ACQUA PUBBLICA : la sconcertante sentenza del Tar Lombardia allinea la magistratura al nuovo corso renziano

Dalla battaglia per l’attuazione dei referendum del 2011 alla loro cancellazione: questo, in sintesi, il cambio di fase politica che registra e certifica l’abnorme sentenza del Tar della Lombardia (n.779/2014) che ha rigettato i ricorsi presentati dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario transitorio (MTT) del servizio idrico integrato targato AEEG (Del. n. 585/2012) che ripristina, seppure sotto la voce “costo della risorsa finanziaria”, la componente  tariffaria remunerazione del capitale eliminata dal secondo quesito referendario.

Perché nel nuovo deal renziano non c’è spazio per un governo democratico e partecipato dei beni comuni, per la loro fuoriuscita dalle logiche di profitto: l’annunciata nuova ondata di privatizzazioni (a cui la stampa mainstream come “Repubblica” offre puntuale e consolidata sponda, da ultimo l’art. di Fubini e Mania di sabato 29 marzo 2014),  le progettate riforme istituzionali, premierato forte, “abolizione” del Senato, taglio delle province (che si tradurranno in un aggravio del deficit di democrazia di questo Paese), il rispetto dei vincoli di bilancio imposti dall’U.E., fino al  patto di stabilità interno, per tacere di quisquilie quali spending reviewjobs act, ne esigono l’immediata mercificazione e riduzione a variabile dipendente dalla profittabilità del capitale. E chissenefrega se ventisette milioni di italiani si sono pronunciati in modo diametralmente opposto!

Con questa lente, del tutto appiattita sulla nuova fase neoliberista in salsa fiorentina,  il giudice amministrativo di Milano stila le ventiquattro cartelle della sentenza. E con la stessa lente bisogna leggerle. Lo conferma l’impianto prettamente economicista delle argomentazioni addotte;  un vero manifesto ideologico, per dirla con  Corrado Oddi  (v. intervista).

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Così, una volta definito (nonostante e contro il dettato referendario) il servizio idrico integrato “servizio di interesse economico (…) caratterizzato, quanto ai profili tariffari, dalla necessità della copertura integrale dei costi” e accolto il dogma del full cost recovery,  ciò che segue diventa uno sterile esercizio teso a far rientrare nella “nozione economica di costo” anche l’investimento di capitale proprio. Il quale, una volta allocato (settore idrico o altro poco importa ai giudici) diventa capitale di rischio e, come il capitale di debito (cioè quello preso a prestito), deve anch’esso godere di “copertura tariffaria” (non a caso, nella sentenza si parla di “costo opportunità”, che equivale al valore cui si rinuncia investendo lo stesso capitale  in impieghi “comunque profittevoli”). Né viene tralasciata, dai giudici, la considerazione che anche il capitale proprio è, alla fine, assimilabile al capitale di debito, poiché “rappresenta un debito della società nei confronti dei soci”. Certo, viene da obiettare, per chi non riesce a concepire per acqua e beni comuni, altra forma gestionale che quella delle s.p.a.!
Così, una volta accolta l’analisi della formula per il riconoscimento degli oneri finanziari utilizzata dall’AEEG e, addirittura,  magnificata la scelta non più fissa (7%) ma variabile della misura dei suddetti oneri (dimenticando che la supposta “variabilità” ha già prodotto incrementi tariffari  medi del 13% rispetto al vecchio metodo normalizzato, mentre altri sono in arrivo con il nuovissimo MTI, emanato dalla stessa Authority…) il cerchio sembra ai giudici chiuso.  L’ultima  filippica, (anch’essa) tutta ideologica, a favore del libero mercato e della concorrenza e dei connessi vantaggi che ne deriverebbero agli utenti, serve ai giudici per (tentare di)  demolire il vulnus della retroattività del metodo transitorio a tutto il 2012, anch’esso oggetto di ricorso. Ebbene, è proprio grazie alla contestata retroattività che gli utenti non sarebbero incappati nelle maglie del ben più esoso metodo tariffario normalizzato (quello del 7%), è la conclusione trionfale dei giudici! Facendo finta di dimenticare che il parere  del Consiglio di Stato  263/2013,  ha già costretto i gestori a cantierare il rimborso della componente di profitto illegittimamente incassata nei cinque mesi lasciati scoperti a decorrere dal 21 luglio 2011, causa l’inapplicabilità post-referendum del vecchio metodo normalizzato!

