Perché è importante la delibera sull’acqua del Comune di Padova?

L’acqua è il bene essenziale per eccellenza, è la prima cura e senza i diritti fondamentali la nostra società diventa sempre più fragile. La delibera sull’acqua è stata votata dal Consiglio Comunale di Padova nel lontano 28 gennaio 2019. Il primo dei 4 punti stabilisce che per le utenze domestiche residenti morose, non considerate disagiate, si deve procedere alla limitazione della fornitura, salvaguardando i 50 litri persona giorno, limite stabilito dalla stessa ARERA (Autorità di Regolazione per l’Energia Reti e Ambiente), e il gestore deve recuperare il credito in modo giudiziale e stragiudiziale, senza arrivare alla sospensione/disattivazione del servizio. Le utenze disagiate residenti oggetto del Bonus Idrico Nazionale non devono essere considerate morose. La carta dei servizi attualmente riporta: “Uso Domestico Residente: in prima istanza si procede con la limitazione della fornitura, qualora tecnicamente fattibile, e solo successivamente il Gestore potrà far seguire la sospensione/disattivazione per morosità, salvo le utenze oggetto di Bonus Idrico Nazionale”.

La parte della delibera riguardante la morosità non è stata presa in considerazione.

Gli incontri finalizzati ad applicare la delibera promessi dal Vicesindaco Micalizzi e dal gestore AcegasApsAmga devono essere convocati; l’ultimo incontro risale all’8 Luglio 2020: AcegasApsAmga comunicò che avrebbe destinato, a titolo di “liberalità”, 20.000 euro per le utenze disagiate.

Il Vicesindaco Andrea Micalizzidicaquali passi sono stati compiuti per applicare i quattro punti della delibera dopo la presentazione della delibera all’Assemblea dell’ATO Bacchiglione e la sua istruttoria.

Quando un’utenza acqua può chiedere il Bonus Idrico Nazionale?

Intanto deve attivarsi per chiederlo. Pur essendo un diritto non viene dato automaticamente. Le condizioni necessarie per averne diritto sono:

  1. appartenere ad un nucleo familiare con indicatore ISEE non superiore a 8.265 euro,
  2. oppure appartenere ad un nucleo familiare con almeno 4 figli a carico (famiglia numerosa) e indicatore ISEE non superiore a 20.000 euro,
  3. oppure appartenere ad un nucleo familiare titolare di Reddito di cittadinanza o Pensione di cittadinanza.

Come si vede, bisogna essere effettivamente poveri per averne diritto, ma la cosa assurda in questi parametri è che il limite di euro 8.265 viene considerato tale fino ad un nucleo con 3 figli a carico, con 4 figli si passa al limite Isee di euro 20.000. Questa è la maniera per escludere più utenze possibili dal diritto. Bisogna aumentare questi parametri, bisogna renderli più equi, bisogna includere non escludere. Molti Comuni in Italia l’hanno fatto. Padova non è tra questi.

Cos’è e che ruolo ha l’ATO Bacchiglione?

ATO significa Ambito Territoriale Ottimale. L’ATO Bacchiglione è costituito da 136 comuni distribuiti fra i territori di Padova (58 comuni), Vicenza (77 comuni) e Venezia (1 comune), per un totale di poco più di 3.000 kmq ed una popolazione oltre un milione di abitanti. I gestori sono AcegasApsAmga (12 comuni) Spa misto pubblico-privato, Acquevenete (56 comuni) e Viacqua (68 comuni) tutte due Spa pubbliche (in house). Va tenuto presente che il Bonus Idrico Nazionale annuale, nel 2021, è di 27,59 euro a persona (valore dei 50 litri persona giorno uguale a 18,25 mc. anno calcolato sulla tariffa di AcegasApsAmga) e viene pagato da tutti gli utenti non disagiati con una voce extra tariffa (UI3), visibile in bolletta. Dal Piano Tariffario prodotto dall’ATO Bacchiglione risulta che nel 2019 sono stati fatturati con la voce UI3 118.745 euro agli utenti dei 12 comuni serviti da AcegasApsAmga(Cona, Abano Terme, Arzergrande, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Padova, Piove Di Sacco, Polverara, Pontelongo, S. Angelo Di Piove);l’ammontare del Bonus erogato è stato di 72.449 euro e le famiglie disagiate agevolate sono state 2.673, in tutti i dodici comuni.

È stato affermato che il Comune di Padova abbia stanziato 125.000 euro nel 2021 per le utenze disagiate. In realtà questi soldi sono caricati in tariffa sotto la voce OP Social e sono la quota parte per Padova dei 180.000 a disposizione dei 12 comuni. Li paghiamo noi cittadini: questa volta sono compresi nel costo dei metri cubi in tariffa e l’utente non se ne accorge, se non va a spulciare il piano tariffario di ATO Bacchiglione.

Cosa succede ad una famiglia che non è in grado di pagare le bollette?

Esempio: nel 2021 la spesa, di una famiglia padovana composta da 3 persone con un consumo di 150 mc/anno, è di 300 euro. Se considerata residente e disagiata (e ne fa richiesta) riceve il Bonus Idrico Nazionale di 82,77 euro (27,59×3) e una quota dei 125.000 euro di OP Social, tutti soldi caricati in bolletta. La rimanenza o viene pagata da altri contributi oppure alla famiglia padovana residente, anche se considerata disagiata, verrà imposta una riduzione di flusso (dai rubinetti l’acqua uscirà a gocce) e se non ha diritto al bonus idrico nazionale le verrà staccata l’acqua

Quale dovrebbe essere il ruolo del Comune di Padova e del gestore dell’acqua stabilito dalla delibera?

AcegasApsAmga, con un fondo ricavato da una parte degli utili del SII (Servizio Idrico Integrato), e il Comune di Padova, con una parte dei dividendi provenienti da Hera, devono pagare l’intera bolletta dell’utenza disagiata, cioè quello che rimane dopo aver utilizzato il contributo del Bonus Idrico Nazionale e il contributo OP Social. 

La carta dei servizi deve essere migliorata in tal senso. Speravamo che nella convenzione tra Servizi sociali del Comune e il gestore AcegasApsAmga si facesse rientrare questa parte della delibera non contemplata nella Carta dei Servizi, ma così non è stato. Se la bolletta non viene pagata interamente, l’utenza disagiata verrà considerata morosa con la conseguente limitazione della fornitura e poi anche la sospensione/disattivazione del servizio.

Quali sono le risorse per Padova?

L’ATO Bacchiglione ha stanziato 100.000 euro nel 2018(già distribuiti a 1.175 famiglie). Nel 2020 questo contributo è salito a 150.000 euro. Teniamo presente che i ricavi dell’ATO Bacchiglione provengono da un contributo stabilito da Arera che i gestori pagano e caricano sulla nostra bolletta. Il gestore AcegasApsAmga ha stanziato nel 2021, 20.000 euro. Il Comune di Padova, nel 2019, ha stanziato, prelevandoli dai dividendi Hera, 50.000 euro. Fatti i conti,il denaro a disposizione per le bollette acqua delle utenze domestiche residenti disagiate dovrebbe ammontare, per il periodo 2019-2021 a 220.000 euro, cui vanno aggiunti il contributo del Bonus Idrico nazionale di 27,59 euro a persona ed il Bonus OP Social di 125.000 euro.

