Si può fare politica

Uno scritto di emilio Molinari

Tra poco 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per il referendum sull’acqua pubblica, e il nucleare. Per impedire il quorum il governo ha negato l’election day, per il solo voto di un radicale e l’assenza di 10 parlamentari del centro sinistra. 400 milioni spesi per evitare il quorum.

Nazionalmente il PD evita ancora di prendere una posizione pubblica per il Sì ai referendum. Teme di dividersi al proprio interno, mentre centinaia di realtà di questo partito si stanno esprimendo e si impegnano per i Sì!

Ma ciò che più preoccupa il sottoscritto è il silenzio e l’indifferenza per i referendum, mostrata finora da quel popolo capace di mobilitarsi, di indignarsi e di scendere in piazza e da parte di quegli uomini e donne che per ruolo pubblico e mediatico sono in grado di dare impulso ai messaggi.

Per questo popolo i referendum sull’acqua pubblica e il nucleare, malgrado la drammatizzazione  che quest’ultimo ha avuto con il Giappone, sembrano ancora lontani dall’essere compresi nella loro portata e immediatezza politica.

Solo il “Via Berlusconi” coniugato di volta in volta da indignazioni per gli attacchi alla Costituzione, alle donne, alla giustizia ecc… sembra appassinare questo popolo e spingerlo a mobilitarsi in milioni.

Donne, intellettuali, attori, cantanti, giornalisti, associazioni d’ogni tipo sono pronti ad unirsi per il “Via Berlusconi”, ma poi sui contenuti tornano al proprio particolare. Non è politica questa, forse indebolirà il personaggio, ma non la cultura di massa che lo esprime e sopratutto, permettetemi, ci rende indifferenti ai contenuti capaci di incidere nella cultura dominante, che tra pochi mesi saremo chiamati tutti al voto referendario e che vincere o perdere non riguarda solo i promotori. Ma è una grande opportunità per cambiare come cittadini, la politica di questo paese e non solo.

Un mese fa al Palasharp di Milano erano presenti Saviano, Eco, Zagrebelsky il meglio della cultura italiana…ma solo Paul Ginsborg ha parlato di acqua e di referendum. Per tutti gli altri, l’agenda politica reale, lo scontro concreto, sembrava non esistere e continua a non esistere.

Nelle straordinarie manifestazioni delle donne nessuna delle organizzatrici ha parlato di nucleare o di acqua, eppure l’acqua è la vita, è la madre, è la donna. L’acqua è, più d’ogni altra questione, in grado di incidere nella cultura berlusconiana o leghista, eppure il nucleare si è riproposto con tutta la sua tragica attualità.

La manifestazione per l’acqua pubblica e il nucleare a Roma il 26 marzo, è stata grande, bella, intelligente, ma non è stata dell’ampiezza di altre in particolare di quella delle donne e non ha avito la benedizione di questo movimento o dei grandi personaggi, a parte Celentano. Perché?

Il mio sconcerto sta qui. E continuerò a chiedere a Saviano o a tutti agli altri intellettuali il perché del loro silenzio, come continuerò chiedere alle donne che pure considero l’interlocutore principale per i referendum, perché tanta indifferenza per i grandi problemi di questo nostro tempo? Problemi di oggi, universali, per i quali la nostra generazione è chiamata a decidere e a rispondere per le generazioni future.

I referendum e le profonde motivazioni che li determinano, sono una battaglia che va ben al di là delle nostre miserie nazionali, non cercano consenso ad un partito o ad uno schieramento, vanno ben al di là della privatizzazione di un servizio, l’aumento di una tariffa o l’idiozia della crescita energetica che motiva il nucleare. Parlano della VITA.

L’indignazione per Berlusconi è cosa sana, ma non rimescola le carte, non sposta consensi, non è capace di ridare alla politica l’idealità e il senso, perduto, dell’interesse pubblico.

Il testamento del 93 enne partigiano francese, Stephan Hassel, ultimo vivente degli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci dice: indignatevi! per i perduti diritti universali alla vita, alla salute, alla scuola, alla pensione, per la svendita dei beni comuni.

Diritti trasversali. Capaci di rispondere al vuoto dei partiti e rompere quegli  interessi  che bloccano e logorano come un cancro la politica italiana e mondiale.

