La crisi degli asini

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio.
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.
I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.
L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali.
Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 € l’una.
Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.
Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti.
Il corso dell’asino era crollato.
Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).
Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità …
Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte.
Noi li chiamiamo fratelli Mercato.
Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.
Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.
E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati)

Napoli: nasce ABC, il referendum non fa acqua

Da il Manifesto del 24/09/2011

di Adriana Pollice – NAPOLI
Nasce Abc, il referendum non fa acqua

 

«Basta Spa per amministrare beni pubblici di interesse collettivo» così ieri il sindaco Luigi de Magistris ha annunciato la trasformazione dell’Arin (la società per azioni, 100% comunale, che gestisce il servizio idrico partenopeo) in Abc Napoli, acronimo per «Acqua bene comune». Approvata la delibera di giunta, entro cinque giorni verrà calendarizzato il passaggio in consiglio e l’iter sarà completo, prima città in Italia a dare seguito alla vittoria referendaria di giugno. Giovedì era stato a Palazzo San Giacomo l’ex primo ministro francese Lionel Jospin, al centro dell’incontro il gemellaggio con Parigi proprio sui temi dei beni comuni e dell’acqua pubblica, materia sulla quale sta lavorando l’assessore al ramo, Alberto Lucarelli, docente di diritto a Napoli e alla Sorbona. È lo stesso assessore a spiegare: «Dalle due città partirà la raccolta di un milione di firme per introdurre la nozione di bene comune nello statuto europeo».
Intanto, Lucarelli traghetta in porto la trasformazione dell’Arin in azienda speciale di diritto pubblico: nel cda a 5 ci saranno 3 tecnici e 2 rappresentanti della cittadinanza attiva. Accanto al consiglio di amministrazione ci sarà il comitato di sorveglianza con poteri di controllo, anche qui troveranno posto i portavoce degli utenti. Niente profitto ma pareggio di bilancio: «Efficienza, economicità e trasparenza questi gli obiettivi, una governance di altissimo profilo» conclude Lucarelli, che il sei ottobre sarà a Parigi a illustrare il Laboratorio Napoli per i beni comuni, per poi rivelare: «I migliori docenti italiani di diritto societario mi hanno offerto il loro aiuto a titolo gratuito per contribuire alla rivoluzione in atto». Nello statuto anche il diritto al minimo vitale garantito per ogni utente e il fondo di solidarietà internazionale, cioè un fondo da destinare agli interventi per garantire l’accesso all’acqua a tutti i paesi, in collaborazione con le ong.
«La nuova società – spiega l’assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo – è uno strumento efficace per tenere basse le tariffe e consentire a tutti l’utilizzo delle risorse idriche. In altri comuni, come a Latina, le bollette sono aumentate fino al 3mila% a fronte di nessun investimento». Gli utili dell’Abc saranno invece reinvestiti per la realizzazione di opere e infrastrutture. La prima novità saranno quattro fontanelle pubbliche di acqua refrigerata (a piazza Municipio, aeroporto, stazione centrale e stazione marittima): «Speriamo che i beverini scoraggino l’utilizzo di bottiglie di minerale – commenta il vicesindaco Tommaso Sodano – Questo, accanto al divieto per i locali pubblici di distribuire bicchieri monouso, abbatterà i rifiuti prodotti».
«È partita la fase conclusiva della ripubblicizzazione – commenta l’avvocato Maurizio Montalto, presidente Legambiente per Napoli – e ne siamo entusiasti. Chiediamo che i consiglieri ricorrano al loro senso di responsabilità e ratifichino in tempi record l’azienda speciale». Positivo anche il giudizio di Alex Zanotelli, tra gli animatori dei referendum: «Ci aspettiamo che il comune convochi i suoi 15 rappresentati per proseguire la battaglia anche nel proprio ambito territoriale. Soprattutto adesso che, sotto la spinta dell’ultima manovra finanziaria, nel casertano si cercano di mettere le basi per una futura privatizzazione. La vittoria ai referendum sembra aver avuto un impatto maggiore all’estero che presso amministratori e governo italiani». In quanto alle due sedie nel cda, «Il mio posto è fuori – conclude Zanotelli – tra la gente, seguire quello che fanno le istituzioni, fare pressione perché venga rispettato il mandato popolare».
Nota della Redazione del sito: Ripubblicizzare si può, bisogna stimolare i nostri sindaci perché ci pensino seriamente (qualcuno ha detto Zanonato?)