A questo proposito chiediamo all’Assessora al Sociale Marta Nalin di fare chiarezza rispondendo alle seguenti domande:

Quante sono le famiglie che hanno chiesto il Bonus Idrico Nazionale nel 2020?

Quanti soldi sono stati assegnati, oltre al Bonus Idrico Nazionale, e a quante famiglie, per il 2019 e per il 2020?

A quante famiglie è stato pagato l’intero importo delle bollette? A quante famiglie è stato dato un contributo parziale? Quanti soldi restano da pagare per le famiglie disagiate?

Quanti sono i soldi rimasti e come si pensa di assegnarli?

Quante sono le utenze domestiche residenti che hanno avuto la sospensione/disattivazione per morosità? Non ce ne dovrebbero essere visto che eravamo in periodo Covid e i ristori dati ai Comuni dovevano servire a sostenere le utenze disagiate.

La delibera sull’acqua del Comune di Padova identifica gli utili del gestore del SII come la principale risorsa per coprire le bollette delle utenze disagiate?

Si! Purtroppo, questo non sta avvenendo. AcegasApsAmga nega addirittura l’accesso al bilancio del settore ai dodici comuni gestiti, nonostante le ripetute richieste dei consiglieri comunali nelle sedute di commissione. Da un lato si sostiene che il settore SII (Servizi Idrici Integrati) non faccia utili; dall’altro il gestore chiede che la convenzione stipulata con i dodici comuni, in scadenza nel 2028, venga prorogata fino al 2036. Vuol fare beneficienza per altri 8 anni?

La verità è che, con la tariffa calcolata dall’ATO Bacchiglione, AcegasApsAmga copre tutti i costi, gli investimenti, gli interessi passivi, più la remunerazione del capitale investito (che, in realtà, non dovrebbe esserci perché eliminata dalla vittoria referendaria del 12 e 13 giugno 2011) e una volta sottratte le imposte, risulta un utile netto di gestione per il 2020 di 5.162.000 euro e per il 2021 (presumibilmente) 5.536.000 euro.A fronte di questi dati, AcegasApsAmga per le famiglie residenti disagiate offre appena 20.000 euro, una tantum. Altri gestori hanno accettato di usare parte del loro utile per pagare interamente la bolletta delle utenze disagiate.

Cosa deve fare la Giunta Comunale di Padova?

La Giunta deve esigere che il gestore costituisca il fondo in modo stabile, come da delibera. In secondo luogo, dovrebbe chiedere che siano resi pubblici (nel suo sito) tre documenti:

  1. il bilancio relativo alla gestione del SII per i dodici comuni;
  2. la richiesta di AcegasApsAmga relativa al prolungamento della concessione fino al 2036 (prot. C.d.B Bacchiglione n. 762/2020 Istanza di riequilibrio economico e finanziario ai sensi degli artt. 20 e 21 della Convenzione di Gestione nel territorio dell’ATO Bacchiglione);
  3. la risposta dell’ATO Bacchiglione (istanza del Consiglio di Bacino Bacchiglione prot. n. 804 del 12.06.2020).

La scadenza della Convenzione non deve essere rinnovata e il SII deve essere gestito in house attraverso un’azienda speciale formata dai 12 comuni. Nel 2028 scade anche la concessione sulla raccolta dei rifiuti e anche questa non deve essere rinnovata e la gestione deve passare in house. La controparte è la stessa: AcegasApsAmga gruppo Hera.

Invitiamo tutti i consiglieri che hanno votato la delibera ad unirsi al Comitato 2Sì Acqua Bene Comune per costringere la Giunta e il gestore ad applicarla.

I quattro punti sono:

  1. la fornitura d’acqua non venga sospesa nel caso di morosità delle utenze civili residenti e il quantitativo minimo vitale (50 litri persona giorno) sia sempre erogato.
  2. la tariffa sia resa più equa, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, senza aumenti per le altre utenze civili residenti.
  3. alle utenze civili residenti disagiate venga dato un contributo attraverso un fondo formato da una parte dell’utile dell’ente gestore.
  4. il Comune impieghi una parte della propria quota di dividendi Hera per completare la copertura delle bollette delle utenze disagiate.

Nei referendum del 2011 abbiamo votato il 54,8% (superando il quorum)

Abbiamo votato SI per il 96% (27 milioni di cittadine/i)

Ma la nostra volontà non è stata rispettata!

Con i referendum del 12-13 giugno 2011 sono stati affermati due principi di grande civiltà:
? pubblicizzazione dei servizi pubblici locali;
? eliminazione del profitto dalla gestione dell’acqua

Il diritto all’acqua, riconosciuto dall’Assemblea generale dell’ONU, è un diritto fondamentale di ogni essere umano, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani.

Pubblicizzazione, vuol dire eliminare dalla gestione dell’acqua le società per azioni perché, pubbliche private o miste che siano, perseguono il fine del profitto. È necessario privilegiare il modello di azienda speciale con una gestione partecipata, democraticae trasparente,assicurare a tutte/i l’accesso a un quantitativo di acqua minimo vitale giornaliero (come riconosciuto anche dall’O.M.S.) e perseguire criteri gestionali quali la minimizzazione dell’impatto ambientale e la riduzione degli sprechi. La tariffa deve essere senza profitto ed equa. Su questi principi nel 2007 è stata presentata su iniziativa del Forum Nazionale dei comitati dell’acqua una proposta di legge, viene ripresentata nel 2014 e poi nel 2018, ma i governi sia di destra che di sinistra la tengono bloccata.

Sono passati 10 anni dal 12-13 giugno 2011, ma nulla è cambiato. Oggi Draghi con il PNRR porta avanti le stesse privatizzazioni di allora. Ricordiamoci che, subito dopo la vittoria referendaria, il 5 agosto 2011 Draghi e Trichet indirizzarono una “raccomandazione” al Primo Ministro italiano Berlusconi con la quale il direttivo della Banca Centrale, svoltosi il giorno prima, chiede al punto a): “È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”.

Oggi, in aggiunta, la finanza globale quota l’acqua in borsa (a dicembre al Chicago mercantile Exchange, la borsa merci di Chicago, è stata introdotta la possibilità di scambiare contratti futures sui prezzi futuri delle risorse idriche)e vuole fare sempre più profitto su questo bene comune mentre la crisi climatica impone una sempre più urgente inversione di rotta.

Acqua, beni comuni e nucleare: indietro non si torna!

Comitato 2SI Acqua Bene Comune Padova

acquabenecomunepd@gmail.com

www.acquabenecomunepadova.org

www.facebook.com/acquabene.comunepd

A CHE PUNTO SIAMO CON LA DELIBERA DELL’ACQUA VOTATA DAL CONSIGLIO COMUNALE NEL LONTANO 28/1/2019?

chiediamo all’intera giunta comunale


di applicare e di far applicare la delibera comunale del 29/01/2019 in tutti i suoi punti:
-la fornitura d’acqua non venga sospesa nel caso di morosità delle utenze civili residenti e il quantitativo minimo vitale (50 litri persona giorno) sia sempre erogato.
-la tariffa sia resa più equa, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, senza aumenti per le altre utenze civili residenti.
-alle utenze civili residenti disagiate venga dato un contributo attraverso un fondo formato da una parte dell’utile dell’ente gestore.
-il Comune impieghi una parte della propria quota di dividendi Hera per completare la copertura delle bollette delle utenze disagiate.  

