ACQUA PUBBLICA : la sconcertante sentenza del Tar Lombardia allinea la magistratura al nuovo corso renziano

Dalla battaglia per l’attuazione dei referendum del 2011 alla loro cancellazione: questo, in sintesi, il cambio di fase politica che registra e certifica l’abnorme sentenza del Tar della Lombardia (n.779/2014) che ha rigettato i ricorsi presentati dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario transitorio (MTT) del servizio idrico integrato targato AEEG (Del. n. 585/2012) che ripristina, seppure sotto la voce “costo della risorsa finanziaria”, la componente  tariffaria remunerazione del capitale eliminata dal secondo quesito referendario.

Perché nel nuovo deal renziano non c’è spazio per un governo democratico e partecipato dei beni comuni, per la loro fuoriuscita dalle logiche di profitto: l’annunciata nuova ondata di privatizzazioni (a cui la stampa mainstream come “Repubblica” offre puntuale e consolidata sponda, da ultimo l’art. di Fubini e Mania di sabato 29 marzo 2014),  le progettate riforme istituzionali, premierato forte, “abolizione” del Senato, taglio delle province (che si tradurranno in un aggravio del deficit di democrazia di questo Paese), il rispetto dei vincoli di bilancio imposti dall’U.E., fino al  patto di stabilità interno, per tacere di quisquilie quali spending reviewjobs act, ne esigono l’immediata mercificazione e riduzione a variabile dipendente dalla profittabilità del capitale. E chissenefrega se ventisette milioni di italiani si sono pronunciati in modo diametralmente opposto!

Con questa lente, del tutto appiattita sulla nuova fase neoliberista in salsa fiorentina,  il giudice amministrativo di Milano stila le ventiquattro cartelle della sentenza. E con la stessa lente bisogna leggerle. Lo conferma l’impianto prettamente economicista delle argomentazioni addotte;  un vero manifesto ideologico, per dirla con  Corrado Oddi  (v. intervista).

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Così, una volta definito (nonostante e contro il dettato referendario) il servizio idrico integrato “servizio di interesse economico (…) caratterizzato, quanto ai profili tariffari, dalla necessità della copertura integrale dei costi” e accolto il dogma del full cost recovery,  ciò che segue diventa uno sterile esercizio teso a far rientrare nella “nozione economica di costo” anche l’investimento di capitale proprio. Il quale, una volta allocato (settore idrico o altro poco importa ai giudici) diventa capitale di rischio e, come il capitale di debito (cioè quello preso a prestito), deve anch’esso godere di “copertura tariffaria” (non a caso, nella sentenza si parla di “costo opportunità”, che equivale al valore cui si rinuncia investendo lo stesso capitale  in impieghi “comunque profittevoli”). Né viene tralasciata, dai giudici, la considerazione che anche il capitale proprio è, alla fine, assimilabile al capitale di debito, poiché “rappresenta un debito della società nei confronti dei soci”. Certo, viene da obiettare, per chi non riesce a concepire per acqua e beni comuni, altra forma gestionale che quella delle s.p.a.!
Così, una volta accolta l’analisi della formula per il riconoscimento degli oneri finanziari utilizzata dall’AEEG e, addirittura,  magnificata la scelta non più fissa (7%) ma variabile della misura dei suddetti oneri (dimenticando che la supposta “variabilità” ha già prodotto incrementi tariffari  medi del 13% rispetto al vecchio metodo normalizzato, mentre altri sono in arrivo con il nuovissimo MTI, emanato dalla stessa Authority…) il cerchio sembra ai giudici chiuso.  L’ultima  filippica, (anch’essa) tutta ideologica, a favore del libero mercato e della concorrenza e dei connessi vantaggi che ne deriverebbero agli utenti, serve ai giudici per (tentare di)  demolire il vulnus della retroattività del metodo transitorio a tutto il 2012, anch’esso oggetto di ricorso. Ebbene, è proprio grazie alla contestata retroattività che gli utenti non sarebbero incappati nelle maglie del ben più esoso metodo tariffario normalizzato (quello del 7%), è la conclusione trionfale dei giudici! Facendo finta di dimenticare che il parere  del Consiglio di Stato  263/2013,  ha già costretto i gestori a cantierare il rimborso della componente di profitto illegittimamente incassata nei cinque mesi lasciati scoperti a decorrere dal 21 luglio 2011, causa l’inapplicabilità post-referendum del vecchio metodo normalizzato!