 

L’acqua ferma l’onda liberista.

Pubblicato dal Corriere della Sera

Giovedì 16/6

Il referendum sul nucleare ha tirato la volata, ma quello sull’acqua ci ha messo l’anima profonda del cambiamento.

Ha interrotto una lunga fase, non solo quella di Berlusconi, ma quella del liberismo senza limiti di Regan, del ritiro della politica da ogni idea pubblica che ha contaminato tutti.

Viene da lontano, è figlia dei Forum Sociali Mondiali e di un lungo lavoro culturale di 11 anni e di lotte, che hanno scavato nelle coscienze dei cittadini, di dialogo con la chiesa e di confronto-scontro coi partiti.

Le privatizzazioni caratterizzeranno il dopo referendum e il dopo Berlusconi. Ma non si potrà ignorare che i cittadini hanno detto: che il servizio idrico va gestito pubblicamente e che vogliono partecipare alla definizione delle scelte che si faranno, sapendo che si scontreranno con destra e sinistra, ma sopratutto con Confindustria, Federutilty, multinazionali che hanno ripetutamente detto che le privatizzazioni devono stare al centro dell’iniziativa di qualsiasi governo.

C’è in giro il timore di un nuovo “fantasma che si aggira per il mondo”…Ed è il fantasma della partecipazione che si fa soggetto organizzato in reti nazionali ed internazionali, capace di darsi obbiettivi a tutti i livelli: dal fermare la mercificazione dell’acqua potabile, all’affermazione del diritto umano nelle istituzioni internazionali. Che ha rivitalizzato come in Uruguay e Berlino il referendum strumento della sovranità popolare. Ha introdotto il linguaggio dei beni comuni di cui oggi tutti parlano. Che non divide i popoli, non demonizza i partiti per trovare un proprio consenso, ma cerca consenso tra la gente per cambiare la cultura dei partiti e portarli a battersi con noi come è avvenuto in parte nei referendum.

Non ha chiesto: stai con Berlusconi o contro? Ha detto a tutti: guardate al mondo e ai suoi terribili problemi, sono anche nostri. Ban Ky-Moon nel 2008 ebbe a dire che siamo di fronte a una grande crisi idrica mondiale ed a una grande crisi energetica che si alimentano e provocano altre crisi, compresa quella alimentare.

Volevamo parlare di questo. Chiedere: perché l’accesso ai beni comuni indispensabili alla vita e che scarseggiano, deve essere regolato dal mercato?

Esiste ancora un interesse pubblico e una fiscalità generale? L’acqua potabile è un bene comune oppure per il fatto che occorrono interventi industriali, la sua natura diventa economica, il suo accesso diventa individuale, regolato dal mercato?

L’acqua è un diritto umano o è solo un bisogno individuale che si compera come sostengono le multinazionali e i Forum Mondiali dell’acqua partecipati da 160 governi?

Noi non abbiamo parlato di gratuità. Avremmo voluto spiegare che vogliamo garantire il diritto a tutti, a carico della fiscalità, 50 litri al giorno per persona come sostiene l’OMS e dopo tale consumo una tariffa progressiva sempre più cara per garantire il risparmio.

Per paura ci hanno resi muti. Ha parlato la politica, che trasversalmente volle le privatizzazioni, e rancorosi economisti senza anima che hanno ridotto tutto ad una questione di fredda contabilità.

Il soggetto della partecipazione esiste. Ora i partiti non sono i soli soggetti della politica, ma anche i movimenti. Un protagonista in più, che vuole incontrare con pari dignità i partiti e le istituzioni, riproporre la propria legge di iniziativa popolare che il governo non volle discutere e aprire il grande tema della costituzionalizzazione dei beni comuni.

I referendum sull’acqua ci segnala un cambiamento epocale il cui motore è stata l’acqua. Prendetene atto e non parlate sempre da contabili.

Emilio Molinari

15.6.2011

 

Dal nazionale

De pie, luchar,
que el pueblo va a triunfar.
Sera mejor la vida que vendra
a conquistar nuestra felicidad
y en un clamor mil voces de combate
se alzaran, diran,
cancion de libertad,
con decision la patria vencera.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: Adelante!
El pueblo unido jamas sera vencido,
el pueblo unido jamas sera vencido!

