E’ arrivato il kit per l’attivista

Nella sezione materiali potete scaricare il kit per l’attivista completo di un sacco di materiali stampabili e da leggere, nonché un elenco di testi per l’approfondimento.

Scaricate gente, scaricate!!!

A proposito del referendum contro il nucleare…

Nasce il “Comitato Padovano Vota Sì per Fermare il Nucleare”

Hanno scelto la giornata dedicata all’energia pulita e al risparmio energetico – “M’illumino di meno”- per costituire “Comitato padovano vota Sì per fermare il nucleare”. Mercoledì 16 Febbraio, presso la sede di Legambiente Padova si sono riuniti esponenti di molte delle associazioni e organizzazioni che il 3 febbraio scorso hanno costituito a livello nazionale il Comitato referendario contro il nucleare: ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.
Al comitato padovano hanno aderito inoltre i Beati Costruttori di Pace, l’ASU – Associazione Studenti Universitari, il Sindacato degli studenti, il MIR – Movimento internazionale per la riconciliazione – LIPU, Terra, la componente del Partito Democratico “Ecodem”, Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista, Associazione per la Pace. L’IDV, promotore del referendum, condurrà la campagna elettorale per il Sì autonomamente. Il governo non ha ancora deciso la data precisa del referendum, che si svolgerà (salvo elezioni politiche anticipate) tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi.

Il comitato è aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo e per i prossimi giorni si attendono altre adesioni di organizzazioni, singoli cittadini ed esponenti di tutte le forze politiche. Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Il nucleare è inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.

Sabato 19 alle ore 15 in sala Nassirya in Piazza Capitaniato a Padova si costituirà invece il Comitato regionale Veneto “Vota si per fermare il nucleare”

Per aderire scrivi una mail a circolo@legambientepadova.it

I braccialetti del Festival di Sanremo

Care e cari,

ci arrivano da territori e attivisti richieste su come costruire e dove trovare i braccialetti dell’acqua bene comune che diversi artisti hanno portato sul palco di Sanremo. Si tratta di un’iniziativa del comitato imperiese che a questo punto possiamo rilanciare a livello nazionale. I braccialetti sono “artigianali” e farli è semplicissimo, ogni comitato territoriale e ogni attivista se li può fabbricare in proprio. Servono due pezzi di “cordoncino” in cotone colorato turchese e celeste lunghi 25 – 35 cm (reperibili in qualsiasi merceria) da unire con due nodi a ricordare i 2 sì per l’acqua bene comune.

Diamoci da fare e mettiamo al polso di tutte le italiane e gli italiani il braccialetto dell’acqua bene comune da oggi fino ai referendum.

Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it

26 marzo 2011 Manifestazione nazionale a Roma

26 marzo 2011

Manifestazione nazionale a Roma


VOTA SI AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE!

SI per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni,dei diritti, della democrazia


Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini hanno sottoscritto i referendum per togliere la gestione del servizio idrico dal mercato e i profitti dall’acqua.

Lo hanno fatto attraverso una straordinaria esperienza di partecipazione dal basso, senza sponsorizzazioni politiche, senza grandi finanziatori, nel quasi totale silenzio dei principali mass-media.

Grazie a queste donne e questi uomini, nella prossima primavera l’intero popolo italiano sarà chiamato a pronunciarsi su una grande battaglia di civiltà: decidere se l’acqua debba essere un bene comune, un diritto umano universale e quindi gestita dal pubblico o una merce da mettere a disposizione del mercato e dei grandi capitali finanziari, anche stranieri.

Noi che ci siamo impegnati nelle mobilitazioni del popolo dell’acqua, nelle battaglie per la riappropriazione sociale dei beni comuni e per la difesa dei diritti pensiamo che i referendum siano l’espressione più compiuta della democrazia attraverso i quali i cittadini esercitano la sovranità popolare su scelte essenziali della politica che riguardano l’esistenza collettiva.