Allo scenario aperto dal pronunciamento del TAR della Lombardia é stata dedicata gran parte della seduta del Coordinamento Nazionale del Forum, tenutasi sabato 22 marzo 2014 a Bologna. Unanime, da parte degli intervenuti, é stata la lettura tutta ideologica della sentenza ma palpabile era lo sconcerto rispetto a un così pesante e, soprattutto,  inatteso giudizio. Che sconta, inutile dirlo, anche una certa dose di ingenuità in chi pensava di affidare proprio (o, anche) alla magistratura l’esito di una battaglia che, a partire dai beni comuni, prefigura un nuovo paradigma economico e sociale in grado di segnare una forte e radicale discontinuità rispetto al modello liberista imperante (perché di questo stiamo parlando). E i magistrati milanesi dimostrano di averne consapevolezza e lo dichiarano: cancellare la remunerazione -come chiedono i ricorrenti- “finirebbe per lasciare spazio soltanto a modelli pubblicistici di gestione, escludendo così gli operatori privati dal settore idrico…”.  Come a dire, non rientra nella nostra funzione (giurisdizionale) rivoluzionare l’ordine esistente che è oggi, più che mai,ordine mercantile e capitalistico ma, esattamente all’opposto, é quello di sanzionare comportamenti devianti da tale ordine.  Allora, e concludono, che sia il legislatore a farlo oppure (non detto) fatelo voi se ne siete capaci!  Certo, a distanza di tre anni dai referendum, non sono mancate sentenze  favorevoli ai referendari ma, a ben vedere, esse hanno inciso su aspetti sì importanti della vicenda ma ben circoscritti (il tal Piano d’ambito, i cinque mesi di rimborso remunerazione etc.), mai ci si era spinti -come nel caso di specie- a richiedere pronunciamenti sull’intero assetto post referendum. E quando ciò é accaduto, la risposta dei giudici è stata lapidaria: é la legge del mercato, bellezza! Questo, al fine, ci insegna la sentenza del TAR.
Ne discende, e a Bologna c’era consapevolezza, che un eventuale ricorso in appello (Consiglio di Stato) dovrà essere vagliato attentamente perché, alla luce di un sì pesante pregresso, potrebbe sortire analogo negativo giudizio, con l’effetto ulteriore di porre -allora sì- una pietra tombale sull’intera vicenda referendaria.

Meglio, allora, ripartire concentrandosi sul rilancio delle note campagne, dall’Obbedienza Civile a quella per la ripubblicizzazione del s.i.i., dall’attuazione della legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica (da poco presentata) alla costituzionalizzazione del diritto all’acqua etc., senza, ovviamente, perdere di vista nodi esiziali, come il ricordato incombente processo di privatizzazioni (a cui non è estranea C.D.P.), quello rappresentato dai vincoli di bilancio, fino all’ambiguo atteggiamento di sindaci e amministratori locali sulla fuoriuscita dal patto di stabilità della gestione dei servizi pubblici locali… “sui quali rischia di infrangersi l’intera nostra azione se non sorretta da un’adeguata mobilitazione di forze in grado di connettersi con altre realtà attive sui territori e con le quali aprire vertenze per costruire percorsi condivisi” (M. Bersani). Da queste premesse é scaturita la proposta di una giornata di mobilitazione nazionale da tenersi intorno a metà maggio, un appuntamento -a detta degli acquaioli- che dovrebbe parlare a tutte/i e capace di porre al centro dell’agenda politica non solo il tema dell’acqua e dei s.p.l. (gestione dei rifiuti, trasporti…)  ma, più latamente, quello dell’intero universo dei beni comuni e della democrazia (come il recupero e la messa in sicurezza del territorio, lo stop alla cementificazione del suolo, alle Grandi opere, alla costruzione di nuove centrali e via discorrendo). Insomma, un appuntamento in grado di mobilitare tutto quel vasto arcipelago di comitati, reti, associazioni, singoli che nella consapevolezza dell’ineludibilità di codeste battaglie, sappiano assumerle e veicolarle come patrimonio collettivo.

