SOCIETA’ DELLA CURA

PADOVA

Rifiuti Urbani e loro smaltimento

Elaborazione dati da:

Arpav Rapporto rifiuti urbani ediz. 2020 (anno 2019)

AIA Regione Veneto Decr. n. 78 del 6/9/2017

HestAmbiente Relazione Trimestrale III° Trimestre 2020 del 27/11/2020

  1. La produzione dei RU (rifiuti urbani) è di 2.311.000 tonnellate.

Negli ultimi venti anni varia tra le 2.100.000 e le 2.400.000 tonnellate annue

  • A livello di bacino, Padova centro produce 157.542 tonn/anno (procapite 570 kg/ab/anno) è la più alta dopo Venezia. Padova Sud 116.798 (procapite 460 kg/ab/anno)

Il bacino Padova centro è formato da Padova, Abano, Albignasego, Casalserugo e Ponte San Nicolò. Il bacino Padova Sud è composto da 56 comuni padovani (vedi Bacini rifiuti allegato al Dgrv n. 13 del 21/1/2014)

  • Negli anni la quantità procapite di rifiuto raccolto in modo differenziato è aumentata mentre quella di rifuto residuo è diminuita attestandosi nel 2019 a 119 kg/ab/anno (il piano regionale 2020 prevedeva 100 kg).

Grave è che negli ultimi 5 anni non si siano fatti passi avanti

  • Tutti i bacini superano la media nazionale del 58,1% tranne Padova centro e Verona città. L’obiettivo del piano Veneto previsto dal D.lgs. 152/06 per il 2012 era del 65%.

I Comuni che raggiungono i migliori risultati sono quelli che adottano il sistema di raccolta domiciliare spinto e la tariffazione legata al pagamento del servizio commisurato alla quantità dei rifiuti prodotti

  • Nel 2019 che fine hanno fatto le 2.310.597 tonn. di RU del Veneto?
Rifiuto da raccolta differenziata 1.729.000 tonn. 
viene recuperato attraverso la trasformazione in organico e il recupero di materia (vetro, carta, plastica, metalli, legno, rifiuti elettrici ed elettronici) con uno scarto di circa il 7%
Rifiuto Residuo 581.000 tonn.
Nei 7 Impianti veneti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) entrano 429.000 tonn ed escono 325.000 tonn. pari al 75,75% dei rifiuti entrati.
I quali vengono a loro volta smaltiti in vari modi (recupero, trattati, inceneriti, discarica).
Il rimanente più gli scarti dalla raccolta differenziata e del trattamento meccanico biologico viene:
bruciato nei 2 inceneritori di Padova e Schio (239.000 tonn.)
inviato nelle 9 discariche (413.000 tonn.)
  • Le tonnellate di rifiuti bruciati nei 2 inceneritori veneti di Padova e Schio nel 2019 divisi tra Rifiuti Urbani, EER19212, Sanitari e Rifiuti Speciali

Il carico termico dell’impianto di Padova è di 68,75 GCal/h e la capacità nominale di trattamento è:

L 1 – 6,25 t/h con un potere calorifico inferiore (p.c.i.) rifiuti di 2500 kcal/kg, pari a 150 t/g – 54.750 t/a

L 2 – 6,25 t/h con un potere calorifico inferiore (p.c.i.) rifiuti di 2500 kcal/kg, pari a 150 t/g – 54.750 t/a

L 3 – 12,50 t/h con un potere calorifico inferiore (p.c.i.) rifiuti di 3000 kcal/kg, pari a 300 t/g – 109.500 t/a

La capacità massima di trattamento annuale, comprensiva di tutte e tre le linee, non potrà comunque superare 245.000 t/anno con periodo p.c.i, di riferimento pari a 2400 kcal/kg. (AIA del 2017)

La nuova linea 4 avrebbe la stessa potenza della linea 3

  • La tabella indica i quantitativi di rifiuti conferiti all’inceneritore di Padova dal 2017 al 3° trimestre del 2020. Nel 2019 e nel 2020 diminuiscono a causa di fermate impreviste delle linee 1 e 2 (Relazione Hestambiente 27/11/2020)

Nel 2019 su 238.922 tonn. bruciati a Padova e Schio, 156.228 tonn. vengono bruciati a Padova, pari al 65,39%. Padova, con la 4° linea brucerebbe tutti i rifiuti del Veneto.