Allo scenario aperto dal pronunciamento del TAR della Lombardia é stata dedicata gran parte della seduta del Coordinamento Nazionale del Forum, tenutasi sabato 22 marzo 2014 a Bologna. Unanime, da parte degli intervenuti, é stata la lettura tutta ideologica della sentenza ma palpabile era lo sconcerto rispetto a un così pesante e, soprattutto,  inatteso giudizio. Che sconta, inutile dirlo, anche una certa dose di ingenuità in chi pensava di affidare proprio (o, anche) alla magistratura l’esito di una battaglia che, a partire dai beni comuni, prefigura un nuovo paradigma economico e sociale in grado di segnare una forte e radicale discontinuità rispetto al modello liberista imperante (perché di questo stiamo parlando). E i magistrati milanesi dimostrano di averne consapevolezza e lo dichiarano: cancellare la remunerazione -come chiedono i ricorrenti- “finirebbe per lasciare spazio soltanto a modelli pubblicistici di gestione, escludendo così gli operatori privati dal settore idrico…”.  Come a dire, non rientra nella nostra funzione (giurisdizionale) rivoluzionare l’ordine esistente che è oggi, più che mai,ordine mercantile e capitalistico ma, esattamente all’opposto, é quello di sanzionare comportamenti devianti da tale ordine.  Allora, e concludono, che sia il legislatore a farlo oppure (non detto) fatelo voi se ne siete capaci!  Certo, a distanza di tre anni dai referendum, non sono mancate sentenze  favorevoli ai referendari ma, a ben vedere, esse hanno inciso su aspetti sì importanti della vicenda ma ben circoscritti (il tal Piano d’ambito, i cinque mesi di rimborso remunerazione etc.), mai ci si era spinti -come nel caso di specie- a richiedere pronunciamenti sull’intero assetto post referendum. E quando ciò é accaduto, la risposta dei giudici è stata lapidaria: é la legge del mercato, bellezza! Questo, al fine, ci insegna la sentenza del TAR.
Ne discende, e a Bologna c’era consapevolezza, che un eventuale ricorso in appello (Consiglio di Stato) dovrà essere vagliato attentamente perché, alla luce di un sì pesante pregresso, potrebbe sortire analogo negativo giudizio, con l’effetto ulteriore di porre -allora sì- una pietra tombale sull’intera vicenda referendaria.

Meglio, allora, ripartire concentrandosi sul rilancio delle note campagne, dall’Obbedienza Civile a quella per la ripubblicizzazione del s.i.i., dall’attuazione della legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica (da poco presentata) alla costituzionalizzazione del diritto all’acqua etc., senza, ovviamente, perdere di vista nodi esiziali, come il ricordato incombente processo di privatizzazioni (a cui non è estranea C.D.P.), quello rappresentato dai vincoli di bilancio, fino all’ambiguo atteggiamento di sindaci e amministratori locali sulla fuoriuscita dal patto di stabilità della gestione dei servizi pubblici locali… “sui quali rischia di infrangersi l’intera nostra azione se non sorretta da un’adeguata mobilitazione di forze in grado di connettersi con altre realtà attive sui territori e con le quali aprire vertenze per costruire percorsi condivisi” (M. Bersani). Da queste premesse é scaturita la proposta di una giornata di mobilitazione nazionale da tenersi intorno a metà maggio, un appuntamento -a detta degli acquaioli- che dovrebbe parlare a tutte/i e capace di porre al centro dell’agenda politica non solo il tema dell’acqua e dei s.p.l. (gestione dei rifiuti, trasporti…)  ma, più latamente, quello dell’intero universo dei beni comuni e della democrazia (come il recupero e la messa in sicurezza del territorio, lo stop alla cementificazione del suolo, alle Grandi opere, alla costruzione di nuove centrali e via discorrendo). Insomma, un appuntamento in grado di mobilitare tutto quel vasto arcipelago di comitati, reti, associazioni, singoli che nella consapevolezza dell’ineludibilità di codeste battaglie, sappiano assumerle e veicolarle come patrimonio collettivo.

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Prima di chiudere, una nota sull’Obbedienza Civile alla luce della sentenza del Tar.
Ovvio che la risposta più efficace resta l’intensificazione e  l’allargamento della campagna anche a quei comitati che, almeno fin qui, si sono arresi alle difficoltà (e alla fatiche!) che l’autoriduzione delle bollette indubbiamente comporta. E tuttavia non vanno sottovalutati alcuni interrogativi che la sentenza indubbiamente pone: quale impatto avrà su gestori, autoriduttori e comitati?
E’ lecito attendersi una recrudescenza di comportamenti intimidatori e vieppiù minacciosi anche da parte di gestori (leggi Acegas-Aps) che hanno tenuto, fin qui, un atteggiamento meno aggressivo di altri? Staremo a vedere.
E ancora: é lecito attendersi una radicalizzazione delle varie situazioni territoriali, per cui laddove il numero degli autoriduttori raggiunge soglie ragguardevoli e tali da autoalimentarsi… sarà ben difficile che il fenomeno si arresti mentre laddove i numeri sono irrisori (e se n’è  avuta avvisaglia in assemblea)  la sentenza potrebbe produrre effetti devastanti…?  In ogni caso, é stato rimarcato, agli autoriduttori bisognerà spiegare molto chiaramente che nel giudizio scodellato dal Tar c’è ben poco di giuridichese, ma che trattasi  di sentenza tutta ideologica…