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Prima di chiudere, una nota sull’Obbedienza Civile alla luce della sentenza del Tar.
Ovvio che la risposta più efficace resta l’intensificazione e  l’allargamento della campagna anche a quei comitati che, almeno fin qui, si sono arresi alle difficoltà (e alla fatiche!) che l’autoriduzione delle bollette indubbiamente comporta. E tuttavia non vanno sottovalutati alcuni interrogativi che la sentenza indubbiamente pone: quale impatto avrà su gestori, autoriduttori e comitati?
E’ lecito attendersi una recrudescenza di comportamenti intimidatori e vieppiù minacciosi anche da parte di gestori (leggi Acegas-Aps) che hanno tenuto, fin qui, un atteggiamento meno aggressivo di altri? Staremo a vedere.
E ancora: é lecito attendersi una radicalizzazione delle varie situazioni territoriali, per cui laddove il numero degli autoriduttori raggiunge soglie ragguardevoli e tali da autoalimentarsi… sarà ben difficile che il fenomeno si arresti mentre laddove i numeri sono irrisori (e se n’è  avuta avvisaglia in assemblea)  la sentenza potrebbe produrre effetti devastanti…?  In ogni caso, é stato rimarcato, agli autoriduttori bisognerà spiegare molto chiaramente che nel giudizio scodellato dal Tar c’è ben poco di giuridichese, ma che trattasi  di sentenza tutta ideologica…

E allora, non resta altro da fare che rimboccarsi  le maniche e riprendere, con rinnovato slancio,  quella che resta una battaglia di civiltà.

Perché oggi, più che mai, si scrive acqua… si legge democrazia!

alessandro punzo

 

Il TAR respinge il ricorso sulla tariffa dell’acqua La mobilitazione continua

Oggi, 27 marzo 2014,  è stata diffusa la sentenza del TAR Lombardia con cui si stabilisce che il ricorso promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario del servizio idrico elaborato dall’Autorithy per l’Energia Elettrica e il Gas non è stato accolto.

Prendiamo atto delle motivazioni della sentenza, ma ci tocca constatare che la lettura prodotta dal TAR Lombardia è appiattita sulla teoria economica dominante riproponendo l’assunto per cui il servizio idrico è sottoposto alle logiche del mercato e del profitto.
Come movimento per l’acqua ci teniamo, quindi, a denunciare la gravità di questa decisione in quanto assume un significato che va ben al di là del contenuto specifico del ricorso e attiene maggiormente a principi quali il rispetto degli strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione, ovvero il referendum, e il rispetto della volontà popolare. Infatti, ribadiamo che il metodo tariffario predisposto dall’AEEG viola palesemente l’esito del secondo referendum sul servizio idrico del giugno 2011, quello che ha abrogato la remunerazione del capitale investito nelle tariffe.

