GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2015 Un’ampia delegazione del Forum dei Movimenti per l’acqua sarà a Bruxelles per manifestare per il Diritto all’acqua

In occasione della giornata mondiale dell’acqua un’ampia delegazione del Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua sarà a Bruxelles per manifestare, insieme alla Rete Europea, per il diritto all’acqua. Dal 23 al 24 marzo si svolgerà infatti la 4° Conferenza Europea dell’Acqua dalla quale saranno escluse le realtà sociali e gli stessi promotori dell’ICE (European Citizens Initiative) che, nel 2013, ha raccolto oltre 1 milione e ottocentomila firme per proporre alla Commissione Europea un provvedimento legislativo che escluda l’acqua e i servizi igienici dalle “norme del mercato interno” e dalla liberalizzazione.
Ma la “ricorrenza” della Giornata dell’acqua è anche l’occasione per fare il punto sull’acqua in Italia dopo che, a giugno 2011, oltre 26 milioni di italiani hanno votato per portare l’acqua fuori da logiche di profitto e di mercato.
A distanza di quasi 4 anni si può affermare che quella straordinaria vittoria ha segnato un passaggio epocale di rifiuto dei processi di mercificazione dell’acqua e dei beni comuni, oltre ad aver messo un freno alle privatizzazioni, anche grazie all’attenzione dei comitati per l’acqua che non si è mai smorzata. L’attuale Governo, in continuità con quelli precendenti, sta però rilanciando un piano che prevede la messa sul mercato della gestione dell’acqua e degli altri servizi pubblici locali, incentivando aggregazioni e dismissioni delle aziende partecipate dagli Enti Locali.
Con il decreto “Sblocca Italia” e con la legge di stabilità si incentivano infatti processi di aggregazione, fusione e dismissione delle partecipate dagli Enti Locali, a vantaggio dei quattro colossi multiutilities attuali – A2A, Iren, Hera e Acea – già collocati in Borsa. Il DDL Madia, inoltre, discussione in questi giorni al Senato, se approvato nell’attuale versione, rappresenta un’ulteriore delega al Governo con indicazioni precise volte al rilancio dei processi di privatizzazione.
A queste direttive politiche si è affiancato in questi anni l’operato dell’AEEGSI, che ha formulato un nuovo metodo tariffario tramite il quale, oltre a reinserire sotto mentite spoglie la remunerazione del capitale investito, consente ai gestori ampi margini di profitto, e che sta comportando ingenti aumenti tariffari.
Solo nel 2013 le tariffe sono infatti cresciute del 7,4% e negli ultimi 10 anni dell’85 %, senza contare l’operazione che ha permesso ai gestori d’inserire nella bolletta idrica conguagli retroattivi fino al 2006. Tutto ciò nonostante che annualmente si registrino utili ingenti che non vengono reinvestiti nel servizio ma in larga parte prelevati dagli azionisti come dividendi: i famosi investimenti quindi non aumentano affatto con la partecipazione dei privati!
In questo quadro l’azione dei comitati per l’acqua non si è affatto fermata: in decine di territori sono in corso vertenze per la ripubblicizzazione, con successi come quello di ABC Napoli, della legge regionale del Lazio, e del percorso avviato a Reggio Emilia. Altrettante vertenze si stanno purtroppo aprendo contro nuovi tentativi di privatizzazione: dalla Sardegna a Bologna, passando per il processo di fusione con il quale si intende consegnare ad Acea la gestione dell’acqua di gran parte del Centro Italia.
A partire dal 2012 il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua ha inoltre messo in atto la campagna di obbedienza civile per l’eliminazione dalla bolletta idrica della quota di profitto abrogata dai referendum di giugno 2011 a cui hanno aderito migliaia di cittadini ed è tutt’ora in corso in diversi territori. Sullo stesso tema è stato promosso anche un ricorso al TAR della Lombardia, che ha già emesso una sentenza sulla quale il Forum ha presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato.
A livello europeo, nel 2012/2013, il Forum ha partecipato all’ECI (European Citizens Initiative) “L’acqua è un diritto umano”, promosso dalla Rete Europea per l’Acqua.
Dall’autunno 2014 il FIMA ha inoltre dovuto fronteggiare un inasprimento nella pratica sui distacchi idrici per morosità, che ha dato origine a campagne di pressione nei confronti di sindaci, gestori e parlamentari ma, soprattutto, ha visto diffondersi in tutta Italia esperienze di resistenza autorganizzata.
Dopo la vittoria referendaria si è anche arricchito il rapporto con altri movimenti e realtà in lotta per i beni comuni e la giustizia ambientale: dalla rete contro lo Sblocca Italia al percorso verso la COP 2015, nella consapevolezza di quanto i temi ambientali e sociali siano profondamente legati.
Infine, in una situazione che vede i movimenti sociali in generale sempre più sotto attacco, anche il Forum dell’acqua si scontra con una logica che intende mettere tutto a profitto: la sede nazionale del Forum, che è stato ed è continuamente attraversato da tantissimi attivisti, è infatti attualmente sotto minaccia di sgombero.
Per difendere questo spazio di democrazia il FIMA ha lanciato un appello: https://www.acquabenecomune.org/petizione-sgombero