Invitiamo tutti i consiglieri che hanno votato la delibera ad unirsi a noi per costringere la giunta padovana, AcegasApsAmga e l’Ato Bacchiglione ad applicarla.

CARA GIUNTA PADOVANA DOVE SEI, COSA FAI CON CHI STAI?

L’ultimo incontro tra Comitato acqua, Vicesindaco Micalizzi e AcegasApsAmga è stato l’8 Luglio 2020, in cui il gestore ci comunicava che avrebbe dato, a titolo di “liberalità”, euro 20.000 per le utenze disagiate. Da quel momento gli incontri promessi dal Vicesindaco e dal gestore non sono stati più convocati.

Chiediamo al Vicesindaco Andrea Micalizzi quali passi ufficiali e istituzionali sono stati fatti per applicare i 4 punti della delibera. Noi sappiamo che dopo la presentazione della delibera in assemblea dell’Ato Bacchiglione è stata fatta l’istruttoria e alla fine sulla morosità, nella carta dei servizi non si tiene conto di quello stabilito nella delibera.

Nell’attuale Carta dei Servizi è scritto:

“Uso Domestico Residente: in prima istanza si procede con la limitazione della fornitura, qualora tecnicamente fattibile, e solo successivamente il Gestore potrà far seguire la sospensione/disattivazione per morosità, salvo le utenze oggetto di Bonus Idrico Nazionale”.

Si tenga presente che questo Bonus Idrico Nazionale nel 2021 è di 27,59 euro a persona anno e viene pagato da tutti gli utenti non disagiati con una voce extra tariffa (UI3), visibile in bolletta.

Dal Piano Tariffario prodotto dall’Ato Bacchiglione risulta che nel 2019 sono stati fatturati con la voce UI3 euro 118.745 agli utenti dei 12 comuni serviti da AcegasApsAmga (Cona, Abano T., Arzergrande, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Padova, Piove Di Sacco, Polverara, Pontelongo, S. Angelo Di Piove); l’ammontare del Bonus erogato è stato di euro 72.449 e le famiglie disagiate agevolate sono state 2.673, in tutti i 12 comuni.

Inoltre non è vero, come è apparso sui giornali locali il 6/5, che il Comune di Padova ha stanziato 125.000 euro nel 2021 per le utenze disagiate. Questi soldi, a cominciare dal 2021, sono caricati in tariffa sotto la voce OP Social e fanno parte dei 180.000 a disposizione dei 12 comuni. Li paghiamo noi come il Bonus Idrico Nazionale, ma questa volta sono compresi nel costo del mc. in tariffa e l’utente non se ne accorge, se non va a spulciare il piano tariffario di Ato Bacchiglione.

COSA SUCCEDE ORA?

Esempio: Nel 2021 la spesa, di una famiglia padovana composta da 3 persone con un consumo di 150 mc/anno, è di 300 euro. Se considerata disagiata riceve il Bonus Idrico Nazionale di 82,77 euro (27,59×3) e una quota dei 125.000 euro di OP Social (Bonus Integrativo), tutti soldi caricati nelle nostre bollette. La rimanenza o viene pagata da altri contributi oppure la famiglia padovana residente, anche se considerata disagiata avrà la riduzione di flusso (dai rubinetti l’acqua uscirà a gocce). Se la bolletta dell’utenza non disagiata non viene pagata, l’utenza subirà non solo la limitazione di flusso, ma anche la sospensione/disattivazione del servizio

COSA SUCCEDE CON L’APPLICAZIONE DELLA DELIBERA?

Alle utenze domestiche residenti morose non considerate disagiate, si procederà alla limitazione della fornitura salvaguardando i 50 litri persona giorno, limite stabilito dalla stessa ARERA (Autorità Regolazione Energia Reti e Ambiente), e il gestore deve recuperare il credito in modo giudiziale e stragiudiziale, senza arrivare alla sospensione/disattivazione del servizio.

Le utenze disagiate residenti non devono essere considerate morose, ma AcegasApsAmga con un fondo ricavato da una parte degli utili del SII (Servizio Idrico Integrato) e Il Comune di Padova con una parte dei dividendi provenienti da Hera, devono pagare l’intera bolletta, cioè quello che rimane dopo aver sottratto il Bonus Idrico Nazionale e quello Integrativo.

La carta dei servizi deve essere migliorata in tal senso. Nel frattempo nella convenzione tra Servizi sociali del Comune e il gestore AcegasApsAmga si deve far rientrare questa parte della delibera non contemplata nella Carta dei Servizi, perché così non è.

I soldi a disposizione per le bollette acqua delle utenze domestiche residenti disagiate ci risultano essere per il 2019-2020 euro 220.000, più il Bonus Idrico nazionale di 27,59 euro a persona, più il Bonus OP Social di 125.000 euro.

L’Ato Bacchiglione ha stanziato: nel 2018 – euro 100.000 (già distribuiti a 1.175 famiglie); nel 2020 – euro 150.000 (si tenga presente che i ricavi dell’Ato Bacchiglione provengono da un contributo stabilito da Arera che i gestori pagano e caricano sulla nostra bolletta). Il gestore AcegasApsAmga ha stanziato: nel 2020 – euro 20.000. Il Comune di Padova ha stanziato, prelevandoli dai dividendi Hera: nel 2020 – euro 50.000.

Chiediamo all’Assessora Marta Nalin:
Quante sono le famiglie che hanno chiesto il Bonus Idrico Nazionale nel 2020? Quanti soldi sono stati assegnati, oltre al Bonus Idrico Nazionale, e a quante famiglie, per il 2019 e il 2020? A quante famiglie è stato pagato l’intero importo delle bollette? A quante famiglie è stato dato un contributo parziale? Quanti soldi restano da pagare per le famiglie? Quanti sono i soldi rimasti e come si pensa di assegnarli? Quante sono le utenze domestiche residenti che hanno avuto la sospensione/disattivazione per morosità?

LA DELIBERA SULL’ACQUA dice che la maggior parte del fondo per coprire le bollette delle utenze disagiate dovrebbe saltar fuori dagli utili del gestore del SII, ma questo non avviene e AcegasApsAmga nega addirittura il bilancio del settore per i 12 comuni gestiti, nonostante sia stato chiesto ripetutamente dai consiglieri comunali nelle sedute di commissione. Addirittura si afferma che il settore SII non fa utili, ma nello stesso tempo il gestore chiede che la convenzione stipulata con i 12 comuni, scadente nel 2028, venga prorogata fino al 2036.

Noi sappiamo che i soldi delle nostre bollette, con la tariffa calcolata dall’Ato Bacchiglione per coprire i costi, gli investimenti, gli interessi passivi, più la remunerazione del capitale investito (che non dovrebbe esserci perché eliminata dalla vittoria referendaria del 12 e 13 giugno 2011), una volta sottratte le imposte, dà come risultato netto di gestione per il 2020 euro 5.162.000 e per il 2021 (presunti) euro 5.536.000.