E allora, non resta altro da fare che rimboccarsi  le maniche e riprendere, con rinnovato slancio,  quella che resta una battaglia di civiltà.

Perché oggi, più che mai, si scrive acqua… si legge democrazia!

alessandro punzo

 

Il TAR respinge il ricorso sulla tariffa dell’acqua La mobilitazione continua

Oggi, 27 marzo 2014,  è stata diffusa la sentenza del TAR Lombardia con cui si stabilisce che il ricorso promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario del servizio idrico elaborato dall’Autorithy per l’Energia Elettrica e il Gas non è stato accolto.

Prendiamo atto delle motivazioni della sentenza, ma ci tocca constatare che la lettura prodotta dal TAR Lombardia è appiattita sulla teoria economica dominante riproponendo l’assunto per cui il servizio idrico è sottoposto alle logiche del mercato e del profitto.
Come movimento per l’acqua ci teniamo, quindi, a denunciare la gravità di questa decisione in quanto assume un significato che va ben al di là del contenuto specifico del ricorso e attiene maggiormente a principi quali il rispetto degli strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione, ovvero il referendum, e il rispetto della volontà popolare. Infatti, ribadiamo che il metodo tariffario predisposto dall’AEEG viola palesemente l’esito del secondo referendum sul servizio idrico del giugno 2011, quello che ha abrogato la remunerazione del capitale investito nelle tariffe.

Come movimento per l’acqua proseguiremo la mobilitazione e le campagne volte alla piena e reale attuazione degli esiti referendari, attraverso la Campagna di Obbedienza Civile e quella per la ripubblicizzazione del servizio idrico, e valuteremo, entro breve, l’opportunità di ricorrere in Consiglio di Stato.
Roma, 27 Marzo 2014.                                                                       Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Da “IL MANIFESTO” 28 MARZO 2014
Il Tar cancella il referendum, l’acqua resta ancora una merce di Riccardo Chiari

Diritti negati. Sentenza choc dei giudici amministrativi. Il Forum dei movimenti: “Decisione gravissima, noi andiamo avanti”

Nono­stante il vit­to­rioso refe­ren­dum dell’estate 2011, il Tar della Lom­bar­dia ha riget­tato il ricorso del Forum dei movi­menti per l’acqua e della Feder­con­su­ma­tori con­tro l’inserimento nel sistema tarif­fa­rio della voce “costo della risorsa finan­zia­ria”. Una voce che di fatto ha ripor­tato in bol­letta, sia nel 2012 che nel 2013, la remu­ne­ra­zione del capi­tale del 7% can­cel­lata dal voto di 27 milioni di ita­liani. “Come sem­pre pren­diamo atto della sen­tenza — com­menta Cor­rado Oddi del Forum – certo non pos­siamo non notare che la deci­sione si muove lungo le diret­trici del pen­siero eco­no­mico domi­nante. Quello ‘main­stream’ per cui l’acqua è una merce, e il ser­vi­zio idrico va con­se­gnato al mercato”.

Di fronte alla sen­tenza dei giu­dici ammi­ni­stra­tivi, i movi­menti per l’acqua non arre­trano di un mil­li­me­tro: “Riba­diamo che il metodo tarif­fa­rio pre­di­spo­sto dall’Authority per l’energia elet­trica e il gas viola pale­se­mente l’esito del secondo refe­ren­dum sul ser­vi­zio idrico del giu­gno 2011, quello che ha abro­gato la remu­ne­ra­zione del capi­tale inve­stito nelle tariffe”. Dal canto suo il Tar lom­bardo, nel moti­vare la sua deci­sione, ritiene che dopo il refe­ren­dum — senza l’intervento dell’Authority – sarebbe seguita l’applicazione del vec­chio, ancor più sfa­vo­re­vole metodo tariffario.

