Risposta a Cesare Pillon su HERA

Risposta a Cesare Pillon sulla fusione AcegasAps – Hera

 

Molti punti non tornano nelle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Acegas Aps sulla fusione (per incorporazione) con Hera.

Su tutte però una risulta di una chiarezza immediata: sono i consigli di amministrazione che dettano le scelte della politica, i consigli comunali poi saranno chiamati a ratificare l’accordo deciso dai due consigli di amministrazione.

E’ l’emblema di quanto sta accadendo oggi: i “mercati” decidono le scelte dei Governi, che si inchinano ai loro voleri massacrando decenni di conquiste di civiltà nel campo del lavoro, della sicurezza sociale, della cultura e così via. E per che cosa? C’è un’unica certezza: garantire guadagni sicuri ai signori della finanza che detengono il reale potere politico.

Nel nostro caso solo cieca fiducia in regole ( crescita & competitività) che si sono rivelate un fallimento globale. Verrebbe da consigliare qualche buona lettura: N. Roubini per cominciare!

La gestione attraverso SpA tutela, come ci è stato ribadito in un incontro con i vertici Acegas Aps, l’interesse  dei soci ai dividendi, se poi però questo porterà a “grandi operazioni internazionali” fallimentari (es. Serbia, Bulgaria …) pagheranno i cittadini che magari dovranno accontentarsi di servizi più scadenti per ripianare i debiti.

Ora si potrebbe imboccare un’altra strada e operare perché, alla scadenza della concessione, il servizio venga gestito attraverso la costituzione di una Azienda Speciale. Questa sarebbe una scelta politica che vedrebbe il Comune protagonista e non passivo esecutore di scelte “tecniche”.

Stiamo parlando infatti di “servizi pubblici locali”, cioè servizi che non solo devono rispondere alle esigenze di territori specifici e limitati, ma che soprattutto devono essere sottoposti al controllo di efficacia da parte delle comunità di riferimento.

Colpisce in modo particolare una affermazione sul rispetto della sentenza della Corte Costituzionale che ribadisce il non obbligo della privatizzazione dei servizi pubblici locali. Afferma Pillon “e se domani il governo varasse una nuova normativa? Se noi fossimo amministratori che valutano solo il quotidiano…” Forse Pillon non si rende conto dell’enormità della sua affermazione. 27 milioni di cittadini e una sentenza della Corte Costituzionale sono per lui ” il quotidiano” e l’amministratore delegato di un Consiglio di amministrazione può farsene un baffo!

Quel che è peggio è che anche i sindaci di Padova e Trieste sembrano farsene un baffo, dimenticando che prima di tutto devono rispettare la volontà dei cittadini, oltretutto ribadita e rafforzata da una sentenza della Corte Costituzionale!

Non basta la garanzia sacrosanta del mantenimento dei posti di lavoro, ci mancherebbe non venisse data!!!, non può però sfuggire ai Sindacati che in gioco c’è una partita più grande e che il rischio di veder vanificati, in nome di esigenze di efficienza imprenditoriale, anche qualità e quantità del lavoro è sempre dietro l’angolo. Quando le sedi decisionali reali si allontanano, si allontana anche la possibilità e capacità di controllo e meno certe sono le garanzie. I casi in questo campo sono molteplici!

E’ per questo che il Comitato provinciale 2 si per l’acqua bene comune ha convocato l’11 settembre alle 21 in sala Nassirya un incontro tra tutti coloro che intendono opporsi, anche utilizzando lo strumento del referendum consultivo, a queste logiche che stanno sempre di più indebolendo la nostra democrazia e minando il nostro futuro.

