PETIZIONE PER ACCORPARE IL REFERENDUM CON LE AMMINISTRATIVE

Il ministro Maroni ha dichiarato di voler fissare la data dei referendum domenica 12 giugno, ovvero l’ultima data utile prevista dalla legge. Una data strategica se pensiamo che negli ultimi quindici anni i referendum di giugno non hanno mai raggiunto il quorum!

Noi avevamo chiesto invece che si facesse in concomitanza con le amministrative e ciò in accordo col principio costituzionale che prevede di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino il circuito della democrazia sia diretta, sia rappresentativa.

È evidente infatti che la concreta possibilità di tre consultazioni elettorali nell’arco di un mese (amministrative, ballottaggio e referendum) potrà costituire un serio rischio alla partecipazione dei cittadini sia per le amministrative che per il referendum. Inoltre, offende lo spreco di danaro pubblico che non si giustifica in assoluto, ma tantomeno può essere accettato in un periodo di crisi e di tagli asfissianti.

Chiediamo pertanto al Capo dello Stato, nell’ambito delle sue prerogative istituzionali, di assumere le iniziative necessarie al fine di adottare (o indurre ad adottare) l’atto referendario in concomitanza con le consultazioni amministrative.

Sarebbe un autentico atto di garanzia contro l’arroganza e la scorrettezza del governo che non sembra voler tener in nessun conto che è la prima volta nella storia della Repubblica che una richiesta referendaria viene sottoscritta da quasi un milione e mezzo di cittadini.

Questo dato va rispettato!

Firmate on line la petizione disponibile sul sito nazionale

Comitato padovano 2sì per l’Acqua Bene Comune

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2 Comments

  1. Il referendum è previsto nella legislazione italiana come istituto di democrazia diretta.

    Con esso, il popolo sovrano bypassa la delega parlamentare ed esprime direttamente un suo parere modificativo ovvero estintivo di una legge o di parte di essa.

    Il ricorso al referendum, come tutte le cose in Italia, è stato distorto ed abusato.

    Inizialmente, fu il partito radicale a fare un ricorso continuo ed eccessivo all’istituto del referendum, riuscendo a dettare modifiche di significative parti della legislazione su argomenti di enorme valore, quali quella che modifica l’istituto del matrimonio (referendum sul divorzio) e quella che regola addirittura la possibilità di non partorire un figlio vivo (aborto).

    E queste storiche quanto importanti modifiche legislative furono realizzate dal partito radicale che poteva contare su di uno sparuto gruppo parlamentare, corrispondente ad una misura di solo il 2% del consenso popolare.

    Fatto che, in un sistema con enormi sbarramenti alla volontà popolare diretta ed a democrazia bloccata come era quello senza alternanza di governo della prima repubblica potrebbe anche essere comprensibile, anche se non giustificabile, poichè esso stesso fonte fondante di una prassi sconsiderata dell’abuso pregiudizievole degli istituti e delle istituzioni democratiche.

    Non certo in quello odierno, però, laddove la sovranità popolare trova nell’alternanza una più completa possibiltà di espressione.

    Successivamente, si arrivò ad amputare il futuro ed il benessere di questo paese attraverso il cosidetto No al Nucleare, scelta sbagliata e dannosa che famiglie ed aziende oggi pagano molto cara.

    Ma dov’è l’abuso, vi chiederete, nel ricorso a queste forme di democrazia diretta?

    Ora veniamo al punto.

    Un istituto di democrazia diretta come il referendum ha il senso di imporre una volontà popolare che non trova veicolazione attraverso la delega parlamentare ed il rapporto fra cittadini e partiti politici.

    E’ quindi essenzialmente (e secondo me, esclusivamente) offerta a liberi comitati referendari composti da cittadini a vocazione partecipativa, e non, come è sempre avvenuto, abusato dalle segreterie politiche di quel sistema partitocratico che l’istituto stesso del referendum tende a superare.

    L’ennesimo paradosso italiano dell’abuso continuato ed aggravato che si fa della legge.

    E veniamo ai giorni nostri, laddove taluni incauti, criticano la scelta del governo italiano di scindere le elezioni amministrative dalla votazione referendaria.

    Perchè vengono scisse le due votazioni?

