT61K 06225 12107 07400476390K), ricordati di:

indicare nella causale  ADESIONE CAMPAGNA DI OBBEDIENZA CIVILE e,  subito sotto,codice utenza e n. bolletta (comeriportati sul bollettino in scadenza);

comunicarci (via mail o tel.) gli estremi del versamento (e di farlo ad ogni successiva autoriduzione) quali: cognome e nome, n. tel./mail, numero e data bolletta, n. contratto, importo come da fattura e l’importo autoridotto. Ciò perché il Comitato deve avere un quadro complessivo degli auto riduttori e deve poter contattare gli aderenti alla Campagna per decidere insieme le iniziative da intraprendere.

a.p.

Comitato Prov. 2 Si per L’Acqua Bene Comune- Padova

E-mail: acquabenecomunepd@gmail.com

www.acquabenecomunepadova.org

 

 

 

TRUFFA DEPURAZIONE: su Acegas-Aps fioccano centinaia e centinaia istanze di rimborso

4800  UTENZE DEL PADOVANO COSTRETTE A PAGARE PER ANNI  IL SERVIZIO DEPURAZIONE ACQUE REFLUE MAI EROGATO HANNO DIRITTO AL RIMBORSO.

A PADOVA LA PRIMA AFFOLLATISSIMA ASSEMBLEA PUBBLICA.

“Sarà per colpa della crisi o dell’inqualificabile comportamento di Acegas-Aps, sta di fatto che assemblee così non se ne vedevano da tempo”. E’ stato il lapidario commento degli instancabili attivisti del Comitato Prov. Due Si per l’Acqua Bene Comune, che ha avuto l’indubbio merito di portare alla luce questa sconcertante vicenda. Così, martedì 11 febbraio 2014, più di 200 persone si sono stipate come sardine nella pur ampia sala del Consiglio di Quartiere n. 4 di Voltabarozzo per presentare  il conto agli imbarazzati dirigenti della multiutility da poco incorporata in Hera, colà convenuti su invito del presidente Bettella, che ha patrocinato l’iniziativa.

I quali, inutile dirlo, ne sono usciti piuttosto malconci. Perché il cahier esibito dal Comitato (l’illegittima esazione in bolletta del canone depurazione in assenza del relativo servizio, la mancata pubblicazione degli elenchi delle utenze coinvolte, l’omessa comunicazione in bolletta delle informazioni utili a esercitare il diritto di rimborso, come da decreto ministeriale etc., v. scheda) era di quelli che non ammettono repliche.   E il conto, come si diceva, si annuncia salato: l’istanza che ogni utente truffato ha diritto di presentare (il cui modello è disponibile presso gli sportelli e i banchetti del Comitato o richiedibile all’indirizzo di posta in calce), chiede il rimborso di un pregresso di dieci anni dalla data della presentazione, oltre la consueta rivalutazione monetaria ed interessi legali.

“Ed è solo l’inizio”, assicurano gli attivisti, “perché a breve replicheremo con altre assemblee”.

Pubblichiamo gli elenchi delle vie interessate al rimborso, distinguendo tra rimborso totale (cioè dell’intero canone versato) elenco D e parziale (nel caso in cui l’allacciamento all’impianto di depurazione sia in via di progettazione o realizzazione) elenco B, mentre più sotto l’intero dossier sulla vicenda.

ELENCO D (RIMBORSI TOTALI)

Adriatica – Arditi – Australia (Corso) – Attendolo – Azzoni – Comelico (vicolo) – Conegliano – Contarini – Della Faggiola – Erizzo – Falcone – Faliero – Fieramosca – Fonda – Friuli – Grimani – Irpinia – Locchi – Loschi – Madonnina – Malipiero – Mastropiero – Mercantini – Mocenico – Monegario – Monferrato – Montebelluna – Nani – Nantes – Orseolo – Papadopoli – Partecipazio – Pastò – Pico della Mrirandola – Piccolomini – Pisani – Polveriera – Pozzoveggiani – Premarini – Priuli – Sambonifacio – San Giacomo – San Martino – Santuliana – Savorgnan – Steno – Vasco – Vasco de Gama – Versilia – Vittorio Veneto – Zacco – Zeno.

ELENCO B (RIMBORSO PARZIALE)

Adige – Appia – Borghetto – Calabria – Camin – Campolongo – Canaletta – Cigolo (Vicolo) – Cinquantottesimo Fanteria – Colli – Colombo – Conf. M. Ortone M. Rosso – Corazza – Del Gallo – Del Piovego (Lungargine) – Donati (Lungargine) – Elettronica (Viale) – Emilia – Fogazzaro – Foscolo – Fraccalanza – Franklin – Gambato – Gambetta – Giarre (Vicolo) – Giusti – Gramsci – Guazzi  – Lago Dolfin – Latisana – Lazzaretto – Levante ferrovia – Lungoargine – Malachin – Malpileo – Manca – Micca – Monte Lonzina – Monteortone – Monterosso – Montesanto – Monti – Nievo – Oberdan – Olmo di Camin – Ormaneto – Osteria Vecchia – Pezzolo – Pilo – Provenza – Onte Fabbrica – Quaranta – Romana – Rovetta (Lungargine) – Rubicone – Sabbionari (Lungargine)

Sabbioni – San Bartolomeo – San Daniele – San Lorenzo – Sant’Eufemia – Santa Giustina – Santa Maria – Santonini (Vicolo) – Sardegna – Sartorio – Schiaparelli – Sella – Sette Fratelli Cervi – Sottomarina – Stazione  – Toscana – Treponti – Venezuela – Vergani – Vinciguerra.

