L’Unità: quando l’informazione fa acqua

Lettera aperta al direttore de l’Unità, Conchita De Gregorio, in merito allo “Speciale acqua” pubblicato dal quotidiano L’Unità mercoledì 20 aprile in Toscana.
Milano, 27 aprile 2011

Gentile direttore,

le scrivo dopo aver letto con attenzione lo “Speciale acqua” uscito in Toscana con l’Unità di mercoledì 20 aprile. Ritengo senz’altro importante che il quotidiano da lei diretto abbia ospitato un dorso di otto pagine per approfondire un tema, il servizio idrico integrato, mai come in queste settimane al centro dell’agenda politica, in vista dei referendum del 12 e 13 giugno.
Spiace, solo, che da una lettura attenta di tutto il dossier emerga con chiarezza un unico punto di vista: manca, infatti, quello di coloro che hanno promosso i due quesiti referendari. Tra gli autori degli articoli, invece, ci sono Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel Toscana, ed Erasmo D’Angelis, presidente di Publiacqua, che già sull’Unità, nelle ultime settimane erano intervenuti con articoli “contro-referendari”. De Girolamo, in quello che a tutti gli effetti pare l’editoriale dello “Speciale acqua”, scrive che il dibattito “sui referendum cosiddetti dell’acqua pubblica” non è l’“oggetto principale di queste pagine speciali”. Poi, però, entra nel merito della gestione del servizio idrico integrato in Toscana, oggetto dei referendum, paventando la riforma indicata nel programma del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che supera la legge Galli del ’94 andando a preconizzare la creazione di un unico Ambito terr
itoriale ottimale, affidato ad un unico soggetto gestore.
Più avanti, D’Angelis scrive che i referendari hanno convinto oltre 1,4 milioni di italiani a firmare i quesiti aggrappati al “potente brand ‘acqua pubblica e gratis’”, e che le reti idriche hanno bisogno di 64 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 10 anni.
Queste ultime affermazioni, se aveste avuto voglia di controllarle, sono palesemente false: nessuna, tra le realtà che aderiscono al Forum italiano dei movimenti per l’acqua e al Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune”, ha mai detto in giro che la distribuzione dell’acqua sarà gratuita; riteniamo, però, che sulle bollette dei cittadini debbano gravare solo i costi per garantire il servizio (adduzione, depurazione, fognature) e non quelli necessari per coprire gli investimenti, come avviene in virtù dell’articolo 13 della legge Galli del ’94. Anche perché, come ricorda D’Angelis, le reti restano pubbliche (date in concessione eventualmente a gestori pubblico-privati o privati), e quindi non si capisce perché non si possa intervenire prelevando risorse dalla fiscalità generale. Lo si fa, ad esempio, per le autostrade (reti pubbliche in concessione). Quanto agli investimenti, l’Anea -l’associazione degli enti d’ambito- li quantifica sì in 64 miliardi di
euro, ma in 30 anni e non in dieci. Ritornando a quanto scritto da De Girolamo in merito all’Ato unico, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea ad un giornalista è: perché un “Ato unico” se il legislatore del ’94 aveva voluto qualificare gli Ato come ambiti ottimali da un punto di vista di bacino idrografico, e in Toscana -coerentemente con quanto disposto- si erano individuati 3 bacini idrografici lungo l’Arno (Ato 2, Ato 3 e Ato 4), uno legato al fiume Ombrone (Ato 6), uno al fiume Serchio (Ato 1)? Forse perché, ed è la risposta che mi dette qualche anno fa l’allora assessore al bilancio del Comune di Firenze, in tutti gli ambiti ormai è presente Acea, la ex municipalizzata del Comune di Roma oggi società per azioni quotata in Borsa. Pare incredibile dedicare 8 pagine a uno speciale acqua senza che compaia la parola “Acea”, che in Toscana è presente nel capitale di quasi tutti i gestori, spesso a braccetto con la multinazionale francese Suez (altro
omissis), con Francesco Gaetano Caltagirone (altro omissis) e con la banca Monte dei Paschi di Siena (idem).
Le chiedo, pertanto, di dedicare un secondo “Speciale acqua” di otto pagine per controbilanciare quest’informazione scorretta e di parte. Sperando che posso concederlo al Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune”. E sperando che la sua testata abbia le risorse per farlo.
Ci viene altrimenti il sospetto che lo speciale sia, in realtà, una pubblicità occulta alle ragioni del no al referendum, pagato da Conservizi Cispel, Publiacqua, Acque spa, Nuove acque spa, Acquedotto del Fiora e Gaia spa (indicati come curatori dell’inserto stesso).

Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia, membro del Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune”, residente a Capannori
(e per questo utente di Acque spa)


Luca Martinelli – Altreconomia
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Stefano Rodotà: FUGA DAI REFERENDUM

STEFANO RODOTÀ. La Repubblica, Venerdì 22 aprile 2011

Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì   si è voluto cancellare quello sul nucleare.

Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell’acqua. Le torsioni dell’ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell’emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare.

Timoroso dell'”effetto Fukushima”, che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull’acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell’irrompere continuo della logica ad personam. L’uomo che ogni giorno invoca l’investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittimazione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.

Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.
Caduti i referendum sul nucleare e sull’acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.
Quest’ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona. Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di “legislatore negativo”.

L’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum. Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi. Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi. E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.

È resistibile questa strategia? In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull’acqua è bene tornare per un momento sull’emendamento con il quale si è voluto cancellare il referendum sul nucleare. Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell’emendamento che prevedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”. E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare. Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare “gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum” e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati “i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente”. Si può ragionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell’emendamento sul nucleare, questo sia avvenuto. E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l’acqua. Di questo dovrà occuparsi l’ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme. La partita, dunque, non è chiusa.

Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell’opposizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell’approvazione dell’emendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall’obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell’umanità.
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull’acqua qualora si seguisse la stessa strada. Ma proprio l’aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno. Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.

Il vestito nuovo del RE

Non c’è nessun vestito: il RE è nudo (e comincia a sentire freddo!!!)

Presidio venerdì 29 aprile ore 17 – Piazza Antenore  – Padova

Giù le mani dai referendum!
Il 12 e 13 GIUGNO sono convocati i referendum per la difesa dell’acqua come bene comune e per fermare il nucleare.
Il Governo sta facendo di tutto per intorbidare le acque con falsi proclami e iniziative fuorvianti.
I referendum su questi importanti temi sono una grande occasione di democrazia.
Invitiamo tutti a manifestare con noi sotto la Prefettura di Padova, così come in tutte le città d’Italia.
SI SCRIVE ACQUA SI LEGGE DEMOCRAZIA

 

DIFENDIAMO I REFERENDUM

Care amiche e cari amici del popolo dell’acqua,
come tutte e tutti saprete è notizia delle ultime ore la possibile scelta del nostro Governo di agire nei confronti del Referendum per l’Acqua come già ha fatto con il Nucleare e di aggirare così la volontà popolare, a cui tante volte si è richiamato lo stesso Presidente Berlusconi.
Che vuol dire? Che probabilmente si proverà a fare una “leggina” sull’acqua e il servizio idrico.
Ma quale differenza c’è con il nucleare? La differenza sta nel fatto che per l’acqua è molto più difficile “venire incontro” alle nostre richieste del Comitato Promotore, visto che chiediamo la fuoriuscita dell’acqua dal mercato.

Per questo la strategia sarà quella di creare una cortina fumogena, di confondere le acque e i cittadini e poter dire che non c’è più bisogno dei referendum. Ovvero non c’è più bisogno che gli italiani dicano la loro rispetto a questioni vitali. Si calpesta la richiesta di esprimersi in prima persona e partecipare al di là dell’urna. Si concretizza quello che andiamo dicendo da tempo: si scrive Acqua, si legge DEMOCRAZIA (il potere appartiene al popolo…).

E’ necessario essere all’altezza dell’attacco in atto e, per questo, chiammiamo alla mobilitazione democratica tutta la cittadinanza che, al di là di facili retoriche, possa affermare l’importanza di questa battaglia battaglia ma, ancor di più, l’importanza capitale della difesa degli spazi di agibilità democratica e politica, sempre più ridotti e umiliati.
A questo punto, raccolti pareri tra telefonate e mail che ci stanno arrivando ininterrotte da giorni, facciamo una serie di proposte per l’attivazione e la comunicazione:

– attiviamoci presso tutti i nostri referenti e contatti politici, a qualunque livello, perché esercitino ogni pressione possibile sui vertici della piramide;