Come movimento per l’acqua proseguiremo la mobilitazione e le campagne volte alla piena e reale attuazione degli esiti referendari, attraverso la Campagna di Obbedienza Civile e quella per la ripubblicizzazione del servizio idrico, e valuteremo, entro breve, l’opportunità di ricorrere in Consiglio di Stato.
Roma, 27 Marzo 2014.                                                                       Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Da “IL MANIFESTO” 28 MARZO 2014
Il Tar cancella il referendum, l’acqua resta ancora una merce di Riccardo Chiari

Diritti negati. Sentenza choc dei giudici amministrativi. Il Forum dei movimenti: “Decisione gravissima, noi andiamo avanti”

Nono­stante il vit­to­rioso refe­ren­dum dell’estate 2011, il Tar della Lom­bar­dia ha riget­tato il ricorso del Forum dei movi­menti per l’acqua e della Feder­con­su­ma­tori con­tro l’inserimento nel sistema tarif­fa­rio della voce “costo della risorsa finan­zia­ria”. Una voce che di fatto ha ripor­tato in bol­letta, sia nel 2012 che nel 2013, la remu­ne­ra­zione del capi­tale del 7% can­cel­lata dal voto di 27 milioni di ita­liani. “Come sem­pre pren­diamo atto della sen­tenza — com­menta Cor­rado Oddi del Forum – certo non pos­siamo non notare che la deci­sione si muove lungo le diret­trici del pen­siero eco­no­mico domi­nante. Quello ‘main­stream’ per cui l’acqua è una merce, e il ser­vi­zio idrico va con­se­gnato al mercato”.

Di fronte alla sen­tenza dei giu­dici ammi­ni­stra­tivi, i movi­menti per l’acqua non arre­trano di un mil­li­me­tro: “Riba­diamo che il metodo tarif­fa­rio pre­di­spo­sto dall’Authority per l’energia elet­trica e il gas viola pale­se­mente l’esito del secondo refe­ren­dum sul ser­vi­zio idrico del giu­gno 2011, quello che ha abro­gato la remu­ne­ra­zione del capi­tale inve­stito nelle tariffe”. Dal canto suo il Tar lom­bardo, nel moti­vare la sua deci­sione, ritiene che dopo il refe­ren­dum — senza l’intervento dell’Authority – sarebbe seguita l’applicazione del vec­chio, ancor più sfa­vo­re­vole metodo tariffario.

In det­ta­glio i magi­strati ammi­ni­stra­tivi scri­vono: “L’ipotetico annul­la­mento della deli­bera 585/2012 (quella dell’Authority che rego­lava “tran­si­to­ria­mente” la tariffa del ser­vi­zio idrico inte­grato, ndr) non por­te­rebbe di per sé a un risul­tato utile per le asso­cia­zioni, essendo invece fon­data la pos­si­bi­lità dell’applicazione del ‘vec­chio’ metodo tarif­fa­rio. Qua­lora l’Autorità non avesse adot­tato il nuovo metodo, suc­ces­sivo al noto refe­ren­dum abro­ga­tivo, avreb­bero avuto comun­que vigenza le pre­ce­denti tariffe, mag­gior­mente sfa­vo­re­voli ai con­su­ma­tori di quello attuale. Non essendo imma­gi­na­bile una sorta di vuoto nor­ma­tivo tarif­fa­rio, avrebbe avuto in ogni caso appli­ca­zione il regime del Dm del 1996, in attesa dell’intervento di rego­la­zione”. Attri­buito nell’autunno 2011 all’Aeeg.

Fra le tante, a man­care nella sen­tenza del Tar è la spie­ga­zione di come l’Authority per l’energia elet­trica e il gas, for­mal­mente indi­pen­dente ma i cui mem­bri sono di fatto nomi­nati da governo e par­la­mento, possa ela­bo­rare un (pur tran­si­to­rio) metodo tarif­fa­rio che fa rien­trare dalla fine­stra, sotto la voce “oneri finan­ziari”, quella remu­ne­ra­zione del capi­tale can­cel­lata da un refe­ren­dum che ha rile­vanza costi­tu­zio­nale. Di qui la duris­sima presa di posi­zione del Forum: “Come movi­mento per l’acqua denun­ciamo la gra­vità di que­sta deci­sione, in quanto assume un signi­fi­cato che va ben al di là del con­te­nuto spe­ci­fico del ricorso, e attiene mag­gior­mente a prin­cipi quali il rispetto degli stru­menti di demo­cra­zia diretta garan­titi dalla Costi­tu­zione, ovvero il refe­ren­dum, e il rispetto della volontà popolare”.

