AcegasApsAmga rimborsa i truffati della mancata depurazione!! La conferenza stampa del Comitato Acqua Bene Comune di Padova.

E’ stato necessario un anno e più di lavoro, fatto di volantinaggi, assemblee  pubbliche, presidi etc., per portare a conoscenza della cittadinanza quella che il Comitato prov. 2 Si per l’Acqua Bene Comune di Padova ha , fin da subito, battezzato truffa della mancata depurazione delle acque reflue. E ora, finalmente, arrivano gli assegni di rimborso agli utenti!

Questo risultato (per la verità già trapelato sulla stampa cittadina) ma anche aspetti ancora oscuri della vicenda e,  soprattutto,  i passi futuri che il Comitato intende intraprendere per  ampliare la campagna di Obbedienza Civile, suo vero cavallo di battaglia  (in programma un’assemblea pubblica mercoledì 29 ottobre alla Sala Polivalente di via Piovese 74), sono stati  il nocciolo della conferenza stampa che gli acquaioli padovani hanno tenuto sabato 25 ottobre 2014 accanto alla  loro storica fontana di piazza delle Erbe, davanti alla quale, tra bandiere, banchetto, dazibao e pacchi di volantini,  faceva bella mostra di sè -a testimonianza dei rimborsi- un coloratissimo assegno, formato “papiro”!

“Grazie alla mobilitazione del nostro Comitato  – hanno esorditosiamo non solo riusciti ad ottenere che AcegasApsAmga rimborsasse gli aventi diritto senza necessità di produrre istanza (c.d. rimborso “automatico”); che gli importi rimborsati fossero per 10 anni e non per 5 come avrebbero voluto Ato e gestore e, infine, che ad ogni assegno corrispondesse una distinta con il calcolo delle somme restituite”.

La vicenda -nata dalla sentenza 335/2008 della Corte costituzionale (secondo la quale la tariffa del servizio idrico integrato, come le sue componenti, fognatura e depurazione inclusi,  ha natura di corrispettivo e non di tributo) e dal D.M. 30 sett. 2009- chiama pesantemente in causa la multiutility del Nordest dal 2012 incorporata in Hera,  perché, legibus solutus, ha continuato negli anni a seguire a riscuotere i canoni fognatura e/o depurazione anche in assenza dei relativi servizi. Così, di rimborsi  neppure l’ombra (da decreto, avrebbero dovuto concludersi entro il 30 settembre 2014)  nella speranza, é evidente, che nel silenzio fin’anche delle  c.d. “istituzioni” tutto finisse in cavalleria! Ma così non é stato.

Quanti sono i rimborsati? Di sicuro migliaia. Dopo una prima pubblicazione degli aventi diritto sul proprio sito web avvenuta solo un anno fa (http://www.gruppo.acegas-aps.it/cms/184/area-padova.html), siamo oggi al terzo aggiornamento -denunciano gli attivisti- ma gli elenchi risultano ancora incompleti, contraddittori e di difficile consultazione, tant’è che ai numeri di contratto corrispondono codici incomprensibili, mentre utenze, per così dire, “carsiche” compaiono e scompaiono, col risultato che molte di esse si vedono ancora addebitare in bolletta fognatura e depurazione. Infine, la scelta di escludere dal rimbsorso “automatico” le utenze  non allacciate  alla pubblica fognatura (fortemente contestata dal Comitato) é stata rivista alla luce dell’impegno assunto dal gestore e dall’ente di Bacino di recapitare la relativa istanza direttamente all’indirizzo degli interessati.

Chi aveva ancora dubbi  sulla tanto millantata efficienza del (gestore) privato é così servito. Ad AcegasApsAmga il Comitato contesta non solo gli inadempimenti di cui sopra ma soprattutto la mancata esecuzione delle opere di fognatura e depurazione, nonostante i canoni illegittimamente introitati in questi anni e gli utili illegittimamente realizzati e distribuiti: “…perché i rimborsi avvengano attingendo dal patrimonio di chi ha, in questa squallida vicenda, responsabilità dirette (gli strapagati amministratori) e non attraverso ulteriori aumenti tariffari”.