– attiviamo un azione di pressione tramite l’invio di mail a tutti i parlamentari dal titolo “Non provate a toccare i referendum”; gli indirizzi sono su internet sul sito della camera dei deputati e del senato;
–  Venerdì 29 aprile, di fronte alle prefetture di tutta Italia, partecipiamo a manifestazioni comunicative e includenti per l’acqua bene comune, in difesa dello svolgimento dei referendum e la libertà dei cittadini di partecipare alla vita pubblica di questo paese.
– In ultimo, dopo il 1° Maggio, diamo vita ad azioni di visibilità con le bandiere dell’acqua presso i monumenti storici delle nostre città.
I Comitati per il Referendum, il Forum, e tutti i movimenti per l’acqua danno voce alle istanze dei cittadini sul secondo più importante bene comune dopo l’aria: c’è bisogno però della forza e dell’impegno di ciascun Italiano perché la Democrazia è riempita della sorveglianza e dei significati che vi ripone ognuno.

Molinari al “Fatto Quotidiano”

Versione integrale dell’articolo di Molinari apparso oggi sul “Fatto Quotidiano”

Non mi sarei mai aspettato che proprio il Fatto Quotidiano, il più letto dai movimenti per i beni comuni, ospitasse un articolo come quello a firma di Marco Ponti proprio il giorno dopo la minaccia del governo di “neutralizzare” il referendum sull’acqua pubblica. Un articolo offensivo, che nel titolo chiama l’acqua pubblica “acqua sporca”, dove si plaude la gestione privata di questo bene comune, le gare, il mercato, le tariffe invece della fiscalità generale e si relega la funzione del pubblico all’assistenza dei meno abbienti. Ma sopratutto dove vi traspare un ideologico furore contro la politica e tutto ciò che è pubblico.

Indignazione nel movimento, perché a fronte dell’ennesimo attentato al diritto costituzionale dei cittadini di decidere sui contenuti, si è scelto di ospitare una così dura contestazione ai referendari, accusati (come per il nucleare) di creare“impatti emotivi” per carpire la buona fede degli elettori italiani.

I promotori dei referendum e un milione e quattrocento mila cittadini che li hanno firmati vengono più o meno esplicitamente presentati come funzionali agli interessi di una casta partitica di amministratori corrotti, che vogliono a tutti i costi bloccare il “giusto” ricorso alle gare e il passaggio alle “sane” ed efficienti gestioni private che la legge Ronchi impone.

L’autore disquisisce sul concetto di “servizio universale”, cosa che non esiste in nessuna legislazione italiana o europea, dove semmai si parla di “servizi di interesse generale”, ignorando che universali sono invece i diritti umani, come quelli all’istruzione, alla salute e quello ancor più fondamentale come il diritto all’acqua.

Un diritto che proprio quella politica e quei partiti denunciati da Ponti, si oppongono affinché venga riconosciuto come tale, perché vogliono che l’acqua potabile venga gestita privatamente come una merce e data in gestione alle multinazionali, alle banche, quotata in borsa e oggetto di speculazioni finanziare.

I diritti universali e la fiscalità generale, non il mercato e la quantità di soldi necessari, sono stati i principi ispiratori delle leggi per l’istituzione dei servizi pubblici.

Dall’antichità il diritto all’acqua potabile è stato il fondamento della civiltà e per tutto il novecento, per tutti i partiti di destra, di sinistra e di centro, la missione politica fu quella di consentirne l’accesso a tutti.

Credo che il professore si sia costruito una sua realtà, tutta ideologica, quando accusa i referendari e la lobby degli amministratori locali di voler abolire le gare che altrimenti sarebbero vinte da privati o “pubblici” più efficienti e che chiedono meno soldi.

Dove vive? Dove vede l’esistenza di questa lobby di amministratori/oppositori? dove vede l’efficienza dei privati?

Sappiamo benissimo le pecche del pubblico, ma la legge Ronchi l’hanno voluta proprio i partiti, quegli esponenti politici e quelle amministrazioni al centro dei perversi intrecci che stritolano la politica nel nostro paese.

Le privatizzazioni le hanno attuate da tempo proprio gli amministratori di destra e di sinistra delle regioni: Lazio, Liguria Emilia, Toscana, Umbria, Sicilia, Calabria ecc.. dove proprio quegli intrecci trasversali sono più evidenti.

