Ministro Zanonato, una linea chiara contro il Veneto

Non potendo convertire al Nucleare la centrale a Porto Tolle, l’obiettivo di Zanonato è subito stato chiarito dallo stesso ministro, e non stupisce che fosse la reviviscenza della conversione a carbone del mostro sul Delta del Po.

Al di là dello scontro tra greenpace e il comitato dei lavoratori della centrale (link al corriere del veneto), giustamente su fronti opposti, farebbe piacere per una volta veder presa in considerazione la situazione complessiva. L’italia in tutti questi anni non si è data un vero piano energetico, e in questo quadro investimenti sulla produzione di energia da fonti che dobbiamo reperire all’estero (carbone, petrolio, gas, uranio) cozza con gli investimenti analoghi ma per fonti di energia disponibili sul territorio (sole, vento, biomasse), e giustamente a molti piacerebbe avere indicazioni su quale strategia l’Italia vuole adottare, in primis Enel.

Nello specifico di Porto Tolle, a parte la mostruosità di una centrale a carbone in un parco naturale, anche se in misura attenuata vale quello che valeva per l’ipotesi della centrale nucleare: serve acqua per il raffreddamento, che viene reimmessa nel Delta inquinata se non altro termicamente. In caso di siccità, ormai così frequente negli ultimi anni, bisognerà scegliere tra spegnere la centrale e il condizionatore per i blackout o lasciar bruciare i raccolti e far pagare ai contadini lo stipendio dei 220 lavoratori della centrale.

I toni aspri dello scontro tra lavoro ed ecologia sono costruiti e fomentati da quanti non vogliono capire che non c’è nessuna possibilità perché questo modello di sviluppo ci possa sostenere, nel futuro a medio ma anche a breve termine. La barricata è costituita dalla mancata progettazione, per volontà politica, dei percorsi di reimpiego dei lavoratori che operano in settori ormai insostenibili da un punto di vista ambientale, dei percorsi di rivisitazione dei modelli di sviluppo che non possono avere un futuro, per il semplice motivo che l’estensione cementificabile ha il limite fisico della superficie della Regione, l’insalubrità dell’aria ha il limite biologico della soppravvivenza dei suoi abitanti.

Possiamo anche salvare i posti dei lavoratori della centrale in questo modo, ma che prospettiva daremmo ai loro discendenti?

 

SII: vogliamo la gestione pubblica, non una megamultiservizi

a cura di AltrAgricoltura Nord Est
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tratto da “ciacci magazine.org” – 14/02/20121

No alla megamultiservizi del Nord, Sì alla gestione pubblica del servizio idrico.

Stiamo assistendo in questi giorni a un?accelerazione delle manovre per creare una grande società multiservizi del Nord, attraverso la fusione tra Iren, A2A, Hera e altre multiservizi. Manovre e pressioni che coinvolgono principalmente i sindaci di Genova, Milano, Torino,Bologna, tutti appartenenti al centrosinistra.
La progettata fusione si pone in chiara antitesi con i risultati del referendum del 12 e 13 giugno scorsi. Attraverso quei referendum il popolo italiano si è espresso in maniera inequivocabile a favore della gestione pubblica dell?acqua, e contro ulteriori privatizzazioni degli altri servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti). E? stata particolarmente significativa l?abrogazione della remunerazione del capitale investito, attraverso cui il popolo italiano ha espresso chiaramente ?l?intenzione di rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell?acqua? (Corte Costituzionale, sentenza 26/2010 ? su ammissibilità del 2° quesito). Con il che si esclude, con ogni evidenza, ogni possibilità di gestione privatistica del servizio idrico. La creazione di una grande società per azioni sempre più lontana dai territori serviti e sempre più assoggettata a logiche privatistiche (creazione di valore per gli azionisti attraverso l?aumento del prezzo della azioni in Borsa e la distribuzione di lauti dividendi) si porrebbe in evidente contrasto con la gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico. A maggio i genovesi andranno alle urne per scegliere il nuovo sindaco di Genova, e la maggioranza che governerà la città per i prossimi 5 anni. Chiediamo a tutti i cittadini elettori, che nella loro maggioranza assoluta sono andati a votare il 12 e 13 giugno, e hanno votato SI?, di tenere conto, nella loro scelta, degli orientamenti dei diversi candidati nei confronti della gestione dell?acqua e della campagna di obbedienza civile, che mira a fare rispettare la volontà popolare espressa con i referendum. In particolare chiediamo a tutti i candidati, di ogni schieramento, di dire chiaramente già oggi agli elettori se impediranno la fusione di Iren con altre società, se si impegneranno per riportare la gestione del servizio idrico nell?ambito pubblico e per eliminare il profitto dalla gestione del servizio idrico.
Genova, 9 febbraio 2012 – Comitato Acqua Bene Comune di Genova, aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l?Acqua – Sal. S. Leonardo 25R Genova Telefono 389 9198656 – Mail gruppoacquagenova@gmail.com – Sito www.acquapubblicagenova.org

 

26 novembre: il Veneto ci sarà!