Per consentire la massima partecipazione, chiediamo che il voto referendario sia accorpato alle prossime elezioni amministrative e che prima della celebrazione dei referendum si imponga la moratoria ai processi di privatizzazione.

Crediamo anche che il ricorso all’energia nucleare sia una una scelta sbagliata perché è una fonte rischiosa, costosa, non sicura e nei fatti alternativa al risparmio energetico e all’utilizzo delle fonti rinnovabili.

Siamo convinti che una vittoria dei SI ai referendum della prossima primavera possa costituire una prima e fondamentale tappa, non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione partecipativa delle comunità locali, bensì per invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni comuni che negli ultimi trent’anni hanno prodotto solo l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori e arricchito pochi gruppi finanziari con una drastica riduzione dei diritti conquistati, determinando la drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia nella quale siamo tuttora immersi.

Cambiare si può e possiamo farlo tutte e tutti assieme.

Per questo chiamiamo tutte le donne e gli uomini di questo Paese a una grande manifestazione nazionale del popolo dell’acqua e dei movimenti per i beni comuni da tenersi a Roma sabato 26 marzo 2011.

Una manifestazione aperta, allegra e plurale.

Per lanciare la vittoria dei SI ai referendum per l’acqua bene comune.

E per dire che un’altra Italia è possibile. Qui ed ora.

Perché solo la partecipazione è libertà.

Perché si scrive acqua e si legge democrazia.

Costituzione Comitato 2 Sì di Padova!

Comitato Referendario 2 sì per l’Acqua Bene Comune – verbale riunione17/2/2011

Si è costituito il Comitato Referendario 2sì per l’Acqua Bene Comune di Padova: il Comitato è aperto a tutte le realtà (associazioni e singole persone) che hanno aderito al Comitato Nazionale o che condividono i contenuti della legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e dei quesiti referendari. Per l’adesione delle associazioni si richiede un contributo che servirà a finanziare la campagna referendaria e che è stato quantificato in 100 euro, dimezzabili per le associazioni più piccole.

Al momento hanno aderito e sono in regola con le quote versate le seguenti associazioni:

ADL (Associazione dei Lavoratori) 150 euro

Altra Agricoltura 100 euro

Beati i Costruttori di Pace 100 euro

Circolo del Manifesto 100 euro

CGIL – SPI (Sindacato Pensionati) 300 euro

GIT (Gruppo territoriale Soci Banca Etica) 100 euro

L’ABC (L’Associazione per i Beni Comuni) 100 euro

________

Totale contributi 950 euro

Sono stati inoltre raccolti 640 euro come offerte liberali e dalla distribuzione di materiali e sono stati anticipati 60 euro dal bilancio bandiere. E’ stata così raggiunta la cifra prevista di 1800 euro che rappresenta l’entità del contributo dovuto dal Comitato Padovano al Comitato Nazionale per le spese a sostegno della campagna referendaria.

Sono stati confermati i referenti provinciali Gianni Ballestrin e Giuliana Beltrame.

Si è deciso di modificare l’intestazione del sito internet facendo riferimento al Comitato Referendario 2sì per l’Acqua Bene Comune Padova.

Viene aperto un nuovo indirizzo di posta elettronica per chi voglia contattare il Comitato: comitato2sì@acquabenecomunepadova.org

Il Comitato padovano rimane informale e quindi per i riferimenti fiscali (es. ricevute) e legali (es. autorizzazioni) farà riferimento ai dati del Nazionale.

Si comunica al nazionale l’istituzione del Comitato Padovano.

Per i versamenti si provvederà ad organizzarsi per il rilascio delle ricevute in accordo col Nazionale.