Chiediamo al sindaco Sergio Giordani di esigere dal gestore: la formazione stabile del fondo come da delibera.la pubblicizzazione dei seguenti documenti Il bilancio della gestione del SII dei 12 comuni la richiesta di AcegasApsAmga che chiede l’allungamento della concessione fino al 2036 (prot. C.d.B Bacchiglione n. 762/2020 Istanza di riequilibrio economico e finanziario ai sensi degli artt. 20 e 21 della Convenzione di Gestione nel territorio dell’ATO Bacchiglione)la risposta/istanza dell’Ato Bacchiglione (risposta/istanza del Consiglio di Bacino Bacchiglione prot. n. 804 del 12.06.2020)
Con i referendum del 2011 sono stati affermati due principi di grande civiltà:
? pubblicizzazione dei servizi pubblici locali;
? eliminazione del profitto dalla gestione dell’acqua

Nei referendum 2011 il 96% dei votanti (27 milioni di cittadine/i) si dichiarò d’accordo con questi principi

Ma la nostra volontà non è stata rispettata!

Il diritto all’acqua, riconosciuto dall’Assemblea generale dell’ONU, è un diritto fondamentale di ogni essere umano, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani.

Pubblicizzazione, vuol dire eliminare dalla gestione dell’acqua le società per azioni perché, pubbliche private o miste che siano, perseguono il fine del profitto. È necessario privilegiare il modello di azienda speciale a gestione partecipata e assicurare a tutte/i l’accesso a un quantitativo di acqua minimo vitale giornaliero (come riconosciuto anche dall’O.M.S.) e perseguire criteri gestionali quali l’equità del servizio, la minimizzazione dell’impatto ambientale e la riduzione degli sprechi.

A questo proposito è stata presentata su iniziativa del Forum Nazionale dei comitati dell’acqua una proposta di legge, ma è ferma nei cassetti governativi sia di destra che di sinistra, come si sta facendo a Padova con la delibera votata il 28/1/2019

Acqua, beni comuni e nucleare: indietro non si torna!

Sono passati 10 anni dal 12-13 giugno 2011, ma nulla è cambiato. Oggi Draghi con il PNRR porta avanti le stesse privatizzazioni di allora. Ricordiamoci che, subito dopo la vittoria referendaria, il 5 agosto 2011 Draghi e Trichet indirizzarono una “raccomandazione” al Primo Ministro italiano Berlusconi con la quale il direttivo della Banca Centrale, svoltosi il giorno prima, chiede al punto a): “È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”.

Oggi, in aggiunta, la finanza globale quota l’acqua in borsa (a dicembre al Chicago mercantile Exchange, la borsa merci di Chicago è stata introdotta la possibilità di scambiare contratti futures sui prezzi futuri delle risorse idriche) e vuole fare sempre più profitto su questo bene comune mentre la crisi climatica impone una sempre più urgente inversione di rotta.

L’acqua è la prima cura e senza i diritti fondamentali la nostra società è sempre più fragile.

Comitato 2SI Acqua Bene Comune Padova

Testo dell’accordo definitivo COMITATO-ACEGAS sulla restituzione delle autoriduzioni

AcegasApsAmga, nelle bozze di lettere che ci ha recapitato, ha accettato la rateizzazione bimestrale, come da noi fermamente richiesto nel corso dell’ultimo incontro del 12 ottobre 2017. Per il resto, ci viene confermato quanto avevamo già pattuito (nel corso dei precedenti):

a-abbuono delle autoriduzioni praticate negli anni 2012-2013;

b-rinuncia alla riscossione di interessi e di eventuali oneri accessori;

c- per importi superiori a 50€, possibilità di rateizzare l’importo a credito in 3-6-8 rate con cadenza bimestrale (a seconda del debito da rimborsare, v. oltre); oppure, in alternativa, pagamento in un’unica soluzione, scontato del 5% (entro il 30 novembre 2017).

Nello specifico:

1- A breve, ogni utente ex autoriduttore riceverà una lettera (specifica, cioè adattata al suo caso) da AcegasApsAmga nella quale, dopo il cappello di prammatica (sentenze del TAR e del C.d.S. che “legittimano” quanto fatturato dal gestore in questi anni e, dunque, la riscossione delle autoriduzioni…), troverà sia il suo estratto conto aggiornato al 30 sett.2017, sia le modalità da seguire per saldare il debito, se in un’unica soluzione o, se si sceglie di rateizzarlo, in quante rate pagare.

2- Cosa dobbiamo fare al ricevimento della lettera del gestore?

Innanzitutto, controllare (come più volte scritto) che l’importo a nostro debito (risultante dall’estratto conto) corrisponda effettivamente alle autoriduzioni effettuate.

Dopodiché spedire al gestore (entro il termine del 30 novembre 2017) la lettera ricevuta dopo aver barrato la casella relativa all’opzione prescelta, vale a dire se intendiamo avvalerci dello sconto del 5% pagando in un ‘unica soluzione o, invece, della rateizzazione. Dove indirizzarla?

via e-mail: info.pd@acegasapsamga.it via fax: n. 049-8701541

2.1  Se scegliamo lo sconto del 5%, dobbiamo accludere alla lettera da rimandare ad Acegas anche la ricevuta dell’unico versamento, il tutto (ripetiamolo) entro il termine del 30 novembre 2017.

Come effettuare il versamento?

-Bonifico sull’IBAN IT92N0760102400000054062286

-Oppure, compilando un bollettino postale (bianco), con n. di c.c.p. 54062286 intestato ad Hera Spa – Viale Berti Pichat 2/4 – 40127 Bologna, scrivendo nella CAUSALE: Cod. cliente 100……… “AUTORIDUTTORE”

2.2 Se invece abbiamo scelto la rateizzazione, una volta barrata la casella Piano rateale, dobbiamo limitarci a rispedire la lettera (via e-mail o fax) ad Acegas (sempre entro il 30 nov.) senza pagare alcunché. Sarà poi cura di Acegas inviarci nuova comunicazione con tutte le istruzioni del caso per dare corso al pagamento delle rate (dunque, riceveremo i 3, 6, 8 bollettini -a seconda dell’importo “dell’insoluto”- e le indicazioni relative alle scadenze bimestrali dei versamenti).

Dunque, chi sceglie il pagamento rateale comincerà, verosimilmente, a pagare la prima rata ai primi di dicembre!

N.B.: Solo nel caso in cui l’importo da pagare sia inferiore o uguale a 50€ (c.d. franchigia), l’utente non dovrà compilare e rispedire alcuna lettera, ma solo (sempre entro il 30 novembre) la ricevuta del versamento dell’intero importo, dunque senza sconto del 5%.

Inoltre, come già concordato e illustrato nella precedente mail, le possibili rateizzazioni sono:

– per debito maggiore di € 50 ma inferiore o uguale a € 300 = riparto in 3 rate (con cad. bimestr.);

– per debito superiore a € 300 ma inferiore o uguale a € 1000 = riparto in 6 rate (con cad. bimestr.);

– per debito superiore a € 1.000 = riparto in 8 rate, sempre con cadenza bimestrale.

Infine, sembra che alcuni autoriduttori abbiano, in passato (magari in occasione di un sollecito), saldato le loro quote di autoriduzione, restituendo, però, più del dovuto. Ebbene, anche costoro riceveranno dal gestore una lettera ad hoc, nella quale verrà loro riconosciuto l’importo di cui risultano a credito.