  • Le due tabelle indicano i rifiuti prodotti dall’inceneritore di Padova in t/a e in % dal 2017 al 3° trimestre 2020 (Relazione Hestambiente 27/11/2020)


  • Rifiuti smaltiti nelle 9 discariche venete, di cui una è privata. Nel 2019 nelle 8 pubbliche sono stati smaltiti 413.000+(285.000 rifiuti non del 2019). 65.559 tonn sono rifiuti urbani.

Il volume residuo delle discariche venete al 31/12/2019 è di circa 1.700.000 mc.

Nel 2020 sono stati autorizzati per Legnago (VR) altri 520.000 mc.

e per S. Urbano altri 995.000 mc.

  1. Guida della Commissione Europea per i Piani         Nazionali di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan)
                Nel principio guida: “Non arrecare un danno significativo” vengono fissati 6             obiettivi ambientali
            Gli inceneritori non rispettano 5 obiettivi ambientali su 6
Producono significative emissioni di gas serra con aggravamento dei cambiamenti climatici
Peggiorano gli effetti negativi del clima attuale e futuro
Causano un significativo incremento di emissioni di inquinanti in atmosfera
Causano un significativo inquinamento delle acque
Danneggiano l’economia circolare per il mancato riciclaggio dei rifiuti e recupero di materiali
            Nel Recovery Plan meglio non presentare progetti per nuovi inceneritori.
            La bocciatura è assicurata
  1. Quante tonnellate di CO2 escono dall’inceneritore di S. Lazzaro?

                                Quanto aumenterà la cessione in atmosfera di                 CO2 con la quarta linea?

Nel progetto di Hestambiente non si dice nulla
perché la 4° linea va in senso contrario alla scelta della decarbonizzazione programmata dalla UE per contrastare il riscaldamento globale e la conseguente emergenza climatica.  
L’inceneritore di Modena (Hera) per bruciare 230.000 tonn. di rifiuti immette in atmosfera 200.000 tonn. di CO2  


  1. Gli inceneritori sono altamente inquinanti.        Oltre alla CO2 diffondono nell’aria centinaia di   composti e miscele che non sono neppure       monitorati: esempio i Pfas
La concentrazione al metro cubo può essere nei limiti di legge (non può essere altrimenti), ma quello che conta è il flusso di massa delle sostanze che escono dai camini in un anno.
            L’inceneritore di Fusina è autorizzato alle seguenti emissioni
4 tonn. di polveri sottili
95 tonn. di Ossidi di Azoto
24 tonn di Anidride Solforosa
240 kg di metalli pesanti (Cromo, Cadmio, Nichel, Arsenico ecc.)
47 mg di diossine
altri composti chimici e miscele non monitorati, come i PFAS
  1. Gli inceneritori sono il problema non la soluzione
aumentano il riscaldamento globale
è una tecnologia superata 
blocca il processo virtuoso di riduzione – selezione – recupero di materie prime
Le province più virtuose e più avanzate nello smaltimento rifiuti sono quelle che non hanno costruito inceneritori come Treviso, Pordenone e Mantova
Padova, che ha l’inceneritore, è ai primi posti in regione per produzione di rifiuti ed è agli ultimi posti per raccolta differenziata


  1. Padova è una delle città più inquinate d’Europa
Le polveri sottili PM10 oltrepassano costantemente il n° di superamenti consentiti
Le polveri fini PM2,5 sono ad un passo dalla soglia critica
Il Benzo-a-pirene (cancerogeno) è costantemente al di sopra del limite
L’Ozono in estate supera spesso il valore obiettivo per la salute
In un’aria così si deve togliere e non aggiungere inquinamento (direttiva europea sulla qualità dell’aria).
La 4° linea bruciando altre decine di migliaia di tonnellate di rifiuti disperderà in atmosfera ulteriori quantitativi di polveri sottili, polveri fini, Ossidi di Azoto, Ozono, metalli, Benzo-a-pirene, Diossina, PFAS, ecc.


