L’acqua ferma l’onda liberista.

Pubblicato dal Corriere della Sera

Giovedì 16/6

Il referendum sul nucleare ha tirato la volata, ma quello sull’acqua ci ha messo l’anima profonda del cambiamento.

Ha interrotto una lunga fase, non solo quella di Berlusconi, ma quella del liberismo senza limiti di Regan, del ritiro della politica da ogni idea pubblica che ha contaminato tutti.

Viene da lontano, è figlia dei Forum Sociali Mondiali e di un lungo lavoro culturale di 11 anni e di lotte, che hanno scavato nelle coscienze dei cittadini, di dialogo con la chiesa e di confronto-scontro coi partiti.

Le privatizzazioni caratterizzeranno il dopo referendum e il dopo Berlusconi. Ma non si potrà ignorare che i cittadini hanno detto: che il servizio idrico va gestito pubblicamente e che vogliono partecipare alla definizione delle scelte che si faranno, sapendo che si scontreranno con destra e sinistra, ma sopratutto con Confindustria, Federutilty, multinazionali che hanno ripetutamente detto che le privatizzazioni devono stare al centro dell’iniziativa di qualsiasi governo.

C’è in giro il timore di un nuovo “fantasma che si aggira per il mondo”…Ed è il fantasma della partecipazione che si fa soggetto organizzato in reti nazionali ed internazionali, capace di darsi obbiettivi a tutti i livelli: dal fermare la mercificazione dell’acqua potabile, all’affermazione del diritto umano nelle istituzioni internazionali. Che ha rivitalizzato come in Uruguay e Berlino il referendum strumento della sovranità popolare. Ha introdotto il linguaggio dei beni comuni di cui oggi tutti parlano. Che non divide i popoli, non demonizza i partiti per trovare un proprio consenso, ma cerca consenso tra la gente per cambiare la cultura dei partiti e portarli a battersi con noi come è avvenuto in parte nei referendum.

Non ha chiesto: stai con Berlusconi o contro? Ha detto a tutti: guardate al mondo e ai suoi terribili problemi, sono anche nostri. Ban Ky-Moon nel 2008 ebbe a dire che siamo di fronte a una grande crisi idrica mondiale ed a una grande crisi energetica che si alimentano e provocano altre crisi, compresa quella alimentare.

Volevamo parlare di questo. Chiedere: perché l’accesso ai beni comuni indispensabili alla vita e che scarseggiano, deve essere regolato dal mercato?

Esiste ancora un interesse pubblico e una fiscalità generale? L’acqua potabile è un bene comune oppure per il fatto che occorrono interventi industriali, la sua natura diventa economica, il suo accesso diventa individuale, regolato dal mercato?

L’acqua è un diritto umano o è solo un bisogno individuale che si compera come sostengono le multinazionali e i Forum Mondiali dell’acqua partecipati da 160 governi?

Noi non abbiamo parlato di gratuità. Avremmo voluto spiegare che vogliamo garantire il diritto a tutti, a carico della fiscalità, 50 litri al giorno per persona come sostiene l’OMS e dopo tale consumo una tariffa progressiva sempre più cara per garantire il risparmio.

Per paura ci hanno resi muti. Ha parlato la politica, che trasversalmente volle le privatizzazioni, e rancorosi economisti senza anima che hanno ridotto tutto ad una questione di fredda contabilità.

Il soggetto della partecipazione esiste. Ora i partiti non sono i soli soggetti della politica, ma anche i movimenti. Un protagonista in più, che vuole incontrare con pari dignità i partiti e le istituzioni, riproporre la propria legge di iniziativa popolare che il governo non volle discutere e aprire il grande tema della costituzionalizzazione dei beni comuni.

I referendum sull’acqua ci segnala un cambiamento epocale il cui motore è stata l’acqua. Prendetene atto e non parlate sempre da contabili.

Emilio Molinari

15.6.2011

 

Molinari al “Fatto Quotidiano”

Versione integrale dell’articolo di Molinari apparso oggi sul “Fatto Quotidiano”

Non mi sarei mai aspettato che proprio il Fatto Quotidiano, il più letto dai movimenti per i beni comuni, ospitasse un articolo come quello a firma di Marco Ponti proprio il giorno dopo la minaccia del governo di “neutralizzare” il referendum sull’acqua pubblica. Un articolo offensivo, che nel titolo chiama l’acqua pubblica “acqua sporca”, dove si plaude la gestione privata di questo bene comune, le gare, il mercato, le tariffe invece della fiscalità generale e si relega la funzione del pubblico all’assistenza dei meno abbienti. Ma sopratutto dove vi traspare un ideologico furore contro la politica e tutto ciò che è pubblico.