Il 26 novembre il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua ha convocato una manifestazione a Roma “Per il rispetto dell’esito referendario, per un uscita alternativa dalla crisi”.

Un appuntamento aperto alla partecipazione plurale per continuare ad affermare quello che in 27 milioni abbiamo voluto esprimere con i referendum del 12 e 13 giugno: la difesa dell’acqua, dei beni comuni e della partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese.

La manifestazione di Roma è un occasione importante per sottolineare come il tentativo di inficiare il risultato dei referendum in difesa dell’acqua sia emblematico di uno scenario più ampio dentro il quale vogliono imporci come ricette di uscita dalla crisi gli stessi meccanismi che l’hanno prodotta: il predominio del mercato come unico regolatore sociale.

Vorremmo andare a Roma insieme a tante e tanti dalla nostra regione per portare la ricchezza di mobilitazioni in difesa del territorio e del tessuto sociale, perchè pensiamo che solo uniti possiamo non solo difendere l’acqua e i beni comuni ma soprattutto riaffermare, tanto più in questo momento politico, la necessità di una partecipazione attiva che si contrapponga a chi vorrebbe decidere sul nostro futuro collettivo con il rischio di una gigantesca espropriazione di democrazia.

Facciamo appello a chi pensa che uscire dalla crisi a livello locale e globale sia affermare con la partecipazione di tutti la difesa dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, il contrasto alle logiche di privatizzazione dei servizi pubblici locali per essere con noi insieme a Roma in uno spazio comune aperto dallo striscione “DAL VENETO UNITI PER I BENI COMUNI”.

 

Coordinamento Veneto Comitati Acqua Bene Comune

Grazie agli sforzi congiunti del Forum Nazionale e del Coordinamento Regionale Veneto il contributo richiesto per persona per il viaggio ammonterà al massimo a 20 euro.

Informazioni e prennotazioni per la partenza da Padova con il Comitato Provinciale Due Sì per l’acqua bene comune Padova:

Sandro Punzo, tel. 328.9254183, mail acquabenecomune.pd@libero.it

 

Statuto Veneto: CI SIAMO!!!

E’ in discussione in questi giorni in consiglio regionale lo statuto della nostra regione. I vari movimenti veneti hanno proposto un articolo per la salvaguardia delle risorse ambientali (acqua e suolo, innanzittutto) che vi chiediamo di sostenere: scaricate la proposta dell’articolo, aggiungete un vostro commento e inviatelo per posta (elettronica e non) al nostro Presidente Luca Zaia (https://www.regione.veneto.it/La+Regione/Presidente/Home+Presidente), oppure al vostro consigliere o assessore di fidducia (di sinistra, di centro, di destra, o a tutti quanti indistintamente: https://www.consiglioveneto.it/crvportal/pageContainer.jsp?n=5&p=5&c=1&e=11&t=0&).

Il testo dell’articolo è riportato anche qui sotto, perché ci sembra bellissimo!