Il cammino per il diritto all’acqua pubblica e di qualità è ancora lungo, ma non si arresta!

 

Roma, 21 Marzo 2015.

 

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

 

 

 

 

Il sindaco di Padova fa cassa coi beni comuni. A due anni dalla fusione con HERA s.p.a. avanza il processo di privatizzazione del servizio idrico cittadino

HERA l'acqua del sindaco!

Novembre 2014: BITONCI-ZANONATO, SINTONIA PERFETTA

La pratica è ormai oliata, addirittura incoraggiata, meglio imposta dai vertici istituzionali. Il primo cittadino di Padova, Massimo Bitonci, annuncia l’intenzione di mettere sul mercato il 18,82% (vale a dire 13 e passa milioni di azioni, quelle escluse dal sindacato di blocco) del pacchetto azionario Hera di proprietà del Comune  (cioè nostra, di tutti i cittadini), dal quale spera di incassare intorno ai 25-26 milioni di euro, sempreché la quotazione di borsa del  titolo della chiacchieratissima Hera s.p.a. resti invariato (2,024 €). Esito, come si diceva, scontato, da quando il governo in carica con il d.d.l. Stabilità 2015 (art.43) ha esonerato dal patto di stabilità interno le spese per investimenti degli Enti locali finanziate coi proventi delle dismissioni  totali o parziali delle proprie partecipate.  E visto il taglio inferto ai trasferimenti statali agli Enti locali c’è da giurarci che l’operazione Bitonci andrà in porto.

Di cosa stiamo parlando? Di una ulteriore mazzata alla possibilità di noi cittadini utenti dei servizi pubblici locali (acqua, in primis) di esercitare un controllo reale su beni così essenziali alla vita della nostra comunità, i quali, nonostante i vittoriosi referendum del 2011, risponderanno sempre di più a logiche di mercato e di profitto.

Esito che il Comitato Prov. 2 Si Acqua Bene Comune di Padova, aveva largamente previsto fin dall’estate del 2012, quando, inascoltato, lanciò in città l’allarme contro l’operazione di fusione per incorporazione di Acegas Aps Holding s.r.l. (la finanziaria che consentiva ai Comuni di Padova e Trieste di controllare Acegas Aps s.p.a.) in Hera s.p.a. (la multiutility emiliana con solidi interessi nel settore dell’incenerimento dei rifiuti),  fortemente voluta dall’ex sindaco Flavio Zanonato e dalla sua giunta. Un’operazione che si consumò nell’arco di tre mesi secondo la tempistica dettata dai C.d.a. delle due società e costruita sulla più completa disinformazione dei cittadini-utenti, al punto che anche la mozione di sospensione della delibera consiliare pro-fusione avanzata dalla consigliera Ruffini (PRC) la sera del 24 settembre 2012 venne incredibilmente respinta!

Cosa si voleva nascondere?