Da una truffa all’altra…

La conferenza stampa, come si diceva, é stata per gli acquaioli padovani anche l’occasione per rilanciare la loro storica battaglia  contro il gestore AcegasAps e l’AEEGSI (l’Authority dell’energia elettrica e  il suo indecente nuovo metodo tariffario che ha reinserito, sotto mentite spoglie, il profitto in tariffa), vale a dire la campagna di Obbedienza Civile (autoriduzione della bolletta dell’acqua della componente di profitto eliminata dal 2° quesito referendario che, dopo gli ultimi incrementi tariffari, ammonta al 21% del fatturato). Che presenta, nelle ragioni di fondo che la animano, forti elementi di contiguità con la truffa della mancata depurazione. Il perché é evidente: la persistenza in bolletta del profitto nonostante e contro la normativa di risulta referendaria, esattamente come la riscossione del canone di depurazione  da chi non ha usufruito del servizio (nonostante e contro la normativa in vigore), sono facce della stessa medaglia perché espressione dell’arroganza di chi, ponendosi al di sopra della legge, si sente in diritto di speculare, arricchendosi, sulla pelle di cittadini inermi. Di qui l’urgenza di affiancare all’autoriduzione una campagna per la pubblicizzazione del servizio idrico (scorporo o forme equivalenti) come sancito dal 1° quesito referendario.

Né potevano, ovviamente, mancare riferimenti alla questione che oggi preoccupa di più l’intero Movimento dell’acqua, vale a dire il disegno neo conservatore della compagine di governo che, in barba ai referendum, intende definitivamente consegnare al grande capitale finanziario tutto il comparto dei servizi pubblici locali, acqua in primis, naturalmente (prima vittima, come si ricorderà, la sentenza 779 del Tar Lombardia), soprattutto per le sue ricadute sul piano locale. Così, in perfetta sintonia con l’imponente mole di privatizzazioni, fusioni etc. annunciati nella ineunda legge di stabilità, AcegasApsAmga prova a chiudere ancora una volta, la partita referendaria, stornando dagli importi rimborsati ai truffati della mancata depurazione tutte  le quote di autoriduzione pregresse. Scontata la reazione del Comitato: “le detrarremo puntualmente dalla prossima bolletta; la nostra battaglia continua, perchè… si scrive acqua, si legge democrazia!”

Ma, intanto, godiamoci questa vittoria.

alessandro punzo

 

 

AcegasAps tenta di chiudere definitivamente la partita referendaria – La denuncia del Comitato di Padova

Con le bollette-acqua di inizio autunno 2014, AcegasApsAmga (gruppo Hera) fattura quanto fin qui detratto dagli autoriduttori a titolo di remunerazione del capitale, ignorando, per l’ennesima volta, l’esito referendario!!

Che  la campagna di “Obbedienza Civile” (cioè di autoriduzione delle bollette dell’acqua della componente di profitto cancellata dai referendum di giugno 2011 ma mai eliminata dai gestori),  a cui hanno aderito centinaia e centinaia  utenti del padovano, risultasse indigesta ai gestori come AcegasApsAmga è cosa nota ma certo nessuno si aspettava da questi una mossa così arrogante e, insieme, furbesca,  nell’evidente tentativo di affossarla definitivamente.

Il fatto.

Costretta dal parere 267/2013 del Consiglio di Stato a restituire agli utenti del s.i.i.  quanto illegittimamente incassato a titolo di remunerazione del capitale nei cinque mesi post referendum luglio-dicembre 2011 (la somma che rimborserà è risibile, solo 6.99 € per giunta uguali per tutti, perché l’AEEGSI, nel definire i criteri per la determinazione dell’ammontare oggetto di restituzione, l’ha reso il meno oneroso possibile per i gestori perpetrando una vera e propria truffa ai danni dei cittadini, al punto che i Comitati lo considerano solo un acconto), Acegas cerca di trasformare questa che, pur coi limiti evidenziati, é pur sempre una  vittoria dei Comitati dell’acqua e dei cittadini-utenti in una loro resa perché, nella stessa bolletta, con una mano restituisce l’elemosina dei 6.99 € e,  con l’altra,  esige la restituzione delle somme oggetto di autoriduzione che tantissimi utenti  stanno praticando dal 2012!!