Gli SPORTELLI del Comitato ai quali rivolgersi per produrre istanza di rimborso e aderire alla campagna di Obbedienza Civile (autoriduzione della bolletta dell’acqua della componente di remunerazione del capitale eliminata dai referendum 2011 e ancora applicata dai gestori) sono:

-ADL-COBAS – Viale Cavallotti, 2 (di fronte cinema Lux), il martedì orario dalle 17:30 alle 19:30 tel. 328.9254183 – 049.692171

-ALTRAGRICOLTURA NORDEST – Corso Australia, 61 (di fianco al Gran teatro GEOX)  Tutti i giorni, da lunedì                                                             al venerdì, orario dalle12:30 alle15:00 tel. 049 7380554 – 049 7380587

 

SCHEDA

Convinte che il loro impianto fognario fosse allacciato al sistema di depurazione, come certificato ogni volta in bolletta dalla presenza della relativa quota, migliaia di famiglie del padovano oggi scoprono che quel sistema funzionava solo sulla carta; insomma, di avere pagato per anni un servizio inesistente.
Come è stato possibile?

1- La legge Galli
Come sovente accade nel Belpaese l’illecito origina da una disposizione legislativa. Si, perché fino al 2008, a fronte della mancata erogazione del servizio depurazione da parte del gestore (a Padova la società Acegas-Aps, da poco incorporata nella multiutility emiliana Hera s.p.a), l’esazione della relativa quota ha avuto, incredibilmente, copertura legale. Ad offrirla era la legge 36/1994, nota come “legge Galli” (e cioè la legge che ha riorganizzato il settore idrico con l’introduzione degli Ambiti Territoriali Ottimali, ex A.T.O.) che, all’art.14, comma 1, recitava:

La quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi. I relativi proventi affluiscono in un fondo vincolato e sono destinati esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di depurazione”.

2- Corrispettivo, non tributo
Fino al 2008, si diceva. Perché in quell’anno la Consulta accoglie la questione di legittimità costituzionale sollevata da un giudice di pace della provincia campana che denuncia l’irragionevolezza della norma citata, muovendo dal presupposto che la tariffa del servizio idrico integrato, come le sue componenti (servizio di depurazione incluso), ha natura di corrispettivo di prestazioni contrattuali e non di tributo. Quindi, se non c’è prestazione del servizio, non può esserci controprestazione pecuniaria! Così, con sentenza 335/2008, pubblicata in G.U. il 15 ottobre 2008, l’Alta Corte dichiara la incostituzionalità proprio del 1° c. dell’art.14 della legge Galli.
Ma Acegas-Aps si sente legibus solutus e, dunque, la ignora! Né si pone il problema dei rimborsi, vista l’efficacia retroattiva (ex tunc) di quel tipo di giudizio… Morale, gli utenti continuano a pagare!
Che nome dare a questo comportamento, truffa, appropriazione indebita?

3- Corsi e ricorsi del diritto: la truffa dei rimborsi
Sta di fatto che nei primi mesi dell’anno successivo (febbr. 2009) la legge n.13, nel recepire la sentenza dell’Alta Corte ne attenua di molto la portata e corre puntualmente in soccorso dei gestori:  una volta premesso che gli oneri di progettazione e di realizzazione degli impianti di depurazione concorrono alla determinazione della tariffa del s.i.i., stabilisce che gli utenti che non beneficiano del servizio depurazione sono tenuti egualmente al pagamento del canone “a decorrere dall’avvio delle procedure di affidamento delle prestazioni di progettazione o di completamento delle opere necessarie alla attivazione del servizio di depurazione, purché alle stesse si proceda nel rispetto dei tempi programmati” (art. 8 sexies).
In sintesi, non si paga se non ci sono gli impianti ma se c’è un progetto bisogna pagare! Unico obbligo per questi ultimi è di aggiornare gli utenti sullo stato di avanzamento dei lavori.
Lo stesso articolo, poi, sembra finalmente porre ai gestori il problema dei rimborsi, obbligandoli a restituire (“anche in forma rateizzata”, ci mancherebbe!) quanto indebitamente trattenuto entro il termine massimo di cinque anni a decorrere dal 1° ottobre 2009 (dunque, entro il 30 sett. 2014). Ma attenzione: dall’importo del rimborso -la cui determinazione compete alle Autorità d’Ambito- la legge consente di stornare “gli oneri derivanti dalle attività di progettazione, di realizzazione o di completamento delle opere avviate”.
In tal modo, si gettano le premesse perché anche il rimborso diventi automaticamente una truffa!