In det­ta­glio i magi­strati ammi­ni­stra­tivi scri­vono: “L’ipotetico annul­la­mento della deli­bera 585/2012 (quella dell’Authority che rego­lava “tran­si­to­ria­mente” la tariffa del ser­vi­zio idrico inte­grato, ndr) non por­te­rebbe di per sé a un risul­tato utile per le asso­cia­zioni, essendo invece fon­data la pos­si­bi­lità dell’applicazione del ‘vec­chio’ metodo tarif­fa­rio. Qua­lora l’Autorità non avesse adot­tato il nuovo metodo, suc­ces­sivo al noto refe­ren­dum abro­ga­tivo, avreb­bero avuto comun­que vigenza le pre­ce­denti tariffe, mag­gior­mente sfa­vo­re­voli ai con­su­ma­tori di quello attuale. Non essendo imma­gi­na­bile una sorta di vuoto nor­ma­tivo tarif­fa­rio, avrebbe avuto in ogni caso appli­ca­zione il regime del Dm del 1996, in attesa dell’intervento di rego­la­zione”. Attri­buito nell’autunno 2011 all’Aeeg.

Fra le tante, a man­care nella sen­tenza del Tar è la spie­ga­zione di come l’Authority per l’energia elet­trica e il gas, for­mal­mente indi­pen­dente ma i cui mem­bri sono di fatto nomi­nati da governo e par­la­mento, possa ela­bo­rare un (pur tran­si­to­rio) metodo tarif­fa­rio che fa rien­trare dalla fine­stra, sotto la voce “oneri finan­ziari”, quella remu­ne­ra­zione del capi­tale can­cel­lata da un refe­ren­dum che ha rile­vanza costi­tu­zio­nale. Di qui la duris­sima presa di posi­zione del Forum: “Come movi­mento per l’acqua denun­ciamo la gra­vità di que­sta deci­sione, in quanto assume un signi­fi­cato che va ben al di là del con­te­nuto spe­ci­fico del ricorso, e attiene mag­gior­mente a prin­cipi quali il rispetto degli stru­menti di demo­cra­zia diretta garan­titi dalla Costi­tu­zione, ovvero il refe­ren­dum, e il rispetto della volontà popolare”.

La mobi­li­ta­zione, assi­cu­rano i movi­menti per l’acqua, non si fer­merà, e non è escluso (anzi) un ricorso al Con­si­glio di Stato con­tro la sen­tenza del Tar lom­bardo. Intanto però si pro­cede “secondo l’assunto per cui il ser­vi­zio idrico è sot­to­po­sto alle logi­che del mer­cato e del pro­fitto”, vedi la recente deli­be­ra­zione con la quale l’Aeeg ha appro­vato meto­do­lo­gia e pro­ce­dure per le tariffe 2014–2015. In rispo­sta, il Forum andrà avanti nelle cam­pa­gne di “obbe­dienza civile” per non pagare in bol­letta la remu­ne­ra­zione del capi­tale, e per l’effettiva ripub­bli­ciz­za­zione del ser­vi­zio idrico.

 

 

Il Veneto batte un colpo sul Nucleare!

Anche il Consiglio regionale del Veneto dice “No al nucleare!”

Adesso il governatore Zaia deve ritirare il consenso al decreto del Governo sulla localizzazione delle nuove centrali

23 / 3 / 2011

 

Ecco il comunicato stampa diffuso nel pomeriggio di mercoledì 23 marzo dal Comitato regionale veneto “Vota SI’ per fermare il nucleare”, segue sotto il testo integrale della mozione approvata dal Consiglio regionale del Veneto (con il solo voto contrario del PdL):

 

BENE IL CONSIGLIO VENETO SUL NO AL NUCLEARE IN REGIONE,

 

ORA SPETTA A ZAIA RITIRARE IL CONSENSO AL DECRETO DEL GOVERNO.

 

Il comitato regionale “Vota Sì per fermare il nucleare”, che ieri ha manifestato davanti al Consiglio e ne ha incontrato i capigruppo, saluta positivamente l’approvazione della mozione in Consiglio regionale contro la costruzione di una centrale nucleare in Veneto.

 

Il comitato ha chiesto un pronunciamento forte al Consiglio, e questo è arrivato tempestivamente. Ora spetta al presidente Zaia ottemperare altrettanto tempestivamente alla volontà del Consiglio ritirando il consenso che egli ha incautamente espresso ( il 3 marzo a Roma) al decreto governativo relativo ai criteri per l’individuazione dei siti nucleari, bocciato dalla maggioranza delle Regioni ma non dal Veneto. In quel documento di fatto si dice che se il governo decide di localizzare una centrale in Veneto lo potrà fare anche con il parere contrario della regione.