  1. RILEVAZIONI DELLE CENTRALINE
Le centraline posizionate nell’area di controllo dell’inceneritore
APS1 via Dell’Internato Ignoto a Forcellini
APS2 via Carli a Mortise
Evidenziano nel 2019 (dati ARPAV)
Aps1: più sforamenti del limite per le polveri sottili PM10 (rispetto a Mandria e Arcella)
APS1 e APS2: più superamenti dei limiti per l’Ozono (rispetto a Mandria)
APS2: superamento della media annuale per le polveri fini PM2,5 (rispetto a Mandria)
APS2: superamento della soglia di allarme per l’ozono    


  1. I PFAS NON VENGONO INCENERITI MA DISPERSI      IN ATMOSFERA DAI CAMINI dell’inceneritore
Bruciare nella 4° linea anche il percolato delle discariche contaminato da composti PerfluoroAlchilici PFAS (circa 4.000 composti)significa disperdere nell’ambiente queste sostanze pericolose. Il legame Fluoro-Carbonio è molto stabile: si rompe al di sopra di 1.400 °C.
L’inceneritore funziona a 850-900 °C: non dà alcuna garanzia di distruzione dei PFAS.
A queste temperature possono formarsi nuovi composti pericolosi detti PIC.
EPA (Ente Americano per l’Ambiente) ha chiuso nel 2020 l’inceneritore NORLITE dello Stato di New York “fino a quando non sia dimostrato che sia in grado di distruggere i PFAS e non di disperderli nell’ambiente
  1. Proposte e obiettivi:
no alla quarta linea
chiudere prima e seconda linea
tenere in funzione la terza linea finché necessario
adottare strategie e investire per ridurre i rifiuti:
adottare la tariffazione puntuale
aumentare e potenziare la raccolta differenziata: estendere il porta a porta a tutti i quartieri;introdurre la raccolta di pannolini e pannoloni, che rappresentano circa il 40% del rifiuto secco, come fa Contarina a Treviso, ecc. ecc.
ristrutturare e potenziare gli impianti di trattamento meccanico-biologico: lettori ottici ed altre tecnologie innovative di separazione per valorizzare i materiali a recupero
installare nuovi sistemi di recupero-valorizzazione dei rifiuti: esempio: vedi sistema di estrazione di acqua pulita, ammoniaca, fosforo ed altri componenti dai fanghi degli impianti di depurazione, con produzione di energia, appena installato a Bolzano, su progetto della Human Bio Innovation di Quinto di Treviso
gestire il ciclo dei rifiuti in house e con tariffa senza profitto

MANIFESTZIONE CONTRO LA QUARTA LINEA DELL’INCENERITORE

SABATO 8 MAGGIO 2021 ORE 15.00

PARCO IRIS VIA FORCELLINI

No quarta linea inceneritore di S. Lazzaro

Sì dismissione linee 1 e 2

Sì graduale riduzione 3a linea

Vogliono bruciare dalle 60.000 alle 80.000 tonnellate di rifiuti in più all’anno: Padova già brucia circa il 65% del rifiuto residuo della regione (160.000 t. su 239.000 t), con la 4° linea Padova brucerà l’80-90% dei rifiuti veneti da incenerire: non vogliamo essere costretti per i prossimi 25 anni come minimo, a bruciare rifiuti anche speciali che vengono da fuori regione!

E’ un progetto sbagliato, sovradimensionato, pericoloso per la salute e per l’ambiente: inquina l’aria e le acque, aumenta il riscaldamento globale, brucia fanghi e percolati contenenti PFAS che vengono diffusi nell’ambiente.

E’ un problema di tutta la città: respiriamo aria inquinata che ci porta malattie, sulla quale occorre agire per ridurre e non aumentare l’immissione di polveri, fumi e gas.