La mobi­li­ta­zione, assi­cu­rano i movi­menti per l’acqua, non si fer­merà, e non è escluso (anzi) un ricorso al Con­si­glio di Stato con­tro la sen­tenza del Tar lom­bardo. Intanto però si pro­cede “secondo l’assunto per cui il ser­vi­zio idrico è sot­to­po­sto alle logi­che del mer­cato e del pro­fitto”, vedi la recente deli­be­ra­zione con la quale l’Aeeg ha appro­vato meto­do­lo­gia e pro­ce­dure per le tariffe 2014–2015. In rispo­sta, il Forum andrà avanti nelle cam­pa­gne di “obbe­dienza civile” per non pagare in bol­letta la remu­ne­ra­zione del capi­tale, e per l’effettiva ripub­bli­ciz­za­zione del ser­vi­zio idrico.

 

 

Il buon Flavio si vede dal mattino

Come l’Idra di Lerna, il nucleare in Italia non muore mai. Ucciso e poi sepolto da due Referendum Popolari ancora qualche testa rispunta da sottoterra ad opera di persone che non hanno ancora saputo cogliere il tempo di oggi, non solo in termini di energia, ma in termini di democrazia, socialità, senso della cittadinanza.

La linea di demarcazione, il discrimine della questione energetica in Italia, così come di molte altre questioni relative ai fondamenti della civiltà odierna, ovvero le questioni sui beni comuni, è traccciata non tanto sugli aspetti tecnici, pure rilevantissimi, quanto sulla dimensione sociale prima e democratica poi.

Il contesto sociale in cui si deve dibattere è un contesto di partecipazione reale della nazione, dei suoi cittadini, alle decisioni che ne segnano la sorte. La scelta del nucleare è una scelta impostata sul centralismo privato, segretato, militarizzato. Rifiutare il nucleare significa rigettare un modello di profitto per gruppi internazionali incontrollabili che innestano le loro attività di lucro nella struttura intima, nel nucleo esistenziale della civiltà. Altro esempio ne è la privatizzazione dell’acqua, ma anche quella dei trasporti, della scuola, della santià, etc. Rifiutare il nucleare significa abbracciare tutto quello che socialmente si muove verso la compartecipazione, la consapevolezza, la finanza pubblica, partecipata e trasparente, e quindi di dimensioni controllabili.

Il contesto democratico è la diretta conseguenza di questa sete sociale di comprensione. Una democrazia che si è data delle regole per tutelare i deboli, che vengono calpestati ogni volta che il loro volere collettivo è in contrasto con gli interessi di corpi privati, piccoli o grandi che siano. Il referendum sull’acqua e sul nucleare del 2011 ha mandato un segnale così forte di autodeterminazione, di contrasto a tali interessi, che non è passata una settimana e si è scatenata la speculazione sul debito italiano. Lo stesso Monti a Sky Tg 24, parlando d’altro ovviamente, in un grafico mostrava come il famoso spread abbia cominciato le sue montagne russe a metà di giungo del 2011.

Non stupisce se il Ministro della Repubblica Flavio Zanonato apra il suo “ministero” (ovvero il suo servizio alla Repubblica) difendendo il nucleare in sè, non è stato uno scivolone, un fraintendimento, ma una indicazione chiara, di quella che è da sempre la sua linea programmatica, quella con cui ha lavorato anche in Padova: fusione Acegas Aps, speculazione sulla Lehman Brothers (6 MILIONI di euro in fumo), fusione Acegas Aps/Hera.