 

Il presidente Zaia può fare di più e meglio: chieda al governo il ritiro della legge che riapre le porte al nucleare in Italia, anche perchè se le centrali le costruissero a Mantova o a Ferrara, a pochi chilometri dal territorio regionale, i cittadini veronesi o i polesani non si sentirebbero certo rassicurati.

 

Sembra esserne consapevole il Consiglio Regionale quando rivolge l’invito ai cittadini di recarsi alle urne “auspicando la più ampia partecipazione alla prossima consultazione referendaria”. Un invito quanto mai opportuno che dimostra che anche la massima istituzione veneta non crede ai “ripensamenti”del governo. E’ ormai evidente che la “moratoria”costituisce solo un escamotage del governo per prendere tempo e tentare di svuotare il referendum.

 

E’ dunque della massima importanza l’invito rivolto dal Consiglio ai cittadini di affrontare la sfida referendaria per portare al voto almeno 25 milioni di cittadini e mettere al sicuro il nostro Paese dall’avventura nuclearista. Infatti solo il raggiungimento del quorum potrà consentirci di chiudere definitivamente l’era di una tecnologia vecchia, costosa, pericolosa( perché mette a rischio la salute e l’ambiente) ed aprire “una nuova epoca di green economy” capace “di produrre in Italia fino a un milione di posti di lavoro”.

 

Dal canto nostro ce la metteremo tutta per mettere in campo la più grande campagna referendaria mai messa in piedi con le forze del volontariato. Possiamo contare su centinaia di attivisti, decine di comuni amici, decine di conferenzieri, esperti e tecnici del settore. La nostra battaglia è appena cominciata.

 

Comitato regionale referendario “Vota SI’ per fermare il nucleare”

 

Venezia, 23 marzo 2011

 

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

 

NONA LEGISLATURA

 

MOZIONE

 


NO AL NUCLEARE IN VENETO!

 

presentata e approvata il 23 marzo 2011

 

Il Consiglio regionale del Veneto

 

PREMESSO CHE:
– con la legge 23 luglio 2009, n. 99 e il relativo decreto attuativo recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” il Parlamento ha approvato la volontà del Governo di avviare iniziative finalizzate al ritorno alla produzione di energia nucleare in Italia, con la costruzione di ben 10 centrali nucleari sul territorio nazionale;
– lo scorso 2 febbraio la Corte Costituzionale con sentenza n. 33/2011 ha dichiarato illegittimo l’articolo 4 del decreto delegato (D.lgs 15 febbraio 2010, n. 31) in materia di localizzazione nucleare, stabilendo il necessario coinvolgimento delle Regioni interessate dai siti atomici le quali dovranno, inoltre, esprimere un parere preventivo, obbligatorio anche se non vincolante, rispetto alle scelte del Governo;

 

RILEVATO CHE:
– Austria e Polonia non hanno avviato le loro centrali già costruite, Danimarca, Grecia, Norvegia e Irlanda hanno rinunciato alla costruzione; Germania, Belgio, Olanda, Scozia, Spagna e Svezia hanno deciso di frenare o addirittura non costruire più centrali nucleari nel loro territorio, puntando sulle energie rinnovabili così come tanti altri Stati stanno investendo grandi risorse sull’energia solare termica e fotovoltaica, sull’energia eolica, sulle biomasse e l’idroelettrico nonché sulla promozione del risparmio energetico di edifici e impianti;
– con il nucleare non ci si libera dalla dipendenza energetica dall’estero. Il nostro Paese è infatti sprovvisto di riserve d’uranio nel proprio sottosuolo e questo risulta l’unico combustibile utilizzabile per gli impianti nucleari, anzi il 90 per cento dello stesso è prodotto in soli una decina di Stati nel mondo, tra i quali il Congo e il Sudafrica. Il costo dell’uranio ha inoltre subito recentemente fortissimi aumenti passando dai 7 dollari a libbra del 2001 ai 137 del 2008;
– le riserve di uranio – calcolate dall’Unione europea – sono tali da permettere l’alimentazione dell’attuale parco mondiale consistente in 443 centrali funzionanti per circa cinquanta/sessanta anni, produzione che soddisfa solo il 5,8 per cento del fabbisogno energetico dell’intero pianeta;
– l’ipotesi di costruire una centrale nucleare in Veneto non può prescindere dall’analisi di alcune notevoli criticità. In primo luogo, il rischio sismico. In secondo luogo, la forte antropizzazione del territorio, ovvero la presenza di insediamenti abitativi diffusi, che rendono impossibile collocare un impianto nucleare rispettando la distanza dai centri abitati solitamente indicata per garantire i livelli minimi di sicurezza. In terzo luogo, la presenza di una centrale nucleare potrebbe avere conseguenze negative sull’economia – anche turistica – del Veneto;