Un ingranaggio collettivo.
Era quello della memoria di Genova. Lì, 10 anni fa, si parlava di mercati e forme di resistenza, di multinazionali e di mercato, da li nascevano i primi discorsi sui beni comuni, iniziavano relazioni e battaglie in molti territori di Italia. Ma quell’esperienza si è anche chiusa con un incredibile riflusso sotterraneo che molto spesso è stato associato ad una sconfitta, al silenzio.

Ma quello che stava succedendo è che, come l’acqua sotterranea scava, anche i nostri discorsi, le nostre idee, i nostri comitati scavavano e intessevano relazioni profonde, radicali capaci di costruire una speranza, che come sostiene Aristotele, è un sogno ad occhi aperti.

E tutto questo si è trasformato nel movimento per l’acqua che ha iniziato un’avventura, quella del referendum, difficile, complicata e ricca di contraddizioni.
Giorno dopo giorno abbiamo visto materializzarsi sotto i nostri occhi la ricchezza sociale dei territori, un tesoro prezioso fatto di uomini e donne, di pensieri ed azioni.

Abbiamo conosciuto tutti/e voi, le vostre facce e i vostri sorrisi, il vostro tempo e il vostro impegno, la vostra determinazione ed intelligenza. Sappiamo che il popolo dell’acqua ha dei combattenti formidabili che hanno saputo e sapranno tutelare questa vitale esperienza valorizzandone i prossimi percorsi.
Quelli che parlano dell’acqua ma anche della democrazia, della partecipazione e della sottrazione delle nostre vite al profitto.

Oggi sappiamo di aver partecipato ad un nuovo ingranaggio collettivo che parlava una nuova lingua.
Quella del futuro.

Semplicemente, da parte nostra, grazie a tutti/e voi.

La segreteria operativa

Dalle amministrative al Referendum, le bandiere dei fori sociali

Dalle amministrative al Referendum, a dieci anni di distanza tornano a sventolare le bandiere dei fori sociali rafforzate da Internet

E’ un mondo nuovo quello che disegnano i Referendum. E’ un mondo dove il ruolo ineludibile dei “media personali di comunicazione di massa”, rende Internet e non più “Porta a Porta” la terza Camera del paese. Ma è un mondo anche antico dove trionfano le ragioni dei Fori Sociali sconfitte dal manganello a Genova giusto dieci anni fa. Il PD sale sul carro dei vincitori ma è atteso alla prova di un cambio culturale che finora non ha incarnato e che forse non è nelle sue corde. Intanto l’avversario berlusconiano è alle corde ma è pericoloso offrire sponde ai peggiori, i leghisti, per disegnare il futuro.

A Matteo Dean

di Gennaro Carotenuto

 

1) DA GENOVA 2001 AI REFERENDUM 2011 – A dieci anni esatti dal G8 di Genova, che fu il punto di inflessione della crisi di lungo periodo della nostra Repubblica, molte delle idee che sembravano spazzate via dalla nostra storia politica sotto i colpi di manganello e i lacrimogeni, riemergono, quasi improvvisamente e inaspettatamente, per trionfare con dei referendum dal contenuto etico-politico rilevantissimo. Vince oggi lo stesso blocco sociale del Genoa Social Forum, sinistra plurale dei movimenti, mondo cattolico, volontariato, gli elettori degli allora DS e Margherita, ma non i dirigenti di questi.

Vince oggi un blocco sociale che ha sempre continuato ad esistere e lottare per un’Italia migliore, pur sistematicamente occultato dai media, che rimette all’ordine del giorno il tema del fallimento etico e pratico del neoliberismo per rilanciare temi cruciali quali i beni comuni e un modello energetico che, basandosi sulle rinnovabili, non alimenti il mito della crescita infinita ma trovi un equilibrio con un pianeta allo stremo. E’ il blocco sociale degli italiani riflessivi che, leggono e pensano e che sconfigge oggi il nichilismo individualista del berlusconismo. I diritti sono più importanti dei profitti, hanno detto 26 milioni di italiani, qualcosa di inaudito dopo decenni di martellante propaganda inversa: i diritti come privilegi, il profitto come valore fondante della nostra società. A new beginning, un nuovo inizio in una terra incognita.