Infatti,  dal 1° gennaio 2012, comincia a decorrere  il nuovo, truffaldino, metodo tariffario  transitorio (MTT) col quale, sempre l’AEEGSI, formalmente dichiara di applicare l’esito referendario ma di fatto reinserisce in bolletta l’abrogata  remunerazione del capitale (profitto) sotto la voce costo della risorsa finanziaria!! E così, una volta (male) rimborsati i cinque mesi di remunerazione post referendum e ben coperto, per il tempo successivo, dal metodo tariffario-truffa dell’AEEGSI, il nostro gestore si sente in diritto di addebitare in bolletta tutti gli importi fin qui autoridotti: come dire, la ricreazione é finita,  l’autoriduzione non s’ha da fare  (più), con tanti saluti ai referendum…

Ma a questa doppia truffa il Comitato prov. 2 SI per l’Acqua Bene Comune di Padova proprio non ci sta:

” Si tratta di una scelta politica grave, alla quale non intendiamo piegarci perché sarebbe il tradimento della volontà di milioni di cittadini…” denunciano gli attivisti davanti alla sede societaria di C.so Stati Uniti (Padova), dove  mercoledì 24 settembre  hanno dato vita ad un animato e partecipato presidio.  “La migliore risposta ci sembra quella di continuare  la campagna di Obbedienza  Civile, detraendo dalla bolletta in oggetto gli importi autoridotti di cui Acegas  chiede il rimborso e applicando, sul residuo fatturato, la percentuale solita di autoriduzione (18,82%),  fino a quando il profitto non verrà realmente e definitivamente cancellato dalle bollette. Tanto più -aggiungono- è ancora pendente davanti al Consiglio di Stato il ricorso  del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua contro il citato, scandaloso, MTT”.

E’ quanto hanno  poi ribadito nel corso dell’incontro avuto in mattinata coi dirigenti di AcegasAps (R. Gasparetto e  L. Carlini), i quali a questa e alle altre questioni poste dagli attivisti (v. oltre) hanno opposto il solito, collaudato, gioco dello scaricabarile, addossandone le responsabilità ora sull’Autorithy (la lievitazione del deposito cauzionale), ora sull’Autorità di Bacino (l’esiguità del rimborso dei 6,99 €) e fin’anche sulla stessa  Acegas (rimborsi mancata depurazione), perché Hera  -vale a dire la multiutility emiliana che dal 1° gennaio 2013 ha incorporato Acegas-  a detta dei dirigenti, ha rimborsato da tempo gli aventi diritto e non ha mai -almeno fin’ora-  operato slacci nei confronti degli  utenti “obbedienti”, pur considerandoli morosi. E qualora il Consiglio di Stato dovesse accogliere il ricorso del Forum, “Hera restituirà cash tutte le somme indebitamente percepite”. “Magari alleggerite dal pronto soccorso dell’AEEGSI ” é stata la lapidaria risposta del Comitato! Staremo a vedere.

Ad ogni modo, é impossibile non cogliere in questa scelta di AcegasApsAmga un tempismo che lascia poco spazio a dubbi:  il recente attacco del Governo Renzi al complesso dei servizi pubblici locali e, in particolare, al mondo delle partecipate (“da 8000 a 1000” per usare il suggestivo ma fuorviante slogan governativo),  configura un assetto gestionale del servizio idrico integrato affidato a poche grandi multiutilities quotate in borsa, vale a dire l’esatto contrario del dettato referendario. Di qui la necessità e l’urgenza per Hera di chiudere definitivamente questa partita soprattutto laddove (come nel padovano) sono attive e, anzi, in espansione, campagne che si ostacolano l’estrazione di profitto dai beni comuni, acqua in primis.

Ed ora, in breve, le altre questioni poste sul tappeto dal Comitato

– Deposito cauzionale. Come altri gestori, AcegasApsAmga ha deciso di aumentare il vecchio deposito cauzionale che è di 5,16 € aggiungendo a questo  altri 32,00 € (l’importo è variabile e aumenta a scaglioni di consumo) e di spalmarlo su tre rate. “Si tratta di un incremento del tutto ingiustificato e arbitrario, poiché si configura come variazione unilaterale del contratto e perché non rispetta modalità e regole a cui deve obbligatoriamente attenersi il gestore”. Ma si tratta anche di una forma odiosa di discriminazione poiché grava solo sugli utenti sprovvisti di domiciliazione bancaria. Per questi motivi, sulla falsa riga di quanto hanno fatto altri Comitati in Italia, gli attivisti hanno annunciato che inviteranno  gli utenti a non pagare questo ulteriore balzello (detraendolo dalla bolletta) e a firmare una lettera di contestazione dello stesso predisposta dai loro legali.