 

CONSIDERATO CHE:
la ricerca nel settore nucleare sia per scopi energetici sia per usi diversi, anche medico-strumentali è certamente da favorire e promuovere;
– la risoluzione sul clima approvata il 25 novembre 2009 dal Parlamento europeo a maggioranza, riafferma il problema sicurezza e dice che “… pur sottolineando che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà il nucleare ad essere elemento importante del mix energetico nel medio termine, pure precisa che la questione sicurezza del ciclo va affrontata in modo adeguato e a livello internazionale…” ;
– la strategia decisa in sede europea propugna di realizzare entro il 2020 almeno il 20 per cento di riduzione di gas serra, in particolare la CO2, attraverso la produzione di almeno il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili e il miglioramento del 20 per cento dell’efficienza energetica di edifici e macchinari, obiettivi questi assai più impegnativi e rilevanti del programma nucleare, del Governo;
– su questa strada può decollare – in particolare nel Veneto – una nuova epoca di green-economy capace di promuovere ricerca, imprenditoria innovativa e nuove prospettive di lavoro anche per maestranze diversamente qualificate; ovvero una nuova, ecologica e diffusa spinta industriale;
– il mercato sta premiando l’innovazione, l’efficienza e il ricorso alle fonti rinnovabili e che la spinta della green economy può produrre in Italia fino a un milione di posti di lavoro;

 

RITENUTO CHE
– riguardo alla ripresa della produzione di energia nucleare in Italia ci si debba attenere alla volontà popolare espressa nelle forme previste dalla Costituzione;

 

auspica

 

la più ampia partecipazione alla prossima consultazione referendaria;

 

impegna la Giunta regionale

 

– ad esprimere fin da ora parere negativo all’eventualità di un insediamento nella Regione del Veneto di centrali nucleari, invitando il Governo della Repubblica a ripettare i pareri espressi dalle Regioni;
– a dichiarare l’indisponibilità ad ospitare nel territorio regionale centri, anche temporanei, per lo lo stoccaggio, smaltimento o smistamento di scorie radioattive;
– a elaborare un piano energetico regionale contenente forti programmi d’investimento per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che utilizzino fonti di energia rinnovabili;
– a valutare l’istituzione di un congruo fondo per l’efficientizzazione energetica di edifici pubblici e privati che intendano conseguire l’inserimento nella classe energetica B o A di casa-clima;
– ad invitare i parlamentari veneti ad attivarsi per promuovere una modifica della legge in premessa che salvaguardi il diritto alla autodeterminazione anche in materia energetica, previsto dal titolo V della Costituzione ed indicato anche negli articoli 2 e 4 dell’attuale Statuto del Veneto;

 

 

Referendum il 12 e il 13 giugno

COMUNICATO STAMPA

 

Referendum 12 e 13 giugno. Il Governo non si illuda, vinceremo i referendum

Il Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune apprende che le date scelte per lo svolgimento dei referendum sono quelle del 12 e il 13 giugno. Quella del mancato accorpamento con le elezioni amministrative è una decisione sconcertante, che “brucia” 400 milioni di euro e di cui il Governo dovrà dar contro ai cittadini.

Non si illuda la maggioranza, porre i referendum a metà giugno non scoraggerà gli italiani dall’andare al voto. Il Comitato Referendario è certo del successo referendario, del raggiungimento del quorum e della vittoria dei Sì per l’acqua bene comune.

Sabato 26 marzo tutte le italiane e tutti gli italiani sono invitati alla grande manifestazione per l’acqua a Roma, per gridare a tutti che un’altra Italia è possibile.


Roma, 23 marzo 2011



Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it

il Partito Democratico finalmente con le “idee chiare”…

La segreteria del PD sembra sia giunta ad una decisione in merito ai prossimi referendum: tre sì e un no (ma con alcuni distinguo e un rinvio ad un approfondimento dei gruppi parlamentari e della direzione).
Insomma tre sì e un nì si potrebbe meglio dire.
Da evidenziare un paio di errori nelle seguenti agenzie: la prima è il riferimento alla data di indizione che, unica cosa certa ad oggi, non sarà il 21 giugno; la seconda è l’abrogazione parziale del decreto Ronchi, cosa assolutamente non vera in quanto il nostro quesito richiede l’abrogazione totale dell’art. 23 bis così come modificato dall’art. 15 del c.d. decreto Ronchi.

Che la base del PD si faccia sentire viste le decine di circoli che hanno sostenuto e sostengono la campagna referendaria oltre alla manifestazione di sabato.