E’ un progetto superato, in contrasto con la nuova normativa europea sui rifiuti: I rifiuti non si bruciano si riciclano

Sì riduzione dei rifiuti

Sì raccolta porta a porta

Sì riuso e riciclo

Firma la petizione on line change.org NO ALLA QUARTA PADOVA

Inquadra il QR code

Le Associazioni, i Comitati ed i cittadini  contro la quarta linea dell’inceneritore di S. Lazzaro

VOLANTINO-DOCUMENTO

Sì riduzione dei rifiuti
Sì raccolta porta a porta
Sì riuso e riciclo
No quarta linea inceneritore
Sì dismissione linee 1 e 2
Sì graduale riduzione 3a linea

Entro il 31 marzo numerose associazioni, comitati, organizzazioni sociali e politiche, consiglieri e cittadini di Padova, Venezia, Noventa, Maserà, Riviera del Brenta, Saonara, Cadoneghe, Campodarsego e Selvazzano hanno inviato le osservazioni sul progetto della quarta linea dell’inceneritore di S. Lazzaro, che evidenziano le gravi inadempienze e carenze dei documenti presentati da Hestambiente S.r.l. 

Mancata attuazione del Piano Regionale dei Rifiuti scaduto nel 2020  e assenza del nuovo Piano.

La regione Veneto e molti comuni, in particolare Padova, negli ultimi 5 anni non hanno fatto passi in avanti: la quota di raccolta differenziata stabilita nel Piano Regionale, che non prevedeva nuovi inceneritori, non è stata raggiunta.

La quarta linea non serve.

Se si fosse applicato il piano regionale ormai scaduto la sola terza linea sarebbe già oggi sufficiente a smaltire i rifiuti residui, sarà addirittura sovradimensionata quando si applicheranno le migliori pratiche già esistenti sul territorio regionale.

Mancata coerenza con la normativa sull’Economia circolare e con le nuove norme europee sui Rifiuti: è il recupero di materia, non il recupero di energia che interessa l’economia circolare; per l’Europa  gli inceneritori non rispettano 5 obiettivi ambientali su 6: in particolare producono significative emissioni di gas serra: con la quarta linea Le emissioni di CO2 aumenteranno da 190.000 a 230.000 t/anno; causano un significativo incremento di emissioni di inquinanti in atmosfera e nelle acque e danneggiano l’economia circolare per il mancato riciclaggio dei rifiuti e recupero di materiali. 

Mancata presentazione di ipotesi alternative: la vera alternativa all’incenerimento è il potenziamento della raccolta differenziata e della selezione del rifiuto secco: se entro il 2025, quando dovrebbe entrare in funzione la quarta linea, il Veneto raggiungesse anche solo la quota del 76% di raccolta differenziata, prevista come obiettivo dal piano reg. scaduto, la terza linea e le linee di Schio sarebbero più che sufficienti per bruciare il rifiuto residuo di 188.000 t circa.

Inadeguata valutazione dell’inquinamento dell’aria: deve essere considerato il flusso di massa delle sostanze che escono dai camini in un anno, non il semplice rispetto dei limiti per mg/m3.

La quarta linea inquinerà di più, si passerà: da 1,2 a 1,9 t/anno di PM10; da 48 a 62 t di Ossidi di Azoto; da 0,22 a 0,27 kg di IPA; da 1,6 a 1,9 mg di Diossine. E altre centinaia di composti chimici e miscele sconosciuti o non monitorati come i PFAS.

Tutta la città di Padova respira aria inquinata sulla quale occorre agire per ridurre e non aumentare l’immissione di polveri, fumi e gas. Le centraline posizionate nell’area di controllo dell’inceneritore, APS1 in via Dell’Internato Ignoto a Forcellini e APS2 in via Carli a Mortise, evidenziano nel 2019 i dati peggiori per le polveri sottili PM10, per le polveri fini PM2,5 e per l’Ozono.

Mancata valutazione dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute: mancano dati epidemiologici, relativi alla popolazione dei quartieri più esposti ed in generale alla popolazione padovana, sull’incidenza di malattie da polveri sottili ed irritanti respiratori: malattie acute e croniche dell’apparato respiratorio, dell’apparato cardiocircolatorio, tumori del polmone e della vescica; da segnalare che PM10  e inquinamento atmosferico aumentano gli effetti della Covid 19, in quanto ne favoriscono le forme gravi.