Sito Internet : le comunicazioni di interesse generale che si ritiene possano essere pubblicate sul sito così come le iniziative a favore del Referendum devono essere notificate a Mario all’indirizzo: redazione@acquabenecomunepadova.org

Si ricorda che gli eventi devono anche essere segnalati su sito nazionale www.acquabenecomune.org, chi non è in grado di farlo li segnali alla mail comitato2sì@acquabenecomunepadova.org chiedendone l’inserimento nell’elenco nazionale

Iniziative sul territorio

  • Banchetti : richiesti in centro tutti i sabati mattina dalle 10 alle 12 fino a fine marzo. Lo SPI-CGIL ne organizzerà in provincia dopo il 26 marzo
  • Biologico in piazza primi di aprile
  • Festival della Cittadinanza 13-14-15 maggio verrà dato uno stand gratuito la domenica, per gli altri giorni verrà richiesto un contributo ancora da quantificare se si vorrà essere presenti. All’interno del Festival il Comitato avrà a disposizione uno spazio aperto per organizzare un evento per i bambini. Inoltre L’ABC organizzerà un incontro-dibattito sul tema dell’acqua.
  • Concerti al Gran Teatro si valuterà se sarà possibile essere presenti con un banchetto, così come è stato perr il concerto di Goran Bregovich
  • Prima del film Passione 22 febbraio Multiastra : si valuterà se sarà possibile essere presenti con un banchetto
  • Interventi nelle scuole: da progettare

Iniziative nazionali

  • PETIZIONE PER ACCORPARE IL REFERENDUM CON LE AMMINISTRATIVE

Si può firmare on line nella home page del sito www.acquabenecomune.org in giornata verrà girato alla lista l’appello sintetico che ognuno è pregato di far girare alle proprie mailing list.