– Rimborso tariffa fognatura e depurazione delle acque reflue. Ennesima truffa perpetrata dal gestore  ai danni di migliaia di utenze del padovano (sarebbero più di 8000 quelle coinvolte), costrette a pagare per anni un servizio in realtà mai reso. Grazie alla capillare opera di denuncia e di informazione svolta in questi mesi da parte del Comitato patavino, AcegasAps è stata costretta a cantierare i rimborsi e ad eliminare la voce depurazione dalle bollette di quegli utenti che non hanno mai beneficiato del servizio. Ebbene, i dirigenti hanno confermato che entro il 30 settembre (tra 5 gg. dunque!!) gli aventi diritto saranno i rimborsati mediante assegno o direttamente in bolletta. Al che il Comitato ha fatto sapere che le somme rimborsate verranno considerate quali acconti sui saldi futuri e che sul gestore grava l’obbligo di informativa e trasparenza degli importi restituiti, come stabilito dal relativo decreto ministeriale. E’ stata inoltre annunciata azione legale per il rimborso decennale  (e non 5, come intenzione dell’azienda).

L’invito, a tutti gli utenti, è quello di recarsi in massa agli sportelli e ai banchetti del Comitato sia per autoridurre la bolletta-acqua sia, per chi ne ha diritto, produrre istanza  rimborso-depurazione sia, infine, per informarsi sulle prossime mobilitazioni.

Perché si scrive acqua, si legge democrazia!

alessandro punzo

 

1° marzo 2014: l’acqua pubblica tra i lavoratori in lotta

IL COMITATO 2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE DI PADOVA SOSTIENE I LAVORATORI DELL’ARTONI IN  LOTTA  PER LA CONQUISTA DEL DIRITTO A UNA VITA DEGNA

Contro l’arroganza della classe padronale – che conosce solo l’arma del licenziamento e della repressione poliziesca nei confronti di chi rivendica diritti e dignità del lavoro-  e  delle istituzioni  che, come sempre,  trasformano in un fatto di ordine pubblico qualsiasi battaglia per allargare gli spazi di democrazia e libertà (dalla lotta dei No TAV alle tante, inutili, “Grandi opere”, fino a quelle per la casa e il reddito…), ancora una volta scendiamo in piazza, per animare una battaglia che sentiamo  anche nostra.

Perché l’esperienza ci insegna che la logica è sempre la stessa, sia che si tratti di aziende della logistica, sia che si tratti di gestori dell’acqua:  in nome del dio profitto (che in quest’ultimo caso non è più nemmeno legittimo) queste commettono le più gravi nefandezze, come l’interruzione dell’erogazione del servizio idrico  o la riduzione di flusso a famiglie che, pesantemente vessate dalla crisi economica,  non hanno pagato qualche bolletta dell’acqua. Per non parlare delle gravi denunce ricevute da alcuni attivisti che, nel settembre del 2012, si limitavano a manifestare contro la sciagurata operazione di fusione per incorporazione di Acegas-Aps in Hera, perché nettamente contraria allo spirito referendario.

Siamo convinti che la migliore risposta contro questi atti di arroganza sia perseverare nella lotta che, per noi, significa ampliare il fronte dell’autoriduzione della bolletta dell’acqua della percentuale di profitto (18,82%) che gestori come Acegas-Aps (ma un discorso analogo vale anche per quelli a totale capitale pubblico, perché se società per azioni perseguono sempre l’obiettivo del profitto) continuano illegittimamente a prelevarci dalla bolletta nonostante e contro il risultato referendario  e le innumerevoli pronunce delle più alte magistrature dello Stato (Corte Costituzione, Consiglio di Stato, Tar Toscana etc.).

Anche la recente scoperta (da parte del nostro Comitato) dell’incredibile vicenda della truffa-depurazione delle acque reflue, che ha avuto larga eco sui quotidiani locali (v. il Mattino di domenica 23 febbraio) rafforza  il nostro convincimento che togliere il profitto ai gestori e ripubblicizzare il comparto dei servizi pubblici locali siano non solo comportamenti obbedienti alla legge ma necessità ineludibili.