ATTENZIONE: se al ricevimento della lettera insorgessero dubbi o incertezze, contattateci pure o, meglio, venite ai nostri   sportelli di C.so Australia o di via Cavallotti.

Per concludere.

L’Obbedienza Civile è stata la nostra principale battaglia per l’attuazione dei referendum del 2011 per l’acqua bene comune (non la sola, come ricordano i tanti che hanno beneficiato dei rimborsi della tariffa depurazione delle acque reflue…). E’ stata combattuta da tutt@ noi nella consapevolezza dei rischi insiti in essa ma con la convinzione di porre in essere una battaglia di principio, di democrazia, di civiltà alla quale sentivamo di non poterci sottrarre. Così, siamo riusciti, per anni, a tener testa a un gestore del calibro di Acegas-Hera (una delle maggiori multiutility quotate in borsa) sottraendogli -nonostante i solleciti di pagamento, le minacce di sospensione del servizio…- quella componente di profitto che non gli spettava e che, sappiamo, continua a non spettargli. Ma la disparità delle forze in campo, la solitudine nella quale abbiamo operato anche all’interno del FIMA, l’aggressione del “politico” e, consentitemi, l’assenza di una “sinistra” degna non ci hanno lasciato scampo. Se, alla fine, due vergognose sentenze ci costringono a pagare, del “ben tolto” ne restituiamo una parte, rateizzata con cadenza bimestrale e senza interessi e, come si diceva, con la consapevolezza di essere ancora, e sempre, dalla parte della ragione. Insomma, abbiamo combattuto una battaglia di cui essere orgogliosi e ne usciamo tutte e tutti a testa alta!

Lunedì 23 ottobre 2017, insieme al comitato Cattedrale D’Avanzo (che si batte, da tempo, per la riqualificazione dell’area dell’ex Foro Boario), latore di un progetto di ripubblicizzazione dei Beni Comuni cittadini, abbiamo presentato all’Ufficio Protocollo di Palazzo Moroni, a Padova, più di 900 firme a sostegno di una Proposta di Delibera consiliare di iniziativa popolare affinché il diritto all’acqua, l’accesso a un quantitativo minimo vitale giornaliero siano effettivamente goduti da ogni essere umano di questo territorio. Perché il reddito cessi di essere misura dell’accesso, conditio dell’effettiva disponibilità della risorsa idrica.

Presto la nostra Proposta di delibera, unitamente a quella presentata dal comitato Cattedrale D’Avanzo, passerà al vaglio della commissione consiliare competente. Contiamo sulla partecipazione di tutt@ affinché le due Proposte possano completare il loro iter e giungere al voto dell’aula (vi terremo informati).

Insomma, si apre una nuova pagina nella storia dei Beni Comuni cittadini. Contiamo, come sempre, di scriverla insieme a VOI tutt@.

Intanto, un abbraccio e un grazie, di cuore.

Perché si scrive acqua, si legge democrazia!

alessandro

L’acqua non si taglia! A Padova una Proposta di delibera consiliare

Preceduta da una conferenza stampa davanti alla sede del Comune di Padova, sabato 1° ottobre 2016 è iniziata in città la raccolta firme per una Proposta di delibera consiliare di iniziativa popolare, perché, in caso di morosità, agli utenti del servizio idrico integrato non venga interrotto il flusso dell’acqua.

 E’ una misura di civiltà -affermano gli attivisti del Comitato Provinciale Acqua BeneComune di Padova- perché il diritto all’acqua, che vuol dire innanzitutto accesso a un quantitativo minimo vitale giornaliero, non può poi dipendere dal reddito di cui si dispone. Così,  ci è sembrato urgente, anche alla luce del generale quadro di crisi economica, proporre al Consiglio comunale (e poi all’organo di Bacino) una modifica della vigente Carta del Servizio Idrico Integrato del gestore cittadino AcegasApsAmga-gruppo HERA, affinché misure quali l’interruzione della fornitura idrica e la risoluzione del contratto (che, di fatto, vanificherebbero quel diritto) non abbiano più efficacia”.

Completano la Proposta la rimodulazione degli scaglioni tariffari sul numero  dei componenti il nucleo familiare e, infine, la creazione di un fondo a sostegno delle famiglie disagiate alimentato dagli utili incassati dai gestori (c.d. tariffazione sociale).

Già, gli utili.

Perché a cinque anni dai vittoriosi ma inapplicati referendum sull’acqua del 2011, quegli utili -benchè cancellati dal 2° quesito referendario- figurano ancora illegittimamente (e scandalosamente) in bolletta. E vi figurano -come noto- grazie a un metodo tariffario-truffa prontamente scodellato dal governo Monti all’indomani della consultazione referendaria (2012), contro il quale, da più di un anno, pende ricorso davanti al Consiglio di Stato (la sentenza dovrebbe arrivare nella primavera del 2017). Per non parlare degli abnormi incrementi tariffari fin qui registrati: in pochi anni le bollette dell’acqua sono lievitate ben oltre il 40% !!

Così, alla storica campagna di Obbedienza civile -e cioè l’autoriduzione della bolletta dell’acqua proprio di quella componente tariffaria di profitto (19,50% per la tariffa 2016!)- oggi gli attivisti affiancano questa nuova e civile impresa.

Le firme da raccogliere sono cinquecento ma, grazie alla disponibilità di (alcune) forze politiche e associazioni cittadine, l’obiettivo di andare ben oltre il numero fissato dalla norma statutaria (art. 16) dovrebbe essere agevolmente raggiunto. Dopodiché, la parola passerà ai Consiglieri… Qual è l’orientamento della maggioranza?

Recentemente, in sede di Assemblea di Consiglio di Bacino Bacchiglione, l’amministrazione patavina (insieme a quelle di Brugine e di Arzergrande) si è pronunciata contro l’ulteriore incremento del 6% della proposta tariffaria per gli anni 2016-2019. Un cadeau di Bitonci ai suoi concittadini per farsi perdonare la scelta della sua maggioranza di alienare tredici milioni di azioni Hera di proprietà del Comune? Nemmeno poi tanto, dal momento che a nulla è valso il “peso” (in termini di voto ponderato) dei tre comuni (Padova, in particolare) per bloccare l’incremento tariffario in questione. Perché in tempi di spending review e di tagli dei trasferimenti agli enti locali, è cosa dura rinunciare al surplus di dividendi che la nuova tariffa avrebbe portato nelle casse degli altri 40 e passa sindaci presenti in Assemblea (che, al completo, è composta da 140 sindaci-soci di quattro gestori, tre a totale capitale pubblico o in house -Centro Veneto Servizi, Alto Vicentino Servizi e Acque Vicentine- e uno a capitale misto e quotato in borsa, AcegasApsAmga-gruppo HERA).  I quali, non vi hanno punto rinunciato.

Intanto, notizia dell’ultima ora, nel popolare quartiere Paltana (di Padova), AcegasAps-HERA piomba il contatore dell’acqua a una famiglia con prole per una morosità di (soli, tanti?) 480 €!

