ERRATA CORRIGE Il comitato di Padova festeggia Mercoledì 22

Invitiamo tutti coloro che si sono sentiti coinvolti in questa straordinaria avventura ad un incontro conviviale che non si terrà più martedì 21 bensì MERCOLEDì 22 p.v. dalle ore 19.00 presso Altragricoltura, ex foro boario in corso australia a Padova.

Stiamo insieme, chiacchieriamo, ci raccontiamo, festeggiamo, con ciò che ognuno vorrà portare!

Speriamo di vedere tutti numerosi, meglio se confermate la vs. partecipazione anche con una mail ad acquabenecomune.pd@libero.it

L’acqua ferma l’onda liberista.

Pubblicato dal Corriere della Sera

Giovedì 16/6

Il referendum sul nucleare ha tirato la volata, ma quello sull’acqua ci ha messo l’anima profonda del cambiamento.

Ha interrotto una lunga fase, non solo quella di Berlusconi, ma quella del liberismo senza limiti di Regan, del ritiro della politica da ogni idea pubblica che ha contaminato tutti.

Viene da lontano, è figlia dei Forum Sociali Mondiali e di un lungo lavoro culturale di 11 anni e di lotte, che hanno scavato nelle coscienze dei cittadini, di dialogo con la chiesa e di confronto-scontro coi partiti.

Le privatizzazioni caratterizzeranno il dopo referendum e il dopo Berlusconi. Ma non si potrà ignorare che i cittadini hanno detto: che il servizio idrico va gestito pubblicamente e che vogliono partecipare alla definizione delle scelte che si faranno, sapendo che si scontreranno con destra e sinistra, ma sopratutto con Confindustria, Federutilty, multinazionali che hanno ripetutamente detto che le privatizzazioni devono stare al centro dell’iniziativa di qualsiasi governo.

C’è in giro il timore di un nuovo “fantasma che si aggira per il mondo”…Ed è il fantasma della partecipazione che si fa soggetto organizzato in reti nazionali ed internazionali, capace di darsi obbiettivi a tutti i livelli: dal fermare la mercificazione dell’acqua potabile, all’affermazione del diritto umano nelle istituzioni internazionali. Che ha rivitalizzato come in Uruguay e Berlino il referendum strumento della sovranità popolare. Ha introdotto il linguaggio dei beni comuni di cui oggi tutti parlano. Che non divide i popoli, non demonizza i partiti per trovare un proprio consenso, ma cerca consenso tra la gente per cambiare la cultura dei partiti e portarli a battersi con noi come è avvenuto in parte nei referendum.

Non ha chiesto: stai con Berlusconi o contro? Ha detto a tutti: guardate al mondo e ai suoi terribili problemi, sono anche nostri. Ban Ky-Moon nel 2008 ebbe a dire che siamo di fronte a una grande crisi idrica mondiale ed a una grande crisi energetica che si alimentano e provocano altre crisi, compresa quella alimentare.

Volevamo parlare di questo. Chiedere: perché l’accesso ai beni comuni indispensabili alla vita e che scarseggiano, deve essere regolato dal mercato?

Esiste ancora un interesse pubblico e una fiscalità generale? L’acqua potabile è un bene comune oppure per il fatto che occorrono interventi industriali, la sua natura diventa economica, il suo accesso diventa individuale, regolato dal mercato?

L’acqua è un diritto umano o è solo un bisogno individuale che si compera come sostengono le multinazionali e i Forum Mondiali dell’acqua partecipati da 160 governi?

Noi non abbiamo parlato di gratuità. Avremmo voluto spiegare che vogliamo garantire il diritto a tutti, a carico della fiscalità, 50 litri al giorno per persona come sostiene l’OMS e dopo tale consumo una tariffa progressiva sempre più cara per garantire il risparmio.

Per paura ci hanno resi muti. Ha parlato la politica, che trasversalmente volle le privatizzazioni, e rancorosi economisti senza anima che hanno ridotto tutto ad una questione di fredda contabilità.

Il soggetto della partecipazione esiste. Ora i partiti non sono i soli soggetti della politica, ma anche i movimenti. Un protagonista in più, che vuole incontrare con pari dignità i partiti e le istituzioni, riproporre la propria legge di iniziativa popolare che il governo non volle discutere e aprire il grande tema della costituzionalizzazione dei beni comuni.