 

2) TATTICA E STRATEGIA DEL PD – Il Partito democratico, con una straordinaria faccia tosta, è salito sul carro referendario per proclamarsi vincitore. La cosa non è un male in sé, e alla vittoria il PD contribuisce in maniera decisiva. Ma è sorprendente che quello che fino a ieri si vantava di essere l’unico partito capace di liberalizzazioni, o che sosteneva che il referendum sul legittimo impedimento avrebbe potuto solo favorire Berlusconi, oggi faccia proprio questo successo. Appare sospetto in particolare l’antiberlusconismo oltranzista con il quale Pierluigi Bersani ha accolto e commentato il risultato. Chiedere le dimissioni del governo sembra a ben guardare una maniera di parlar d’altro rispetto ai temi referendari. Bersani sa che a vincere non sono stati i partiti ma i movimenti. In questi anni, soprattutto in regioni come la Toscana, il PD è stato il partito della privatizzazione dei servizi pubblici scontrandosi ripetutamente con la società civile. Adesso ne sposa le tesi con una facilità sospetta che non appare frutto di un cambiamento culturale nei modelli di società di riferimento di quel partito che finora è stato capace di disegnare appena un neoliberismo spurgato dei suoi tratti più intollerabili. E’ tattica o strategia?

 

3) DAL BASSO, DALLA RETE – Proprio Pierluigi Bersani appare però cosciente che qualcosa di straordinario sia successo in questo mese italiano e, nonostante le dichiarazioni di facciata, sa bene che non è stato il Partito democratico, che pure è al centro di ogni gioco, a condurre le danze. Il PD ha dovuto farsi piacere Giuliano Pisapia o Massimo Zedda (ed è stato battuto duramente da Luigi De Magistris) esattamente come si è fatto piacere dei referendum che non desiderava e che non facevano parte della sua cultura politica. In questo mese straordinario le danze sono state condotte dai movimenti, dalla forza orizzontale della Rete, dal sentirsi ognuno di noi protagonista della rivoluzione dei “media personali di comunicazione di massa”, da un mondo associativo che mal sopporta che il PD, all’ombra di zio Silvio, abbia costruito in questi anni una classe dirigente organica al modello e convinta che essendo l’egemonia culturale della destra destinata a durare in eterno tanto vale uniformarsi.

Delle due l’una: o non c’è alcun cambio di egemonia in vista, e allora i berluschini del PD (viene in mente Matteo Renzi) possono salvare le loro ben avviate carrierine gregarie, oppure il PD, se vuol cogliere l’esprit du siècle, dovrà rinnovare profondamente i propri quadri aprendosi ad aria e gente nuova e liberandosi di tanti yes-men senza qualità che ognuno di noi conosce. Tutto ciò ha valenze politico-culturali profonde ma tocca anche, a breve termine, le strategie di uscita dal berlusconismo. Se Pisapia, Zedda e De Magistris avessero perso e i referendum non avessero fatto il quorum nessuno avrebbe fermato il dalemiano “modello Macerata” (UDC+PD a guida dei primi). Quel modello, che vuol dire anche il predominio assoluto della “politica politicante”, della politica plebiscitaria che convoca le masse solo per autocelebrarsi, dopo amministrative e referendum diviene improponibile, ma l’alternativa è di là dall’essere chiara e sostenibile.

 

4) DEMOCRAZIA DIRETTA E INTERNET “TERZA CAMERA” – L’istituto referendario, dato per morto, ha battuto un colpo, ma non per questo gode di buona salute. Di sicuro si dimostra che dopo vent’anni di orgia maggioritaria fino al plebiscitarismo, che ha portato all’umiliazione del sistema parlamentare con il porcellum, che riempie le camere di uomini senza qualità scelti per l’obbedienza al capo, alcuni elementi di democrazia diretta possono essere un correttivo importante o comunque i cittadini (se ancora il loro volere conta qualcosa) hanno dimostrato di considerare importante tale (scomodo, per i partiti) correttivo. Sarebbe facile sciogliere il nodo della crisi dei referendum: raddoppiare le firme e dimezzare il quorum. Ma è una soluzione troppo ragionevole perché i partiti attuali possano accoglierla. Proprio la forza della Rete, che nessuno può più sottovalutare e che non potrà che continuare a crescere mano a mano che la generazione degli analfabeti informatici scomparirà, impone però una scelta del genere. Internet, altro che “Porta a porta”, è divenuta la vera terza Camera, un “poder popular” orizzontale dove le idee circolano senza veti e senza censure, dove le regole della propaganda non valgono ma vale semmai il contrario. E’ il “vento del Cairo”, dove la politica, se vuole incontrarsi con i cittadini, è obbligata a far proprie le istanze e i modelli comunicativi di questi. Così nessun centralismo democratico è più possibile e gli elettori del “movimento 5 stelle”, che al secondo turno delle amministrative hanno tranquillamente voltato le spalle a Beppe Grillo votando per i candidati di centro-sinistra, dimostrano quanto difficile per i dirigenti sia intercettare il consenso.