 

Giuliana Beltrame

del Comitato provinciale 2 sì per l’acqua bene comune – Padova

noi PAGHIAMO, VOI decidete

APPELLO ALLA CITTA’

La vicenda di questi giorni della fusione APS -HERAAPS- Italgas conferma le logiche di privatizzazione dei servizi locali essenziali (acqua, energia, trattamento dei rifiuti) allontanando ulteriormente i cittadini padovani dalla possibilità di controllo e decisione sui beni comuni.
La trattativa, che apprendiamo solo attraverso i giornali, è fatta con un metodo tutto verticista e chiuso nelle stanze dei poteri economici, che abbiamo già più volte visto in questi anni di amministrazione Zanonato.
L’idea stessa di democrazia sparisce di fronte all’interesse di azionisti e consigli di amministrazione che vengono messi al primo posto azzerando il diritto a scegliere quale gestione, quale forma per i servizi locali da parte della città intera.
Sono scelte che non possiamo delegare e per questo vogliamo lanciare un appello perchè, al di là degli schieramenti e dei conniventi silenzi che troppo spesso abbiamo visto, si apra una discussione ed una iniziativa comune per poter decidere pubblicamente su questi temi, come si è affermato con i referendum del 12 e 13 giugno 2011.

Apriamo l’azione e la discussione perchè:
– i processi decisionali tornino nelle mani dei cittadini;
– la gestione dei servizi locali esca dalle logiche intrinseche delle spa volte a salvaguardare i profitti
– il servizio idrico, come hanno affermato i referendum, sia avviato ad una reale ripubblicizzazione attraverso anche il suo scorporo
– la gestione dei rifiuti avvenga mettendo al centro la raccolta differenziata, il riciclo e il recupero abbandonando la logica dell’incenerimento, partendo dalla chiusura della prima e seconda linea dell’inceneritore, promessa dagli attuali amministratori in campagna elettorale e finora disattesa

C’è bisogno di ognuno di noi, della creatività e azione di molti, per far sì di non restare spettatori di decisioni prese dall’alto e giustificate dalla crisi e dalla necessità di “fare cassa” su servizi che noi stessi paghiamo direttamente con le nostre bollette.
Facciamo appello alle cittadine e ai cittadini, alle associazioni, ai comitati, alle reti, ai sindacati, ai partiti per costruiamo insieme l’iniziativa “Noi paghiamo, voi decidete”.
Perchè si scrive acqua e servizi locali… ma si legge democrazia!
Comitato Due Sì per l’acqua bene comune PD

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Noipaghiamo Voidecidete
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MANTOVA: referendum nel cassetto

GAZZETTA DI MANTOVA – 22 aprile 2012

Referendum nel cassetto Riparte la gara dell’acqua
Decisivo il parere del consulente: Tea deve aprire ai privati o perderà il servizio Tariffe fissate da sindaci e Provincia, al nuovo partner lavori per 60 milioni
di Gabriele De Stefani