In ogni caso l’efficienza del privato non si è manifestata affatto, i buchi di bilancio sono diventati delle voragini e nemmeno l’economicità dal momento che dall’inizio delle privatizzazioni le tariffe sono aumentate mediamente del 60% e gli investimenti si sono ridotti del 50%. Mentre se cerchiamo qualche gestione virtuosa la troviamo nel pubblico come a Milano.

La resistenza alla privatizzazione dei servizi idrici viene dai movimenti e da una minoranza di amministrazioni locali isolati e sottoposti a fortissime pressioni dei partiti ed è una resistenza mondiale ed europea. Parigi è tornata al pubblico, risparmiando 38 milioni di euro all’anno e diminuendo dell’8% le tariffe. A Berlino un referendum cittadino ha fermato la privatizzazione.

Ma di quale correttezza delle gare parla Marco Ponti?

Tutti sanno, a partire dall’Autority della concorrenza, che i servizi finiranno nelle mani di un cartello fatto da due multinazionali francesi: Suez/Gaz de France e Veolia/Edf e da 4 società italiane private e quotate in borsa: Acea, Hera; Iren, A2A, trasversalmente intrecciate nei capitali con la politica, con gli imprenditori Caltagirone, Pisante e con le banche Monte dei Paschi di Siena,ecc…

La realtà è che sulle privatizzazioni si giocano gli interessi economici trasversali tra centro destra e centro sinistra e le alleanze politiche tra il centro di Casini/ Caltagirone e il centro sinistra di Dalema/Coop/ Monte dei Paschi.

Dove vive il Prof. Ponti, consulente della Banca mondiale?

Come non vede che sono proprio le privatizzazioni l’elemento corruttivo della politica e della nostra società?

Che da tempo e in modo trasversale i partiti nel loro insieme operano affinché tutto finisca nel gorgo del privato? Che proprio i partiti e la maggioranza degli amministratori seminano l’avversione contro tutto ciò che è pubblico?.

Come non vedere che le privatizzazioni svuotano la sostanza democratica e costituzionale del paese di cui la neutralizzazione dei referendum è l’ultima visibile manifestazione? Come non vedere che alimentano l’individualismo, annullano l’accesso al diritto e spezzano ogni idea di comunità? Come non vedere che è in questo progetto di privatizzazioni che è maturata l’irresistibile ascesa di Berlusconi e matura il suo consenso?

Possiamo trovare una sede per confrontarci su questi argomenti, ma ora gli italiano hanno il sacrosanto diritto di recarsi al voto e di poter decidere.

Emilio Molinari

25.4.2011

il RE e la Vigilanza RAI: APPROVATE IL REGOLAMENTO!!!

Negli ultimi giorni la maggioranza che governa questo Paese, con l’appoggio dei poteri economici, stanno giocando la carta della cortina fumogena per depotenziare i referendum e per dire ai cittadini e alle cittadine che non ci sarà bisogno che si esprimano su temi fondamentali della propria vita come l’acqua. Tutto questo strozzando la partecipazione democratica.

In sintonia con questa strategia la Commissione di Vigilanza RAI non ha ancora emanato il regolamento in materia di comunicazione politica [n.d.r.: per legge, avrebbe dovuto farlo entro il 4 aprile u.s.]. Tale ritardo, di fatto, impedisce alla maggior parte dei cittadini e delle cittadine italiani di accedere ad una corretta informazione sui referendum di giugno, come invece la legge prevede.

Per questo Venerdì 29 Aprile alle 11.00 il Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune, il Comitato Vota Sì per fermare il Nucleare e il Coordinamento Salute-Ambiente-Energia saranno sotto la sede RAI di Viale Mazzini a Roma. [n.d.r .Invitiamo chi non sia di Roma a fare la propria parte in formato elettronico con mail alla Vigilanza RAI e commenti e notizie sui Blog.]

Vogliamo che i cittadini vengano informati, vogliamo che sappiano che i referendum ci saranno e come sarà possibile votare.