 

5) USCIRE DAL LEGHISMO NON MENO CHE DAL BERLUSCONISMO – Non fa più notizia che la maggioranza non abbia difeso le sue stesse leggi facendo campagna per il “no”. Fa notizia che questa volta sia andata male. Silvio Berlusconi, che appare davvero a fine corsa, si è rifugiato nell’andare a mare che era già stato fatale per il suo sodale Bettino Craxi. Il risultato è per lui esiziale. Perde l’arma delle leggi ad personam per difendersi dai processi, come perde la possibilità di compensare col nucleare molti amici degli amici. Si guarda le spalle per capire chi è Bruto. Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Roberto Formigoni, i romani Alemanno e Polverini, i cosiddetti “responsabili” comprati ieri e pronti a rivendersi oggi.

Da sinistra in molti confidano che la Lega stacchi la spina. E’ una speranza che dà erroneamente per scontato che il più grande partito del paese sia destinato a implodere alla caduta del fondatore mentre invece la Lega sia destinata a restare e ad essere recuperata al gioco democratico e perfino cooptata in maggioranze alternative. Sembrano credere davvero che le elezioni amministrative le abbia perse solo Silvio e non la Lega e non sembrano cogliere che la Lega sia stata la spina dorsale dell’ideologia della destra mentre il PdL si stia frantumando in feudi più piccoli al sud come al centro e al nord.

Forse è vero che tatticamente tutto vale per liberarsi di Berlusconi ma a patto di non dimenticare cos’è la Lega: un partito razzista, rapace, che in questi anni non ha avuto remore a seminare l’odio tra gli italiani, a calunniare sistematicamente parte di questi oltre che a umiliare sistematicamente i migranti. Questa (vero Massimo d’Alema?) non è mai stata e mai potrà essere una costola della sinistra. La Lega non è neanche una destra normale, è una destra antimoderna, violenta, antinazionale che interpreta la logica del branco, del più forte che schiaccia il più debole, una destra che usa la democrazia per svuotarla di senso. Così l’uscita dalla crisi italiana sarà pensabile solo se finalmente la cultura leghista verrà esposta al ludibrio in tutta la sua infamia e marginalizzata al di fuori di un rinnovato “arco costituzionale” che, paradossalmente, contiene il centro-destra post-berlusconismo ma non la Lega.

 

Gennaro Carotenuto su https://www.gennarocarotenuto.it

 

 

 

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GRAZIE A TUTTI!

Un GRAZIE sentito a tutti noi, proprio tutti. Questa è l’Italia MATURA, che con un movimento popolare occultato dai media di massa, dalle televisioni nazionali di stato e non, con rare eccezioni, è stato in grado di mobilitare milioni e milioni di Italiani, non contro questo o quel governo, ma per la difesa trasversale di un bene comune necessario all’esistenza di ogni comunità.

Un risultato che compensa delle fatiche, un risultato che apre una strada ancora più importante: bloccato il processo di privatizzazione, ora bisogna invertire la marcia e procedere verso la vera partecipazione dei cittadini alla gestione comune dei beni comuni. La strada è impervia, prova ne  sono i comunicati dei politici e l’assenza anche in questa fase dei Forum dalla scena mediatica, ma insieme a tutti voi cammineremo, assieme a tutti voi torneremo ad abitare gli spazi da cui siamo stati via via allontanati, perché

SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA

Redazione acqua bene comune padova

Tutto e tutti contro i referendum

Care e cari,

a sei giorni dal voto Ballarò e Anno Zero pare non vogliano ospitare il nostro comitato in studio, preferendo dare la parola sui referendum ai soliti volti che affollano ogni settimana quelle trasmissioni. Abbiamo diffuso questo comunicato lamentando una grave mancanza di rispetto per chi in questi anni ha condotto una fondamentale battaglia di democrazia sull’acqua bene comune.