Berlino, vince l’acqua pubblica

Germania – Vince l’acqua pubblica
via Verdi Veneto

Per la prima volta, un referendum locale a Berlino raggiunge il quorum. E stravolge le previsioni della vigilia: dovranno essere pubblicati tutti gli accordi stipulati con le multinazionali Veolia e Rwe, soci al 49% dell’azienda idrica. A sostenerla solo i Verdi. Si apre la strada alla rescissione dei contratti. Seppure di misura, il comitato berlinese contro la privatizzazione dell’acqua l’ha spuntata. Al referendum di domenica 665.713 berlinesi, pari al 27 per cento degli elettori, hanno approvato la proposta di legge che impone di pubblicare tutti gli accordi relativi alla parziale privatizzazione dell’acqua, accordi che dal 1999 garantiscono alti utili a Veolia e Rwe, titolari del 49 per cento delle Wasserbetriebe. Perché un referendum abbia successo, il regolamento regionale richiede che voti sì almeno un quarto degli elettori. Occorreva convincere 615.571 persone. I sostenitori della proposta sono stati 50.000 in più, e tanto è bastato per confermarla, per la prima volta in un referendum cittadino berlinese. Non ci si era riusciti né nel 2008, quando si chiedeva di lasciare aperto l’aeroporto di Tempelhof e non si raggiunse il quorum, né nel 2009, quando la maggioranza si espresse contro l’inclusione dell’insegnamento della religione nel curriculum scolastico (era e resta meramente facoltativo). Tra quanti hanno votato stavolta, la quota dei contrari alla pubblicazione dei contratti sull’acqua è stata irrisoria. Ben il 98,2% dei partecipanti ha votato sì. Un plebiscito.
Con l’eccezione dei Verdi, tutti i partiti avevano dato indicazione di votare no o di non andare a votare. Sia quelli favorevoli alle privatizzazioni, come liberali e democristiani: era stato il borgomastro Cdu Eberhard Diepgen, nel 1999 alleato con la Spd in una grande coalizione, a cedere il 49% alla francese Veolia e al colosso dell’energia Rwe. Sia i socialdemocratici pentiti, visto che a Berlino l’acqua è rincarata del 35 per cento, che ora promettono di «rinegoziare» i contratti e, «se possibile», perfino di ricomunalizzare (ma gli ostacoli sono fortissimi, perché i soci privati pretenderebbero una buonuscita esosa). Sia i socialisti della Linke, che votarono contro l’ingresso dei privati quando erano all’opposizione, ma che – da quando governano la città insieme ai socialdemocratici – ci tengono a dar prova di affidabilità rispettando le intese con Veolia e Rwe.
Con l’eccezione della Tageszeitung e della Berliner Zeitung, i giornali berlinesi hanno dato pochissimo spazio al referendum. Sui fogli popolari del gruppo Springer, Bild e B.Z., sabato solo trafiletti di poche righe nelle pagine interne davano notizia del referendum imminente. In città nessun manifesto, visto che il Berliner Wassertisch, la tavola berlinese dell’acqua, aveva a disposizione appena 12.000 euro raccolti con una colletta. Per giunta domenica scorsa i negozi erano aperti, con la scusa del festival internazionale del cinema. Tutto congiurava a far del referendum un buco nell’acqua.
La giunta regionale ridicolizzava il referendum come «superato» e «inutile», perché il senato avrebbe già pubblicato a novembre «tutti i documenti rilevanti», ovvero il contratto principale di cessione a Veolia e Rwe (già messo in piazza dal quotidiano Tageszeitung). Denunciava come «incostituzionale» la proposta dei promotori, nella parte che dichiara retroattivamente nulli accordi segreti. Assicurava ai cittadini di «condividere le finalità» dei promotori del referendum – una gestione dei servizi nell’interesse pubblico – e chiedeva di non disturbare il manovratore con esagerate richieste di trasparenza.
La vittoria del Wassertisch è quindi una solenne doccia fredda per il borgomastro socialdemocratico Klaus Wowereit e per l’assessore socialista all’economia, Harald Wolf, che aveva annunciato che non sarebbe andato a votare (nonostante molte sezioni di quartiere del suo partito, la Linke, facciano parte della rete per l’acqua pubblica). Tuttavia Wowereit, domenica sera, ha avuto la faccia di bronzo di leggere il voto come «sostegno al programma del senato», che intenderebbe recuperare almeno alcune quote dell’azienda dell’acqua (pare che Rwe, orientata a concentrarsi sull’energia elettrica, sia effettivamente disposta a vendere: resta da vedere a che condizioni).
Al di là delle interpretazioni, quali saranno le conseguenze? Veolia e Rwe – d’intesa con l’amministrazione di Berlino – potrebbero far ricorso alla Corte costituzionale berlinese (ogni Land tedesco ha una sua Costituzione) contro la proposta di legge oggetto del referendum, nella parte che annulla le intese segrete, rivendicando il diritto delle imprese alla riservatezza delle loro strategie. Probabilmente finirà in tribunale anche la disputa su cinque contratti collaterali alla privatizzazione, stipulati nel 1999, che pare regolino anche la ripartizione degli utili, per cui Berlino incassa solo il 35% pur possedendo il 50,1% delle quote.
L’esistenza dei contratti è certa. Ma per i funzionari di Wowereit si tratterebbe di documenti «interni» alle Wasserbetriebe, che non rientrerebbero in quelli tra il Land e i soci privati. Si continuerà a spaccare il capello in quattro, anche se il senso del referendum è chiarissimo: «Ridateci la nostra acqua».

Tratto da:
Il Manifesto

Firmate online per accorpare il Referendum con le amministrative!

PETIZIONE PER ACCORPARE IL REFERENDUM CON LE AMMINISTRATIVE

Il ministro Maroni ha dichiarato di voler fissare la data dei referendum domenica 12 giugno, ovvero l’ultima data utile prevista dalla legge. Una data strategica se pensiamo che negli ultimi quindici anni i referendum di giugno non hanno mai raggiunto il quorum!

Noi avevamo chiesto invece che si facesse in concomitanza con le amministrative e ciò in accordo col principio costituzionale che prevede di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino il circuito della democrazia sia diretta, sia rappresentativa.