Che quella operazione equivaleva, appunto, a una privatizzazione strisciante di acqua e servizi pubblici locali, vale a dire un trucco per aggirare l’esito referendario, consentendo l’ingresso in massa dei privati nella costituenda super-multiutility, formalmente ancora in mano pubblica. Big player del c.d. risiko delle municipalizzate (secondo la road map del duo Passera-Monti), doveva essere Fondo strategico italiano (Fsi), controllato da Cassa depositi e prestiti (Cdp) -a sua volta in mano per il 70% al Ministero del Tesoro e per il restante 30 alle Fondazioni bancarie- pronto a buttare sul piatto di Grande Hera 80-100 mln (di aumento di capitale), ricevendo in cambio una quota di circa il 4%. La sua mission? Agevolare la dismissione delle aziende di proprietà dei Comuni che svolgono servizi pubblici locali e/o acquisire le quote di partecipazione dei più piccoli sempre affamati di liquidità. D’altra parte, scavando solo un po’, troviamo nella newyorkese McKinsey (ossia il colosso che ha orientato la finanza mondiale negli ultimi 100 anni), nelle sue consulenze a sei zeri (Cdp ne è praticamente dominata), lo stratega occulto di questa come di tante altre operazioni analoghe.

Così, a smentire le ricorrenti, rassicuranti dichiarazioni degli immancabili corifei delle fusioni (“rafforzerà la società e la renderà più grande e competitiva senza per questo lasciarla in mani private…”) c’è la continua erosione delle quote di partecipazione dei soci pubblici: ad es. il comune di Bologna è passato dal 19% del 2005 al 12,11 post-fusione Acegas, per sprofondare al 9,73% attuale.  E l’emorragia continua.

E Padova? Il concambio azionario (vale a dire il numero di azioni che l’incorporante riconosce all’incorporata in cambio delle vecchie azioni possedute) le attribuì 71.546.945 azioni della nuova Hera, vale a dire, il 4,8% (più un premio di 1,7 mil. di euro). Un bel tonfo per chi, prima della fusione, insieme al Comune di Trieste, deteneva, tramite la finanziaria di famiglia (l’incorporata Holding), esattamente il 62,69% del capitale sociale di Acegas Aps s.p.a.!! E oggi Bitonci completa l’opera: con l’alienazione di 13.468.642 azioni, quelle fuori vincolo, la partecipazione del Comune calerà al 3,89%. Come a dire, quando si tratta di far cassa non c’è colore politico che tenga… e il tanto agito slogan  “padroni a casa nostra” si invera nel suo contrario: se prima già poco contavano, di questo passo i padroni conteranno in Hera (e, di riflesso, in  Acegas) meno dei maggiordomi! Tant’è che il Partito Democratico, ora all’opposizione, non è (ovviamente) contrario alla vendita ma lamenta solo il riserbo dell’amministrazione in carica nell’esplicitare chiaramente il destino dei proventi dell’operazione.  E il patto di sindacato scade a fine anno (31/12/2014). Cosa accadrà dopo possiamo immaginarlo. Ferrara e Forlì hanno già annunciato di volersi sfilare mentre in ambienti bene informati si parla di un probabile abbassamento della soglia al 35%. !!

Ma, al di là di cifre, percentuali e concambi (a saperli leggere sempre istruttivi), è evidente che quando il servizio idrico è gestito da società per azioni (s.p.a.), per di più quotate in borsa come Hera o la stessa AcegasAps (già prima della fusione), parlare di maggioranza pubblica del capitale sociale (o di sindacato di blocco che vincola il 51% del capitale sociale) per sottintendere indirizzi gestionali coerenti con gli interessi delle comunità cui quel servizio è rivolto è pura falsità. Perché la mission di queste società (pubbliche, private o miste che siano) non è l’equità del servizio, la riduzione degli sprechi di acqua e della produzione dei rifiuti, la salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente etc. ma, viceversa, l’appetibilità del proprio titolo sul mercato azionario (di rischio) garantita dalla distribuzione puntuale dell’immancabile utile, costi quel che costi (e talvolta questi possono essere davvero mostruosi, come ci rivela la scandalosa inchiesta di Report del 16 novembre u.s. su Rai Tre). Utili ai quali i soci pubblici non sono meno sensibili dei privati. Così, i veri padroni della società non sono i piccoli o grandi Comuni azionisti, in perenne conflitto di interesse, ma gli strapagati manager che la dirigono, sempre pronti a dare ai soci quel che i soci chiedono… e per fare questo si indebitano sempre di più, tanto paghiamo noi non loro. Il debito miliardario che affligge Hera non è purtroppo un caso isolato: la presenza del pubblico in queste multiutility serve per privatizzare gli utili e pubblicizzare le perdite.