Se volete scrivere a Ballarò per dire la vostra potete farlo a ballaro@rai.it, se volete fare lo stesso con Anno Zero potete utilizzare il form presente sul loro sitohttps://www.annozero.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-5e39f909-2a39-4b2a-bb7d-002e4dc375b1.html

Saluti esterrefatti,

Luca

COMUNICATO STAMPA

Ballarò e Anno Zero: no ai comitati referendari in studio

A sei giorni dai referendum del 12 e 13 giugno, il Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune è costretto a rilevare un vero e proprio muro di gomma rispetto ai talk show di informazione Rai.

Le prossime puntate di Ballarò e Anno Zero saranno interamente dedicate ai referendum, nonostante questo le testate giornalistiche preferiscono chiamare in trasmissione rappresentanti partitici: gli unici, a quanto pare, abilitati a parlare in televisione. Troviamo scandaloso che il Comitato Promotore, quello che ha raccolto un milione e quattrocentomila firme e che ha promosso i referendum venga sistematicamente escluso o ridotto al ruolo di comprimario. Un vero e proprio blocco a chi non ha in tasca una tessera partitica, in barba agli autorevoli appelli del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, che aveva raccomandato la presenza dei comitati promotori nei programmi Rai. Ricordando a tutti che il Comitato Promotore è un soggetto costituzionalmente riconosciuto rimaniamo basiti di fronte alla mancanza di rispetto per il lavoro di migliaia di volontari sparsi per tutto il territorio nazionale.

Ci spiace constatare la disattenzione di programmi percepiti più attenti alle tematiche sociali. Diamo invece atto a Bruno Vespa di aver invitato a Porta a Porta un rappresentate del Comitato Promotore dei referendum pro acqua pubblica.

Roma, 6 giugno 2011–
Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it

Martinelli: C’è chi gioca con i referendum

https://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2807&fromHP=1

L’atteggiamento dei media nei confronti dei referendum, e in particolare ai due quesiti sull’acqua, è un attentato al quorum. Dopo aver “relegato” per oltre un anno al rango di non notizia la questione della privatizzazione del servizio idrico integrato, oggi creano le condizioni per un’appropriazione indebita dei quesiti referendari da parte dei partiti (vedi comunicato sotto).

Il primo a riconoscerlo e a scriverlo, lucidamente, è stato Stefano Folli, dalle colonne de Il Sole 24 Ore. Il 1° giugno ha scritto: “All’improvviso i tre referendum di giugno diventano la nuova minaccia mediatica, prima ancora che politica, pendente sul centrodestra. C’è una logica in tutto questo. Le firme sono state raccolte soprattutto da Di Pietro, con l’appoggio di Vendola e poi con il sostanziale avallo di Bersani. Oggi il triplice referendum è un cannone pronto a sparare contro gli spalti governativi. Ma è anche un mastice che lega fra loro i destini di Partito democratico, Italia dei Valori e Sinistra e Libertà. L’asse fra i tre, uscito consolidato dalle amministrative, cerca nel voto referendario la consacrazione. Chi potrà mai rimetterlo in discussione, se il 13 giugno si sarà raggiunto il ‘quorum’?”.

Folli dimentica, e non è il solo, che l’eventuale raggiungimento del quorum non è merito di questi soggetti; che le firme (un milione e quattrocento mila) sono state raccolte da un Comitato referendario formato da realtà di base, che aveva esplicitamente richiesto ai partiti di fare un passo indietro. Perché fosse possibile votare i referendum nel merito, e non come quesiti “pro” o “contro” il presidente del Consiglio e la permanenza in carica dell’esecutivo.

Nell’ultimo mese, e con maggiore intensità nell’ultima settimana, dopo il risultato del ballottaggio nelle elezioni amministrative, uomini politici di diversi schieramenti hanno fatto outing, dichiarando il proprio “sì” ai due quesiti sull’acqua. A volte, sfidando la disciplina di partito. Altre, manifestando totale incomprensione “nel merito” del referendum. Tra i tanti, vale la pena ricordare il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, del Partito democratico, che prima annuncia il proprio voto positivo sui due quesiti, poi in un’intervista a Il Sole 24 Ore (domenica 6 giugno) spiega che in Toscana “la gestione è ancora troppo frammentata. Tant’è che stiamo facendo una legge che prevede un solo Ato (ambito territoriale ottimale, ndr) regionale per cui abbiamo già approvato l’indirizzo nella Finanziaria 2011”. Un Ato unico che -in Toscana- risponde esclusivamente agli interessi di quattro soggetti: Acea, l’ex municipalizzata di Roma quotata in Borsa, Suez, la multinazionale francese, Francesco Gaeatano Caltagirone e Monte dei Paschi di Siena. Non serve ricordare che sono tutti soggetti privati.