Mancata considerazione del rischio da aumento dei gas di scarico dei mezzi pesanti, in relazione  all’aumentato scarico di rifiuti.

Mancata valutazione della ricaduta al suolo e del bioaccumulo, degli inquinanti persistenti, quali IPA, Diossine, Policlorobifenili, Furani, PFAS, tramite analisi delle matrici ambientali e animali (suolo, acque, vegetazione, uova, latte materno) oltre che analisi sulla presenza di metalli pesanti nelle unghie dei bambini. Prima di realizzare nuove linee dell’inceneritore, i cittadini hanno il diritto di sapere qual è il livello di accumulo di questi composti, molti dei quali cancerogeni certi, attorno all’impianto e nelle persone.

Impatto negativo sull’economia del territorio, in relazione alla quantità e qualità dell’occupazione: l’incenerimento concentra  fatturati  e  ricchezza  nelle grandi aziende; secondo stime europee, per 1 addetto nella filiera della combustione sono 40 gli addetti in quella del recupero e riciclo.

Non può essere autorizzata la richiesta di bruciare fanghi e rifiuti liquidi contenenti PFAS, in quanto l’incenerimento non garantisce la degradazione di tali composti pericolosi, ma si rischia di diffonderli dal camino nell’ambiente, dove persistono a lungo, entrando nella catena alimentare ed esplicando la loro azione nociva di interferenti endocrini, cardiotossici, sospetti cancerogeni.

Padova già brucia circa il 65% del rifiuto residuo della regione (160.000 t. su 239.000 t), con la 4° linea Padova brucerà l’80-90% dei rifiuti veneti da incenerire; non vogliamo essere costretti per i prossimi 25 anni come minimo, a bruciare rifiuti anche speciali che vengono da fuori!

Il costo della quarta linea di 100 milioni di euro verrà recuperato interamente con progressivi aumenti della Tassa Rifiuti (TARI).

Vogliamo investimenti finalizzati a:

  • estendere a tutta la città la raccolta porta a porta, con tariffazione puntuale (paghi quanto produci)
  • potenziare gli impianti di trattamento meccanico biologico, introducendo separatori con tecnologie avanzate come i selettori ottici che consentono il recupero di materiali riciclabili (plastica, vetro, carta) da rifiuto secco residuo per circa il 25%.
  • attuare la raccolta differenziata di pannolini e pannoloni e relativo smaltimento e trasformazione

il comune deve togliere la raccolta rifiuti ad AcegasApsAmga, che, appartenendo come Hestambiente al gruppo Hera spa, guadagna dall’ incenerimento, non avendo alcun interesse a ridurre i rifiuti stessi.   Come ha fatto il comune di Forlì: in poco più di un anno il rifiuto secco da incenerire si è dimezzato ed hanno già raggiunto l’80% di raccolta differenziata.

Firma la petizione on line change.org NO ALLA QUARTA PADOVA

Inquadra il QR code

Le Associazioni, i Comitati ed i cittadini  contro la quarta linea dell’inceneritore di S. Lazzaro

NO alla quarta linea dell’inceneritore di Padova!

INCENERIMENTO E DIFFERENZIATA SONO INCOMPATIBILI

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE

HERA S.p.a. ha di recente annunciato l’intenzione di realizzare una quarta linea dell’inceneritore di S. Lazzaro, dove le linee operative allo stato attuale sono tre, nonostante due di esse avrebbero già dovuto essere soppresse con l’avvio della terza, nel lontano 2010. Il nuovo progetto arriva a Piano Regionale scaduto, ma a quanto pare in accordo con la regione stessa. Ciò significa che HERA S.p.a. si assume quelle che dovrebbero essere decisioni di interesse collettivo arrogandosi una funzione programmatoria che non le spetta, con buona pace della trasparenza dei processi. Già questo basterebbe per opporsi all’opera annunciata, ma le ragioni sono molte di più.