Alessandro Punzo

Acqua (pubblica) pagata due volte

printcompDopo aver pagato per anni una prestazione che in realtà il gestore del servizio idrico non ci ha mai reso, ora saremo costretti ad accollarci anche la gabella depurazione!
Perché, avete dubbi su chi sopporterà gli effetti della procedura di infrazione (per violazione della direttiva 1991/271/CEE) comminata dalla Commissione UE all’Italia, circa la mancata realizzazione in vaste aree del Belpaese delle opere di depurazione delle acque reflue?
I gestori, sui quali ricade la responsabilità dei mancati investimenti nonostante gli introitati canoni (circa 1/3 del tot. fatturato) e la crescita esponenziale delle bollette (e degli utili) di questi ultimi anni? (84% negli ultimi dieci)
Suvvia, siate realisti, siamo in Italia. La risposta è: sugli stessi utenti del servizio idrico, of course!
I quali, come accaduto qui a Padova -dopo la sentenza 335/2008 della Consulta e del successivo D.M. 30/9/2009 che la recepiva- sono stati colpevolmente tenuti all’oscuro dal gestore AcegasAps-Amga-gruppo HERA, non solo del loro diritto a non corrispondere più il canone di depurazione in assenza del relativo servizio ma, soprattutto, a essere rimborsati e con un pregresso di dieci anni! Nella speranza, è evidente, che tutto finisse in cavalleria…
Così non è stato. La vicenda, che ha tutto il sapore di una maxi-truffa (nella ricca Padova sono migliaia le utenze coinvolte, moltissime delle quali non hanno accesso nemmeno ai collettori fognari), è stata portata alla luce dal locale Comitato prov. 2 Si per l’Acqua Bene Comune, già impegnato sul terreno dell’Obbedienza Civile, vale a dire la campagna di autoriduzione della bolletta dell’acqua della componente di profitto (che qui ammonta al 21%) cancellata dagli inapplicati referendum del 2011.
Grazie all’opera dei locali acquaioli, il gestore AcegasAps-HERA ha rimborsato, ad oggi, 825 utenze, per un valore di 1 milione e settecentocinquantamila euro. E siamo solo all’inizio. Perché per interi quartieri del padovano le opere di canalizzazione sono ancora da realizzare.
Chi, a quattro e più anni dai referendum che hanno sancito la fuoriuscita di acqua e servizi pubblici locali dalle logiche di mercato e di profitto, voleva una prova della tanto millantata efficienza del privato è servito.
Ne avevamo bisogno?

Alessandro Punzo

ACQUA PUBBLICA : la sconcertante sentenza del Tar Lombardia allinea la magistratura al nuovo corso renziano

Dalla battaglia per l’attuazione dei referendum del 2011 alla loro cancellazione: questo, in sintesi, il cambio di fase politica che registra e certifica l’abnorme sentenza del Tar della Lombardia (n.779/2014) che ha rigettato i ricorsi presentati dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario transitorio (MTT) del servizio idrico integrato targato AEEG (Del. n. 585/2012) che ripristina, seppure sotto la voce “costo della risorsa finanziaria”, la componente  tariffaria remunerazione del capitale eliminata dal secondo quesito referendario.

Perché nel nuovo deal renziano non c’è spazio per un governo democratico e partecipato dei beni comuni, per la loro fuoriuscita dalle logiche di profitto: l’annunciata nuova ondata di privatizzazioni (a cui la stampa mainstream come “Repubblica” offre puntuale e consolidata sponda, da ultimo l’art. di Fubini e Mania di sabato 29 marzo 2014),  le progettate riforme istituzionali, premierato forte, “abolizione” del Senato, taglio delle province (che si tradurranno in un aggravio del deficit di democrazia di questo Paese), il rispetto dei vincoli di bilancio imposti dall’U.E., fino al  patto di stabilità interno, per tacere di quisquilie quali spending reviewjobs act, ne esigono l’immediata mercificazione e riduzione a variabile dipendente dalla profittabilità del capitale. E chissenefrega se ventisette milioni di italiani si sono pronunciati in modo diametralmente opposto!

Con questa lente, del tutto appiattita sulla nuova fase neoliberista in salsa fiorentina,  il giudice amministrativo di Milano stila le ventiquattro cartelle della sentenza. E con la stessa lente bisogna leggerle. Lo conferma l’impianto prettamente economicista delle argomentazioni addotte;  un vero manifesto ideologico, per dirla con  Corrado Oddi  (v. intervista).

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Così, una volta definito (nonostante e contro il dettato referendario) il servizio idrico integrato “servizio di interesse economico (…) caratterizzato, quanto ai profili tariffari, dalla necessità della copertura integrale dei costi” e accolto il dogma del full cost recovery,  ciò che segue diventa uno sterile esercizio teso a far rientrare nella “nozione economica di costo” anche l’investimento di capitale proprio. Il quale, una volta allocato (settore idrico o altro poco importa ai giudici) diventa capitale di rischio e, come il capitale di debito (cioè quello preso a prestito), deve anch’esso godere di “copertura tariffaria” (non a caso, nella sentenza si parla di “costo opportunità”, che equivale al valore cui si rinuncia investendo lo stesso capitale  in impieghi “comunque profittevoli”). Né viene tralasciata, dai giudici, la considerazione che anche il capitale proprio è, alla fine, assimilabile al capitale di debito, poiché “rappresenta un debito della società nei confronti dei soci”. Certo, viene da obiettare, per chi non riesce a concepire per acqua e beni comuni, altra forma gestionale che quella delle s.p.a.!
Così, una volta accolta l’analisi della formula per il riconoscimento degli oneri finanziari utilizzata dall’AEEG e, addirittura,  magnificata la scelta non più fissa (7%) ma variabile della misura dei suddetti oneri (dimenticando che la supposta “variabilità” ha già prodotto incrementi tariffari  medi del 13% rispetto al vecchio metodo normalizzato, mentre altri sono in arrivo con il nuovissimo MTI, emanato dalla stessa Authority…) il cerchio sembra ai giudici chiuso.  L’ultima  filippica, (anch’essa) tutta ideologica, a favore del libero mercato e della concorrenza e dei connessi vantaggi che ne deriverebbero agli utenti, serve ai giudici per (tentare di)  demolire il vulnus della retroattività del metodo transitorio a tutto il 2012, anch’esso oggetto di ricorso. Ebbene, è proprio grazie alla contestata retroattività che gli utenti non sarebbero incappati nelle maglie del ben più esoso metodo tariffario normalizzato (quello del 7%), è la conclusione trionfale dei giudici! Facendo finta di dimenticare che il parere  del Consiglio di Stato  263/2013,  ha già costretto i gestori a cantierare il rimborso della componente di profitto illegittimamente incassata nei cinque mesi lasciati scoperti a decorrere dal 21 luglio 2011, causa l’inapplicabilità post-referendum del vecchio metodo normalizzato!