I referendum sull’acqua ci segnala un cambiamento epocale il cui motore è stata l’acqua. Prendetene atto e non parlate sempre da contabili.

Emilio Molinari

15.6.2011

 

Dal nazionale

De pie, luchar,
que el pueblo va a triunfar.
Sera mejor la vida que vendra
a conquistar nuestra felicidad
y en un clamor mil voces de combate
se alzaran, diran,
cancion de libertad,
con decision la patria vencera.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: Adelante!
El pueblo unido jamas sera vencido,
el pueblo unido jamas sera vencido!

Un ingranaggio collettivo.
Era quello della memoria di Genova. Lì, 10 anni fa, si parlava di mercati e forme di resistenza, di multinazionali e di mercato, da li nascevano i primi discorsi sui beni comuni, iniziavano relazioni e battaglie in molti territori di Italia. Ma quell’esperienza si è anche chiusa con un incredibile riflusso sotterraneo che molto spesso è stato associato ad una sconfitta, al silenzio.

Ma quello che stava succedendo è che, come l’acqua sotterranea scava, anche i nostri discorsi, le nostre idee, i nostri comitati scavavano e intessevano relazioni profonde, radicali capaci di costruire una speranza, che come sostiene Aristotele, è un sogno ad occhi aperti.

E tutto questo si è trasformato nel movimento per l’acqua che ha iniziato un’avventura, quella del referendum, difficile, complicata e ricca di contraddizioni.
Giorno dopo giorno abbiamo visto materializzarsi sotto i nostri occhi la ricchezza sociale dei territori, un tesoro prezioso fatto di uomini e donne, di pensieri ed azioni.

Abbiamo conosciuto tutti/e voi, le vostre facce e i vostri sorrisi, il vostro tempo e il vostro impegno, la vostra determinazione ed intelligenza. Sappiamo che il popolo dell’acqua ha dei combattenti formidabili che hanno saputo e sapranno tutelare questa vitale esperienza valorizzandone i prossimi percorsi.
Quelli che parlano dell’acqua ma anche della democrazia, della partecipazione e della sottrazione delle nostre vite al profitto.

Oggi sappiamo di aver partecipato ad un nuovo ingranaggio collettivo che parlava una nuova lingua.
Quella del futuro.

Semplicemente, da parte nostra, grazie a tutti/e voi.

La segreteria operativa

Dalle amministrative al Referendum, le bandiere dei fori sociali

Dalle amministrative al Referendum, a dieci anni di distanza tornano a sventolare le bandiere dei fori sociali rafforzate da Internet

E’ un mondo nuovo quello che disegnano i Referendum. E’ un mondo dove il ruolo ineludibile dei “media personali di comunicazione di massa”, rende Internet e non più “Porta a Porta” la terza Camera del paese. Ma è un mondo anche antico dove trionfano le ragioni dei Fori Sociali sconfitte dal manganello a Genova giusto dieci anni fa. Il PD sale sul carro dei vincitori ma è atteso alla prova di un cambio culturale che finora non ha incarnato e che forse non è nelle sue corde. Intanto l’avversario berlusconiano è alle corde ma è pericoloso offrire sponde ai peggiori, i leghisti, per disegnare il futuro.

A Matteo Dean

di Gennaro Carotenuto

 

1) DA GENOVA 2001 AI REFERENDUM 2011 – A dieci anni esatti dal G8 di Genova, che fu il punto di inflessione della crisi di lungo periodo della nostra Repubblica, molte delle idee che sembravano spazzate via dalla nostra storia politica sotto i colpi di manganello e i lacrimogeni, riemergono, quasi improvvisamente e inaspettatamente, per trionfare con dei referendum dal contenuto etico-politico rilevantissimo. Vince oggi lo stesso blocco sociale del Genoa Social Forum, sinistra plurale dei movimenti, mondo cattolico, volontariato, gli elettori degli allora DS e Margherita, ma non i dirigenti di questi.