Ecco perché ricondurre in mano pubblica, vale a dire ad una gestione realmente democratica e partecipata acqua e s.p.l. (come trasporti e rifiuti) vuol dire innanzitutto eliminare il profitto dalla tariffa -come sancito dal 2° quesito referendario- e prefigurare per questi beni una forma gestionale come l’azienda speciale consortile di diritto pubblico. Si tratta di due condizioni inscindibili e imprescindibili, chiaramente enucleate nella legge di iniziativa popolare (Lip) del Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua.

Se il sindaco Bitonci volesse davvero rispettare la volontà che i suoi cittadini espressero il 13 giugno 2011 (quando, a stragrande maggioranza, si pronunciarono per la ripubblicizzazione di acqua e s.p.l.) dovrebbe riconsiderare la sua scelta e valutare, seriamente, l’ipotesi di scorporare il servizio idrico da Hera per ricondurlo sotto la piena sovranità della sua comunità (non quella “farsa concessa” da Zanonato per avere il voto di SEL al momento della citata fusione). Opponga in seno all’assemblea di Bacino Bacchiglione  -insieme agli altri 11 sindaci dei comuni serviti da AcegasAps-  il fermo no dell’amministrazione al truffaldino Metodo tariffario idrico (MTI) dell’Authority dell’energia il gas e il servizio idrico (AEEGSI) che, in barba ai referendum, ha reinserito il profitto nella bolletta dell’acqua, sì da far lievitare la stessa dal 2012 a oggi del 20,7% con un incremento annuo del 6,5%.  Perché truffe come quella dei rimborsi della mancata depurazione delle acque reflue, portata alla luce dal Comitato padovano, non abbiano più a verificarsi; perché gli utenti del s.i.i. non debbano continuare all’infinito ad autoridursi  la bolletta dell’acqua della componente di profitto (21% ) eliminata dai referendum (campagna di Obbedienza Civile) in risposta all’insipiente e arrogante atteggiamento del gestore (AcegasApsAmga) e di tanta parte della classe politica, nazionale e locale, incapace di rispettare la loro volontà.

Perché… si scrive acqua, si legge democrazia.

a. p. – g. s.

 

AcegasApsAmga rimborsa i truffati della mancata depurazione!! La conferenza stampa del Comitato Acqua Bene Comune di Padova.

E’ stato necessario un anno e più di lavoro, fatto di volantinaggi, assemblee  pubbliche, presidi etc., per portare a conoscenza della cittadinanza quella che il Comitato prov. 2 Si per l’Acqua Bene Comune di Padova ha , fin da subito, battezzato truffa della mancata depurazione delle acque reflue. E ora, finalmente, arrivano gli assegni di rimborso agli utenti!

Questo risultato (per la verità già trapelato sulla stampa cittadina) ma anche aspetti ancora oscuri della vicenda e,  soprattutto,  i passi futuri che il Comitato intende intraprendere per  ampliare la campagna di Obbedienza Civile, suo vero cavallo di battaglia  (in programma un’assemblea pubblica mercoledì 29 ottobre alla Sala Polivalente di via Piovese 74), sono stati  il nocciolo della conferenza stampa che gli acquaioli padovani hanno tenuto sabato 25 ottobre 2014 accanto alla  loro storica fontana di piazza delle Erbe, davanti alla quale, tra bandiere, banchetto, dazibao e pacchi di volantini,  faceva bella mostra di sè -a testimonianza dei rimborsi- un coloratissimo assegno, formato “papiro”!

“Grazie alla mobilitazione del nostro Comitato  – hanno esorditosiamo non solo riusciti ad ottenere che AcegasApsAmga rimborsasse gli aventi diritto senza necessità di produrre istanza (c.d. rimborso “automatico”); che gli importi rimborsati fossero per 10 anni e non per 5 come avrebbero voluto Ato e gestore e, infine, che ad ogni assegno corrispondesse una distinta con il calcolo delle somme restituite”.