Le attuali linee dell’inceneritore bruciano intorno alle 160.000 tonnellate annue di rifiuti. In tutta la regione Veneto, secondo i dati Arpav, nel 2019 si sono incenerite 238.922 t/a di rifiuti su un totale di 2.311.00. La quarta linea, funzionando a regime, dovrebbe trattare un volume superiore al potenziale della prima e della seconda messe insieme e, congiuntamente alla terza, raggiungerebbe circa 245.000 t/a. Con la quarta linea, quindi, l’inceneritore di Padova giungerebbe a trattare una quantità annua di rifiuti di superiore al totale bruciato in regione nel 2019. Sempre che si smantellino davvero le prime due linee, altrimenti lo scenario peggiora.

Tutto questo è in evidente contraddizione con l’estensione progressiva della raccolta differenziata nel comune di Padova, che – se verranno realizzati i passaggi previsti per alcuni quartieri – aumenterà di vari punti percentuali. Una nuova linea dell’inceneritore non ha alcun senso, a questo punto, se non quello di una convergenza a Padova di rifiuti provenienti da altre zone del Veneto e da fuori regione.

Un colosso come HERA S.p.a. non può che puntare alla massimizzazione dei PROPRI utili, guardando ai PROPRI margini operativi e all’ampliamento delle zone di influenza. Non rientrano tra le sue priorità la tutela della salute, la riduzione dei rifiuti non riciclabili, un modello di gestione compatibile con le nuove emergenze ambientali che vada in direzione di un decongestionamento rispetto a tutto quanto torna nell’ecosistema sotto forma di inquinamento terrestre e atmosferico.

Ricordiamo che Padova presenta valori di inquinamento dell’aria estremamente preoccupanti: nel 2020 si è andati sopra i limiti di legge per la salute umana in misura pari al 240% sugli sforamenti consentiti. Se consideriamo che nella nuova linea saranno inceneriti, mescolati ai rifiuti solidi, percolati provenienti da discariche contenenti PFAS che si aggiungeranno ai tradizionali inquinanti emessi da impianti di questo tipo, l’impatto sulla salute e sull’ambiente dell’inceneritore di Padova diventa ancora più drammatico.

Per tutte queste ragioni, il progetto della quarta linea dell’inceneritore va respinto. Ciò di cui invece c’è urgente bisogno è:

1) La dismissione progressiva dell’intero impianto, a partire dalle linee 1 e 2.

2) Il progressivo riutilizzo dei prodotti e il riciclo sempre più massiccio dei rifiuti: i 100 milioni messi a bilancio da HERA S.p.a. per la quarta linea potrebbero (e dovrebbero) essere impiegati per generalizzare in tempi brevi un modello di raccolta avanzato e sostenibile.

La direzione da seguire dev’essere quella della conversione circolare delle attività di consumo e produzione, di modo che il ricorso alla termovalorizzazione e alle discariche sia sempre meno necessario. Nella prospettiva di una drastica riduzione dei rifiuti, chiediamo che cosa si stia facendo nei confronti del polo logistico (Interporto e ZIP) e della grande distribuzione per esigere la riduzione degli imballaggi che appesantiscono le operazioni di raccolta e smaltimento. E torna anche utile chiedersi dove vanno a finire i rifiuti che i cittadini raccolgono in modo diversificato. I benefici derivanti dalla filiera del riciclo e del riuso sembrano non interessare!

Una gestione privata, quale quella di HERA S.p.a., anteporrà sempre il profitto di pochi all’interesse comune. Affinché l’erogazione di servizi pubblici essenziali quali il trattamento dei rifiuti, i trasporti e la fornitura di luce, acqua e gas rispondano a bisogni reali e non a logiche di mercato, mettendo quindi al primo posto la tutela della salute, dell’ambiente e dei diritti fondamentali di ogni persona, riteniamo che la strada da percorrere sia quella della ripubblicizzazione di tutti questi servizi e del controllo democratico sulle decisioni di interesse collettivo.

Sta in ogni caso a tutte e tutti noi, cittadine e cittadini di Padova e abitanti dei quartieri (a partire da quelli più direttamente interessati dalla presenza dell’inceneritore), far sentire la nostra voce e proporre con forza le nostre istanze: ambiente e salute sono beni comuni da sottrarre alle strategie di business!