La percezione è di essere sull’orlo di un abisso. La crisi finanziaria in Europa scarica 4 trilioni di euro sul debito pubblico per salvare le banche, taglia la spesa pubblica e privatizza.

La crisi economica non può più essere affrontata con il rilancio dei consumi, perché vengono meno le risorse e il nucleare esplode in mano agli apprendisti stregoni. La crisi energetica e la crisi idrica si alimentano tra loro e generano la crisi alimentare che investe miliardi di persone e di cui si intravvedono già gli effetti catastrofici nelle migrazioni, nelle rivolte, nelle guerre.

Ebbene i referendum affrontano questo ordine di problemi. Chiamano tutti alla materialità delle questioni e al pari tempo all’etica, alla spiritualità dei beni comuni, al senso di comunità.

I referendum non sono di un partito, non sono nemmeno di sinistra, indicano che abbiamo superato il “limite”. Il referendum per l’acqua pubblica è chiesto da 1,4 milioni di persone, che trasversalmente per una volta tanto non parlano con la voce della “pancia” e dell’egoismo, ma con quella degli interessi generali, collettivi.

Non parla in odio ai partiti, li richiama alla responsabilità di gestire la cosa pubblica. Chiedono loro di smetterla di rinunciare a fare politica e di consegnarsi al mercato.

E a tutti chiedono di andare a votare, perché questa volta si vota per noi stessi e che….la libertà è partecipazione.

Emilio Molinari

Il Veneto batte un colpo sul Nucleare!

Anche il Consiglio regionale del Veneto dice “No al nucleare!”

Adesso il governatore Zaia deve ritirare il consenso al decreto del Governo sulla localizzazione delle nuove centrali

23 / 3 / 2011

 

Ecco il comunicato stampa diffuso nel pomeriggio di mercoledì 23 marzo dal Comitato regionale veneto “Vota SI’ per fermare il nucleare”, segue sotto il testo integrale della mozione approvata dal Consiglio regionale del Veneto (con il solo voto contrario del PdL):

 

BENE IL CONSIGLIO VENETO SUL NO AL NUCLEARE IN REGIONE,

 

ORA SPETTA A ZAIA RITIRARE IL CONSENSO AL DECRETO DEL GOVERNO.

 

Il comitato regionale “Vota Sì per fermare il nucleare”, che ieri ha manifestato davanti al Consiglio e ne ha incontrato i capigruppo, saluta positivamente l’approvazione della mozione in Consiglio regionale contro la costruzione di una centrale nucleare in Veneto.

 

Il comitato ha chiesto un pronunciamento forte al Consiglio, e questo è arrivato tempestivamente. Ora spetta al presidente Zaia ottemperare altrettanto tempestivamente alla volontà del Consiglio ritirando il consenso che egli ha incautamente espresso ( il 3 marzo a Roma) al decreto governativo relativo ai criteri per l’individuazione dei siti nucleari, bocciato dalla maggioranza delle Regioni ma non dal Veneto. In quel documento di fatto si dice che se il governo decide di localizzare una centrale in Veneto lo potrà fare anche con il parere contrario della regione.

 

Il presidente Zaia può fare di più e meglio: chieda al governo il ritiro della legge che riapre le porte al nucleare in Italia, anche perchè se le centrali le costruissero a Mantova o a Ferrara, a pochi chilometri dal territorio regionale, i cittadini veronesi o i polesani non si sentirebbero certo rassicurati.

 

Sembra esserne consapevole il Consiglio Regionale quando rivolge l’invito ai cittadini di recarsi alle urne “auspicando la più ampia partecipazione alla prossima consultazione referendaria”. Un invito quanto mai opportuno che dimostra che anche la massima istituzione veneta non crede ai “ripensamenti”del governo. E’ ormai evidente che la “moratoria”costituisce solo un escamotage del governo per prendere tempo e tentare di svuotare il referendum.

 

E’ dunque della massima importanza l’invito rivolto dal Consiglio ai cittadini di affrontare la sfida referendaria per portare al voto almeno 25 milioni di cittadini e mettere al sicuro il nostro Paese dall’avventura nuclearista. Infatti solo il raggiungimento del quorum potrà consentirci di chiudere definitivamente l’era di una tecnologia vecchia, costosa, pericolosa( perché mette a rischio la salute e l’ambiente) ed aprire “una nuova epoca di green economy” capace “di produrre in Italia fino a un milione di posti di lavoro”.