La vicenda -nata dalla sentenza 335/2008 della Corte costituzionale (secondo la quale la tariffa del servizio idrico integrato, come le sue componenti, fognatura e depurazione inclusi,  ha natura di corrispettivo e non di tributo) e dal D.M. 30 sett. 2009- chiama pesantemente in causa la multiutility del Nordest dal 2012 incorporata in Hera,  perché, legibus solutus, ha continuato negli anni a seguire a riscuotere i canoni fognatura e/o depurazione anche in assenza dei relativi servizi. Così, di rimborsi  neppure l’ombra (da decreto, avrebbero dovuto concludersi entro il 30 settembre 2014)  nella speranza, é evidente, che nel silenzio fin’anche delle  c.d. “istituzioni” tutto finisse in cavalleria! Ma così non é stato.

Quanti sono i rimborsati? Di sicuro migliaia. Dopo una prima pubblicazione degli aventi diritto sul proprio sito web avvenuta solo un anno fa (http://www.gruppo.acegas-aps.it/cms/184/area-padova.html), siamo oggi al terzo aggiornamento -denunciano gli attivisti- ma gli elenchi risultano ancora incompleti, contraddittori e di difficile consultazione, tant’è che ai numeri di contratto corrispondono codici incomprensibili, mentre utenze, per così dire, “carsiche” compaiono e scompaiono, col risultato che molte di esse si vedono ancora addebitare in bolletta fognatura e depurazione. Infine, la scelta di escludere dal rimbsorso “automatico” le utenze  non allacciate  alla pubblica fognatura (fortemente contestata dal Comitato) é stata rivista alla luce dell’impegno assunto dal gestore e dall’ente di Bacino di recapitare la relativa istanza direttamente all’indirizzo degli interessati.

Chi aveva ancora dubbi  sulla tanto millantata efficienza del (gestore) privato é così servito. Ad AcegasApsAmga il Comitato contesta non solo gli inadempimenti di cui sopra ma soprattutto la mancata esecuzione delle opere di fognatura e depurazione, nonostante i canoni illegittimamente introitati in questi anni e gli utili illegittimamente realizzati e distribuiti: “…perché i rimborsi avvengano attingendo dal patrimonio di chi ha, in questa squallida vicenda, responsabilità dirette (gli strapagati amministratori) e non attraverso ulteriori aumenti tariffari”.

Da una truffa all’altra…

La conferenza stampa, come si diceva, é stata per gli acquaioli padovani anche l’occasione per rilanciare la loro storica battaglia  contro il gestore AcegasAps e l’AEEGSI (l’Authority dell’energia elettrica e  il suo indecente nuovo metodo tariffario che ha reinserito, sotto mentite spoglie, il profitto in tariffa), vale a dire la campagna di Obbedienza Civile (autoriduzione della bolletta dell’acqua della componente di profitto eliminata dal 2° quesito referendario che, dopo gli ultimi incrementi tariffari, ammonta al 21% del fatturato). Che presenta, nelle ragioni di fondo che la animano, forti elementi di contiguità con la truffa della mancata depurazione. Il perché é evidente: la persistenza in bolletta del profitto nonostante e contro la normativa di risulta referendaria, esattamente come la riscossione del canone di depurazione  da chi non ha usufruito del servizio (nonostante e contro la normativa in vigore), sono facce della stessa medaglia perché espressione dell’arroganza di chi, ponendosi al di sopra della legge, si sente in diritto di speculare, arricchendosi, sulla pelle di cittadini inermi. Di qui l’urgenza di affiancare all’autoriduzione una campagna per la pubblicizzazione del servizio idrico (scorporo o forme equivalenti) come sancito dal 1° quesito referendario.

Né potevano, ovviamente, mancare riferimenti alla questione che oggi preoccupa di più l’intero Movimento dell’acqua, vale a dire il disegno neo conservatore della compagine di governo che, in barba ai referendum, intende definitivamente consegnare al grande capitale finanziario tutto il comparto dei servizi pubblici locali, acqua in primis, naturalmente (prima vittima, come si ricorderà, la sentenza 779 del Tar Lombardia), soprattutto per le sue ricadute sul piano locale. Così, in perfetta sintonia con l’imponente mole di privatizzazioni, fusioni etc. annunciati nella ineunda legge di stabilità, AcegasApsAmga prova a chiudere ancora una volta, la partita referendaria, stornando dagli importi rimborsati ai truffati della mancata depurazione tutte  le quote di autoriduzione pregresse. Scontata la reazione del Comitato: “le detrarremo puntualmente dalla prossima bolletta; la nostra battaglia continua, perchè… si scrive acqua, si legge democrazia!”