È evidente infatti che la concreta possibilità di tre consultazioni elettorali nell’arco di un mese (amministrative, ballottaggio e referendum) potrà costituire un serio rischio alla partecipazione dei cittadini sia per le amministrative che per il referendum. Inoltre, offende lo spreco di danaro pubblico che non si giustifica in assoluto, ma tantomeno può essere accettato in un periodo di crisi e di tagli asfissianti.

Chiediamo pertanto al Capo dello Stato, nell’ambito delle sue prerogative istituzionali, di assumere le iniziative necessarie al fine di adottare (o indurre ad adottare) l’atto referendario in concomitanza con le consultazioni amministrative.

Sarebbe un autentico atto di garanzia contro l’arroganza e la scorrettezza del governo che non sembra voler tener in nessun conto che è la prima volta nella storia della Repubblica che una richiesta referendaria viene sottoscritta da quasi un milione e mezzo di cittadini.

Questo dato va rispettato!

Firmate on line la petizione disponibile sul sito nazionale

Comitato padovano 2sì per l’Acqua Bene Comune

Report incontro consegna firme moratoria a Vicepresidente Camera On. Bindi

Report incontro consegna firme moratoria a Vicepresidente Camera On. Bindi

Roma, 17 Febbraio 2011

Oggi una delegazione del Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune, costituita da Tonino Mancino, Corrado Oddi, Enzo Vitalesta e Paolo Carsetti ha incontrato la Vicepresidente della Camera dei Deputati On. R. Bindi per consegnare le oltre 20.000 firme a sostegno della richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e della Legge Calderoli, oltre all’elenco degli Enti Locali che hanno approvato atti formali a sostegno di tale richiesta.

E’ stata sottoposta all’attenzione della Vicepresidente l’importanza di questa campagna che si pone l’obiettivo di far svolgere i referendum prima che i provvedimenti suddetti abbiano esplicato i loro effetti e ci sia stato l’ingresso massiccio dei privati nella gestione del servizio idrico.
Inoltre è stata anche presentata la proposta che il Comitato sta avanzando rispetto all’accorpamento dell’indizione dei referendum con le elezioni amministrative.
In ultimo è stato richiesto all’On. Bindi, nella sua veste di rappresentante del Partito Democratico, di farsi promotrice all’interno del partito delle istanze del Comitato referendario oltre a far si che il PD prenda una posizione chiara ed esplicita sui referendum.

L’On. Bindi ha dimostrato grande sensibilità per i temi sollevati dai referendum sull’acqua pur rivendicando per il suo partito la necessità di promuovere una legge quadro come quella presentata nei mesi scorsi.
Per quanto concerne la definizione della data dei referendum ha sottolineato che se il Governo avrà la sensibilità di contattare l’opposizione su tale questione, come è prassi consolidata, si farà promotrice delle nostre richieste.

Per quanto riguarda le firme consegnate queste verranno protocollate, verrà fatto un annuncio durante una prossima seduta della Camera e contemporaneamente saranno inviate alla Commissione competente perchè ne prenda visione.

Segreteria Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune

Sabato in piazza delle Erbe

Come negli ultimi sabati e per tutti i prossimi sabati fino al Referendum siamo in piazza delle Erbe in centro a Padova con un banchetto informativo.

Vi aspettiamo dalle 10.00 alle 12.00 vicino alla fontana, per chiacchierare, firmare varie petizioni (al Comune di Padova, al Ministero dell’Interno), informarsi, acquistare prezioso materiale promozionale per la campagna.
Abbiamo infatti ancora bandiere, agende, cartoline, bottiglie e manifesti

Referendum il 12 giugno? IRRICEVIBILE!

12 Giugno, una proposta irricevibile

di Alberto Lucarelli (Il Manifesto del 10 Febbraio 2011)

Il ministro Maroni ha dichiarato di voler fissare la data dei referendum domenica 12 giugno, ovvero l’ultima data utile prevista dalla legge. Il Forum dei movimenti per l’acqua, subito dopo le sentenze di ammissibilità della Corte, aveva inoltrato una lettera al Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio ed al ministro degli Interni chiedendo che il voto dei referendum si svolgesse in contemporanea con il voto delle amministrative.