Vince oggi un blocco sociale che ha sempre continuato ad esistere e lottare per un’Italia migliore, pur sistematicamente occultato dai media, che rimette all’ordine del giorno il tema del fallimento etico e pratico del neoliberismo per rilanciare temi cruciali quali i beni comuni e un modello energetico che, basandosi sulle rinnovabili, non alimenti il mito della crescita infinita ma trovi un equilibrio con un pianeta allo stremo. E’ il blocco sociale degli italiani riflessivi che, leggono e pensano e che sconfigge oggi il nichilismo individualista del berlusconismo. I diritti sono più importanti dei profitti, hanno detto 26 milioni di italiani, qualcosa di inaudito dopo decenni di martellante propaganda inversa: i diritti come privilegi, il profitto come valore fondante della nostra società. A new beginning, un nuovo inizio in una terra incognita.

 

2) TATTICA E STRATEGIA DEL PD – Il Partito democratico, con una straordinaria faccia tosta, è salito sul carro referendario per proclamarsi vincitore. La cosa non è un male in sé, e alla vittoria il PD contribuisce in maniera decisiva. Ma è sorprendente che quello che fino a ieri si vantava di essere l’unico partito capace di liberalizzazioni, o che sosteneva che il referendum sul legittimo impedimento avrebbe potuto solo favorire Berlusconi, oggi faccia proprio questo successo. Appare sospetto in particolare l’antiberlusconismo oltranzista con il quale Pierluigi Bersani ha accolto e commentato il risultato. Chiedere le dimissioni del governo sembra a ben guardare una maniera di parlar d’altro rispetto ai temi referendari. Bersani sa che a vincere non sono stati i partiti ma i movimenti. In questi anni, soprattutto in regioni come la Toscana, il PD è stato il partito della privatizzazione dei servizi pubblici scontrandosi ripetutamente con la società civile. Adesso ne sposa le tesi con una facilità sospetta che non appare frutto di un cambiamento culturale nei modelli di società di riferimento di quel partito che finora è stato capace di disegnare appena un neoliberismo spurgato dei suoi tratti più intollerabili. E’ tattica o strategia?

 

3) DAL BASSO, DALLA RETE – Proprio Pierluigi Bersani appare però cosciente che qualcosa di straordinario sia successo in questo mese italiano e, nonostante le dichiarazioni di facciata, sa bene che non è stato il Partito democratico, che pure è al centro di ogni gioco, a condurre le danze. Il PD ha dovuto farsi piacere Giuliano Pisapia o Massimo Zedda (ed è stato battuto duramente da Luigi De Magistris) esattamente come si è fatto piacere dei referendum che non desiderava e che non facevano parte della sua cultura politica. In questo mese straordinario le danze sono state condotte dai movimenti, dalla forza orizzontale della Rete, dal sentirsi ognuno di noi protagonista della rivoluzione dei “media personali di comunicazione di massa”, da un mondo associativo che mal sopporta che il PD, all’ombra di zio Silvio, abbia costruito in questi anni una classe dirigente organica al modello e convinta che essendo l’egemonia culturale della destra destinata a durare in eterno tanto vale uniformarsi.

Delle due l’una: o non c’è alcun cambio di egemonia in vista, e allora i berluschini del PD (viene in mente Matteo Renzi) possono salvare le loro ben avviate carrierine gregarie, oppure il PD, se vuol cogliere l’esprit du siècle, dovrà rinnovare profondamente i propri quadri aprendosi ad aria e gente nuova e liberandosi di tanti yes-men senza qualità che ognuno di noi conosce. Tutto ciò ha valenze politico-culturali profonde ma tocca anche, a breve termine, le strategie di uscita dal berlusconismo. Se Pisapia, Zedda e De Magistris avessero perso e i referendum non avessero fatto il quorum nessuno avrebbe fermato il dalemiano “modello Macerata” (UDC+PD a guida dei primi). Quel modello, che vuol dire anche il predominio assoluto della “politica politicante”, della politica plebiscitaria che convoca le masse solo per autocelebrarsi, dopo amministrative e referendum diviene improponibile, ma l’alternativa è di là dall’essere chiara e sostenibile.