Ma, intanto, godiamoci questa vittoria.

alessandro punzo

 

 

AcegasAps tenta di chiudere definitivamente la partita referendaria – La denuncia del Comitato di Padova

Con le bollette-acqua di inizio autunno 2014, AcegasApsAmga (gruppo Hera) fattura quanto fin qui detratto dagli autoriduttori a titolo di remunerazione del capitale, ignorando, per l’ennesima volta, l’esito referendario!!

Che  la campagna di “Obbedienza Civile” (cioè di autoriduzione delle bollette dell’acqua della componente di profitto cancellata dai referendum di giugno 2011 ma mai eliminata dai gestori),  a cui hanno aderito centinaia e centinaia  utenti del padovano, risultasse indigesta ai gestori come AcegasApsAmga è cosa nota ma certo nessuno si aspettava da questi una mossa così arrogante e, insieme, furbesca,  nell’evidente tentativo di affossarla definitivamente.

Il fatto.

Costretta dal parere 267/2013 del Consiglio di Stato a restituire agli utenti del s.i.i.  quanto illegittimamente incassato a titolo di remunerazione del capitale nei cinque mesi post referendum luglio-dicembre 2011 (la somma che rimborserà è risibile, solo 6.99 € per giunta uguali per tutti, perché l’AEEGSI, nel definire i criteri per la determinazione dell’ammontare oggetto di restituzione, l’ha reso il meno oneroso possibile per i gestori perpetrando una vera e propria truffa ai danni dei cittadini, al punto che i Comitati lo considerano solo un acconto), Acegas cerca di trasformare questa che, pur coi limiti evidenziati, é pur sempre una  vittoria dei Comitati dell’acqua e dei cittadini-utenti in una loro resa perché, nella stessa bolletta, con una mano restituisce l’elemosina dei 6.99 € e,  con l’altra,  esige la restituzione delle somme oggetto di autoriduzione che tantissimi utenti  stanno praticando dal 2012!!

Infatti,  dal 1° gennaio 2012, comincia a decorrere  il nuovo, truffaldino, metodo tariffario  transitorio (MTT) col quale, sempre l’AEEGSI, formalmente dichiara di applicare l’esito referendario ma di fatto reinserisce in bolletta l’abrogata  remunerazione del capitale (profitto) sotto la voce costo della risorsa finanziaria!! E così, una volta (male) rimborsati i cinque mesi di remunerazione post referendum e ben coperto, per il tempo successivo, dal metodo tariffario-truffa dell’AEEGSI, il nostro gestore si sente in diritto di addebitare in bolletta tutti gli importi fin qui autoridotti: come dire, la ricreazione é finita,  l’autoriduzione non s’ha da fare  (più), con tanti saluti ai referendum…

Ma a questa doppia truffa il Comitato prov. 2 SI per l’Acqua Bene Comune di Padova proprio non ci sta:

” Si tratta di una scelta politica grave, alla quale non intendiamo piegarci perché sarebbe il tradimento della volontà di milioni di cittadini…” denunciano gli attivisti davanti alla sede societaria di C.so Stati Uniti (Padova), dove  mercoledì 24 settembre  hanno dato vita ad un animato e partecipato presidio.  “La migliore risposta ci sembra quella di continuare  la campagna di Obbedienza  Civile, detraendo dalla bolletta in oggetto gli importi autoridotti di cui Acegas  chiede il rimborso e applicando, sul residuo fatturato, la percentuale solita di autoriduzione (18,82%),  fino a quando il profitto non verrà realmente e definitivamente cancellato dalle bollette. Tanto più -aggiungono- è ancora pendente davanti al Consiglio di Stato il ricorso  del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua contro il citato, scandaloso, MTT”.