    Semplice, perchè è proprio un partito di opposizione a questa maggioranza di governo che ha raccolto le firme previste per un referendum abrogativo, strumento il cui esercizio, è invece riservato alla esclusiva sovranità popolare.

    Non sono i cittadini che hanno chiesto di esprimersi su un aspetto legislativo, ma è l’opposizione politica italiana che, in continua emorragia di consensi popolari, abusa dell’istituto referendario come strumento surrogatorio di un potere che il popolo gli ha già negato nell’urna elettorale:

    quello di deliberare a maggioranza dei voti sulle leggi in vigore.

    Ecco perchè il governo ha rifiutato la possibilità di far votare contemporaneamente le consultazioni amministrative ed il referendum:

    per impedire che il contemporaneo test elettorale che propone una consultazione del popolo sovrano a livello locale, fosse influenzato da scelte che evidentemente sono avverse alla guida politica dell’esecutivo stesso, poichè originate da comitati referendari fittizi, sui quali tavoli, sventolavano bandiere di partiti politici, e sulle quali sedie, sedevano esponenti e militanti di partito delle opposizioni.

    Bene ha fatto quindi, l’esecutivo italiano nella persona dle ministro dell’interno On. Roberto Maroni a scongiurare una contemporaneità di espressione della sovranità popolare che potesse interagire ed influenzare il consenso dato ad un partito ed il voto referendario abrogativo di una legge.

    E se, taluni parlamentari seduti sui banchì delle opposizioni criticano questa scelta con la motivazione di un aggravio di spese relative alle consultazioni, a questi sprovveduti va ricordato che, non è in questi termini che si recupera quel consenso che il popolo sovrano non ha voluto concedere loro nelle dovute sedi consultive, e non è abusando di un istituto di democrazia diretta che potranno vincere quelle elezioni nazionali che essi hanno già perso, ne tantomeno, usarlo come una “clava politica” per abbattere una maggioranza di governo.

    Inoltre, va detto con chiarezza estrema che, una consultazione referendaria non è violentabile a piacimento ed abusabile al pari di un sondaggio o di un termometro sensibile dell’opinione pubblica nei confronti dell’azione della maggioranza di governo, poichè questo è un ulteriore abuso che spreca, questo sì, danaro pubblico in maniera speciosa e falsata, in abuso di un istituto come quello referendario che, ormai dal lontano 1995 non supera il quorum richiesto, e soprattutto, snaturando e svilendo un importante strumento democratico.

    Ecco tutto.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

  2. Caro Gustavo,
    la livello teorico possiamo essere d’accordo con quanto scrivi, e ci sono delle argomentazioni che condividiamo anche nella pratica. Sempre nella pratica tuttavia ci sono alcuni punti essenziali di cui tener conto, per aiutarci ad agire come uomini politici nel mondo reale della politica partitocratica italiana, sempre più distante dalla politica civile:
    1) I Referendum in questione sono stati promossi da due comitati distinti e che non si sono mai intersecati: il Forum dei movimenti per l’acqua, in cui non ci sono partiti, per i 2 quesiti relativi alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, e il partito dell’IdV, contro il ritorno al nucleare e il legittimo impedimento. Abbiamo fatto di tutto perché l’IdV non si inserisse con i suoi due quesiti in una campagna già avviata proprio per evitare che un così vasto movimento civile fosse inquinato da incursioni partitiche, cosa che come immagginavamo sta avvenendo ora.
    2) Il concetto di maggioranza e minoranza, in Italia, dovrebbero essere accompagnate dall’eventuale aggettivo “relative”. Il legittimo impedimento e il ritorno al nucleare è espressione di una maggioranza relativa, l’abbandono del nucleare invece parla di maggioranza assoluta, comunque calpestata.
    3) E ancora, la maggioranza assoluta delle forze politiche in parlamento è contraria alla ripubblicizzazione dell’acqua. Grazie al controllo dei massmedia di fatto non c’è trasparenza né equità di confronto per la campagna tra gli schieramenti del Sì e del No. Il No punta sull’astensione non per consapevolezza acquisita, ma grazie al sotterramento dell’informazione: il diritto all’astensione è comunque sempre salvaguardato in seggio dalla possibilità di non prelevare le schede referendarie, l’accorpamento invece aiuterebbe a far conoscere l’esistenza della possibilità di esprimersi in merito ed eventualmente anche di esercitare l’astensione.


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