Perché la lotta per i diritti riguarda tutte/i.

Comitato Prov. 2 SI per l’Acqua Bene Comune di Padova.

 

Lucarelli: Acqua bene comune e difesa dei Servizi pubblici locali, subito un testo di legge attuativo della volontà referendaria del 12 e 13 giugno 2011

“La prima iniziativa che mi impegno e presentare in Parlamento –  afferma Alberto Lucarelli, candidato alla Camera per Rivoluzione Civile – è una proposta di legge di attuazione dell’esito referendario del 12 e 13 giugno 2011 a tutela dei Servizi pubblici locali, dell’Acqua pubblica e dei Beni comuni. Un testo che vincoli l’Autorità dell’energia e del gas a fissare le tariffe dell’acqua in attuazione del secondo quesito referendario, ovvero senza margini di profitto; e che  imponga ai gestori, così come affermato di recente dal Consiglio di Stato, di restituire ai cittadini quanto indebitamente percepito dal luglio del 2011”.
“Occorre un testo – aggiunge Lucarelli – che imponga alle Regioni di disegnare gli Ambiti territoriali ottimali secondo una logica di tutela dell’ambiente, del territorio e del rischio idrogeologico, l’esatto opposto di quanto si sta procedendo con delimitazioni degli ambiti secondo logiche clientelari, affaristiche e di sfruttamento dei Beni comuni. Occorre, dunque, un testo che rimetta in discussione tutte le concessioni delle risorse idriche, affidando la gestione delle stesse a soggetti di diritto pubblico, con il coinvolgimento diretto dei cittadini”.
“Questa iniziativa in sede legislativa – conclude Lucarelli – rispetta la volontà di 27 milioni di italiani che al Referendum hanno votato contro la privatizzazione dei Beni comuni e dei Servizi pubblici locali. Occorre una legge che metta in sicurezza i processi avviati, come quello di Napoli,  e metta in condizione di  procedere tutti gli altri Comuni che hanno manifestato la volontà di avviare un percorso di gestione pubblica dell’acqua e del sistema idrico integrato”.

L’AUTORIDUZIONE E’ GIUSTA!

AUTORIDURRE LE BOLLETTE DELL’ACQUA PER DIFENDERE IL RISULTATO DEL REFERENDUM E’GIUSTO

Il Consiglio di stato conferma con il suo parere l’illeggitimità della formulazione delle bollette La recente sentenza del Consiglio di Stato conferma quanto i comitati affermano da tempo: nelle bollette viene trattenuta illegittimamente la quota di remunerazione del capitale investito eliminata dal referendum. Dal luglio 2011 questa quota andava abolita! Subito dopo il risultato referendario che ha dimostrato l’ampia volontà dei cittadini italiani di eliminare i profitti e il mercato dalla gestione del servizio idrico, e’ partita una mobilitazione volta a concretizzare questo risultato, contro i tentativi di privatizzazione strisciante dell’acqua come a Padova la scelta, presa senza consultare la città, della fusione di Acegas Aps con Hera. Di fronte alla costante illegittimità rappresentata dal mantenimento della quota di remunerazione del capitale investito anche a Padova è iniziata l’autoriduzione delle bollette, così come in tutta Italia, con la convinzione che il risultato dei referendum andava difeso in prima persona con la Campagna d’obbedienza civile. La situazione in cui oggi ci troviamo con i tentativi dell’Autority dell’Energia di modellare una tariffa transitoria che faccia rientrare dalla finestra quello che il referendum ha cancellato e cioè i profitti garantiti sull’acqua, diventa ancora più grave di fronte al parere del Consiglio di stato. Invitiamo tutti i cittadini ad autoridurre le bollette dell’acqua fin da subito e a richiedere a gran voce il rimborso di tutto quello che c’è stato illegalmente trattenuto.