4- Ancora inadempienze: l’informazione agli utenti
Per completezza espositiva, facciamo menzione della norma che, per così dire, chiude il cerchio di una vicenda che, ormai è chiaro, sa di inefficienza e illegalità,  vale a dire del decreto attuativo 30 settembre 2009 (perché previsto dalla stessa L. n. 13 cit.), pubblicato in G.U. solo l’8 febbraio 2010, il quale, nel dettagliare gli oneri a carico del gestore del s. i. i. per procedere alla dovuta restituzione, non tralascia quello di informativa all’utenza, che va dalla pubblicazione degli elenchi degli aventi diritto sui propri siti web, alla comunicazione diretta in bolletta circa le modalità di consultazione, fino alla comunicazione dei dati relativi al programma per la costruzione e l’attivazione degli impianti di depurazione (artt. 1,4).
Acegas-Aps ancora una volta lo ignora, di comunicazione in bolletta neanche a parlarne (solo di recente ha pubblicato gli elenchi sul proprio sito www.gruppo.acegas-aps.it), mentre il canone depurazione sembra essere magicamente sparito solo a decorrere dalle ultime due fatture. Perché, ed è questo il punto, il rimborso si attiva solo a seguito di istanza da parte dell’utente avente diritto e quindi diventa essenziale esserne a conoscenza. A tal fine, nonostante il termine di prescrizione ordinaria decennale (ex art.2946 c.c.) a favore del quale si è pronunciata la Sezione regionale di controllo per il Veneto della Corte dei Conti, è preferibile che l’utente produca istanza prima possibile, per non cadere nella trappola della prescrizione quinquennale agitata dai gestori.

5- Sindaci e gestori: un abbraccio mortale
Ma grave è soprattutto che l’Amministrazione comunale non sia in grado di tutelare gli interessi dei cittadini di fronte alla forza dei gestori privati del servizio idrico e delle banche che li sostengono.
“Viene spontaneo pensare -denunciano gli attivisti del Comitato Prov. 2 SI per l’Acqua Bene Comune di Padova, grazie ai quali siamo venuti a conoscenza di questa megatruffa- che i Comuni, essendo loro stessi soci di quelle gestioni, entrino in conflitto d’interessi, e ogni volta ne escano semplicemente approvando e favorendo l’interesse e il profitto dell’azienda”. E ancora:  “é un copione che abbiamo visto all’opera in più occasioni, dal vergognoso voto in Consiglio Comunale pro-fusione (sett. 2012) a quello, più recente, ma non meno scandaloso, con il quale i primi cittadini, convenuti in sede di Assemblea di Consiglio di Bacino Bacchiglione, hanno approvato (alla quasi unanimità) gli aumenti tariffari (passati e futuri) imposti dal nuovo Metodo Tariffario Transitorio (MTT) targato AEEG, che nega, in nuce, la volontà referendaria”.
“D’altra parte -aggiungono i referendari- questa vicenda dovrebbe seminare più di un  dubbio tra i corifei dell’efficienza del privato, soprattutto in tema di gestione di beni comuni naturali: perché l’attenzione, le cure ma soprattutto l’ingente mole di investimenti di cui  necessitano, l’equità e la qualità del servizio, il risparmio della risorsa, per non parlare delle inevitabili ricadute ambientali del servizio… mal si addicono a una gestione che ha come faro prioritario il profitto, l’utile da distribuire all’azionista”.
Cosicché, a vent’anni esatti dall’ex legge Galli, quelle opere di depurazione sono ancora da cantierare (o completare), né è dato sapere che fine abbia fatto quel fondo vincolato alla loro realizzazione.

6- Come se ne esce?
La risposta ormai la sappiamo: applicando la volontà che 27 milioni di italiani depositarono nelle urne referendarie di quella tarda primavera del 2011 e che politica, istituzioni, ATO e gestori hanno fin qui scandalosamente ignorato e combattuto: e cioè riportando alla sovranità dei cittadini, dei lavoratori, delle comunità locali la gestione dei s.p.l., depurandola – e qui cade a proposito-   da qualsivoglia logica di mercato e di profitto.
Difficile? “Intanto ci proviamo con la campagna di Obbedienza Civile -rispondono gli attivisti- e nel dirlo invitano la cittadinanza a stornare dalle bollette dell’acqua la quota di remunerazione del capitale che ancora vi figura (18,82%), nonostante sia stata cancellata a partire dal 21 luglio 2011. Perché -e concludono- é proprio la persistenza del profitto tra i criteri gestionali  la causa di scandalose vicende come questa e, insieme, l’ostacolo più grande sulla strada della ripubblicizzazione”.

Alessandro Punzo