State pur certi che non sarà Zanonato a difendere il risultato referendario, non sarà lui a spingere per una ripubblicizzazione dell’acqua, ad una gestione partecipata delle fonti di energia, non sarà il nostro ex-sindaco a battersi per la trasparenza sulle grandi opere e contro il proiect financing che distrugge il nostro territorio o indebita le sue popolazioni per trent’anni. Solo i cittadini possono farlo, perché vivono la loro città, il loro paese, il loro territorio, l’aria che respirano e l’acqua che bevono, e pensano ai figli che vorranno almeno respirare la stessa aria e bere la stessa acqua, calpestare la stessa terra dei loro genitori.

Lavoriamo tutti insieme per consegnare quello di cui godiamo, che amiamo e ci sostiene, alla prossima generazione. Ne va della nostra stessa vita. Zanonato, nel suo piccolo, ci indica una via: basta andare dall’altra parte.

Federutilities? Meglio FEDERCOMMUNITIES

Oggi la Città di Napoli offre a tutto il Paese l’esempio di una gestione dell’acqua totalmente pubblica: Acqua Bene Comune (ABC) – Napoli – Azienda Speciale.

La Città partenopea è la prima grande città ad obbedire al referendum che ha sancito il principio base: sull’acqua non si può fare profitto.

Ed è quanto ha fatto Napoli decidendo di gestire la propria acqua con uno strumento giuridico che per sua natura non può fare profitto.

Da Napoli oggi può partire lo slancio coraggioso a ripubblicizzare la gestione del servizio idrico integrato, uscendo dall’abbraccio mortale del privato, delle multinazionali, delle multiutilities e delle banche.

Oggi sull’accqua ci giochiamo tutto, anche la nostra stessa democrazia.

Per questo, partendo dal basso, dalle nostre comunità locali, facciamo partire una cascata di azioni positive che obblighi il nostro nuovo governo a proclamare “sorella acqua” la “nostra Madre” un diritto fondamentale contenuto nell’articolo 2 della Costituzione Repubblicana.

24 e 25 Aprile, Liberiamo l’acqua!

Il oggi 24 e domani 25 Aprile, giorno della Liberazione, i comitati territoriali per l’Acqua Bene Comune si mobiliteranno in tutta Italia per riaffermare la liberazione del servizio idrico dalle logiche di profitto come deciso dagli italiani il 12 e 13 giugno 2011.

Lo facciamo nella giornata simbolica della Liberazione perché sappiamo che l’aspirazione ad una società giusta, equa e libera dalla dittatura è stato ciò che ha mosso la resistenza e, i suoi stessi principi, hanno continuato a vivere in tutte le lotte sociali, di generazione in generazione.
Come abbiamo fatto 3 anni fa, quando iniziammo la raccolta firme per il referendum, prendiamo questa come data simbolica per affermare che quella battaglia è stata vinta ma la guerra è ancora lunga. Infatti ancora oggi la percentuale in bolletta per i profitti garantiti, ovvero la speculazione sull’acqua e il servizio idrico, non è stata abolita; anzi, la tariffa, ricalcolata dall’AEEG, ha semplicemente nascosto sotto un’altra definizione quello stesso meccanismo.

Sappiamo che questi sono giorni difficilissimi, dovuti alla situazione istituzionale ma, ancor di più, di fronte ad una crisi economica e sociale che sta facendo precipitare il Paese. Per questo ci mobilitiamo ancora un volta contro le gestioni private, la “tariffa-truffa” dell’AEEG e per l’applicazione dell’esito referendario, cercando sempre la massima cooperazione e relazione con chi si batte per la difesa dei beni comuni e le altre lotte sociali.

Sappiamo che è ora di riaffermare gli ideali e le speranze che portarono alla liberazione e costruire, oggi, un’alternativa necessaria.

Liberiamo l’acqua!