Ricordiamo che sono attivi a Padova gli sportelli dove è possibile praticare l’autoriduzione delle bollette:

martedì dalle 17.00 alle 19.00 presso ADL-Cobas Viale Cavallotti

dal lunedì al venerdì dalle ore 12.30 alle 15.00 presso Altragricoltura Corso Austrialia 61

mercoledì dalle 18.30 alle 20.00 presso Sportello Sociale Rifondazione ViaBettella 2

Comitato provinciale due Sì per l’acqua bene comune

 

PDL e LEGA: regalo alle acque minerali

Emendamento scandalo:
Consiglio Regionale schiavo della casta delle minerali
ridotti canoni acque minerali fino al 2015


“Oltraggio alla Giornata Mondiale dell’Acqua”
Legambiente: “Persi oltre 10 milioni di euro”

Lazzaro: “concessioni pubbliche da pochi euro ma le aziende guadagnano milioni. Mentre i cittadini pagano la crisi”.

“Il Consiglio Regionale ha approvato, con i voti della maggioranza, l’ennesima presa in giro nei confronti dei cittadini veneti”. Queste le parole di Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, a commento del voto favorevole al maxi emendamento alla Legge Finanziaria 2012 che proroga al 2015 le riduzioni del pagamento dei diritti di prelievo delle acque minerali, previste dalla Legge 22/2009.
La Legge Regionale 10.10.1989 n.40 “Disciplina della ricerca, coltivazione e utilizzo delle acque minerali e termali”, all’art. 5, poi modificato dall’art. 6 della Legge Finanziaria Regionale 2007, fissa un canone di concessione per volume imbottigliato pari a 3,00 euro al metro cubo. Con il voto di ieri, il Consiglio Regionale proroga al 2015 la riduzione del canone concesso per gli anni 2010/2012 fissato a 1,5 euro per metro cubo di acqua e suoi derivati prodotti, imbottigliati in contenitori di plastica e a 1,00 euro a metro cubo di acqua e suoi derivati prodotti, imbottigliati in contenitori di vetro.

“Con questa decisione la Regione Veneto manda in fumo introiti per oltre 10 milioni di euro” afferma l’Associazione Ambientalista.

Come dichiarato dal Servizio Tutela Acque – Ufficio Acque Minerali e Termali della Regione Veneto, in risposta al questionario inviato da Legambiente ed AltrEconomia nell’autunno 2011, i volumi imbottigliati dalle aziende titolari di concessioni in Veneto ammontano a 2.504.330,238 metri cubi, di cui 2.378.297,818 imbottigliati in contenitori di plastica e 126.032,420 in contenitori di vetro. Questo significa un introito per le casse regionali pari a 3.693.479,147 con il canone agevolato, a fronte di un incasso pari a 7.512.990,714 se fosse stato applicato il canone stabilito dalla vigente legislazione in materia.

“Un mancato incasso di oltre 3 milioni 800 mila euro all’anno, 11,4 milioni in tre anni – spiega Lazzaro – che sarebbero potuti essere reinvestiti in progetti riguardanti la conservazione e la ricarica delle falde acquifere, l’ammodernamento delle reti idriche pubbliche, nonché a compensazione dei danni diretti e indiretti provocati nei comuni ove hanno sede gli impianti e in quelli contermini e per finanziare campagne di sensibilizzazione al risparmio idrico ed al consumo consapevole dell’acqua, esattamente come stabilito dalla normativa regionale”

Secondo l’esponente ambientalista: “il sistema di “privatizzazione di fatto” delle sorgenti e di pagamento di canoni irrisori agli enti locali competenti continua a garantire alle società di imbottigliamento guadagni vertiginosi. La mancanza di una legge nazionale ha provocato una situazione da vero e proprio far west in cui ogni Regione decide in modo autonomi l’importo e il criterio secondo cui applicare i canoni”.

Nel 2006 la Conferenza delle Regioni aveva dato indicazioni per una revisione dei canoni, indicando tre tipologie di canone (da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa). Ma da allora solo 13 Regioni hanno rivisto la normativa. Di queste regioni, 9 hanno recepito le indicazioni in modo solo parziale o al ribasso.

“In questo modo – insiste Lazzaro – le casse delle Regioni rimangono praticamente vuote mentre le società imbottigliatrici continuano a fare profitti stellari. La revisione dei canoni è fondamentale in tempi di crisi economica e di gravi tagli dei contributi agli enti locali. La Regione Veneto, invece, si fa scudo proprio della tragica congiuntura economica per garantire alla casta delle minerali uno status quo che rappresenta uno schiaffo ai cittadini oggi in difficoltà”.