 

4) DEMOCRAZIA DIRETTA E INTERNET “TERZA CAMERA” – L’istituto referendario, dato per morto, ha battuto un colpo, ma non per questo gode di buona salute. Di sicuro si dimostra che dopo vent’anni di orgia maggioritaria fino al plebiscitarismo, che ha portato all’umiliazione del sistema parlamentare con il porcellum, che riempie le camere di uomini senza qualità scelti per l’obbedienza al capo, alcuni elementi di democrazia diretta possono essere un correttivo importante o comunque i cittadini (se ancora il loro volere conta qualcosa) hanno dimostrato di considerare importante tale (scomodo, per i partiti) correttivo. Sarebbe facile sciogliere il nodo della crisi dei referendum: raddoppiare le firme e dimezzare il quorum. Ma è una soluzione troppo ragionevole perché i partiti attuali possano accoglierla. Proprio la forza della Rete, che nessuno può più sottovalutare e che non potrà che continuare a crescere mano a mano che la generazione degli analfabeti informatici scomparirà, impone però una scelta del genere. Internet, altro che “Porta a porta”, è divenuta la vera terza Camera, un “poder popular” orizzontale dove le idee circolano senza veti e senza censure, dove le regole della propaganda non valgono ma vale semmai il contrario. E’ il “vento del Cairo”, dove la politica, se vuole incontrarsi con i cittadini, è obbligata a far proprie le istanze e i modelli comunicativi di questi. Così nessun centralismo democratico è più possibile e gli elettori del “movimento 5 stelle”, che al secondo turno delle amministrative hanno tranquillamente voltato le spalle a Beppe Grillo votando per i candidati di centro-sinistra, dimostrano quanto difficile per i dirigenti sia intercettare il consenso.

 

5) USCIRE DAL LEGHISMO NON MENO CHE DAL BERLUSCONISMO – Non fa più notizia che la maggioranza non abbia difeso le sue stesse leggi facendo campagna per il “no”. Fa notizia che questa volta sia andata male. Silvio Berlusconi, che appare davvero a fine corsa, si è rifugiato nell’andare a mare che era già stato fatale per il suo sodale Bettino Craxi. Il risultato è per lui esiziale. Perde l’arma delle leggi ad personam per difendersi dai processi, come perde la possibilità di compensare col nucleare molti amici degli amici. Si guarda le spalle per capire chi è Bruto. Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Roberto Formigoni, i romani Alemanno e Polverini, i cosiddetti “responsabili” comprati ieri e pronti a rivendersi oggi.

Da sinistra in molti confidano che la Lega stacchi la spina. E’ una speranza che dà erroneamente per scontato che il più grande partito del paese sia destinato a implodere alla caduta del fondatore mentre invece la Lega sia destinata a restare e ad essere recuperata al gioco democratico e perfino cooptata in maggioranze alternative. Sembrano credere davvero che le elezioni amministrative le abbia perse solo Silvio e non la Lega e non sembrano cogliere che la Lega sia stata la spina dorsale dell’ideologia della destra mentre il PdL si stia frantumando in feudi più piccoli al sud come al centro e al nord.

Forse è vero che tatticamente tutto vale per liberarsi di Berlusconi ma a patto di non dimenticare cos’è la Lega: un partito razzista, rapace, che in questi anni non ha avuto remore a seminare l’odio tra gli italiani, a calunniare sistematicamente parte di questi oltre che a umiliare sistematicamente i migranti. Questa (vero Massimo d’Alema?) non è mai stata e mai potrà essere una costola della sinistra. La Lega non è neanche una destra normale, è una destra antimoderna, violenta, antinazionale che interpreta la logica del branco, del più forte che schiaccia il più debole, una destra che usa la democrazia per svuotarla di senso. Così l’uscita dalla crisi italiana sarà pensabile solo se finalmente la cultura leghista verrà esposta al ludibrio in tutta la sua infamia e marginalizzata al di fuori di un rinnovato “arco costituzionale” che, paradossalmente, contiene il centro-destra post-berlusconismo ma non la Lega.

 

Gennaro Carotenuto su https://www.gennarocarotenuto.it

 

 

 

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GRAZIE A TUTTI!

Un GRAZIE sentito a tutti noi, proprio tutti. Questa è l’Italia MATURA, che con un movimento popolare occultato dai media di massa, dalle televisioni nazionali di stato e non, con rare eccezioni, è stato in grado di mobilitare milioni e milioni di Italiani, non contro questo o quel governo, ma per la difesa trasversale di un bene comune necessario all’esistenza di ogni comunità.