Tale richiesta sembrerebbe per il momento essere stata del tutto ignorata e l’idea di fissare le consultazioni referendarie il 12 giugno, in prossimità dell’estate e degli esami di maturità, sembra proprio portare in sé l’obiettivo di scoraggiare i cittadini a recarsi alle urne. Non dimentichiamo che negli ultimi quindici anni i referendum di giugno non hanno mai raggiunto il quorum.

La legittima ed opportuna richiesta del Forum si fonda su due argomentazioni, entrambe di notevole rilevanza:

1) la scelta del giorno in cui fissare la consultazione elettorale deve essere esercitata nel rispetto del principio del favor del referendum, e più in generale della partecipazione politica, ovvero nell’obiettivo, in linea con il disposto dell’art. 1 Cost. che attribuisce la sovranità al popolo che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino il circuito della democrazia sia diretta, prevista dall’art. 75 della Costituzione, sia rappresentativa, prevista dagli artt. 55-70 della Costituzione. È evidente infatti che la concreta possibilità di tre consultazioni elettorali nell’arco di un mese (amministrative, ballottaggio e referendum) possa costituire un serio rischio alla partecipazione dei cittadini sia per le amministrative che per il referendum;

2) la frammentazione dei momenti elettorali rappresenta un ingiustificato ulteriore costo per la finanza pubblica. L’occasione che si presenta di unificare i futuri momenti elettorali va colta dunque anche nel senso di risparmio di soldi pubblici, la cui entità sembra di non poco conto.

Come è noto l’art. 87 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di indire il referendum, ma tale atto è preceduto sulla base dell’ art. 34 della legge n. 352 del 1970 dalla deliberazione del consiglio dei ministri cui spetterebbe in concreto la determinazione della data di svolgimento della consultazione. Tuttavia tale potere governativo va esercitato sia un’ottica di correttezza istituzionale e di leale collaborazione con il Presidente della Repubblica (che non sembrerebbe essere stato nemmeno consultato sul punto) sia nel senso di favorire la partecipazione e quindi il concreto esercizio della sovranità popolare. Invece, il governo su proposta del ministro degli interni fissando la data della consultazione elettorale il 12 giugno farebbe un cattivo esercizio della sua discrezionalità, ponendosi di fatto in contrasto con i principi generali dell’ordinamento costituzionale.

In questo caso, dunque, proprio perchè si tratta di un potere condiviso (la Corte costituzionale da ultimo con ordinanza n. 38 del 2008 ha riconosciuto al governo un ampio potere di valutazione in ordine al momento di indizione ma non un suo potere esclusivo) e perché la fissazione della data del 12 giugno è un’evidente scelta irrazionale (duplicazione delle spese) strumentale ed inopportuna, in quanto mira di fatto a svilire la consultazione elettorale e a non far raggiungere il necessario quorum richiesto dalla legge, il Capo dello Stato potrebbe assumere le iniziative necessarie al fine di adottare (o indurre ad adottare) l’atto in concomitanza con le consultazioni amministrative.

Si tratterebbe di esercizio del potere presidenziale inteso come controllo e garanzia di piena ed effettiva esplicazione della volontà popolare e quindi come atto sostanzialmente presidenziale ed appartenente alla sua sfera di discrezionalità. Un atto di garanzia contro l’arroganza e la scorrettezza del governo che non sembra voler tener in nessun conto che è la prima volta nella storia della Repubblica che una richiesta referendaria sia stata sottoscritta da quasi un milione e mezzo di cittadini. Questo dato va rispettato, tutto il resto costituisce un evidente abuso di potere. L’auspicio è che il governo rimediti sulle sue inaccettabili intenzioni fissando la data dei referendum in concomitanza con le amministrative. Per restare in tema possiamo dire che la proposta del 12 giugno è irricevibile!