Dopo una fase di surplace durata dieci mesi riparte la gara per trovare il socio privato che rileverà il 40% del capitale sociale di Tea Acque. La decisione è stata presa nei giorni scorsi dal consiglio di amministrazione della multiutility, che ha già comunicato la sua decisione alla Provincia e alla neonata azienda speciale. Decisivo il parere arrivato dal consulente legale arruolato nelle settimane che seguirono il referendum del 12 e 13 giugno scorso quando, dopo la vittoria del fronte del sì, Tea rimase prigioniera di un dubbio: la bocciatura dell’articolo 23 bis della legge Ronchi poteva far considerare superati i rilievi dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che chiedevano l’apertura ai privati? La risposta arrivata dal consulente è che i due pareri – quello del popolo sovrano sulla Ronchi e quello dell’Authority sull’affidamento – riguardano aspetti diversi della normativa. Dunque si riparte lungo una rotta che peraltro, consulenze tecniche a parte, non trova i vertici di Tea ostili.
La gara formalmente non era stata sospesa: il cda di via Taliercio del 20 giugno scorso aveva dato mandato al presidente Luigi Gualerzi di cercare un parere legale e nel frattempo la procedura era stata rallentata. Il risultato è che, a dieci mesi di distanza, la situazione è la stessa del giugno scorso: gara ferma alle manifestazioni di interesse di cinque aziende del settore, i cui nomi restano coperti dal segreto che regola la corsa all’appalto. In palio ci sono, oltre al 40% del capitale sociale della società che gestisce il servizio idrico, lavori per 60 milioni in 14 anni che dovranno migliorare la rete che porta l’acque nelle case dei mantovani.
L’iter riparte ma resta lontano dal suo approdo finale. Ora le cinque aziende saranno chiamate a visitare di persona impianti e uffici di Tea Acque per essere messe nelle condizioni di formulare le loro offerte. Solo quando questa fase si sarà conclusa – e serviranno diversi mesi – si apriranno le buste e si decreterà il vincitore. Tra le incognite che rischiano di rallentare l’operazione c’è anche il fattore tempo: non è scontato che dopo dieci mesi di stop le cinque aziende siano ancora tutte interessate, perché nel frattempo potrebbero aver investito altrove o non essere più nelle condizioni per farlo.
Ma il surplace di Tea è servito sia a dare alla Provincia il tempo – non poco – per costituire l’azienda speciale che sostituisce la vecchia Ato e avrà il compito di definire le tariffe dell’acqua, sia per avere il parere legale necessario dopo il referendum. Ora, con l’ok dei consulenti e il nuovo ente pronto a marciare con la nomina del cda, via Taliercio ha sciolto le riserve.
La gara per cedere il 40% del capitale sociale era stata avviata su input dell’Authority secondo la quale, non essendo Tea una società in house dei Comuni, gli affidamenti diretti per la gestione del servizio non sono legittimi. Dunque rimanevano due strade: aprirsi a partner privati (con quote sotto al 50% e nessun potere di fissazione delle tariffe) o vedersi scippati gli affidamenti, che sarebbero stati rimessi a gara. «E in quel caso davvero avremmo rischiato di avere l’acqua in mano ai privati» aveva dichiarato Gualerzi alla Gazzetta prima del referendum, quando il presidente era impegnato a difendere l’operato della sua società.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
GAZZETTA DI MANTOVA – 22 aprile 2012
https://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/04/22/news/la-gara-per-il-privato-attacco-alla-democrazia-1.4407455
«La gara per il privato? Attacco alla democrazia»
Il comitato referendario contesta la decisione di Tea di riavviare la procedura Pronta una campagna di boicottaggio sul fronte energia elettrica e gas
di Igor Cipollina
I postreferendari non l’hanno presa bene, proprio no. Tanto da aspettare un giorno per la replica, il tempo necessario a diluire la rabbia e ribollire di indignazione. «È ripreso l’attacco all’acqua pubblica e alla democrazia espressa attraverso il voto referendario» tuonano adesso, puntando il dito contro chi li vorrebbe compressi nel ruolo di consumatori (denunciano loro). Ce l’hanno con Tea Acque che, confortata dal parere del consulente legale Giuseppe Caia, ha scongelato la gara per il socio privato (al 40%). Messa tra parentesi dopo il referendum di giugno.
Vero, osserva il Comitato per l’acqua bene comune, l’obiezione sollevata nel 2010 dall’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici resta in piedi: non essendo Tea Acque srl una società in house, controllata cioè direttamente dai Comuni, non può ricevere l’affidamento diretto per la gestione del servizio idrico. Quindi? Due anni fa la stessa srl propose di sanare la situazione aprendo ai privati e l’Autorità rispose sì. «Nel frattempo, però, il quadro normativo è mutato» insiste il Comitato per l’acqua bene comune. Nel frattempo sotto i ponti della privatizzazione è passata l’onda blu del referendum (27 milioni di sì) che ha annegato l’articolo 23 bis del decreto Ronchi. Ovvero, l’articolo a cui l’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici aveva agganciato il suo sì alla soluzione proposta da Tea Acque (controllata da Tea spa).
