13/07/2024

AVANZA LA GRANDE SETE

L’oro blu, anche in una terra di fiumi e risorgive, inizia ad andare in sofferenza.

Lo dicono i numeri – con la falda che al pozzo di Dueville in 60 anni ha perso un metro e mezzo di livello – e lo dice il recente passato: «Nel 2022 abbiamo vissuto anche da noi la guerra dell’acqua».

Chi così parla non è un ecologista di Greenpeace ma il presidente di Viacqua, Giuseppe Castaman, al recente incontro con i sindaci della zona.

 «Due miliardi di persone al mondo non hanno accesso all’acqua potabile e dunque quello che noi diamo per scontato, per una grande parte della popolazione mondiale, bambini compresi, non lo è. Serve dunque un uso più responsabile in tutti i settori», Questo lo dice l’assessore all’ambiente di Vicenza Sara Baldinato.

Lorenzo Altissimo, responsabile del Laboratorio Analisi Acque AIM (Vicenza)-AMAG (Padova), ha dato i numeri della crisi:

Tutti noi consumiamo troppa acqua», parlando di un patrimonio di riserva idrica che inizia a mostrare segni di sofferenza.                                                                                                       

In tutta la Pianura Padana, Veneto compreso, la portata delle risorgive è in diminuzione – e ha aggiunto – Dagli anni Settanta al 2019 la portata delle Risorgive dai Lessini al Sile è diminuita del cinquanta per cento ed è una tendenza che continuaDagli anni Sessanta al 2015 l’incremento dei prelievi è stato del 400 per cento, ma addirittura nella parte di Almisano di sei volte, a fronte di un aumento della popolazione di circa il 15 per cento.”

Agli scettici che contestano le cause antropiche del riscaldamento terrestre ricordiamo che il futuro è già qui mentre i politici cianciano del 2050 o peggio del livello dei mari di fine secolo, mete apparentemente lontane cui la maggior parte della gente fa spallucce.

Certamente tutti noi dobbiamo fare molta attenzione ai consumi di acqua, tuttavia ricordiamo ad Altissimo che gli acquedotti civili consumano dall’8 al 12% dell’acqua potabile mentre il resto è consumata dall’industria 20%, da agricoltura e allevamenti 60%.

Stando così le cose è una vera follia continuare a spargere insetticidi e diserbanti tossici e cancerogeni che rendono inutilizzabile la preziosa, poca acqua che ci rimane, interessando il 67% delle acque superficiali il 34% delle acque sotterranee.

Rispondendo ad Altissimo aggiungiamo che le cause dell’abbassamento drammatico delle falde d’acqua dolce nella pianura padana e nel Veneto non sono solo i prelievi ma che ha un ruolo importante l’aumento della temperatura terrestre e il progressivo scioglimento dei ghiacciai, l’estrema cementificazione,  l’impermeabilizzazione dei suoli e l’insana distruzione di aree umide, come quella delle “Rotte del Guà”.

Quest’ultima, con i suoi 6.000 alberi e le sue praterie, aveva costituito, per un secolo, un’ottima area di ricarica delle falde e un’area di espansione che smorzava la velocità delle acque che scendevano da Valdagno, proteggendo dalle alluvioni Tezze e tutta l’area sottostante.

Quanto sopra sembra non interessare coloro che in Regione continuano, tra l’altro, ad autorizzare l’apertura di allevamenti sempre più grandi, come quello che dovrebbe ospitare un milione di polli nel Sud del padovano.

Parlando di acqua potabile il 22 Marzo 2024 si è celebrata nell’assoluto disinteresse generale, la Giornata mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite dal 1992, che dovrebbe, dati i tempi che attraversiamo, richiamare tutti noi (ma in particolar modo le istituzioni a qualsiasi livello) a focalizzare l’attenzione su un elemento così importante per la nostra vita.

Se da un lato abbiamo alluvioni e inondazioni che causano ingenti danni materiali (il più delle volte con perdita di vite umane) dall’altro abbiamo sempre più territori colpiti da siccità dove la mancanza d’acqua renderà la sopravvivenza umana sempre più difficile e complicata. 

Ma di fronte a questa evidenza da anni non più sottovalutabile, le istituzioni, a partire dall’ultima vetrina mondiale che risponde al nome di COP 28, decidono di posticipare ulteriormente la decisione di prendere seri provvedimenti per invertire la rotta attuale che continuerà a proseguire integerrima a favore di energie fossili, prima causa di inquinamento e cambiamenti climatici.

L’acqua  è anche causa  di guerre.  Sempre più è soggetta a privatizzazioni (Water grabbing) e sottratta al controllo dei popoli e dei cittadini per il mero profitto economico di pochi.

In 13 anni dall’esito referendario del 2011 ha rappresentato un ostacolo alla deriva privatistica che ha intrapreso il nostro Paese e l’Europa.

Oggi quel referendum e l’esito conseguito, con la nuova legislazione nazionale, verrebbe totalmente delegittimato (altro che “Il mio voto va rispettato”), in quanto non è più possibile affidare la gestione dell’acqua ad un Ente di diritto pubblico ! nonostante in tutta Europa sia ancora una forma gestionale normativamente prevista. Una seria violazione dei nostri diritti. 

Sono  le imposizioni di un’Europa liberista che continua a disarticolare e impoverire gli stati e a privatizzare beni comuni e welfare. Difendere l’acqua pubblica significa anche lottare contro questo andazzo e cambiare politica anche in Europa. 

Da questa giornata mondiale dell’Acqua dobbiamo quindi rimetterci in gioco perché essa possa ritornare ad essere un importante monito per la salvaguardia e il ripristino di questo bene comune, perché sia accessibile a tutti e non un’esclusiva di pochi a scapito di molti, in termini ambientali, sociali e di convivenza tra tutti noi. 

Questi ed altri temi saranno al centro del confronto dell’assemblea  nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, in programma il 20 e 21 Aprile a Napoli.

Giovanni Fazio

25 marzo 2024

(articolo tratto da NEWJBI.BLOGSPOT.COM Blog ambientalista del Veneto)