1. La Regione Veneto tutela i beni comuni costituiti dalle risorse essenziali per la vita del
pianeta e dei patrimoni culturali, paesaggistici e naturali, garantendone agli abitanti attuali e
futuri la conservazione ed il godimento.
2. A questo fine la Regione applica le disposizioni nazionali e comunitarie in merito alla tutela
del paesaggio, alla difesa del suolo, dei corpi idrici e del ciclo delle acque e, nell’ambito
della propria autonomia, le integra con disposizioni politiche ed azioni istituzionali volte
all’affermazione della proprietà comune dell’acqua e alla riduzione del consumo di suolo.
3. La disponibilità e l’accesso all’acqua potabile, nonché all’acqua necessaria per il
soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono diritti inalienabili della persona umana,
diritti universali non assoggettabili a ragioni di mercato. La Regione garantisce a ciascun
individuo il diritto al minimo vitale giornaliero d’acqua quale diritto alla vita. L’acqua è
considerata bene comune ed il servizio idrico integrato è definito servizio pubblico locale di
interesse generale, privo di rilevanza economica e come tale non soggetto alle dinamiche
della concorrenza. Le modalità della loro gestione sono definite attraverso il coinvolgimento
delle autonomie locali e la più ampia partecipazione anche decisionale, dei cittadini e delle
comunità territoriali.
4. Il territorio non urbanizzato né coperto da artefatti e lasciato libero all’azione della natura,
guidata e, ove occorra, corretta per le esigenze di attività agro-silvo-pastorali è un bene
comune la cui estensione può essere ridotta solo ove ricorrano congiuntamente le seguenti
due condizioni: a) la sua utilizzazione sia indispensabile per soddisfare esigenze socialmente
rilevanti che non possono essere soddisfatte in altro modo, come l’utilizzazione di suoli già
urbanizzati; b) che sia prevista la rinaturalizzazione di una superfice di dimensione almeno
pari a quella sottratta.
5. La Regione emana entro…i provvedimenti normativi e strutturali necessari per rendere
effettive le prescrizioni di cui ai precedenti commi.

ACQUA BENE COMUNE: INDIETRO NON SI TORNA

ACQUA BENE COMUNE

INDIETRO NON SI TORNA

 

Come successo per molti altri Referendum della storia Repubblicana, il piano per ribaltare il risultato del 12 e 13 Giugno era già pronto:

  1. Festivall dell’acqua, organizzato da Federutiliy. Adesso Caltagirone sarebbe per l’acqua pubblica?
  2. Art. 4 manovra economica: per la privatizzazione dei servizi si passa dall’imposizione normativa (cancellata dai referendum) al ricatto economico. I soldi non ci sono, ma si trovano per munificare le amministrazioni che vendono i loro servizi ai privati.
  3. Staffetta dell’acqua, sempre Fedderutility. Spiace che un simbolo nazionale come Mennea corra sponsorizzato da chi dall’acqua vuole trarre profitti.
  4. “Mi auguro che troveremo presto il modo di mettere in discussione il referendum sull’acqua nei prossimi mesi”. (Ministro M.Sacconi)

 

Con il referendum è stata vinta una battaglia, abbiamo bloccato la corsa verso il baratro, ma la resistenza è forte, le forze in campo sproporzionate. Per questo motivo c’è bisogno che ogni cittadino che ha a cuore l’Acqua come Bene Comune si rimbocchi ora più che mai le maniche e contribuisca alla concretizzazione del risultato del Referendum per il quale è andato a votare, si è speso, ha lottato.

  • E’ in discussione lo statuto regionale: aiutaci ad introdurre un articolo sull’Acqua Bene Comune e sulla tutela del suolo.
  • E’ in discussione la legge regionale di riordino degli ATO (enti di controllo del servizio idrico integrato, ora costituiti dai sindaci, ma cancellati dal Ministro Calderoli): aiutaci a sostenere proposte di compartecipazione.
  • Dov’è finito il 7% cancellato dai referendum? Chiedilo al tuo sindaco
  • Sostieni le iniziative per inserire anche nello statuto del tuo comune la protezione dell’Acqua come Bene Comune e la classificazione del servizio idrico integrato come servizio NON a rilevanza economica.
  • Sostieni le iniziative per il riassetto in senso compartecipativi delle attuali gestioni del servizio idrico integrato (Etra, Acegas-APS, Centro Veneto Servizi, etc…)

Restate sintonizzati su questo sito, a breve tutti gli strumenti per fare un po’ di pressione sui nostri “rappresentanti” politici…

ERRATA CORRIGE: Il sito riapre ORA (28/07/2011)

Care e cari,

il tentativo di scippo del risultato referendario è cominciato il giorno dopo lo straordinario esito referendario!
Abbiamo individuato i seguenti quattro fronti di azione

  • ragionamenti sul famoso 7%, da scontare in qualche modo in bolletta
  • ragionamento sul riassetto delle società affidatarie del servizio idrico integrato
  • partecipazione all’approvazione dello statuto regionale veneto
  • proposte per la legge regionale di riordino degli ATO, gentilmente abrogati dal ministro Calderoli

Allegato trovate intanto il testo della proposta di integrazione allo statuto, tramite un articolo che, oltre che di acqua potabile, prova a parlare di risorse idriche in generale e anche di tutela del suolo, contro la cementificazione così di moda oggi. Leggi la PropostaArticoloStatuto

A breve un modulo per aderire alla proposta dello statuto, nel frattempo preghiamo tutti di atttivarsi presso i propri amministratori di riferimento e le eventuali associazioni di cui si fa parte per sostenere l’articolo anche con adesioni di gruppo o istituzionali.