Allo scenario aperto dal pronunciamento del TAR della Lombardia é stata dedicata gran parte della seduta del Coordinamento Nazionale del Forum, tenutasi sabato 22 marzo 2014 a Bologna. Unanime, da parte degli intervenuti, é stata la lettura tutta ideologica della sentenza ma palpabile era lo sconcerto rispetto a un così pesante e, soprattutto,  inatteso giudizio. Che sconta, inutile dirlo, anche una certa dose di ingenuità in chi pensava di affidare proprio (o, anche) alla magistratura l’esito di una battaglia che, a partire dai beni comuni, prefigura un nuovo paradigma economico e sociale in grado di segnare una forte e radicale discontinuità rispetto al modello liberista imperante (perché di questo stiamo parlando). E i magistrati milanesi dimostrano di averne consapevolezza e lo dichiarano: cancellare la remunerazione -come chiedono i ricorrenti- “finirebbe per lasciare spazio soltanto a modelli pubblicistici di gestione, escludendo così gli operatori privati dal settore idrico…”.  Come a dire, non rientra nella nostra funzione (giurisdizionale) rivoluzionare l’ordine esistente che è oggi, più che mai,ordine mercantile e capitalistico ma, esattamente all’opposto, é quello di sanzionare comportamenti devianti da tale ordine.  Allora, e concludono, che sia il legislatore a farlo oppure (non detto) fatelo voi se ne siete capaci!  Certo, a distanza di tre anni dai referendum, non sono mancate sentenze  favorevoli ai referendari ma, a ben vedere, esse hanno inciso su aspetti sì importanti della vicenda ma ben circoscritti (il tal Piano d’ambito, i cinque mesi di rimborso remunerazione etc.), mai ci si era spinti -come nel caso di specie- a richiedere pronunciamenti sull’intero assetto post referendum. E quando ciò é accaduto, la risposta dei giudici è stata lapidaria: é la legge del mercato, bellezza! Questo, al fine, ci insegna la sentenza del TAR.
Ne discende, e a Bologna c’era consapevolezza, che un eventuale ricorso in appello (Consiglio di Stato) dovrà essere vagliato attentamente perché, alla luce di un sì pesante pregresso, potrebbe sortire analogo negativo giudizio, con l’effetto ulteriore di porre -allora sì- una pietra tombale sull’intera vicenda referendaria.

Meglio, allora, ripartire concentrandosi sul rilancio delle note campagne, dall’Obbedienza Civile a quella per la ripubblicizzazione del s.i.i., dall’attuazione della legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica (da poco presentata) alla costituzionalizzazione del diritto all’acqua etc., senza, ovviamente, perdere di vista nodi esiziali, come il ricordato incombente processo di privatizzazioni (a cui non è estranea C.D.P.), quello rappresentato dai vincoli di bilancio, fino all’ambiguo atteggiamento di sindaci e amministratori locali sulla fuoriuscita dal patto di stabilità della gestione dei servizi pubblici locali… “sui quali rischia di infrangersi l’intera nostra azione se non sorretta da un’adeguata mobilitazione di forze in grado di connettersi con altre realtà attive sui territori e con le quali aprire vertenze per costruire percorsi condivisi” (M. Bersani). Da queste premesse é scaturita la proposta di una giornata di mobilitazione nazionale da tenersi intorno a metà maggio, un appuntamento -a detta degli acquaioli- che dovrebbe parlare a tutte/i e capace di porre al centro dell’agenda politica non solo il tema dell’acqua e dei s.p.l. (gestione dei rifiuti, trasporti…)  ma, più latamente, quello dell’intero universo dei beni comuni e della democrazia (come il recupero e la messa in sicurezza del territorio, lo stop alla cementificazione del suolo, alle Grandi opere, alla costruzione di nuove centrali e via discorrendo). Insomma, un appuntamento in grado di mobilitare tutto quel vasto arcipelago di comitati, reti, associazioni, singoli che nella consapevolezza dell’ineludibilità di codeste battaglie, sappiano assumerle e veicolarle come patrimonio collettivo.

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Prima di chiudere, una nota sull’Obbedienza Civile alla luce della sentenza del Tar.
Ovvio che la risposta più efficace resta l’intensificazione e  l’allargamento della campagna anche a quei comitati che, almeno fin qui, si sono arresi alle difficoltà (e alla fatiche!) che l’autoriduzione delle bollette indubbiamente comporta. E tuttavia non vanno sottovalutati alcuni interrogativi che la sentenza indubbiamente pone: quale impatto avrà su gestori, autoriduttori e comitati?
E’ lecito attendersi una recrudescenza di comportamenti intimidatori e vieppiù minacciosi anche da parte di gestori (leggi Acegas-Aps) che hanno tenuto, fin qui, un atteggiamento meno aggressivo di altri? Staremo a vedere.
E ancora: é lecito attendersi una radicalizzazione delle varie situazioni territoriali, per cui laddove il numero degli autoriduttori raggiunge soglie ragguardevoli e tali da autoalimentarsi… sarà ben difficile che il fenomeno si arresti mentre laddove i numeri sono irrisori (e se n’è  avuta avvisaglia in assemblea)  la sentenza potrebbe produrre effetti devastanti…?  In ogni caso, é stato rimarcato, agli autoriduttori bisognerà spiegare molto chiaramente che nel giudizio scodellato dal Tar c’è ben poco di giuridichese, ma che trattasi  di sentenza tutta ideologica…

E allora, non resta altro da fare che rimboccarsi  le maniche e riprendere, con rinnovato slancio,  quella che resta una battaglia di civiltà.

Perché oggi, più che mai, si scrive acqua… si legge democrazia!

alessandro punzo

 

Padova – Nella Giornata Mondiale per l’Acqua rilanciamo l’Obbedienza Civile e la difesa dei Beni Comuni di questa città

Sta tutto lì, condensato in quei ventitré metri di striscione calato dal Palazzo della Ragione, nel cuore della città di Padova, il senso della battaglia del combattivo Comitato Due Sì per l’Acqua Bene Comune che, nella Giornata Mondiale per l’Acqua (22 marzo 2014), ha voluto far sentire la sua voce per invitare tutte/i ad aderire alla campagna di Obbedienza Civile (autoriduzione delle bollette) per il rispetto dei referendum di giugno 2011.

Si, perché nonostante siano trascorsi quasi tre anni dai referendum sull’acqua che hanno affermato a chiare lettere i principi della ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali e la loro fuoriuscita dalle logiche di mercato e di profitto, i gestori (come Acegas-Aps, gruppo Hera) continuano, illegittimamente, a gonfiare le nostre bollette dell’acqua della componente tariffaria di profitto eliminata dal 2° quesito referendario come se, appunto, i referendum non vi fossero stati, come se il loro risultato (suffragato dal voto di 27 milioni di concittadini!) non avesse l’efficacia vincolante della leggeLa percentuale da portare in detrazione sul totale fatturato in bolletta, ricordano gli attivisti, é del 18,82%.

Negli interventi è stata anche ricordata l’iniziativa contro la truffa della  mancata depurazione delle acque reflue e dei relativi rimborsi che spettano a chi, per anni, senza beneficiare dei servizi di depurazione e fognatura è stato incredibilmente e illegalmente costretto a pagarli (v. il Dossier). Argomento, questo, al centro di una affollata assemblea tenutasi venerdì 21 marzo nella zona sud della città (Sala Polivalente, Voltabrusegana), nel corso della quale gli attivisti hanno anche stigmatizzato il disinteresse, se non l’ostilità, delle istituzioni locali nei confronti delle iniziative volte a tutelare gli interessi della cittadinanza e la difesa dei beni comuni. Il primo incontro, molto partecipato anch’esso, si é svolto invece nella zona sud ovest (Voltabarozzo).

In cantiere una terza pubblica assemblea in zona Mandria. Sono già centinaia i cittadini che stanno chiedendo il rimborso e che, attraverso questa battaglia, hanno conosciuto ed iniziato a praticare l’autoriduzione delle bollette.