D’accordo, ma il parere del consulente legale? «Sappiamo tutti benissimo che tecnici e legali si esprimono in aderenza alla specifica formulazione della richiesta a loro presentata – interviene la referendaria Annalisa Gazzoni – Forse la domanda poteva essere posta in modo diverso. Di fatto ci troviamo proprio di fronte agli scenari denunciati come intrinseci della privatizzazione: decide un consiglio di amministrazione. Un cda non viene eletto dai cittadini, non li considera come tali ma solo come potenziali consumatori». Insomma, per i referendari la domanda andava rovesciata e non da Tea, ma da chi ha il dovere di interpretare le scelte dei cittadini (i famosi 27 milioni di sì). Sindaci e amministratori. «Visto che l’articolo 23 bis ora non esiste più, la questione di irregolarità di Tea Acque potrebbe essere risolta attraverso soluzioni diverse?». Gazzoni si dà pure un paio di risposte, sulla scorta delle soluzioni sposate altrove: «L’alternativa potrebbe essere che i Comuni diventino direttamente soci di Tea Acque o che si rafforzi il loro controllo analogo con una modifica statutaria». Ma il presidente di Tea ribatte punto su punto, difendendo l’apertura ai privati come l’unica strada percorribile. La matassa è ingarbugliata e il Comitato non cede di un millimetro.
«Mentre altrove i sindaci scelgono i percorsi per una gestione pubblica dell’acqua (l’ultimo esempio arriva dalla provincia di Pescara), i nostri sembrano più interessati a tranquillizzare gli utenti facendoci credere che “l’acqua resta pubblica” e il privato agisce solo sulla gestione, come se non fosse proprio la gestione a permettere di rendere disponibile la risorsa idrica attraverso distribuzione e depurazione – incalza Gazzoni – Ci tranquillizzano dicendoci che il privato non influenzerà le tariffe, ma non ci dicono che le tariffe sono esattamente la risultanza dei costi di investimento e gestione e che il socio privato, operativo, può incidere pesantemente su questi costi». Se il silenzio di politici e amministratori viene definito «assordante», al punto da delegare la decisione al cda di Tea, il Comitato si rivolge direttamente a Gualerzi. «Visto che per il presidente siamo solo “consumatori”, come tali sapremo agire. Non potendo sceglierci il servizio idrico, lo faremo sugli altri aspetti commerciali della società: energia elettrica e gas. Come consumatori critici
possiamo farlo e l’atteggiamento di Tea nei nostri confronti non ci sembra rispettoso della nostra identità di cittadini prima che utenti».
Il nome della campagna sarebbe già pronto: BoicotTea.
https://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/04/22/news/avanti-tutta-anche-con-l-autoriduzione-della-tariffa-in-bolletta-1.4407149
Avanti tutta anche con l’autoriduzione della tariffa in bolletta
Se il Comitato per l’acqua bene comune sta già mettendo a punto la campagna BoicotTea, per colpire la società ai fianchi (energia elettrica e gas), sul tappeto resta l’altra campagna, quella di…
Se il Comitato per l’acqua bene comune sta già mettendo a punto la campagna BoicotTea, per colpire la società ai fianchi (energia elettrica e gas), sul tappeto resta l’altra campagna, quella di obbedienza civile. Al grido «Il mio voto va rispettato». Il voto è sempre quello referendario dello scorso giugno, il ragionamento articolato: rispondendo sì al secondo quesito, 27 milioni di italiani hanno cancellato il principio della “remunerazione del capitale investito” azzerando il profitto del gestore. Un 7% che sulle bollette si moltiplica, arrivando a pesare pure più del doppio. Peccato che non sia cambiato nulla, nemmeno dopo la pubblicazione dell’esito referendario sulla Gazzetta ufficiale (20 luglio 2011). Quindi? Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha deciso di autoridursi la tariffa. Anche a Mantova.
In foto la referente del Comitato per l’acqua Annalisa Gazzoni.
La replica: Gualerzi insiste: “è l’unica possibilità e vi spiego perché”
22 aprile 2012 — pagina 09 sezione: Nazionale
Le ragioni del Comitato per l’acqua bene comune s’infrangono contro la diga tirata su da Luigi Gualerzi presidente di Tea. I referendari e il presidente di Tea sembrano parlare due lingue diverse. Se Annalisa Gazzoni contesta la decisione di riavviare la gara per il socio privato, denunciando «un attacco alla democrazia in barba alla volontà espressa dai cittadini», Gualerzi insiste a difendere la scelta come l’unica possibile per sciogliere il nodo dell’affidamento diretto del servizio idrico. E superare così l’obiezione dell’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici. Tra le alternative proposte dai referendari, quella di far diventare i Comuni soci di Tea Acque, disinnescando così il controllo di Tea spa. «Ipotesi impercorribile e al di fuori della nostra portata» ribatte Gualerzi. Il passo spetterebbe ai sindaci, che dovrebbero poi sbrogliare la matassa delle rispettive quote (in base a quale criterio?). «In ogni caso, ammettendo pure che il percorso societario andasse in porto, la nuova società sarebbe estremamente debole – avverte ancora Gualerzi – senza il sostegno di Tea spa chi presterebbe ai Comuni i soldi per gli investimenti? Per non parlare dei vincoli dei patti di stabilità. No, la gara per il socio privato è l’unica strada».