 

 

12/13 giugno al mare? Andateci invece il 21 maggio!

L’iniziativa è lanciata su invito del Comitato Nazionale e coordinata dal Comitato regionale Veneto “vota SI’ per fermare il nucleare” in collaborazione con il Coordinamento regionale “2 SI’ per l’acqua bene comune” che ha già dato adesione e conferma di presenza.
La manifestazione si terrà presso la spiaggia di Sottomarina dove realizzeremo, assieme ad altre attività di volantinaggio e sensibilizzazione, una delle 10 CATENE
UMANE LUNGO LA BATTIGIA che si faranno lo stesso giorno in altrettante località d’Italia. Le località designate tra quelle possibili di localizzazione di una futura
centrale nucleare per quanto riguarda il Veneto sono Chioggia, Legnago e Cavarzere.
Il gruppo locale di Chioggia del Comitato provinciale veneziano ha già dato la sua disponibilità ad organizzare l’iniziativa se opportunamente sostenuto da TUTTI I
COMITATI PROVINCIALI DELLA REGIONE. L’iniziativa è molto importante poiché il risalto nazionale che potremmo dare alla nostra protesta, sarà senza dubbio molto forte vista la concomitanza dei 10 eventi.
Inoltre il 21 maggio è una data ancora “utile” per affermare la nostra volontà di recarci alle urne il prossimo 12 e 13 giugno, a dispetto di quanto prospettato dal
nostro governo con il Decreto farsa di cancellazione/moratoria degli articoli soggetti a referendum. Il Decreto andrà in discussione alla Camera non più il 17-18 maggio come prospettato inizialmente, ma, pare, il 22-24 e dunque È OPPORTUNO ALZARE LA VOCE PROPRIO IN QUESTO MOMENTO E FAR SENTIRE CHE CI SIAMO E CHE VOGLIAMO DECIDERE DEL NOSTRO FUTURO!

Volantino Catena umana a Chioggia

Mons. Fasani (“Verona Fedele”) è poco informato. Il Vescovo di Verona prenda posizione.

Al direttore di Verona Fedele Margoni don Alberto
Al vicedirettore di Verona Fedele Mons. Bruno Fasani

Al vescovo di Verona Mons. Giuseppe Zenti

Ai vicari della diocesi di Verona

In riferimento alla rubrica “Risponde mons. Bruno Fasani” apparsa il 15 maggio 2011 sul giornale “Verona Fedele” in cui il vicedirettore del settimanale diocesano pretende di fare chiarezza sui quesiti referendari in tema di acqua pubblica, riteniamo che il suo intervento è tutt’altro che chiarificatore anzi confonde ancor di più l’opinione pubblica, in quanto afferma:

Quando si parla di privatizzazione deve essere chiaro che l’acqua non sarà mai dei privati. Resterà bene pubblico di proprietà dello stato e perciò di tutti“.

Ricordiamo che nel 1992 nella conferenza delle Nazioni Unite di Dublino, i poteri economici e politici dei paesi del Nord hanno affermato che l’acqua doveva essere considerata un “bene economico”, quindi una merce da poter vendere e comprare, facendone profitti. Dal 1993 la Banca Mondiale ha imposto questo modello, definendolo “gestione integrata delle risorse idriche”, definendo il criterio del recupero totale dei costi a partire dalla remunerazione del capitale investito dai privati.

Questo modello costituisce la spina dorsale della Direttiva Quadro Europea sull’Acqua del 2000 ed è alla base della legge Galli italiana sull’acqua del 1994 e dell’attuale spinta alla privatizzazione della legge Ronchi. In tal senso è mistificatorio distinguere tra proprietà dell’acqua e sua gestione se per poterne accedere si deve pagare un prezzo dettato dalle leggi di mercato.

L’accesso all’acqua potabile per tutti sancito come diritto nella dichiarazione dell’Onu del luglio 2010, non può essere garantito dalla libera concorrenza.

Non è vero neppure che la gestione privata è più efficiente. L’esperienza maturata da diverse città e comuni italiani che adottano modalità di gestione diretta dei servizi pubblici locali dimostrano che le gestioni virtuose esistono. Città importanti come Milano o Verona, hanno fatto registrare “range” elevati di efficienza, efficacia, economicità, con tassi di perdita compresi tra il 10-15%, investimenti crescenti negli anni e tariffe tra le più basse in Italia.