Un risultato che compensa delle fatiche, un risultato che apre una strada ancora più importante: bloccato il processo di privatizzazione, ora bisogna invertire la marcia e procedere verso la vera partecipazione dei cittadini alla gestione comune dei beni comuni. La strada è impervia, prova ne  sono i comunicati dei politici e l’assenza anche in questa fase dei Forum dalla scena mediatica, ma insieme a tutti voi cammineremo, assieme a tutti voi torneremo ad abitare gli spazi da cui siamo stati via via allontanati, perché

SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA

Redazione acqua bene comune padova

RAPPRESENTANTI DI LISTA, ultime raccomandazioni

Care e cari rappresentanti,

ciascuno di voi ha ricevuto comunicazione se è un rappresentante principale, oppure un rappresentante supplente. Chi è un rappresentante primario in generale lo sa, se non lo sa, probabilmente non è primario, bensì un supplente. Si capisce anche dal fatto che, se siete stati assegnati ad un unico seggio, probabilmente siete un supplente, perché i primari lo sono solitamente per l’intera sezione, e quindi per più seggi.

La differenza è importante, perché il primario è quello che fa tutto il lavoro, ovvero dovrà

1- recarsi presso il seggio il sabato pomeriggio dopo le ore 16 per verificare la correttezza della  nomina (passaggio necessario ma non indispensabile).

2- prestare servizio al seggio  quanto più tempo possibile nei giorni del voto e durante lo scrutino.

3- se possibile, comunicare a metà giornata e alla fine di domenica e alla chiusura di lunedì i dati sull’affluenza (votanti e aventi diritto)

Il rappresentante di lista supplente interviene a sostituire il principale solo se gli verrà esplicitamente richiesto (dal comitato o dal rappresentane principale stesso). Altrimenti è sufficiente che si presenti al seggio cui è stato assegnato per votare. E’ bene comunque che i supplenti (anche qualora non gli venga richiesto esplicitamente di sostituire il rappresentante principale) vadano in seggio la mattina di domenica per votare. Per votare dovranno presentarsi come rappresentanti di lista supplenti al presidente del seggio e, in quanto tali, chiedendo di poter votare presso il seggio stesso. Ai supplenti che non sostituiscono un rappresentante principale non è richiesto alcun altro impegno, e dopo aver votato possono lasciare il seggio e rimanere trepidanti in attesa dei risultati!

Attenzione che non possono essere presenti contemporaneamente in seggio entrambi i rappresentanti, per cui magari i supplenti prima di accedere al seggio si accertino di chi c’è nel seggio, e stiano a quanto gli verrà comunicato dal presidente del seggio, deputato a sorrvegliare sulla regolarità di tutte queste cose.

All’interno del seggio (e solo all’interno, ma non fuori per 200 metri dal seggio) i rappresentanti possono appuntarsi al petto la spilla con il simbolo della lista, in modo che siano riconoscibili anche dal presidente e dagli altri rappresentanti.

Che siate rappresentanti principali o supplenti, ricordatevi di portare con voi un documento di identità valido e la tessera elettorale, per poter votare.

Si vota: domenica 12 giugno dalle ore 8 alle 22 e lunedì 13 giugno dalle ore 7 alle ore 15. Subito dopo comincierà la verifica dell’affluenza ed a seguire il conteggio dei voti favorevoli e contrari.

Per qualsiasi problema telefonate a:

Giuliana 3495769665

Vilma 3356718397

Grazie

Comitato Due Sì per l’acqua bene comune di Padova

 

 

 

ATTENZIONE ALLE SCHEDE

Attenzione a NON SOVRAPPORRE LE SCHEDE, poiché tra stampa fresca (quelli sul nucleare), l’umidità tipica della pianura Padana, chimiche strane negli inchiostri, le croci potrebbero trasferirsi da sopra a sotto, invalidando potenzialmente le schede (ecco perché ci stanno i rappresentanti di lista in ogni seggio…).

Andate a votare, una scheda alla volta, di primo mattino possibilmente, fino all’ultimo scorrete la vostra rubrica se c’è qualcuno che non avete ancora chiamato per informarlo dei referendum e di quanto acqua e nucleare siano trasversali e apartitici. L’acqua non è di destra né di sinistra né di centro, così come la salute compromessa dal nucleare.