 

Dal canto nostro ce la metteremo tutta per mettere in campo la più grande campagna referendaria mai messa in piedi con le forze del volontariato. Possiamo contare su centinaia di attivisti, decine di comuni amici, decine di conferenzieri, esperti e tecnici del settore. La nostra battaglia è appena cominciata.

 

Comitato regionale referendario “Vota SI’ per fermare il nucleare”

 

Venezia, 23 marzo 2011

 

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

 

NONA LEGISLATURA

 

MOZIONE

 


NO AL NUCLEARE IN VENETO!

 

presentata e approvata il 23 marzo 2011

 

Il Consiglio regionale del Veneto

 

PREMESSO CHE:
– con la legge 23 luglio 2009, n. 99 e il relativo decreto attuativo recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” il Parlamento ha approvato la volontà del Governo di avviare iniziative finalizzate al ritorno alla produzione di energia nucleare in Italia, con la costruzione di ben 10 centrali nucleari sul territorio nazionale;
– lo scorso 2 febbraio la Corte Costituzionale con sentenza n. 33/2011 ha dichiarato illegittimo l’articolo 4 del decreto delegato (D.lgs 15 febbraio 2010, n. 31) in materia di localizzazione nucleare, stabilendo il necessario coinvolgimento delle Regioni interessate dai siti atomici le quali dovranno, inoltre, esprimere un parere preventivo, obbligatorio anche se non vincolante, rispetto alle scelte del Governo;

 

RILEVATO CHE:
– Austria e Polonia non hanno avviato le loro centrali già costruite, Danimarca, Grecia, Norvegia e Irlanda hanno rinunciato alla costruzione; Germania, Belgio, Olanda, Scozia, Spagna e Svezia hanno deciso di frenare o addirittura non costruire più centrali nucleari nel loro territorio, puntando sulle energie rinnovabili così come tanti altri Stati stanno investendo grandi risorse sull’energia solare termica e fotovoltaica, sull’energia eolica, sulle biomasse e l’idroelettrico nonché sulla promozione del risparmio energetico di edifici e impianti;
– con il nucleare non ci si libera dalla dipendenza energetica dall’estero. Il nostro Paese è infatti sprovvisto di riserve d’uranio nel proprio sottosuolo e questo risulta l’unico combustibile utilizzabile per gli impianti nucleari, anzi il 90 per cento dello stesso è prodotto in soli una decina di Stati nel mondo, tra i quali il Congo e il Sudafrica. Il costo dell’uranio ha inoltre subito recentemente fortissimi aumenti passando dai 7 dollari a libbra del 2001 ai 137 del 2008;
– le riserve di uranio – calcolate dall’Unione europea – sono tali da permettere l’alimentazione dell’attuale parco mondiale consistente in 443 centrali funzionanti per circa cinquanta/sessanta anni, produzione che soddisfa solo il 5,8 per cento del fabbisogno energetico dell’intero pianeta;
– l’ipotesi di costruire una centrale nucleare in Veneto non può prescindere dall’analisi di alcune notevoli criticità. In primo luogo, il rischio sismico. In secondo luogo, la forte antropizzazione del territorio, ovvero la presenza di insediamenti abitativi diffusi, che rendono impossibile collocare un impianto nucleare rispettando la distanza dai centri abitati solitamente indicata per garantire i livelli minimi di sicurezza. In terzo luogo, la presenza di una centrale nucleare potrebbe avere conseguenze negative sull’economia – anche turistica – del Veneto;

 