E’ quanto hanno  poi ribadito nel corso dell’incontro avuto in mattinata coi dirigenti di AcegasAps (R. Gasparetto e  L. Carlini), i quali a questa e alle altre questioni poste dagli attivisti (v. oltre) hanno opposto il solito, collaudato, gioco dello scaricabarile, addossandone le responsabilità ora sull’Autorithy (la lievitazione del deposito cauzionale), ora sull’Autorità di Bacino (l’esiguità del rimborso dei 6,99 €) e fin’anche sulla stessa  Acegas (rimborsi mancata depurazione), perché Hera  -vale a dire la multiutility emiliana che dal 1° gennaio 2013 ha incorporato Acegas-  a detta dei dirigenti, ha rimborsato da tempo gli aventi diritto e non ha mai -almeno fin’ora-  operato slacci nei confronti degli  utenti “obbedienti”, pur considerandoli morosi. E qualora il Consiglio di Stato dovesse accogliere il ricorso del Forum, “Hera restituirà cash tutte le somme indebitamente percepite”. “Magari alleggerite dal pronto soccorso dell’AEEGSI ” é stata la lapidaria risposta del Comitato! Staremo a vedere.

Ad ogni modo, é impossibile non cogliere in questa scelta di AcegasApsAmga un tempismo che lascia poco spazio a dubbi:  il recente attacco del Governo Renzi al complesso dei servizi pubblici locali e, in particolare, al mondo delle partecipate (“da 8000 a 1000” per usare il suggestivo ma fuorviante slogan governativo),  configura un assetto gestionale del servizio idrico integrato affidato a poche grandi multiutilities quotate in borsa, vale a dire l’esatto contrario del dettato referendario. Di qui la necessità e l’urgenza per Hera di chiudere definitivamente questa partita soprattutto laddove (come nel padovano) sono attive e, anzi, in espansione, campagne che si ostacolano l’estrazione di profitto dai beni comuni, acqua in primis.

Ed ora, in breve, le altre questioni poste sul tappeto dal Comitato

– Deposito cauzionale. Come altri gestori, AcegasApsAmga ha deciso di aumentare il vecchio deposito cauzionale che è di 5,16 € aggiungendo a questo  altri 32,00 € (l’importo è variabile e aumenta a scaglioni di consumo) e di spalmarlo su tre rate. “Si tratta di un incremento del tutto ingiustificato e arbitrario, poiché si configura come variazione unilaterale del contratto e perché non rispetta modalità e regole a cui deve obbligatoriamente attenersi il gestore”. Ma si tratta anche di una forma odiosa di discriminazione poiché grava solo sugli utenti sprovvisti di domiciliazione bancaria. Per questi motivi, sulla falsa riga di quanto hanno fatto altri Comitati in Italia, gli attivisti hanno annunciato che inviteranno  gli utenti a non pagare questo ulteriore balzello (detraendolo dalla bolletta) e a firmare una lettera di contestazione dello stesso predisposta dai loro legali.

– Rimborso tariffa fognatura e depurazione delle acque reflue. Ennesima truffa perpetrata dal gestore  ai danni di migliaia di utenze del padovano (sarebbero più di 8000 quelle coinvolte), costrette a pagare per anni un servizio in realtà mai reso. Grazie alla capillare opera di denuncia e di informazione svolta in questi mesi da parte del Comitato patavino, AcegasAps è stata costretta a cantierare i rimborsi e ad eliminare la voce depurazione dalle bollette di quegli utenti che non hanno mai beneficiato del servizio. Ebbene, i dirigenti hanno confermato che entro il 30 settembre (tra 5 gg. dunque!!) gli aventi diritto saranno i rimborsati mediante assegno o direttamente in bolletta. Al che il Comitato ha fatto sapere che le somme rimborsate verranno considerate quali acconti sui saldi futuri e che sul gestore grava l’obbligo di informativa e trasparenza degli importi restituiti, come stabilito dal relativo decreto ministeriale. E’ stata inoltre annunciata azione legale per il rimborso decennale  (e non 5, come intenzione dell’azienda).

L’invito, a tutti gli utenti, è quello di recarsi in massa agli sportelli e ai banchetti del Comitato sia per autoridurre la bolletta-acqua sia, per chi ne ha diritto, produrre istanza  rimborso-depurazione sia, infine, per informarsi sulle prossime mobilitazioni.

Perché si scrive acqua, si legge democrazia!

alessandro punzo