REFERENDUM: DAL PD TRE SÌ E UN NÌ = Roma, 22 mar. (Adnkronos) – Tre sì, sicuri, e un quarto se non in forse sicuramente da approfondire e articolare in modo compiuto. È l’orientamente del Pd sui referendum, emerso nella riunione di stamattina della segreteria del partito. I sì sicuri sono quelli sul nucleare, sul legittimo impedimento e sull’abolizione della legge Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici. Sul secondo quesito sull’acqua, quello sul capitale investito da parte dei gestori che potrebbe avere delle ricadute negative sulle bollette, il Pd si riserva un approfondimento anche per far emergere con maggiore chiarezza la proposta del partito sulla riforma del sistema di distribuzione, già depositata in Parlamento. L’argomento referendum, comunque, sarà all’ordine del giorno della Direzione di lunedì prossimo e verrà approfondito dai gruppi parlamentari. (Gmg/Col/Adnkronos) 22-MAR-11 14:42 NNN

REFERENDUM: SEGRETERIA PD, SÌ SU TRE QUESITI = (AGI) – Roma, 22 mar. – Il Pd si avvia ad appoggiare sicuramente tre dei quattro referenda che andranno al voto probabilmente il 21 giugno: sì sul nucleare, sul legittimo impedimento e sulla privatizzazione obbligatoria dei servizi idrici. È l’orientamento emerso questa mattina dalla segreteria del partito democratico, che dovrà ora essere ulteriormente approfondito nei gruppi parlamentari. La decisione finale spetterà alla direzione del 28 marzo. Il Pd però intende comunque portare avanti la propria battaglia per una riforma organica della distribuzione dell’ acqua. Per questo probabilmente non appoggerà il secondo quesito in materia, per l’abolizione dell’articolo del codice dell’Ambiente in base al quale i gestori caricano sulle bollette il 7 per cento a remunerazione del capitale investito.

REFERENDUM. DA PD 3 SÌ SU ACQUA, NUCLEARE E LEGITTIMO IMPEDIMENTO (DIRE) Roma, 22 mar. – Il Pd sosterrà i quesiti referendari sul nucleare, sul legittimo impedimento e sulla abrogazione di una parte del decreto Ronchi relativo all’acqua pubblica. Non sosterrà, invece, il secondo quesito referendario sull’acqua, che riguarda l’organizzazione del servizio, materia sulla quale i democratici hanno presentato una proposta di legge ad hoc. È la proposta che la segreteria del Pd porta alla direzione nazionale del prossimo 28 marzo. (Rai/ Dire)

Chi si fida di Luca Zaia?

La Regione Veneto dovrebbe legiferare quest’anno per sostituire l’ente di controllo sugli affidamenti dei servizi idrici integrati, i cosiddetti AATO aboliti dal Ministro Calderoli espropriando i sindaci dal controllo delle risorse idriche (W il federalismo).
Non si vede ancora nulla, tranne forse una ipotesi per l’ennesima S.p.a., che dovrebbe controllare altre s.p.a in totale opacità per i cittadini.
I precedenti sono comunque inquietanti viste le ultime azioni e dichiarazioni del nostro presidente, sul tema nucleare, rispetto alle quali riportiamo il comunicato del comitato Sì contro il Nucleare che si è radunato a Venezia martedì scorso per una manifestazione di denuncia:

Mai più Fukushima, né in Veneto, né altrove

E’ passata quasi inosservata, eppure la notizia è clamorosa. Il 3 marzo scorso, a Roma, la Regione Veneto ha dato il via libera al decreto del governo nazionale relativo ai criteri di localizzazione degli impianti nucleari e dei depositi di rifiuti in Italia. Un decreto bocciato dalla maggioranza delle Regioni, anche di centrodestra, ma non dal Veneto. La nostra Regione ha infatti espresso parere favorevole insieme a Campania, Lombardia e Piemonte. Il presidente Zaia si è subito premurato di rassicurare i cittadini veneti: “No, in Veneto una centrale nucleare non si farà”.

Ma non basta certo una dichiarazione di fronte alle telecamere per fermare il nucleare nel Veneto e in Italia. Soprattutto se Zaia contemporaneamente vota a favore di un decreto che considera “non vincolante” il parere delle Regioni. Traduzione: le Regioni possono dire quello che vogliono, ma alla fine saranno il Governo nazionale e gli investitori privati a decidere dove imporre le nuove centrali nucleari.
Altrochè “decidono i territori”.

E’ una norma autoritaria che, con il consenso di Zaia, assume per il nostro Veneto un significato particolare. Siamo infatti con il Delta, Chioggia e Cavarzere, il Polesine e la Bassa Veronese con Legnago, una delle aree dove più probabilmente ricadrà la scelta di uno o più siti destinati alla costruzione delle nuove centrali.