CONSIDERATO CHE:
la ricerca nel settore nucleare sia per scopi energetici sia per usi diversi, anche medico-strumentali è certamente da favorire e promuovere;
– la risoluzione sul clima approvata il 25 novembre 2009 dal Parlamento europeo a maggioranza, riafferma il problema sicurezza e dice che “… pur sottolineando che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà il nucleare ad essere elemento importante del mix energetico nel medio termine, pure precisa che la questione sicurezza del ciclo va affrontata in modo adeguato e a livello internazionale…” ;
– la strategia decisa in sede europea propugna di realizzare entro il 2020 almeno il 20 per cento di riduzione di gas serra, in particolare la CO2, attraverso la produzione di almeno il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili e il miglioramento del 20 per cento dell’efficienza energetica di edifici e macchinari, obiettivi questi assai più impegnativi e rilevanti del programma nucleare, del Governo;
– su questa strada può decollare – in particolare nel Veneto – una nuova epoca di green-economy capace di promuovere ricerca, imprenditoria innovativa e nuove prospettive di lavoro anche per maestranze diversamente qualificate; ovvero una nuova, ecologica e diffusa spinta industriale;
– il mercato sta premiando l’innovazione, l’efficienza e il ricorso alle fonti rinnovabili e che la spinta della green economy può produrre in Italia fino a un milione di posti di lavoro;

 

RITENUTO CHE
– riguardo alla ripresa della produzione di energia nucleare in Italia ci si debba attenere alla volontà popolare espressa nelle forme previste dalla Costituzione;

 

auspica

 

la più ampia partecipazione alla prossima consultazione referendaria;

 

impegna la Giunta regionale

 

– ad esprimere fin da ora parere negativo all’eventualità di un insediamento nella Regione del Veneto di centrali nucleari, invitando il Governo della Repubblica a ripettare i pareri espressi dalle Regioni;
– a dichiarare l’indisponibilità ad ospitare nel territorio regionale centri, anche temporanei, per lo lo stoccaggio, smaltimento o smistamento di scorie radioattive;
– a elaborare un piano energetico regionale contenente forti programmi d’investimento per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che utilizzino fonti di energia rinnovabili;
– a valutare l’istituzione di un congruo fondo per l’efficientizzazione energetica di edifici pubblici e privati che intendano conseguire l’inserimento nella classe energetica B o A di casa-clima;
– ad invitare i parlamentari veneti ad attivarsi per promuovere una modifica della legge in premessa che salvaguardi il diritto alla autodeterminazione anche in materia energetica, previsto dal titolo V della Costituzione ed indicato anche negli articoli 2 e 4 dell’attuale Statuto del Veneto;

 

 

Referendum il 12 e il 13 giugno

COMUNICATO STAMPA

 

Referendum 12 e 13 giugno. Il Governo non si illuda, vinceremo i referendum

Il Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune apprende che le date scelte per lo svolgimento dei referendum sono quelle del 12 e il 13 giugno. Quella del mancato accorpamento con le elezioni amministrative è una decisione sconcertante, che “brucia” 400 milioni di euro e di cui il Governo dovrà dar contro ai cittadini.

Non si illuda la maggioranza, porre i referendum a metà giugno non scoraggerà gli italiani dall’andare al voto. Il Comitato Referendario è certo del successo referendario, del raggiungimento del quorum e della vittoria dei Sì per l’acqua bene comune.

Sabato 26 marzo tutte le italiane e tutti gli italiani sono invitati alla grande manifestazione per l’acqua a Roma, per gridare a tutti che un’altra Italia è possibile.


Roma, 23 marzo 2011



Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune
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il Partito Democratico finalmente con le “idee chiare”…

La segreteria del PD sembra sia giunta ad una decisione in merito ai prossimi referendum: tre sì e un no (ma con alcuni distinguo e un rinvio ad un approfondimento dei gruppi parlamentari e della direzione).
Insomma tre sì e un nì si potrebbe meglio dire.
Da evidenziare un paio di errori nelle seguenti agenzie: la prima è il riferimento alla data di indizione che, unica cosa certa ad oggi, non sarà il 21 giugno; la seconda è l’abrogazione parziale del decreto Ronchi, cosa assolutamente non vera in quanto il nostro quesito richiede l’abrogazione totale dell’art. 23 bis così come modificato dall’art. 15 del c.d. decreto Ronchi.

Che la base del PD si faccia sentire viste le decine di circoli che hanno sostenuto e sostengono la campagna referendaria oltre alla manifestazione di sabato.