Ed ecco la proposta di Legambiente: se invece di applicare i canoni indicati, si passasse, a livello nazionale, a un canone uguale per tutto il territorio di 10 euro a metro cubo imbottigliato, solo nel 2010 si sarebbero ricavati ben 122 milioni di euro, appena il 5% del totale dei guadagni annuali delle aziende imbottigliatrici, che potrebbero essere reinvestiti ad esempio nell’ammodernamento impiantistico nel ciclo delle acque. Un aumento dei canoni porterebbe sicuramente anche altri vantaggi, in primo luogo l’aumento dei prezzi e il riallineamento dei consumi alle medie europee, ovvero verso il basso, riducendo in questo modo l’impatto ambientale di tutto il ‘business dell’oro blu in bottiglia’. Business che ad oggi prevede  l’utilizzo di oltre 350mila tonnellate di PET, per un consumo di circa 700mila tonnellate di petrolio e l’emissione di quasi 1 milione di tonnellate di CO2. Delle bottiglie utilizzate il 78% sono in plastica e solo un terzo viene riciclato mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore, per non dimenticare l’impatto dei trasporti su camion del 85% delle bottiglie. Un processo di revisione e innalzamento dei canoni consentirebbe quindi di alleggerire il territorio e gli enti locali dal peso dell’inquinamento e degli interventi necessari a fronteggiarlo.

Ma, probabilmente – conclude Lazzaro – gli interessi delle aziende contano, per il Consiglio Regionale, molto di più delle esigenze di Comuni e cittadini”.

Comitato Pro-Referendum Albignasego e Maserà

Il 27 Aprile si è costituito il Comitato Pro-Referendum di Albignasego e Maserà, con lo scopo di attuare iniziative di sensibilizzazione in vista dei Referendum del 12 e 13 Giugno. Si è concordato di lavorare unitariamente per la promozione  del SI’ sia per i quesiti riguardanti l’Acqua che per quello sul  Nucleare (e a seconda dell’occasione e delle persone a cui ci si rivolge anche per il Legittimo Impedimento)
Partecipano al Comitato rappresentanti di Comitato Acqua Bene Comune, SPI-CGIL, AUSER, Nuovi Stili di Vita, Associazione per la Pace, Legambiente, Comitato Fermiamo il Nucleare, Gruppo Maserà Mercato Equo e, a titolo personale, rappresentanti di  alcuni partiti (PD, SEL, UDC).
Il gruppo di Maserà, già attivo da Aprile, con una presenza al Mercato locale (di Lunedì), si è interessato di contattare le Parrocchie del Vicariato per una presenza davanti alle chiese alla domenica.
Attività proposte:
-presenza al Mercato di Albignasego il Venerdì, dalle 8.30 alle 13.00
( -presenza nelle Parrocchie, sia in supporto del gruppo di Maserà, che per reiterare i banchetti in prossimità dei Referendum e in occasioni di Sagre
-campagna “Bandiere” alle finestre
-possibili incontri di sensibilizzazione rivolti a gruppi già formati (parrocchiali, sportivi, anziani,…)
-proposta di un testo per un Manifesto che l’Amministrazione Comunale ha dato disponibilità a stampare e diffondere per informare i cittadini dei Referendum
-due incontri, organizzati dal Circolo ACLI di Albignasego, presso la Parrocchia di S. Agostino: Ven. 13 Maggio, “Andare oltre il nucleare per trovare nuove fonti di energia” e Merc. 25 Maggio, “L’acqua una risorsa di tutti…non una proprietà di qualcuno”
sono stati richiesti gli spazi per la propaganda indiretta per Albignasego e Maserà per conto del Comitato Pro-Referendum, Legambiente e Ass. per la Pace
Il Comitato si incontra , di norma, il Mercoledì alle 21.00 presso il Patronato della Parrocchia di San Lorenzo.
Il prossimo mercoledì, però, ci sarà un incontro promosso dalla Commissione Nuovi Stili di Vita,  con Mons. Infanti della Mora,Vescovo di Aysen (Patagonia Cilena), presso il Cinema Rex, Via s. Osvaldo 2 – Padova, al quale sarebbe importante partecipare.
Per comunicazioni  riguardanti attività, proposte e informazionie  riguardanti il Comitato di Albignasego riferirsi a Lorenza Annoni, tel. 049 693294, cell. 328 4474738
indirizzo mail pasquato@libero.it