Se nonostante l’atteggiamento dei media il quorum dovesse esser raggiunto, il Comitato referendario sa bene che a partire dal 14 giugno dovrà rimboccarsi le maniche per tornare a discutere con questi soggetti (e con questa classe dirigente) una vera riforma del servizio idrico integrato che posso riportare la gestione pubblica e un governo partecipato della risorsa.

continua su www.altreconomia.it

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Luca Martinelli - Altreconomia
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Digiuno 9 giugno a Roma e Morosini Vescovo di Locri

Carissimi laici,

l’appello che abbiamo fatto e che rinnoviamo ai sacerdoti, frati e suore, di scendere in piazza a S. Pietro il 9 giugno, alle ore 12.00, ha come obiettivi:

  • innanzitutto manifestare la solidarietà e il sostegno a tutti i laici che sono impegnati da molto tempo per salvaguardare l’acqua come bene comune;
  • ma  anche per stimolare la nostra Chiesa istituzionale ad avere più coraggio nel difendere l’acqua come madre della vita, accanto a tutti i laici credenti che lo stanno facendo.

Per questo, rinnoviamo l’invito solamente ai sacerdoti, religiosi e religiose a scendere in piazza S. Pietro per il digiuno “salviamo l’acqua” del 9 giugno (vedi il programma sotto).

 

Abbiamo molto apprezzato la richiesta dei laici a partecipare con noi, ma sottolineiamo l’importanza nel dare un segno forte sulla scia dei monaci tibetani, e quindi lasciare che giovedì 9 giugno siano solamente i preti, le suore e i frati a mobilitarsi nel scendere in piazza.

 

Rivolgiamo l’invito ai laici credenti di fare un momento di digiuno, di silenzio e di preghiera nelle proprie città durante il sabato 11 giugno, alla vigilia dei referendum, coinvolgendo anche i propri sacerdoti, religiosi e religiose.

 

Un abbraccio fraterno.

p. Adriano Sella e p. Alex Zanotelli

Programma per il digiuno del 9 giugno in piazza San Pietro (Roma)

– ore 12.00: inizio del digiuno con una preghiera e un canto
– ore 12.00-14.00: digiuno e silenzio
– ore 14.00: tutti in cerchio e con le mani unite, si conclude con la preghiera del Padre Nostro

Ci sarà un grande striscione da porre nel mezzo con la seguente scritta: “Signore, aiutaci a salvare l’acqua!”.

Scarica l’inervento chiaro e coragggioso del Vescovo di Locri

Sconti per chi si deve spostare per andare a votare!

Treni
Per i viaggi degli elettori residenti in Italia, i biglietti ferroviari nominativi a tariffa ridotta sono rilasciati dietro esibizione della tessera elettorale e di un documento di identità (unicamente per il viaggio di andata è ammessa l’autocertificazione). I biglietti hanno un periodo di utilizzazione di venti giorni (stabilito per ogni consultazione) e devono essere convalidati prima di iniziare il viaggio di andata e quello di ritorno.
La procedura ha subito un certo ritardo, e dopo telefonate e fax di sollecito alla direzione di Trenitalia, l’aggiornamento in merito è che dal 1 giugno sarà possibile acquistare i biglietti con lo sconto del 70% (maggiore delle altre consultazioni) su tutti i treni a lunga percorrenza.
Tutte le informazioni le troverete quindi da domani 1°giugno a questo link o presso le biglietterie.

Aereo

Per i viaggi effettuati con il mezzo aereo sul territorio nazionale, e’ riconosciuta agli elettori un’agevolazione per il viaggio di andata alla sede elettorale dove sono iscritti e ritorno, nella misura del 40 per cento del costo del biglietto; non è possibile applicare tale agevolazione sulle offerte o sui biglietti scontati. L’importo massimo rimborsabile non può essere superiore a 40 euro per il viaggio di andata e ritorno per ogni elettore. Le linee aeree che hanno aderito sono Alitalia e Blu-express; trovate qui la circolare.