Privatizzare vuol dire affidare la distribuzione dell’acqua a ditte concorrenti tra loro, le quali hanno l’obbligo sia di assumere per concorso e soprattutto, giocandosi gli appalti in concorrenza quello di calmierare i prezzi verso il basso“.

Questa è un’affermazione ideologica. Il servizio idrico è un monopolio naturale. In un territorio passa un unico acquedotto per cui non è possibile creare un mercato dei servizi idrici, né creare la concorrenza nella gestione del servizio. Di conseguenza, la gestione è necessariamente monopolistica. La gara, serve solo a determinare chi sarà il futuro monopolista privato, che potrà dettare per i prossimi 25-30 anni tutte le condizioni di erogazione e costi del servizio rispondendo solo alla legge del profitto attraverso un chiaro aumento delle tariffe. I Comuni e lo stesso Stato saranno espropriati del controllo diretto degli acquedotti che nel corso della storia sono stati realizzati con la fiscalità generale a cui hanno contribuito generazioni di italiani, in questo senso si può parlare di predazione (furto) dell’acqua e quindi della vita. E nella ipotesi in cui le fonti o le falde si esauriscano, i monopolisti privati abbandoneranno la gestione lasciando le comunità locali senz’acqua come già accaduto in India.

Quanto questo sistema si presti alle inefficienze e al clientelismo Dio solo lo sa. [..]I politici ne hanno fatto delle vere e proprie riserve elettorali, attraverso assunzioni che sono di fatto voto di scambio

Non neghiamo il problema del clientelismo presente da sempre in tutti i settori (anche in parlamento si possono “comperare” i voti). L’assenza di una cultura pubblica di servizio al bene comune è una responsabilità dell’attuale classe politica, di destra come di sinistra.

Non esiste nessuna correlazione tra gestione pubblica e corruzione più di quanto nelle gestioni affidate ai privati. Tuttavia nel caso di una gestione non efficiente del servizio da parte di società a totale controllo pubblico, i cittadini hanno la possibilità,attraverso il proprio voto, di non rinnovare il mandato al Sindaco e ai consiglieri comunali. Se invece la gestione viene affidata ad una società mista o ad un privato per 20/30 anni successivi, pur attraverso gara, i singoli cittadini, anche se diventassero azionisti, non hanno alcuna possibilità di cambiare le cose, se non quello di inoltrare un ricorso e/o reclamo magari tramite un “call-center”.


Alla luce di quanto sopra, chiediamo pertanto una rettifica delle affermazioni, invitando a ribadire con forza l’importanza di andare a votare il 12 e 13 giugno per dire si all’acqua gestita come bene comune fuori dalle leggi di mercato.


Ci aspettiamo inoltre una presa di posizione chiara da parte del vescovo di Verona, che smentisca la mancata adesione al documento sottoscritto dalle diocesi italiane aderenti alla campagna “Acqua: dono di Dio e bene comune”.

 

Comitato Referendario Veronese “2 SI per l’Acqua Bene Comune”

Il comitato è composto da oltre 40 associazioni e gruppi sparsi sul territorio della provincia di Verona, rappresentativo di una società civile multicolore.
email: silviacaucchioli@hotmail.it tel. 348 0341453       
www.acquabenecomuneverona.org


Il PD Veneto batte il quarto colpo

La proposta di legge depositata dal PD non parla proprio di ripubblicizzazione dell’acqua, ma un altro passetto avanti anche il PD Veneto l’ha fatto:

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E’ con viva soddisfazione che segnalo che all’assemblea regionale del Partito Democratico Veneto del 26 marzo sono stati votati all’unanimità gli ordini del giorno presentati sul tema dei referendum che impegnano la segreteria e tutto il partito ad attivarsi per sostenere fortemente il SI ai 4 quesiti. Il PD quindi ha deciso di lavorare per far vincere il SI ai referendum, impegnandosi con tutta la sua forza organizzativa e finanziaria.

Vi suggeriamo quindi di mettervi in contatto nei prossimi giorni con le rispettive segreterie provinciali del Partito Democratico per verificare quali possibili collaborazioni siano possibili in queste prossime settimane. In allegato l’ordine del giorno sull’acqua votato sabato.

A disposizione per quanto possibile.

Cordiali saluti e buon lavoro.

Luca Musumeci

Luca Musumeci

Responsabile Ambiente ed Energia PD veneto

luca.musumeci@nuoviequilibri.it

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Scarica l’Ordine del Giorno approvato dal PD-Veneto in relazione all’acqua