Puglia: L’Acquedotto è ancora una SpA.

Puglia. L’Acquedotto è ancora una SpA.

Il secondo quesito referendario non è stato attuato e le tariffe non sono state ridotte.
Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” prende spunto dalle recenti affermazioni del Capogruppo del PD alla Regione, il quale insiste sulla necessità di dare reale attuazione  all’esito referendario che “impone l’obbligo di una rideterminazione della tariffa con l’esclusione della quota, pari al 7%, relativa alla ‘remunerazione del capitale investito”,  sollecitando tutte le forze politiche che siedono nel Consiglio Regionale ad adoperarsi, senza tentennamenti, per la piena attuazione della volontà così chiaramente espressa dai cittadini con i Si ai referendum.

E all’Assessore Amati – che respinge la richiesta del suo capogruppo affermando che “non è percorribile ogni richiesta di riduzione della tariffa del servizio idrico integrato,  compresa la riduzione del 7% di remunerazione del capitale investito, che è per noi un costo” (https://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&id=11468&opz=display) ricordiamo che la “remunerazione del capitale investito” non è un costo come del resto ben sa l’AATO che, nel documento di  “RIMODULAZIONE PIANO D’AMBITO 2010-2018 (CAPITOLO)”-, afferma che “La remunerazione del capitale investito rappresenta il ristoro economico e l’incentivo riconosciuto al soggetto gestore per il finanziamento degli interventi mediante l’impiego di mezzi propri”. Allo stesso tempo si fa presente all’Assessore Amati – che nella stessa nota afferma che “L’unica attività consentita in futuro all’Autorità Idrica Pugliese sarà quella di rimodulazione tariffaria sulla capacità reddituale dei Cittadini, senza modificare il piano degli investimenti […]” – che la remunerazione del capitale non incide sul piano degli investimenti che, peraltro viene “recuperato” in tariffa attraverso l’ammortamento e che, comunque, non potrebbe essere imposta da un soggetto di diritto pubblico nel quale l’acquedotto pugliese dovrebbe trasformarsi.

Siamo altresì ancora in attesa che trovi concretizzazione l’impegno assunto dal Capogruppo del SEL alla Regione che, in un comunicato del luglio scorso, aveva annunciato di volersi
adoperare “per ricollegare le attese del Comitato e dei referendari all’azione della Giunta regionale”.

In questa fase così drammatica della nostra Nazione, nella quale, indifferente alle esigenze espresse dai cittadini, la politica sembra sempre più arroccata a difendere i propri  privilegi e sembra incapace di costruire un vero dialogo con le persone, chiediamo con forza e determinazione che sia ripreso il percorso per la ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese.
NON E’ PLAUSIBILE che dopo quasi sette anni di mandato legislativo della attuale maggioranza di governo regionale – che per ben due campagne elettorali ha fatto della ripubblicizzazione del servizio idrico integrato in Puglia il proprio cavallo di battaglia – l’ACQUEDOTTO PUGLIESE sia ancora una SOCIETA’ PER AZIONI.

Continuiamo e continueremo con inflessibile fermezza a chiedere, a nome degli elettori pugliesi – che in stragrande maggioranza hanno dimostrato adesione al SI all’acqua pubblica –  che gli impegni e le dichiarazioni di principio si traducano in atti concreti.
Per questo ci associamo all’auspicio del Prof. Alberto Lucarelli affinché “dalla Puglia, prima paladina dell’acqua pubblica in Italia, arrivi un ulteriore segnale di sostegno alla
volontà degli oltre 27 milioni di italiani che hanno votato per il referendum, ad esempio, riproponendo i contenuti della legge elaborati dal tavolo tecnico”.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano
dei Movimenti per l’Acqua

Gli italiani non credono più alle bugie di Federutility

COMUNICATO STAMPA

Il fallimento della Staffetta dell’Acqua: gli italiani non credono più alle
bugie di Federutility*

A partire dal mese di settembre Federutility ha organizzato la cosiddetta
“Staffetta dell’Acqua” che partita da Genova nell’ambito del Festival
dell’Acqua doveva toccare Reggio Emilia, Torino, Venezia, Ancona, Firenze,
Potenza, Palermo, Udine, Assago, Milano, Roma e Bari.

La Staffetta dell’Acqua, definita “in continuità coi referendum”, ha avuto
un fine truffaldino e mistificatorio. A Federutility aderiscono infatti
molte Società per Azioni (anche quotate in borsa) che nulla hanno a che
vedere con la gestione pubblica dell’acqua, essendo quelle che speculano e
fanno profitti sull’acqua. Non a caso Federutility e le sue associate sono
stati tra i più convinti oppositori ai referendum del 12 e 13 giugno.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e i comitati locali che lo
compongono hanno dunque contestato ogni appuntamento della Staffetta
dell’Acqua. In ogni tappa i comitati per l’acqua pubblica erano molto più
numerosi, colorati e rumorosi dell’evento stesso. Manifestazioni sempre
allegre e pacifiche ma determinate ad informare i cittadini sulla mancata
attuazione della volontà popolare e dei referendum e a sbugiardare gli
ingannevoli messaggi pubblicitari di Federutility.