A differenza di quanto vuol far credere il Corriere della Sera, i Referendum sull’Acqua non sono una spallata al governo, sono una tappa importante di un movimento popolare quasi decennale che nulla ha a che fare con i partiti, un movimento per il bene comune dell’acqua senza il quale non esisterebbe l’uomo.

 

Tutto e tutti contro i referendum

Care e cari,

a sei giorni dal voto Ballarò e Anno Zero pare non vogliano ospitare il nostro comitato in studio, preferendo dare la parola sui referendum ai soliti volti che affollano ogni settimana quelle trasmissioni. Abbiamo diffuso questo comunicato lamentando una grave mancanza di rispetto per chi in questi anni ha condotto una fondamentale battaglia di democrazia sull’acqua bene comune.

Se volete scrivere a Ballarò per dire la vostra potete farlo a ballaro@rai.it, se volete fare lo stesso con Anno Zero potete utilizzare il form presente sul loro sitohttps://www.annozero.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-5e39f909-2a39-4b2a-bb7d-002e4dc375b1.html

Saluti esterrefatti,

Luca

COMUNICATO STAMPA

Ballarò e Anno Zero: no ai comitati referendari in studio

A sei giorni dai referendum del 12 e 13 giugno, il Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune è costretto a rilevare un vero e proprio muro di gomma rispetto ai talk show di informazione Rai.

Le prossime puntate di Ballarò e Anno Zero saranno interamente dedicate ai referendum, nonostante questo le testate giornalistiche preferiscono chiamare in trasmissione rappresentanti partitici: gli unici, a quanto pare, abilitati a parlare in televisione. Troviamo scandaloso che il Comitato Promotore, quello che ha raccolto un milione e quattrocentomila firme e che ha promosso i referendum venga sistematicamente escluso o ridotto al ruolo di comprimario. Un vero e proprio blocco a chi non ha in tasca una tessera partitica, in barba agli autorevoli appelli del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, che aveva raccomandato la presenza dei comitati promotori nei programmi Rai. Ricordando a tutti che il Comitato Promotore è un soggetto costituzionalmente riconosciuto rimaniamo basiti di fronte alla mancanza di rispetto per il lavoro di migliaia di volontari sparsi per tutto il territorio nazionale.

Ci spiace constatare la disattenzione di programmi percepiti più attenti alle tematiche sociali. Diamo invece atto a Bruno Vespa di aver invitato a Porta a Porta un rappresentate del Comitato Promotore dei referendum pro acqua pubblica.

Roma, 6 giugno 2011–
Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it

Martinelli: C’è chi gioca con i referendum

https://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2807&fromHP=1

L’atteggiamento dei media nei confronti dei referendum, e in particolare ai due quesiti sull’acqua, è un attentato al quorum. Dopo aver “relegato” per oltre un anno al rango di non notizia la questione della privatizzazione del servizio idrico integrato, oggi creano le condizioni per un’appropriazione indebita dei quesiti referendari da parte dei partiti (vedi comunicato sotto).

Il primo a riconoscerlo e a scriverlo, lucidamente, è stato Stefano Folli, dalle colonne de Il Sole 24 Ore. Il 1° giugno ha scritto: “All’improvviso i tre referendum di giugno diventano la nuova minaccia mediatica, prima ancora che politica, pendente sul centrodestra. C’è una logica in tutto questo. Le firme sono state raccolte soprattutto da Di Pietro, con l’appoggio di Vendola e poi con il sostanziale avallo di Bersani. Oggi il triplice referendum è un cannone pronto a sparare contro gli spalti governativi. Ma è anche un mastice che lega fra loro i destini di Partito democratico, Italia dei Valori e Sinistra e Libertà. L’asse fra i tre, uscito consolidato dalle amministrative, cerca nel voto referendario la consacrazione. Chi potrà mai rimetterlo in discussione, se il 13 giugno si sarà raggiunto il ‘quorum’?”.