OBBEDIENZA CIVILE

Riprendiamo l’aggiorrnamento del sito in occasione della campagna di obbedienza civile, la decisione del popolo dell’acqua di restare nella legalità del rispetto del referendum, in contrapposizione all’illegalità dei gestori e degli ATO che ancora non hanno adeguato le tariffe rimuovendo la quota parte della remunerazione obbbligatoria del capitale investito (il famoso 7%).

Di seguito i riferimenti per zona:

Bassa Padovana sportelli e referenti:

MONSELICENSE – Sede Adl Cobas di Ca’ Oddo, il lunedì, mercoledì e venerdì
dalle 16.30 alle 18.30 – Bottega “Colibrì” di via Roma, il lunedì dalle 9
alle 12 e il sabato dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19

Referente: Francesco Miazzi mail: fmiazzi@gmail.com

Massimo Maffezzoni mail: m.maffez@tin.it

ESTENSE – Banchetto di piazza Maggiore sabato mattina – Bottega del mercato
equo-solidale di piazza Trento il lunedì dalle 9 alle 12.30 e il giovedì
dalle 16 alle 19, Sportello sociale contro la crisi di Piazzale C’Pesaro il
sabato dalle 15 alle 18.

Referente: Beatrice Andreose mail: beadeste@katamail.com

MONTAGNANESE – Ponso (bar Centrale e bar Lella di Bresega) – a Santa
Margherita d’Adige (parrucchiere Doppia Immagine di via Umberto I 65) –
Megliadino San Fidenzio TABACCHI (angolo Cimitero) – Montagnana Bar Osteria
QUA DA SANDRO Via Campanella 2

Referente: Stefano Saoncella mail: stefano.saoncella@libero.it

Lucarelli a Padova il 23 novembre

In preparazione della manifestazione nazionale a Roma del 26 novembre 2011
Concretizziamo quello che 27 milioni di cittadine e cittadini italiani hanno affermato con il voto nei referendum del 12 e 13 giugno 2011:
– RIPUBLICIZZARE LA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO
– ELIMINARE I PROFITTI SULL’ACQUA
– RIDARE CENTRALITA’ AI SERVIZI PUBBLICI COME BENI COMUNI

MERCOLEDI 23 NOVEMBRE 2011 ore 20.30
SALA PALADIN – PALAZZO MORONI – PADOVA
INCONTRO PUBBLICO con
Alberto Lucarelli
Assessore ai Beni Comuni di Napoli
Valter Bonan
Portavoce del Forum Veneto dei movimenti per l’acqua

Introducono
Vilma Mazza, Giuliana Beltrame, Alessandro Chieregato
Comitato Provinciale 2 Sì per l’acqua bene comune