Roma, 24 aprile 2013

martedì 19 febbraio 2013: incontro con i candidati

RISPETTARE L’ESITO DEI REFERENDUM DEL 2011:
SI, FORSE ..?
IL COMITATO 2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE  PADOVA INTERROGA I CANDIDATI
SIETE INVITATE/I
MARTEDI’ 19 FEBBRAIO h.21
SALA ROSSINI (sopra il Caffè Pedrocchi) Padova
PER PORRE DOMANDE E DISCUTERE CON I CANDIDATI/E  DELLE LISTE DELLE FORMAZIONI IMPEGNATE NEI REFERENDUM DEL 2011 Pd, Sel, Rivoluzione Civile, M5S

A DUE ANNI DAL REFERENDUM IN CUI MIGLIAIA DI CITTADINE E CITTADINI PADOVANI HANNO VOTATO PER LA FUORIUSCITA DELL’ACQUA E SERVIZI LOCALI DALLE LOGICHE DI MERCATO E PROFITTO,  IL COMITATO PROVINCIALE  2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE INTERROGA I CANDIDATI  ALLE ELEZIONI , DELLE FORZE POLITICHE CHE HANNO SOSTENUTO LA CAMPAGNA REFERENDARIA

COME SI CONCILIA LA CHIARA VOLONTA’ ESPRESSA DA CITTADINE/I  CON SCELTE, COME LA FUSIONE ACEGAS-APS CON HERA, CHE ADOTTANDO LE LOGICHE DEL GIGANTISMO FINANZIARIO, PORTANO ALLA  STRISCIANTE PRIVATIZZAZIONE DI SERVIZI ESSENZIALI COME ACQUA E RIFIUTI? COME CAMBIA LA POSSIBILITA’ DELLE COMUNITA’ LOCALI  DI PARTECIPARE REALMENTE ALLA GESTIONE, CONTROLLARE E DECIDERE SULLA QUALITA’ DEI SERVIZI E, PER I LAVORATORI, SULLA QUALITA’ DEL LAVORO?

COME SI CONCILIA IL RISULTATO REFERENDARIO, (CONFERMATO DALLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE E DAL PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO) CON LE DECISIONI DEI VARI GOVERNI E DELL’AUTHORITY SULLE TARIFFE DI CANCELLARLO REITRODUCENDO LA GARANZIA DEL PROFITTO PER I GESTORI, ?

COME SI CONCILIA LA VOLONTA’ DI CAMBIARE ROTTA ESPRESSA DALLA CENTRALITA’ DATA AI BENI COMUNI E QUINDI DI IMMAGINARE E COSTRUIRE UN FUTURO BASATO SULLA GIUSTIZIA AMBIENTALE E SOCIALE  CON SCELTE ECONOMICHE E POLITICHE CHE RIPROPONGONO SPERIMENTATE E FALLIMENTARI LOGICHE MERCANTILI  COME BASE DELLA GESTIONE DELLE RISORSE E DEL TERRITORIO?

HANNO GIA’ ASSICURATO LA LORO PRESENZA: F.Corso, G. Endrizzi,  A. Lucarelli,  A.Zan ed altri candidati.

Intervengono WWF, COMITATO LASCIATECI RESPIRARE,  ISDE-Medici per l’Ambiente, Legambiente, Comitato difesa ambiente salute Padova Est

2 giugno: LA REPUBBLICA SIAMO NOI!

Per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un’alternativa alle politiche d’austerità del Governo e dell’Europa

Ad un anno dalla straordinaria vittoria referendaria il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare la gestione dell’acqua ai privati, in particolare con un nuovo sistema tariffario.

Non solo. BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, di smantellare i diritti del lavoro, del welfare e dell’istruzione, precarizzando dell’intera vita.
E’ in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle “esigenze dei mercati” sulla democrazia.

Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa, ormai da anni, trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”

Ma la Repubblica siamo noi.