REFERENDUM: DAL PD TRE SÌ E UN NÌ = Roma, 22 mar. (Adnkronos) – Tre sì, sicuri, e un quarto se non in forse sicuramente da approfondire e articolare in modo compiuto. È l’orientamente del Pd sui referendum, emerso nella riunione di stamattina della segreteria del partito. I sì sicuri sono quelli sul nucleare, sul legittimo impedimento e sull’abolizione della legge Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici. Sul secondo quesito sull’acqua, quello sul capitale investito da parte dei gestori che potrebbe avere delle ricadute negative sulle bollette, il Pd si riserva un approfondimento anche per far emergere con maggiore chiarezza la proposta del partito sulla riforma del sistema di distribuzione, già depositata in Parlamento. L’argomento referendum, comunque, sarà all’ordine del giorno della Direzione di lunedì prossimo e verrà approfondito dai gruppi parlamentari. (Gmg/Col/Adnkronos) 22-MAR-11 14:42 NNN

REFERENDUM: SEGRETERIA PD, SÌ SU TRE QUESITI = (AGI) – Roma, 22 mar. – Il Pd si avvia ad appoggiare sicuramente tre dei quattro referenda che andranno al voto probabilmente il 21 giugno: sì sul nucleare, sul legittimo impedimento e sulla privatizzazione obbligatoria dei servizi idrici. È l’orientamento emerso questa mattina dalla segreteria del partito democratico, che dovrà ora essere ulteriormente approfondito nei gruppi parlamentari. La decisione finale spetterà alla direzione del 28 marzo. Il Pd però intende comunque portare avanti la propria battaglia per una riforma organica della distribuzione dell’ acqua. Per questo probabilmente non appoggerà il secondo quesito in materia, per l’abolizione dell’articolo del codice dell’Ambiente in base al quale i gestori caricano sulle bollette il 7 per cento a remunerazione del capitale investito.

REFERENDUM. DA PD 3 SÌ SU ACQUA, NUCLEARE E LEGITTIMO IMPEDIMENTO (DIRE) Roma, 22 mar. – Il Pd sosterrà i quesiti referendari sul nucleare, sul legittimo impedimento e sulla abrogazione di una parte del decreto Ronchi relativo all’acqua pubblica. Non sosterrà, invece, il secondo quesito referendario sull’acqua, che riguarda l’organizzazione del servizio, materia sulla quale i democratici hanno presentato una proposta di legge ad hoc. È la proposta che la segreteria del Pd porta alla direzione nazionale del prossimo 28 marzo. (Rai/ Dire)

OSSERVATORE ROMANO del 21 marzo: NO A PRIVATIZZAZIONE!

Due dispacci stampa sull’articolo del 21 marzo del quotidiano della Santa Sede:

ACQUA: OSSERVATORE ROMANO, NO A PRIVATIZZAZIONE
Città del Vaticano, 21 mar. (Adnkronos) – L’ Osservatore romano di oggi dedica un lungo articolo alla prossima Giornata mondiale dell’Acqua che si celebra il 22 marzo. Ricordando che le Nazioni Unite hanno già definito l’accesso all’acqua come diritto umano fondamentale, il giornale della Santa Sede rileva quindi che si tratta di un bene che non può essere privatizzato e cita anche il prossimo referendum contro la gestione privata delle risorse idriche si svolgerà in Italia il 12 giugno. «Se è vero che spesso per i poveri non è tanto la scarsità d’acqua in sè a portare sofferenza – si legge sull’Osservatore romano – ma l’impossibilità economica di accedervi, allora esiste, come ha ricordato il 24 febbraio il vescovo Mario Toso, segretario Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo alla conferenza internazionale di Greenaccord a Roma, ‘un serio problema di indirizzo etico, perchè, ha aggiunto rilanciando le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, l’acqua — diritto universale e inalienabile — è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico». «Il suo valore di scambio o prezzo – viene rilevato – non può essere fissato secondo le comuni regole della domanda e dell’offerta, ovvero secondo la logica del profitto. Che è però quanto in più parti del mondo accade o si rischia in caso di privatizzazione, fino a giungere al paradosso che vede i poveri pagare molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto naturale». (segue) (Fpe/Col/Adnkronos) 21-MAR-11 17:13 NNN
FINE DISPACCIO