Costruiamo la mobilitazione sociale più ampia perchè la gestione del servizio idrico non può restare nelle mani delle società per azioni, come la Multiutility AGEGAS APS, che, per loro natura, rispondono alle logiche di mercato, come avviene, peraltro, nel ciclo dei rifiuti privilegiando gli inceneritori alla opzione rifiuto zero.
L’acqua ed i beni comuni non possono essere ostaggio della speculazione finanziaria.
La recente scelta politica dell’Amministrazione di Napoli dimostra che è possibile realizzare modelli di gestione del servizio idrico realmente pubblici e partecipati in cui al primo posto siano gli interessi della collettività.
Nella serata sarà presentata la Campagna di obbedienza civile, in attuazione del secondo quesito referendario, per eliminare, attraverso percorsi collettivi di riduzione delle tariffe, i profitti sull’acqua cancellando dalle bollette il 7% di remunerazione del capitale, che ancora tentano illegalmente di farci pagare.
Comitato Provinciale Due Sì per l’acqua bene comune – Padova

ACQUA BENE COMUNE: INDIETRO NON SI TORNA

ACQUA BENE COMUNE

INDIETRO NON SI TORNA

 

Come successo per molti altri Referendum della storia Repubblicana, il piano per ribaltare il risultato del 12 e 13 Giugno era già pronto:

  1. Festivall dell’acqua, organizzato da Federutiliy. Adesso Caltagirone sarebbe per l’acqua pubblica?
  2. Art. 4 manovra economica: per la privatizzazione dei servizi si passa dall’imposizione normativa (cancellata dai referendum) al ricatto economico. I soldi non ci sono, ma si trovano per munificare le amministrazioni che vendono i loro servizi ai privati.
  3. Staffetta dell’acqua, sempre Fedderutility. Spiace che un simbolo nazionale come Mennea corra sponsorizzato da chi dall’acqua vuole trarre profitti.
  4. “Mi auguro che troveremo presto il modo di mettere in discussione il referendum sull’acqua nei prossimi mesi”. (Ministro M.Sacconi)

 

Con il referendum è stata vinta una battaglia, abbiamo bloccato la corsa verso il baratro, ma la resistenza è forte, le forze in campo sproporzionate. Per questo motivo c’è bisogno che ogni cittadino che ha a cuore l’Acqua come Bene Comune si rimbocchi ora più che mai le maniche e contribuisca alla concretizzazione del risultato del Referendum per il quale è andato a votare, si è speso, ha lottato.

  • E’ in discussione lo statuto regionale: aiutaci ad introdurre un articolo sull’Acqua Bene Comune e sulla tutela del suolo.
  • E’ in discussione la legge regionale di riordino degli ATO (enti di controllo del servizio idrico integrato, ora costituiti dai sindaci, ma cancellati dal Ministro Calderoli): aiutaci a sostenere proposte di compartecipazione.
  • Dov’è finito il 7% cancellato dai referendum? Chiedilo al tuo sindaco
  • Sostieni le iniziative per inserire anche nello statuto del tuo comune la protezione dell’Acqua come Bene Comune e la classificazione del servizio idrico integrato come servizio NON a rilevanza economica.
  • Sostieni le iniziative per il riassetto in senso compartecipativi delle attuali gestioni del servizio idrico integrato (Etra, Acegas-APS, Centro Veneto Servizi, etc…)

Restate sintonizzati su questo sito, a breve tutti gli strumenti per fare un po’ di pressione sui nostri “rappresentanti” politici…

ERRATA CORRIGE: Il sito riapre ORA (28/07/2011)

Care e cari,

il tentativo di scippo del risultato referendario è cominciato il giorno dopo lo straordinario esito referendario!
Abbiamo individuato i seguenti quattro fronti di azione

  • ragionamenti sul famoso 7%, da scontare in qualche modo in bolletta
  • ragionamento sul riassetto delle società affidatarie del servizio idrico integrato
  • partecipazione all’approvazione dello statuto regionale veneto
  • proposte per la legge regionale di riordino degli ATO, gentilmente abrogati dal ministro Calderoli

Allegato trovate intanto il testo della proposta di integrazione allo statuto, tramite un articolo che, oltre che di acqua potabile, prova a parlare di risorse idriche in generale e anche di tutela del suolo, contro la cementificazione così di moda oggi. Leggi la PropostaArticoloStatuto

A breve un modulo per aderire alla proposta dello statuto, nel frattempo preghiamo tutti di atttivarsi presso i propri amministratori di riferimento e le eventuali associazioni di cui si fa parte per sostenere l’articolo anche con adesioni di gruppo o istituzionali.