Video sull’acqua e problemi tecnici

Per problemmi tecnici sono saltate le segnalazioni di due appuntamenti importanti, che riportiamo qui almeno per rendere merito ad organizzatori ed intervenuti.
PRIMA :
Arriva in Veneto il Video Acqua Bene Comune
Il video completo con immagini e commenti sulla mobilitazione in Italia
l video racconta la storia e le ragioni della battaglia per l’ acqua pubblica —
prodotto da
Global Project – Associazione Ya Basta – Margine Operativo
in collaborazione con Carta
realizzato con il sostegno della Provincia di Roma
https://www.globalproject.info/it/produzioni/Acqua-Bene-Comune-Il-video-completo-con-immagini-e-commenti-sulla-mobilitazione-in-Italia/8317

PRESENTAZIONE a PADOVA
Giovedì 12 ore 20.00 CSO PEDRO Via Ticino

Il documentario narra come in Italia l’importanza della questione acqua ha raggiunto nel tempo una forte consapevolezza sociale e una capillare diffusione territoriale, tanto da poter giocare la scommessa del referendum, aggregando culture ed esperienze differenti e facendo divenire la battaglia per l’acqua il paradigma di un altro modello di società.

Tra gli intervistati:
Rosario Lembo, Paolo Carsetti, Valter Bonan, Enza Amici, Margherita Ciervo, Stefano Rodotà, Alex Zanotelli, Erri De Luca, Paolo Rossi, Marco Bersani,Vilma Mazza, Gianni Rinaldini, Rosario Trefiletti

SECONDA
Seminario Ambiente e lavoro: superare le emergenze cambiare modello economico
II Incontro
Giovedì 12 maggio 2011
ore 16/19
Aula di studi Internazionali – Facoltà di Scienze politiche
Via del Santo – Padova

Acqua e Nucleare
I beni comuni
Per un nuovo modello economico
Relatori:
Ferruccio Gambino – Università di Padova
Andrea Pradi – Università di Trento
Introduce Giuliana Beltrame – circolo del manifesto

Sono previsti interventi di :
Roberta Del Ben – laboratorio universitario Crack
Giuseppe Mosconi – Università di Padova
Gianni Sbrogiò – coautore del libro “Quando il potere è operaio” manifestolibri

Con il patrocinio della Facoltà di Scienze Politiche

Firmate online per accorpare il Referendum con le amministrative!

PETIZIONE PER ACCORPARE IL REFERENDUM CON LE AMMINISTRATIVE

Il ministro Maroni ha dichiarato di voler fissare la data dei referendum domenica 12 giugno, ovvero l’ultima data utile prevista dalla legge. Una data strategica se pensiamo che negli ultimi quindici anni i referendum di giugno non hanno mai raggiunto il quorum!

Noi avevamo chiesto invece che si facesse in concomitanza con le amministrative e ciò in accordo col principio costituzionale che prevede di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino il circuito della democrazia sia diretta, sia rappresentativa.

È evidente infatti che la concreta possibilità di tre consultazioni elettorali nell’arco di un mese (amministrative, ballottaggio e referendum) potrà costituire un serio rischio alla partecipazione dei cittadini sia per le amministrative che per il referendum. Inoltre, offende lo spreco di danaro pubblico che non si giustifica in assoluto, ma tantomeno può essere accettato in un periodo di crisi e di tagli asfissianti.

Chiediamo pertanto al Capo dello Stato, nell’ambito delle sue prerogative istituzionali, di assumere le iniziative necessarie al fine di adottare (o indurre ad adottare) l’atto referendario in concomitanza con le consultazioni amministrative.

Sarebbe un autentico atto di garanzia contro l’arroganza e la scorrettezza del governo che non sembra voler tener in nessun conto che è la prima volta nella storia della Repubblica che una richiesta referendaria viene sottoscritta da quasi un milione e mezzo di cittadini.

Questo dato va rispettato!

Firmate on line la petizione disponibile sul sito nazionale

Comitato padovano 2sì per l’Acqua Bene Comune