Ora che l’evidenza dei fatti e la crudezza delle immagini che ci giungono dal Giappone confermano l’intrinseca insicurezza del nucleare chiediamo alla Regione Veneto, al suo Presidente, alla sua Giunta, al Consiglio regionale di:

– pronunciarsi formalmente per il NO al nucleare, sul nostro territorio, come altrove;
– ritirare il consenso al decreto legislativo del governo;
– pronunciarsi per l’accorpamento della data del referendum con le elezioni amministrative, per risparmiare 400 milioni di euro e favorire la partecipazione popolare.

Il disastro in atto a Fukushima conferma tragicamente che la scelta nucleare è irresponsabile, pericolosissima per la salute di tutti noi, antieconomica e condannata dalla storia.

Ma impone anche, sul tema energetico, di farla finita una volta per tutte con i giochetti della politica sulla pelle dei cittadini, con dichiarazioni ai media smentite il giorno dopo dagli atti istituzionali. Non ci fidiamo dei ripensamenti tattici. C’è una strada sola di fronte a noi: l’abrogazione della legge 99/2009 sul ritorno al nucleare.

Siamo ancora in tempo per fermare questa scelta di morte in Italia: possiamo farlo costruendo la più ampia partecipazione popolare al referendum, per un voto che dica, chiaro e forte, SI’ per fermare il nucleare, SI’ alla vita, SI’ al ricorso a fonti energetiche pulite e rinnovabili, come quella solare del fotovoltaico, oggi sotto l’attacco del Governo. Il Veneto già oggi è sede di grandi e piccole imprese che hanno investito sullo sviluppo delle energie rinnovabili e creano lavoro pulito, ricerca e innovazione per migliaia di persone. E’ questo il futuro possibile che vogliamo per la nostra terra.

Per queste ragioni, manifestiamo martedì 22 marzo dalle ore 11 a Venezia, sotto le finestre di Palazzo Balbi, in occasione della riunione della Giunta regionale. Appuntamento in Campo San Tomà.

A SOSTEGNO DEL SI’ AL REFERENDUM PER FERMARE IL NUCLEARE
PER LIBERARE IL VENETO, L’ITALIA, IL MONDO DALL’INCUBO ATOMICO
PER LO SVILUPPO DELLE ENERGIE PULITE E RINNOVABILI

Comitato referendario veneto “Vota SI’ per fermare il nucleare”

Venezia 19/03/2011

Acqua radiattiva a Tokyo

Un articolo di Repubblica on-line oggi riporta un comunicato dell’amministrazione municipale di Tokyo: oggi (23 marzo) il livello di iodio radioattivo trovato nell’acqua della capitale, un enorme agglomerato urbano di 35 milioni di abitanti, eccede i limiti fissati per il consumo dei bambini. La centrale di Fukushima sorge a 240 chilometri a nord di Tokyo, la radioattività ci ha messo 10 giorni ad arrivarci e contaminare le falde acquifere.

Il 26 marzo in piazza per l’Acqua Bene Comune

COMUNICATO STAMPA

Il 26 marzo in piazza per l’Acqua Bene Comune

La manifestazione del 26 marzo 2011 (partenza corteo ore 14 – Piazza della Repubblica, ore 17 concerto in Piazza San Giovanni) è stata promossa dal Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune per sostenere il Sì ai referendum per la ripubblicizzazione dei servizi idrici, il Sì per fermare il nucleare e per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia. Sin dall’inizio, la manifestazione si è caratterizzata per essere luogo aperto e partecipato per coloro che si ritrovano in questi temi, per un’altra idea di modello produttivo e sociale, basato sulla possibilità di decidere da parte delle comunità locali. In tutte queste istanze è implicito l’impegno per la pace e contro ogni intervento militare come risoluzione delle controversie tra popoli e stati. È quindi benvenuta e naturale la partecipazione delle donne e degli uomini che si fanno portatori di valori legati alla vita, ai diritti e alla pace.

È tuttavia improprio far passare la manifestazione del 26 di marzo come una manifestazione unicamente e strettamente legata agli ultimi accadimenti in Libia.

La manifestazione del 26 marzo rimane quella che parte dalla battaglia per affermare l’acqua bene comune e per vincere i referendum. Un percorso in connessione con gli altri beni comuni, con i diritti, con la democrazia, con la pace. Per questo sarà una grande festa delle donne e degli uomini che vogliono tornare a decidere su temi che riguardano tutte e tutti.

Roma, 23 marzo 2011


Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
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