Due giorni entusiasmanti a Firenze, con oltre 200 delegati dai forum locali di tutta Italia. Questi gli sfidanti (che saremmo noi…).

All’altro angolo i detentori del titolo di “Servitori dello Stato” che hanno proposto una “tribuna” piuttosto bipartisan, ma decisamente monocorde. Vi riportiamo quanto compare sul sito di tale “fondazione astrid”, che vale senz’altro la pena di seguire (quando il gioco si fa duro, i duri scendono in campo)

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IL SOLE 24 ORE – 16 SETTEMBRE 2010
Coro di no al referendum sull’acqua
di Giorgio Santilli
ROMA – Una bocciatura secca del referendum sull’acqua, un sostanziale apprezzamento
della riforma dei servizi pubblici locali appena completata con la firma del regolamento attuativo, la
riproposizione del tema irrisolto della regolazione nei tre settori dell’idrico, dei rifiuti e del trasporto
pubblico locale.
La tribuna di Astrid, presieduta ieri da Giuliano Amato e Franco Bassanini, ha evidenziato
una sostanziale convergenza bipartisan fra i ministri del governo Berlusconi (Raffaele Fitto,
Stefania Prestigiacomo, Andrea Ronchi) e gli esponenti dell’area di centro-sinistra presenti al
dibattito (Adriana Vigneri, Enrico Letta, Linda Lanzillotta, oltre allo stesso Bassanini). Un’alleanza
in nome delle liberalizzazioni nei servizi pubblici locali e contro il comune avversario della
demagogia a piene mani usata dal- lo schieramento referendario che va da Di Pietro ai verdi
all’estrema sinistra. «Considero anacronistico e sbagliato ha detto subito Franco Bassanini nella sua
introduzione – il referendum sull’acqua che ha raccolto molte firme grazie alla colossale
mistificazione che con il decreto Ronchi si sarebbe proceduto a una privatizzazione del bene
acqua».
Claudio De Vincenti, economista dell’Università La Sapienza di Roma, ha sottolineato nella
sua introduzione come i tre settori interessati dalla riforma presentino un fabbisogno complessivo di
investimenti per 100 miliardi. «Con il referendum – ha detto – avremo un vero e proprio ritorno
indietro verso la gestione diretta dei servizi pubblici da parte dei comuni». Adriana Vigneri, già
sottosegretario dei governi di centro sinistra e presentatrice di uno dei primi disegni di legge di
riforma insieme a Giorgio Napolitano, ha espresso un giudizio fortemente positivo della riforma
varata dal governo Berlusconi, evidenziando però proprio nella regolazione una delle carenze da
affrontare. Quanto al referendum, Vigneri l’ha bocciato sostenendo che è il frutto di una cultura
fatta di «rinuncia e rassegnazione».
I ministri presenti non si sono sottratti alla discussione anche sui punti critici. Ronchi ha
ricordato i pericoli gravi che arrivano dal referendum.
«Mi auguro – ha detto il ministro per le politiche comunitarie – che ora cresca una campagna
di informazione perché se passa il referendum, è una sconfitta e un danno per la comunità intera».
Fitto e Prestigiacomo si sono detti favorevoli a discutere di Autorità di regolazione, ma non hanno
mostrato idee convergenti.
La discussione nel governo è ancora a una prima fase. Se il ministro degli affari regionali, vero
padre della riforma, esprime una valutazione favorevole all’istituzione di un’Autorità indipendente
per i tre settori interessati alla riforma, il ministro dell’Ambien- te sostiene invece che «l’Autorità
non è il primo dei problemi» e ritiene che per il momento possa esser sufficiente rafforzare i poteri
di controllo del Coviri, la struttura di vigilanza situata all’interno del suo ministero. Prestigiacomo
sottolinea semmai la necessità di riformare la tariffa al più presto, «rendendola più trasparente e
sgravandola di alcune voci del tutto improprie».
Fitto e Prestigiacomo sono pronti a prender in considerazione anche la possibilità di un’estensione
delle competenze dell’autorità dell’energia e del gas, non nascondendosi però le difficoltà di una
scelta di questo tipo. «Il punto debole di questa soluzione – ha detto Fitto – sarebbe quello di far
rientrare nelle competenze di questa autorità anche settori poco omogenei come i rifiuti e il
trasporto pubblico locale».
Prestigiacomo ricorda inoltre che la tariffa dell’acqua presenta aspetti di tipo sociale che
difficilmente potrebbero essere presi in considerazione da un’autorità indipendente.

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