ACQUA: OSSERVATORE ROMANO, NO A PRIVATIZZAZIONE (2)
«La via maestra – spiega l’Osservatore romano – è quella indicata da Benedetto XVI nel messaggio in occasione dell’Esposizione internazionale su ‘Acqua e sviluppo sostenibilè svoltasi a Saragozza (Spagna) nel luglio del 2008: l’uso dell’acqua ‘deve essere razionale e solidale, frutto di un’equilibrata sinergia fra il settore pubblico e quello privatò. Ed è ciò che oggi la società civile chiede anche in alcuni Paesi occidentali, come l’Italia, dove presto si voterà un referendum che chiede di evitare di intraprendere la strada verso la privatizzazione dell’acqua». Un referendum «che ha visto impegnate anche alcune realtà ecclesiali nel comitato promotore, segno dell’attenzione del mondo cattolico verso un tema delicato e cruciale». L’Osservatore romano spiega anche che «negli ultimi decenni, visto il tasso di crescita della popolazione, il servizio idrico ha incontrato difficoltà per la cronica mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti. Ciò ha fatto sì che un numero sempre crescente di Paesi abbia affidato la gestione del servizio a società private». «Il risultato – prosegue il quotidiano della Santa Sede – è che il finanziamento degli investimenti decisi contrattualmente fra governi e gestori ha portato generalmente consistenti aumenti delle tariffe. Aumenti che hanno determinato in diversi Paesi poveri una forte conflittualità fra Stato, aziende private e società civile, a dimostrazione di come nessun diritto fondamentale riesca ad affermarsi senza conflitto sociale. Non solo. Gli esperti delle Nazioni Unite continuano a ritenere che, se le cose non cambieranno, con il passare del tempo sempre più conflitti verranno combattuti per l’acqua. E saranno guerre tra poveri, come la storia insegna». (Fpe/Col/Adnkronos) 21-MAR-11 17:16 NNN
FINE DISPACCIO

Chi si fida di Luca Zaia?

La Regione Veneto dovrebbe legiferare quest’anno per sostituire l’ente di controllo sugli affidamenti dei servizi idrici integrati, i cosiddetti AATO aboliti dal Ministro Calderoli espropriando i sindaci dal controllo delle risorse idriche (W il federalismo).
Non si vede ancora nulla, tranne forse una ipotesi per l’ennesima S.p.a., che dovrebbe controllare altre s.p.a in totale opacità per i cittadini.
I precedenti sono comunque inquietanti viste le ultime azioni e dichiarazioni del nostro presidente, sul tema nucleare, rispetto alle quali riportiamo il comunicato del comitato Sì contro il Nucleare che si è radunato a Venezia martedì scorso per una manifestazione di denuncia:

Mai più Fukushima, né in Veneto, né altrove

E’ passata quasi inosservata, eppure la notizia è clamorosa. Il 3 marzo scorso, a Roma, la Regione Veneto ha dato il via libera al decreto del governo nazionale relativo ai criteri di localizzazione degli impianti nucleari e dei depositi di rifiuti in Italia. Un decreto bocciato dalla maggioranza delle Regioni, anche di centrodestra, ma non dal Veneto. La nostra Regione ha infatti espresso parere favorevole insieme a Campania, Lombardia e Piemonte. Il presidente Zaia si è subito premurato di rassicurare i cittadini veneti: “No, in Veneto una centrale nucleare non si farà”.

Ma non basta certo una dichiarazione di fronte alle telecamere per fermare il nucleare nel Veneto e in Italia. Soprattutto se Zaia contemporaneamente vota a favore di un decreto che considera “non vincolante” il parere delle Regioni. Traduzione: le Regioni possono dire quello che vogliono, ma alla fine saranno il Governo nazionale e gli investitori privati a decidere dove imporre le nuove centrali nucleari.
Altrochè “decidono i territori”.

E’ una norma autoritaria che, con il consenso di Zaia, assume per il nostro Veneto un significato particolare. Siamo infatti con il Delta, Chioggia e Cavarzere, il Polesine e la Bassa Veronese con Legnago, una delle aree dove più probabilmente ricadrà la scelta di uno o più siti destinati alla costruzione delle nuove centrali.