All’amministrazione comunale e ai suoi rappresentanti nei Consigli di Amministrazione di HERA S.p.a. e di AcegasApsAmga S.p.a. diciamo: è il momento di esprimersi chiaramente in senso contrario all’ulteriore potenziamento dell’inceneritore di Padova. In tutti gli ambiti di competenza, a cominciare dalla Conferenza dei Servizi.

Invitiamo la cittadinanza tutta e organizzazioni collettive di ogni genere a aderire e partecipare al:

NASCE LA RETE BENI COMUNI

SABATO 24 APRILE

PARCO CAVALLEGGERI

(PARCO PRANDINA)

Ore 14.30: Accoglienza

Ore 15.00: Perché una Rete dei Beni Comuni a Padova?

        Presentazione e discussione sulla Rete e il suo Manifesto

Ore 16.30: Divisione in Gruppi di Lavoro:

  1. Cosa sono gli usi civici?
  2. Quale futuro per l’Ex Prandina?
  3. Perché l’Acqua non è ancora un Bene Comune?

Ore 17.30: Restituzione in plenaria e Conclusioni

Aria, acqua, suolo, patrimonio culturale e paesaggistico, salute, conoscenza, qualità della vita, infrastrutture, spazi di socialità, condivisione e mutualismo. Beni Comuni perché riguardano tutte e tutti, Beni Comuni perché necessari alla vita e al benessere delle comunità. Beni Comuni perché dovrebbero essere liberi dalle logiche del profitto e della speculazione e rispondere esclusivamente ai bisogni reali e alla loro piena soddisfazione, senza discriminazioni. “Dovrebbero” perché al momento non è così… E’ per questo che anche a Padova alcune realtà sociali e singole cittadine e cittadini sentono la necessità di dare vita a una Rete per i Beni Comuni. Non un semplice coordinamento, ma un vero spazio di incontro, di discussione e di azione collettiva.

 La Rete nasce in un momento storico che mostra più che mai l’importanza della cura del Bene Comune e non è un caso che l’urgenza di riunirci e creare forme di condivisione intorno a questo tema emerga proprio quando più forte è la spinta alla solitudine, all’isolamento, all’individualismo del “si salvi chi può”. La nostra città invece vive di esperienze collettive, associazioni e realtà sociali, nonostante il fatto che gli sgomberi a cui abbiamo assistito negli scorsi anni abbiano rischiato di impoverirne il tessuto. Ci interessa dunque la proposta, di cui si sta discutendo a livello comunale, di dotare Padova di un “Regolamento cittadino dei Beni Comuni e degli Usi Civici” e intendiamo muovere i nostri primi passi come Rete per monitorare dal basso il percorso di approvazione del regolamento, ma soprattutto per dimostrare attraverso l’agire pratico quello che intendiamo per Beni Comuni e Partecipazione.

 La Rete è aperta a tutte e tutti. E’ una realtà eterogenea, fatta da persone con percorsi differenti alle spalle, ma convinte allo stesso modo che solo attraverso forme di cooperazione, sussidiarietà orizzontale, solidarietà, gestione collettiva e condivisa delle risorse che caratterizzano il territorio in cui viviamo, si possa generare un vantaggio per l’intera comunità, in termini sia di risorse a disposizione, sia di godimento dei diritti universali.

 È con lo sguardo al futuro, in questo periodo di pandemia che mostra tutte le ingiustizie del sistema in cui viviamo, che vi invitiamo a questo primo momento di condivisione, nel quale presenteremo la bozza del nostro Manifesto e discuteremo insieme di come costruire una Rete per i Beni Comuni che sia uno strumento utile per la nostra città.
Ci vediamo nei pressi della Ex Prandina, luogo simbolo di ciò che potrebbe essere un Bene Comune e invece non lo è. Insieme possiamo far sì che non siano più gli interessi di pochi e le speculazioni a vincere, ma le comunità che si prendono realmente cura dei beni che riguardano tutte e tutti.

Al seguente link puoi leggere la Bozza di Manifesto e aderire alla Rete: https://www.benicomunipadova.it