A Firenze la Questura ha incomprensibilmente deciso di denunciare 5 persone
(guarda caso 5 referenti provinciali del comitato referendario) per violenza
privata nei confronti del tedoforo Pietro Mennea. Una decisione insensata e
volta solo a scoraggiare le contestazioni alle successive tappe della
staffetta.

Così non è stato, tanto che gli organizzatori hanno preferito annullare gli
ultimi due appuntamenti di Roma e Bari, dove i comitati territoriali erano
di nuovo pronti alla contestazione, per evitare altre brutte figure e il
totale naufragio di una iniziativa fallimentare dal punto di vista
comunicativo. Un successo di tutti i comitati territoriali che si sono
attivati nelle città in cui ha fatto tappa la staffetta.

Speriamo sia chiaro agli organizzatori della staffetta dell’acqua
“privatizzata” che i cittadini italiani non sono più disposti a credere ai
loro inganni: ormai è chiaro che Federutilty rappresenta quelle imprese che
continuano a fare profitti sull’acqua e, mentre cercano di accreditarsi come
sostenitori del referendum, in realtà ne ignorano (o boicottano) l’esito.

Ora gli amministratori e gli imprenditori che gestiscono il servizio idrico
devono preoccuparsi solo di una cosa: dare seguito alla volontà espressa il
12 e il 13 giugno dalla maggioranza assoluta del Paese, portando l’acqua
fuori dal mercato ed eliminando la possibilità di fare profitti sull’acqua,
restituendo questo bene alla categoria dei beni comuni, cui naturalmente
appartiene. Su acqua e referendum indietro non si torna: continueremo a
lavorare fino alla completa ripubblicizzazione del servizio idrico.

Roma, 25 ottobre 2011


Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it

La crisi degli asini

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio.
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.
I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.
L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali.
Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 € l’una.
Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.
Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti.
Il corso dell’asino era crollato.
Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).
Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità …
Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte.
Noi li chiamiamo fratelli Mercato.
Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.
Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.
E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati)

Statuto Veneto: CI SIAMO!!!

E’ in discussione in questi giorni in consiglio regionale lo statuto della nostra regione. I vari movimenti veneti hanno proposto un articolo per la salvaguardia delle risorse ambientali (acqua e suolo, innanzittutto) che vi chiediamo di sostenere: scaricate la proposta dell’articolo, aggiungete un vostro commento e inviatelo per posta (elettronica e non) al nostro Presidente Luca Zaia (https://www.regione.veneto.it/La+Regione/Presidente/Home+Presidente), oppure al vostro consigliere o assessore di fidducia (di sinistra, di centro, di destra, o a tutti quanti indistintamente: https://www.consiglioveneto.it/crvportal/pageContainer.jsp?n=5&p=5&c=1&e=11&t=0&).

Il testo dell’articolo è riportato anche qui sotto, perché ci sembra bellissimo!

1. La Regione Veneto tutela i beni comuni costituiti dalle risorse essenziali per la vita del
pianeta e dei patrimoni culturali, paesaggistici e naturali, garantendone agli abitanti attuali e
futuri la conservazione ed il godimento.
2. A questo fine la Regione applica le disposizioni nazionali e comunitarie in merito alla tutela
del paesaggio, alla difesa del suolo, dei corpi idrici e del ciclo delle acque e, nell’ambito
della propria autonomia, le integra con disposizioni politiche ed azioni istituzionali volte
all’affermazione della proprietà comune dell’acqua e alla riduzione del consumo di suolo.
3. La disponibilità e l’accesso all’acqua potabile, nonché all’acqua necessaria per il
soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono diritti inalienabili della persona umana,
diritti universali non assoggettabili a ragioni di mercato. La Regione garantisce a ciascun
individuo il diritto al minimo vitale giornaliero d’acqua quale diritto alla vita. L’acqua è
considerata bene comune ed il servizio idrico integrato è definito servizio pubblico locale di
interesse generale, privo di rilevanza economica e come tale non soggetto alle dinamiche
della concorrenza. Le modalità della loro gestione sono definite attraverso il coinvolgimento
delle autonomie locali e la più ampia partecipazione anche decisionale, dei cittadini e delle
comunità territoriali.
4. Il territorio non urbanizzato né coperto da artefatti e lasciato libero all’azione della natura,
guidata e, ove occorra, corretta per le esigenze di attività agro-silvo-pastorali è un bene
comune la cui estensione può essere ridotta solo ove ricorrano congiuntamente le seguenti
due condizioni: a) la sua utilizzazione sia indispensabile per soddisfare esigenze socialmente
rilevanti che non possono essere soddisfatte in altro modo, come l’utilizzazione di suoli già
urbanizzati; b) che sia prevista la rinaturalizzazione di una superfice di dimensione almeno
pari a quella sottratta.
5. La Regione emana entro…i provvedimenti normativi e strutturali necessari per rendere
effettive le prescrizioni di cui ai precedenti commi.