Folli dimentica, e non è il solo, che l’eventuale raggiungimento del quorum non è merito di questi soggetti; che le firme (un milione e quattrocento mila) sono state raccolte da un Comitato referendario formato da realtà di base, che aveva esplicitamente richiesto ai partiti di fare un passo indietro. Perché fosse possibile votare i referendum nel merito, e non come quesiti “pro” o “contro” il presidente del Consiglio e la permanenza in carica dell’esecutivo.

Nell’ultimo mese, e con maggiore intensità nell’ultima settimana, dopo il risultato del ballottaggio nelle elezioni amministrative, uomini politici di diversi schieramenti hanno fatto outing, dichiarando il proprio “sì” ai due quesiti sull’acqua. A volte, sfidando la disciplina di partito. Altre, manifestando totale incomprensione “nel merito” del referendum. Tra i tanti, vale la pena ricordare il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, del Partito democratico, che prima annuncia il proprio voto positivo sui due quesiti, poi in un’intervista a Il Sole 24 Ore (domenica 6 giugno) spiega che in Toscana “la gestione è ancora troppo frammentata. Tant’è che stiamo facendo una legge che prevede un solo Ato (ambito territoriale ottimale, ndr) regionale per cui abbiamo già approvato l’indirizzo nella Finanziaria 2011”. Un Ato unico che -in Toscana- risponde esclusivamente agli interessi di quattro soggetti: Acea, l’ex municipalizzata di Roma quotata in Borsa, Suez, la multinazionale francese, Francesco Gaeatano Caltagirone e Monte dei Paschi di Siena. Non serve ricordare che sono tutti soggetti privati.

Se nonostante l’atteggiamento dei media il quorum dovesse esser raggiunto, il Comitato referendario sa bene che a partire dal 14 giugno dovrà rimboccarsi le maniche per tornare a discutere con questi soggetti (e con questa classe dirigente) una vera riforma del servizio idrico integrato che posso riportare la gestione pubblica e un governo partecipato della risorsa.

continua su www.altreconomia.it

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Luca Martinelli - Altreconomia
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Fontana (Lega Nord) per il sì contro la privatizzazione

Qui sotto le dichiarazioni del sindaco (Lega Nord) di Varese, sul referendum acqua.
Benvenuto anche lui ad innalzare il quorum!
https://www.ilgiorno.it/varese/politica/2011/06/04/518231-referendum_acqua_fontana_voto_contro_privatizzazione.shtml

Referendum acqua, Fontana: “Voto sì, contro la privatizzazione”

L’esponente leghista, appena eletto sindaco, ritiene troppo rigida la legge sottoposta al voto del 12 e 13 giugno. Sul nucleare si asterrà

Il sindaco Attilio Fontana (Newpress)

Varese, 4 giugno 2011 – “Privatizzare l’erogazione dell’acqua è dannoso. Dove è stato fatto, penso alla Toscana, la qualita’ del servizio non è certo migliorata, e per di più le bollette sono aumentate”. Attilio Fontana, esponente della Lega Nord appena rieletto sindaco di Varese, spiega in un’intervista a Repubblica perché voterà sì ai due quesiti referendari sull’acqua.

Ci sono investimenti che devono avere una valenza sociale: bisogna pur portare l’acqua anche in zone poco interessanti per i privati, e questo lo può fare solo il pubblico”, sostiene Fontana. “La legge approvata e sulla quale si va al voto è troppo rigida: negli altri Paese europei i privati intervengono solo quando il pubblico non riesce a garantire un servizio di erogazione adeguato. Non vedo perché si debba costringere a privatizzare il servizio anche laddove le cose vanno bene”.

Fontana dichiara che negli altri referendum non voterà. “Sul nucleare ritengo utile una pausa di riflessione, per verificare se le energie alternative possono essere considerate davvero tali, e sulla giustizia penso sia necessario tutelare in qualche modo il premier e le alte cariche dello Stato mentre esercitano le loro funzioni”.

In ogni caso “i cittadini devono votare liberamente, senza essere condizionati dal fatto che il governo puo’ continuare oppure cadere a seconda dei risultati dei referendum”, sottolinea il sindaco. “Se il governo dovesse andare in crisi, sarà per altri motivi, perché non riesce più a proseguire sulla strada delle riforme, perché ci sono spaccature nella maggioranza, perché non si portano a casa i risultati che erano stati promessi, e non per gli esiti di questa consultazione”.