 

 

ERRATA CORRIGE Il comitato di Padova festeggia Mercoledì 22

Invitiamo tutti coloro che si sono sentiti coinvolti in questa straordinaria avventura ad un incontro conviviale che non si terrà più martedì 21 bensì MERCOLEDì 22 p.v. dalle ore 19.00 presso Altragricoltura, ex foro boario in corso australia a Padova.

Stiamo insieme, chiacchieriamo, ci raccontiamo, festeggiamo, con ciò che ognuno vorrà portare!

Speriamo di vedere tutti numerosi, meglio se confermate la vs. partecipazione anche con una mail ad acquabenecomune.pd@libero.it

RAPPRESENTANTI DI LISTA, ultime raccomandazioni

Care e cari rappresentanti,

ciascuno di voi ha ricevuto comunicazione se è un rappresentante principale, oppure un rappresentante supplente. Chi è un rappresentante primario in generale lo sa, se non lo sa, probabilmente non è primario, bensì un supplente. Si capisce anche dal fatto che, se siete stati assegnati ad un unico seggio, probabilmente siete un supplente, perché i primari lo sono solitamente per l’intera sezione, e quindi per più seggi.

La differenza è importante, perché il primario è quello che fa tutto il lavoro, ovvero dovrà

1- recarsi presso il seggio il sabato pomeriggio dopo le ore 16 per verificare la correttezza della  nomina (passaggio necessario ma non indispensabile).

2- prestare servizio al seggio  quanto più tempo possibile nei giorni del voto e durante lo scrutino.

3- se possibile, comunicare a metà giornata e alla fine di domenica e alla chiusura di lunedì i dati sull’affluenza (votanti e aventi diritto)

Il rappresentante di lista supplente interviene a sostituire il principale solo se gli verrà esplicitamente richiesto (dal comitato o dal rappresentane principale stesso). Altrimenti è sufficiente che si presenti al seggio cui è stato assegnato per votare. E’ bene comunque che i supplenti (anche qualora non gli venga richiesto esplicitamente di sostituire il rappresentante principale) vadano in seggio la mattina di domenica per votare. Per votare dovranno presentarsi come rappresentanti di lista supplenti al presidente del seggio e, in quanto tali, chiedendo di poter votare presso il seggio stesso. Ai supplenti che non sostituiscono un rappresentante principale non è richiesto alcun altro impegno, e dopo aver votato possono lasciare il seggio e rimanere trepidanti in attesa dei risultati!

Attenzione che non possono essere presenti contemporaneamente in seggio entrambi i rappresentanti, per cui magari i supplenti prima di accedere al seggio si accertino di chi c’è nel seggio, e stiano a quanto gli verrà comunicato dal presidente del seggio, deputato a sorrvegliare sulla regolarità di tutte queste cose.

All’interno del seggio (e solo all’interno, ma non fuori per 200 metri dal seggio) i rappresentanti possono appuntarsi al petto la spilla con il simbolo della lista, in modo che siano riconoscibili anche dal presidente e dagli altri rappresentanti.

Che siate rappresentanti principali o supplenti, ricordatevi di portare con voi un documento di identità valido e la tessera elettorale, per poter votare.

Si vota: domenica 12 giugno dalle ore 8 alle 22 e lunedì 13 giugno dalle ore 7 alle ore 15. Subito dopo comincierà la verifica dell’affluenza ed a seguire il conteggio dei voti favorevoli e contrari.

Per qualsiasi problema telefonate a:

Giuliana 3495769665

Vilma 3356718397

Grazie

Comitato Due Sì per l’acqua bene comune di Padova