Ora che l’evidenza dei fatti e la crudezza delle immagini che ci giungono dal Giappone confermano l’intrinseca insicurezza del nucleare chiediamo alla Regione Veneto, al suo Presidente, alla sua Giunta, al Consiglio regionale di:

– pronunciarsi formalmente per il NO al nucleare, sul nostro territorio, come altrove;
– ritirare il consenso al decreto legislativo del governo;
– pronunciarsi per l’accorpamento della data del referendum con le elezioni amministrative, per risparmiare 400 milioni di euro e favorire la partecipazione popolare.

Il disastro in atto a Fukushima conferma tragicamente che la scelta nucleare è irresponsabile, pericolosissima per la salute di tutti noi, antieconomica e condannata dalla storia.

Ma impone anche, sul tema energetico, di farla finita una volta per tutte con i giochetti della politica sulla pelle dei cittadini, con dichiarazioni ai media smentite il giorno dopo dagli atti istituzionali. Non ci fidiamo dei ripensamenti tattici. C’è una strada sola di fronte a noi: l’abrogazione della legge 99/2009 sul ritorno al nucleare.

Siamo ancora in tempo per fermare questa scelta di morte in Italia: possiamo farlo costruendo la più ampia partecipazione popolare al referendum, per un voto che dica, chiaro e forte, SI’ per fermare il nucleare, SI’ alla vita, SI’ al ricorso a fonti energetiche pulite e rinnovabili, come quella solare del fotovoltaico, oggi sotto l’attacco del Governo. Il Veneto già oggi è sede di grandi e piccole imprese che hanno investito sullo sviluppo delle energie rinnovabili e creano lavoro pulito, ricerca e innovazione per migliaia di persone. E’ questo il futuro possibile che vogliamo per la nostra terra.

Per queste ragioni, manifestiamo martedì 22 marzo dalle ore 11 a Venezia, sotto le finestre di Palazzo Balbi, in occasione della riunione della Giunta regionale. Appuntamento in Campo San Tomà.

A SOSTEGNO DEL SI’ AL REFERENDUM PER FERMARE IL NUCLEARE
PER LIBERARE IL VENETO, L’ITALIA, IL MONDO DALL’INCUBO ATOMICO
PER LO SVILUPPO DELLE ENERGIE PULITE E RINNOVABILI

Comitato referendario veneto “Vota SI’ per fermare il nucleare”

Venezia 19/03/2011

Acqua radiattiva a Tokyo

Un articolo di Repubblica on-line oggi riporta un comunicato dell’amministrazione municipale di Tokyo: oggi (23 marzo) il livello di iodio radioattivo trovato nell’acqua della capitale, un enorme agglomerato urbano di 35 milioni di abitanti, eccede i limiti fissati per il consumo dei bambini. La centrale di Fukushima sorge a 240 chilometri a nord di Tokyo, la radioattività ci ha messo 10 giorni ad arrivarci e contaminare le falde acquifere.

Il 26 marzo in piazza per l’Acqua Bene Comune

COMUNICATO STAMPA

Il 26 marzo in piazza per l’Acqua Bene Comune

La manifestazione del 26 marzo 2011 (partenza corteo ore 14 – Piazza della Repubblica, ore 17 concerto in Piazza San Giovanni) è stata promossa dal Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune per sostenere il Sì ai referendum per la ripubblicizzazione dei servizi idrici, il Sì per fermare il nucleare e per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia. Sin dall’inizio, la manifestazione si è caratterizzata per essere luogo aperto e partecipato per coloro che si ritrovano in questi temi, per un’altra idea di modello produttivo e sociale, basato sulla possibilità di decidere da parte delle comunità locali. In tutte queste istanze è implicito l’impegno per la pace e contro ogni intervento militare come risoluzione delle controversie tra popoli e stati. È quindi benvenuta e naturale la partecipazione delle donne e degli uomini che si fanno portatori di valori legati alla vita, ai diritti e alla pace.

È tuttavia improprio far passare la manifestazione del 26 di marzo come una manifestazione unicamente e strettamente legata agli ultimi accadimenti in Libia.

La manifestazione del 26 marzo rimane quella che parte dalla battaglia per affermare l’acqua bene comune e per vincere i referendum. Un percorso in connessione con gli altri beni comuni, con i diritti, con la democrazia, con la pace. Per questo sarà una grande festa delle donne e degli uomini che vogliono tornare a decidere su temi che riguardano tutte e tutti.

Roma, 23 marzo 2011


Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune
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