PRESIDIO DAVANTI ALL’INCENERITORE

Controargomentazioni

alle osservazioni di HESTAMBIENTE

La quarta linea non serve perché – nonostante l’ostruzionismo di AcegasAps – la Raccolta Differenziata è destinata ad aumentare, come prescrive l’Europa, mentre il rifiuto secco indifferenziato calerà da qui al 2025, quando forse funzionerà la 4° linea; per questo Hestambiente chiede ulteriori autorizzazioni per bruciare rifiuti speciali (rfiuti di plastiche non riciclabili, fanghi di depuratori, percolati contenenti PFAS) che arriveranno anche da fuori regione.

Il conflitto di interessi c’è e si vede nel fatto che Padova è al 58% di RD, contro una media regionale del 70% e contro punte avanzate dell’84% come a Treviso.

Le vere alternative all’incenerimento sono la riduzione dei rifiuti (imballaggi, ecc.), il potenziamento dell’estrazione dei materiali riciclabili, applicando l’innovazione tecnologica (lettori ottici, ecc), il porta a porta generalizzato con tariffa puntuale.

L’inquinamento dell’inceneritore aumenterà con l’aumentare dei rifiuti bruciati: per le polveri sottili si passerà da 1,2 t/anno a 1,9 t/anno, per gli Ossidi di Azoto si passerà da 50 a 60 t/anno; aumenteranno anche le Diossine, i Furani, i PCB, gli IPA, tutti composti cancerogeni e persistenti nell’ambiente, oltre a sostanze e miscele sconosciute e non misurate al camino e nelle centraline periferiche.

Bilancio CO2:  al di là delle acrobazie di Hestambiente, l’inceneritore, come qualsiasi impianto di combustione, è climalterante – come riconosce la Comunità Europea – e in quanto tale ci compromette il futuro.

PFAS: il tema è trattato con superficialità ed evidente sottovalutazione dei rischi per l’ambiente e le persone; non ci sono risposte puntuali alle prescrizioni della regione: nessun dato su realtà esistenti nel territorio nazionale, nessun dato derivante da prove sperimentali, la descrizione delle condizioni operative e dei parametri di controllo è generica, manca una valutazione sulla termodistruzione delle PFAS; la bibliografia è scarsa e poco pertinente; si fanno affermazioni autoreferenziali, tipo “La linea 4 dell’inceneritore di Padova è predisposta allo smaltimento dei rifiuti liquidi contenenti PFAS”.

La questione della incerta e problematica termodistruzione dei PFAS viene ignorata, come la probabile dispersione di PFAS, composti intermedi e sconosciuti dal camino.

L’impatto sanitario non è nullo e neanche trascurabile, se calcolato non sulle bassissime concentrazioni ipotizzate da Hestambiente, ma quelle registrate dalle centraline, che ci segnalano  livelli allarmanti e spesso oltre i limiti di polveri sottili PM10 e PM2,5, ossidi di azoto, Benzo-a-pirene e  ozono nella buona stagione; il che ci colloca già oggi tra le città più inquinate d’Italia e d’Europa.

Nel 2020 come nel 2019 la centralina APS1 di via dell’internato Ignoto ha registrato il più alto numero di sforamenti del limite giornaliero di polveri sottili di Padova (87 sforamenti nel 2020, contro 35 ammessi) ed uno dei più alti di tutta la regione, secondo solo a Mestre via Tagliamento (88 sforamenti) e registra la media annua più alta di Polveri sottili (37µg/m3), insieme a Granze di Camin (anch’essa influenzata in parte dall’inceneritore) e Mestre via Tagliamento (dati ARPAV 2020).

Bioaccumulo: è vergognoso il fatto che in 50 anni non si siano mai effettuate misurazioni di accumulo degli inquinanti emessi dall’inceneritore: è una grave carenza che dimostra una totale insensibilità sui temi ambientali. Sarebbe ora che tale carenza venisse colmata prima di autorizzare la quarta linea, se si vuole realmente conoscere lo stato di salute del territorio, pianificando prelievi ed analisi in tutta l’area dell’inceneritore, per la determinazione di Diossine, PCB, IPA, PFAS, ecc..

Impatto del traffico pesante: non si è tenuto conto della fila di mezzi pesanti che staziona ogni giorno davanti all’inceneritore nelle ore di punta.

Economia circolare è recupero di materia non di energia. Hestambiente sostiene che l’inceneritore rientra nell’economia circolare perchè brucia e ricava energia dai rifiuti indifferenziati che altrimenti finirebbero in discarica, ma di circolare non c’è nulla: si bruciano materiali che potrebbero essere recuperati e per produrre energia si impiegano milioni di metri cubi di gas, inquinando e alterando il clima.

Impatto socioeconomico prevedono un aumento e miglioramento dell’occupazione solo le fasi di recupero, riuso e riciclaggio. La quarta linea non prevede occupati in più, se non nella fase transitoria, in cui però i posti di lavoro sono a termine.   Mantenere attivi i parchi impiantistici di incenerimento, incrementando la loro potenza, ha invece un solo effetto certo dal punto di vista economico, che è quello di garantire il business dei gestori.

Piano economico finanziario: non è vero che la 4° linea abbasserà la tariffa, che sarà mantenuta più o meno uguale per i primi anni, tramite artifici contabili e poi si alzerà; la tariffa con la 4° linea aumenterebbe di molto: si è costretti a tenere sempre più alta la quantità di rifiuti da incenerire, altrimenti la tariffa si alza

  • Società della cura di Padova
  • Friday for Future,
  • ISDE
  • Comitato Stanga
  • Comitato S. Gregorio-Terranegra
  • ADL Cobas
  • consiglieri Marinello e Ruffini
  • cittadini vari

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