Il Comitato ha voluto anche lanciare, per lunedì 24 marzo, l’appuntamento al Consiglio comunale di Padova (ore 19.30), perché è in discussione la fusione tra Aps Holding e BusItalia. L’operazione ricorda, per la tempistica e per l’assenza di un reale percorso democratico di consultazione della cittadinanza, l’altra sciagurata fusione, quella tra Acegas-Aps e il colosso emiliano Hera. Anche la logica è la stessa: privatizzare e spogliare la città del controllo sui servizi per metterli in mano ad una gestione aziendalistica, privatistica e di mercato.

QUI il video della manifestazione

Di seguito il volantino distribuito nell’iniziativa

22 marzo Giornata Mondiale per l’Acqua
AUTORIDUCI CON NOI LE BOLLETTE DELL’ACQUA
RISPETTIAMO I RISULTATI DEI REFERENDUM: L’ACQUA E’ UN BENE COMUNE, NON UNA MERCE !

I servizi devono restare della città per questo ti invitiamo lunedì 24 marzo alle ore 19.30 ad essere al Consiglio comunale per dire NO ALLA FUSIONE APS-BUSITALIA.
Oggi, nella Giornata Mondiale per l’Acqua, invitiamo tutti i cittadini e le cittadine a portare avanti con noi la campagna di Obbedienza Civile che consiste nell’autoriduzione della bolletta dell’acqua della componente di profitto cancellata dai referendum (per Acegas il 18.82%).  Infatti, i referendum di giugno 2011 furono pensati per affermare un principio basilare: sull’acqua (bene comune essenziale alla vita) nessun gestore deve fare profitti.
Ma con i referendum abbiamo voluto anche dire che i servizi devono restare realmente pubblici e non asserviti alle logiche della privatizzazione e della mercificazione.
A Padova abbiamo già visto i danni prodotti dalla fusione di Acegas Aps con Hera: la gestione del servizio idrico e dei rifiuti è solo determinata da logiche aziendali e di profitto.
Ora la stessa cosa sta avvenendo con i trasporti ed in fretta e furia si vorrebbe approvare la fusione di Aps con BusItalia togliendo alla città il controllo sulla gestione della mobilità e affidandola a maggioranza ai privati, alle logiche dei business e dei profitti.
Eh no! Basta con queste decisioni prese sulla nostra testa in tutta fretta come vorrebbe la Giunta accelerando la fusione.
Per questo invitiamo tutti a dire NO ALLA FUSIONE ed ad essere al Consiglio Comunale lunedì sera.
Riaffermiamo il valore dei referendum in cui  il 95.8% dei votanti (praticamente 27 milioni) si dichiarò a favore dell’abrogazione della norma che assicurava ai gestori il 7%  di remunerazione sul capitale investito e contro la gestione privatistica dei servizi.
A  quasi 3 anni dai referendum, i gestori continuano illegittimamente a fare profitti sull’acqua, continuando a farci pagare la quota abolita dai referendum!!
Ecco dunque, il senso della campagna di obbedienza civile: rispettare i referendum.
Aderire è semplice:   vieni ai nostri SPORTELLI o ai nostri BANCHETTI  con la bolletta in scadenza e  noi ti compileremo un nuovo bollettino postale con l’importo autoridotto come da legge.
Oggi c’è un motivo in più per aderire all’Obbedienza Civile: Acegas-Aps/Hera  è responsabile di una nuova truffa, poiché trattiene in bolletta il canone di depurazione anche a quegli utenti che, benché allacciati al sistema fognario, non hanno mai beneficiato di quel servizio!
Il motivo é sempre lo stesso: far crescere a spese degli utenti i suoi profitti !!

CONTATTACI PER AVERE INDIETRO IL RIMBORSO SULLA DEPURAZIONE

Abbiamo dalla nostra la legge, facciamola rispettare: TI ASPETTIAMO!!!!!!!!!!!!!

ED ECCO  COME FARE L’AUTORIDUZIONE DELLA BOLLETTA E DOVE TROVARCI

La cosa più semplice (almeno la prima volta che si autoriduce) è venire a uno dei nostri SPORTELLI e/o BANCHETTI, portando con te la bolletta in scadenza e da pagare. ATTENZIONE: se la bolletta è domiciliata in BANCA oppure in POSTA, devi dare immediatamente ladisdetta (bastano pochi minuti), per effettuare direttamente il pagamento autoridotto.

Ecco dove si trovano i nostri SPORTELLI (tecnico-legali):

ADL-COBAS – Viale Cavallotti, 2 (di fronte cinema Lux),  il martedì orario dalle 17:30 alle 19:30 tel. 328.9254183 (Alessandro) oppure                               049.692171049 (Ufficio)

ALTRAGRICOLTURA NORDEST – Corso Australia, 61 (di fianco al Gran Teatro GEOX) Tutti i giorni, da lunedì al venerdì,

orario dalle12:30 alle15:00 tel. 049 7380554049 – 049 7380587049

Ecco dove si trovano i nostri BANCHETTI (dalle ore 10,30 alle ore 12,30/45):

AL  SABATO

– mercato in Piazza delle Erbe, lato fontana;

– Prato della Valle, ang. sottoportico Via Umberto I°

AL MERCOLEDÌ

– mercato alla Guizza, piazzale Cuoco (tel. 346.7358255 – 328.6334574 – 334.7515209)

Presso  i  nostri  SPORTELLI  e  BANCHETTI,  potrai:

1. firmare la raccomandata a mano RECLAMO/ISTANZA DI RIMBORSO all’Acegasaps  con la quale: metti in mora il gestore e chiedi di essere rimborsato per la componente tariffaria versata in più su ogni bolletta a decorrere da luglio 2011 (la porteremo noi ad ACEGAS come raccomandata a mano), oltre ad avvisare che comincerai l’autoriduzione delle bollette;

2. compilare il nuovo Bollettino Postale, indirizzato ad ACEGASAPS (c/c n. 4366), con l’importo in scadenza autoridotto per la quota del 18,82% (quota pari alla remunerazione del capitale investito, che è ingiustamente addebitata, come sancito dal referendum, dalla Corte Costituzionale, dal Tar Toscana e dal Consiglio di Stato);

3. ricevere informazioni tecniche e legali.

IMPORTANTE: nel caso tu voglia COMPILARE DA SOLO la raccomandata e il bollettino autoridotto, o versare in banca (c/c IT61K 06225 12107 07400476390K), ricordati di:

indicare nella causale  ADESIONE CAMPAGNA DI OBBEDIENZA CIVILE e,  subito sotto,codice utenza e n. bolletta (comeriportati sul bollettino in scadenza);

comunicarci (via mail o tel.) gli estremi del versamento (e di farlo ad ogni successiva autoriduzione) quali: cognome e nome, n. tel./mail, numero e data bolletta, n. contratto, importo come da fattura e l’importo autoridotto. Ciò perché il Comitato deve avere un quadro complessivo degli auto riduttori e deve poter contattare gli aderenti alla Campagna per decidere insieme le iniziative da intraprendere.

a.p.

Comitato Prov. 2 Si per L’Acqua Bene Comune- Padova

E-mail: acquabenecomunepd@gmail.com

www.acquabenecomunepadova.org