Roma, 28 aprile 2011

Gli uffici stampa



Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299 begin_of_the_skype_highlighting              +39 338 83 64 299      end_of_the_skype_highlighting
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel. 06 6832638 begin_of_the_skype_highlighting              06 6832638      end_of_the_skype_highlighting; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it

Daniele Di Stefano

328.2937118

www.fermiamoilnuclerare.it

Alex Zanotelli a Padova con la Rete Interdiocesana

Commissione Nuovi Stili di Vita – diocesi di Padova

PADRE ALEX ZANOTELLI
presiede la Celebrazione Parola e Nuovi Stili di Vita
e presenta il manifesto pastorale
della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita
“ACQUA: DONO DI DIO e BENE COMUNE”

SABATO 30 APRILE 2011
Ore 21.00
Presso la Cappella S. Giuseppe Lavoratore
Via Quarta Strada 7 ( Zona Industriale) – Padova
(vicinissimo all’uscita di Padova Est, dopo il casello dell’autostrada prendere la corsia  a sinistra dove c’è l’indicazione Zona Industriale Nord, salendo sulla tangenziale prendere la prima uscita n. 16  per Viale dell’Industria, dopo 300 metri dall’industria Peroni a sinistra c’è via Quarta Strada)
Per info: 346 2198404 www.nuovistilidivitapadova.wordpress.com

Facoltà dell’Acqua 2011, 29 e 30 aprile

Ciao a tutti,

ecco a voi in allegato il programma definitivo della Prima sessione della Facoltà dell’Acqua 2011 “Agire per l’Acqua Bene Comune” che si svolgerà il 29 e 30 aprile prossimi presso il Monastero del Bene Comune di Sezano a Verona.

Venerdì 29 aprile ore 18.30 – 22.30 (break buffet)
Dal “CAPITALISMO BLU” dei dominanti ai BENI COMUNI DEI CITTADINI
La tesi sull’acqua come “bene economico” e sulla sua scarsezza.
Contributo di Riccardo Petrella – presidente U.B.C. Facoltà dell’acqua
I quesiti referendari sui servizi pubblici locali: I 2Si all’acqua pubblica.
Contributo di Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI

Proiezione del filmato: “Enel, l’acqua della Patagonia tutta d’un sorso”, regia Enzo Cappucci.
In preparazione all’incontro del 19 maggio con Mons. Infantis De La Mora, impegnato contro la privatizzazione in Cile.

Sabato 30 aprile
ore 9.30 – 12.30
Verso i referendum CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE
Costruire il post capitalismo blu. La rivoluzione dell’acqua. Contributo di Riccardo Petrella presidente U.B.C. Facoltà dell’acqua
Quali scenari post consultazione referendaria. Contributo di Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI
&gtpausa pranzo
&gtore 14.30 – 17.30
Laboratorio: Come comunicare i quesiti referendari a difesa dell’acqua bene comune. Contributo di Piero Scaramucci – Ex-direttore Radio Popolare
Laboratorio: Come promuovere la partecipazione ai referendum del 12-13 giugno. Incontro dei referenti locali del Comitato referendario 2Si, enti locali. Coordina Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI

Contributo libero a sessione: 15 € (29-30 aprile)
Contributo a pasto 13 € (buffet 5 €)
Iscrizioni entro 28 aprile e info alloggio: monasterodelbenecomune@gmail.com / tel 347 2256997

RICORDATI DELLA TESSERA ELETTORALE!

Appello del Comitato Referendario a tutti i lavoratori e studenti fuori sede

Sappiamo che nelle prossime settimane molti/e di voi torneranno a casa per un motivo o per un altro. Vi ricordiamo però che il 12 e il 13 Giugno si vota per il referendum per l’acqua e contro la sua privatizzazione.

Per molti di voi, specie i più distanti da casa, sappiamo che sarà difficile fare avanti e indietro per l’Italia. Ma vi ricordiamo comunque che, per motivi elettorali, avete uno sconto del 60% sul biglietto del treno.

Ad ogni modo è importante che sappiate che c’è la possibilitàdi votare anche in un comune diverso da quello della vostra residenza.

Basterà diventare rappresentante di lista per il comitato referendario e, per fare questo, sarà attivata a breve una procedura online per poter segnalare la vostra disponibilità.
L’unica accortezza che dovrete avere è di PORTARE CON VOI LA TESSERA ELETTORALE.

Dunque vi auguriamo un buona Buona Pasqua, buon 25 Aprile e buon 1° Maggio, ma soprattutto vi invitiamo a partecipare alla battaglia in difesa dell’acqua bene comune.

Perchè l’acqua è un diritto.
Perchè l’acqua è di tutti.
Perchè l’acqua non si vende!

Per maggiori informazioni vai sul sito referendumacqua.it