Le donne e gli uomini che difendono l’acqua e i beni comuni, un welfare universale e servizi pubblici, i diritti del lavoro; che vogliono la fine della precarietà, il diritto alla salute e all’abitare,l’istruzione, la formazione e la conoscenza,la trasformazione ecologica della produzione.

www.acquabenecomune.org

Torino e i beni comuni

L’Assessore Passoni tra TINA e BENI COMUNI

L’intervista dell’assessore Passoni a La Stampa del 23 aprile suscita la sgradevole reminiscenza dell’acronimo tatcheriano: TINA – There Is No Alternative.

Non che il nostro assessore adombri  l’abolizione delle politiche sociali che sono un vanto della nostra Città (anche se quelle culturali hanno dimenticato da lungo tempo la lezione Balmas di ricchezza dei contenuti con bilancio spartano).

L’ assessore propone invece la cosiddetta “apertura al privato sociale” in grado – a suo dire –  di mantenere l’alto livello dei servizi finora garantito dalla gestione pubblica, a costi inferiori a quelli che il Comune non sarebbe più in grado di affrontare.

Lungi da noi negare le reali difficoltà del bilancio comunale. Riteniamo però che esse non siano superabili con l’ingresso dell’iniziativa privata nella gestione dei Beni Comuni pena una mutazione genetica dei nostri Servizi Pubblici Locali.

Dispiace e delude che il nostro giovane assessore non abbia colto il nuovo che la nostra città sta esprimendo sul grande tema dei Beni Comuni, rivelato anche dal voto referendario, espressione di una visione della società alternativa a quella finora  quotidianamente praticata e propagandata.

Con i 388.099 torinesi che hanno votato Sì all’Acqua pubblica, molti dei quali stanno  ora firmando perché il loro voto sia rispettato ripubblicizzando la SMAT,  il Comitato Acqua Pubblica di Torino,  lancia una sfida ideale e culturale per l’affermazione di nuove modalità di gestione del servizio idrico e promuove così un’azione di contrasto alle ricette ultraliberiste che impongono  la (s)vendita dei servizi pubblici quale unica soluzione per fare cassa e fronteggiare la  precaria situazione  finanziaria nella quale si dibattono i Comuni.

Non bastano dichiarazioni estemporanee (”Il patto di stabilità è stupido” ha affermato a fine anno il Sindaco Fassino), per denunciare la subalternità della politica alla volontà dei mercati. Gli strettissimi vincoli alla spesa imposti dal Patto devono essere con forza contestati, con un’iniziativa  che trovi slancio proprio a livello locale, che  porti al centro del dibattito e della proposta  politica la riappropriazione della  Cassa Depositi e Prestiti quale strumento per sostenere la spesa pubblica locale. Essa è nata  a Torino, in via Bogino 6,  nel 1850 e con l’Unità d’Italia è diventata l’Ente pubblico nazionale per raccogliere il risparmio postale e finanziare, a tasso agevolato, gli investimenti di Comuni e Province.

La sua recente trasformazione in Spa ed il susseguente ingresso delle fondazioni bancarie, portano la Cassa Depositi e Prestiti ad agire sempre più come un fondo privato d’investimento, distogliendo così progressivamente un’ enorme massa di liquidità frutto del risparmio dei cittadini (oltre 200 mld. di raccolta annui) dal suo scopo originario, cioè il servizio nell’interesse pubblico.

Ragionare di una nuova finanza pubblica significa anche richiedere con forza l’adozione della Tassa sulle Transazioni Finanziarie (ex Tassa Tobin). Una modesta aliquota applicata sugli enormi volumi di denaro che la grande speculazione muove ogni giorno sui mercati finanziari, consentirebbe di acquisire risorse fondamentali per mantenere e sviluppare quei servizi pubblici che danno la misura del livello di civiltà ed equa distribuzione delle risorse che la nostra Costituzione garantisce.

Assessore Passoni, muova almeno un primo passo in questa direzione per Torino Bene Comune.

Torino, 25 aprile 2012

Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

www.acquapubblicatorino.org –  tel. 388 8597492