Indignazione nel movimento, perché a fronte dell’ennesimo attentato al diritto costituzionale dei cittadini di decidere sui contenuti, si è scelto di ospitare una così dura contestazione ai referendari, accusati (come per il nucleare) di creare“impatti emotivi” per carpire la buona fede degli elettori italiani.

I promotori dei referendum e un milione e quattrocento mila cittadini che li hanno firmati vengono più o meno esplicitamente presentati come funzionali agli interessi di una casta partitica di amministratori corrotti, che vogliono a tutti i costi bloccare il “giusto” ricorso alle gare e il passaggio alle “sane” ed efficienti gestioni private che la legge Ronchi impone.

L’autore disquisisce sul concetto di “servizio universale”, cosa che non esiste in nessuna legislazione italiana o europea, dove semmai si parla di “servizi di interesse generale”, ignorando che universali sono invece i diritti umani, come quelli all’istruzione, alla salute e quello ancor più fondamentale come il diritto all’acqua.

Un diritto che proprio quella politica e quei partiti denunciati da Ponti, si oppongono affinché venga riconosciuto come tale, perché vogliono che l’acqua potabile venga gestita privatamente come una merce e data in gestione alle multinazionali, alle banche, quotata in borsa e oggetto di speculazioni finanziare.

I diritti universali e la fiscalità generale, non il mercato e la quantità di soldi necessari, sono stati i principi ispiratori delle leggi per l’istituzione dei servizi pubblici.

Dall’antichità il diritto all’acqua potabile è stato il fondamento della civiltà e per tutto il novecento, per tutti i partiti di destra, di sinistra e di centro, la missione politica fu quella di consentirne l’accesso a tutti.

Credo che il professore si sia costruito una sua realtà, tutta ideologica, quando accusa i referendari e la lobby degli amministratori locali di voler abolire le gare che altrimenti sarebbero vinte da privati o “pubblici” più efficienti e che chiedono meno soldi.

Dove vive? Dove vede l’esistenza di questa lobby di amministratori/oppositori? dove vede l’efficienza dei privati?

Sappiamo benissimo le pecche del pubblico, ma la legge Ronchi l’hanno voluta proprio i partiti, quegli esponenti politici e quelle amministrazioni al centro dei perversi intrecci che stritolano la politica nel nostro paese.

Le privatizzazioni le hanno attuate da tempo proprio gli amministratori di destra e di sinistra delle regioni: Lazio, Liguria Emilia, Toscana, Umbria, Sicilia, Calabria ecc.. dove proprio quegli intrecci trasversali sono più evidenti.

In ogni caso l’efficienza del privato non si è manifestata affatto, i buchi di bilancio sono diventati delle voragini e nemmeno l’economicità dal momento che dall’inizio delle privatizzazioni le tariffe sono aumentate mediamente del 60% e gli investimenti si sono ridotti del 50%. Mentre se cerchiamo qualche gestione virtuosa la troviamo nel pubblico come a Milano.

La resistenza alla privatizzazione dei servizi idrici viene dai movimenti e da una minoranza di amministrazioni locali isolati e sottoposti a fortissime pressioni dei partiti ed è una resistenza mondiale ed europea. Parigi è tornata al pubblico, risparmiando 38 milioni di euro all’anno e diminuendo dell’8% le tariffe. A Berlino un referendum cittadino ha fermato la privatizzazione.

Ma di quale correttezza delle gare parla Marco Ponti?

Tutti sanno, a partire dall’Autority della concorrenza, che i servizi finiranno nelle mani di un cartello fatto da due multinazionali francesi: Suez/Gaz de France e Veolia/Edf e da 4 società italiane private e quotate in borsa: Acea, Hera; Iren, A2A, trasversalmente intrecciate nei capitali con la politica, con gli imprenditori Caltagirone, Pisante e con le banche Monte dei Paschi di Siena,ecc…

La realtà è che sulle privatizzazioni si giocano gli interessi economici trasversali tra centro destra e centro sinistra e le alleanze politiche tra il centro di Casini/ Caltagirone e il centro sinistra di Dalema/Coop/ Monte dei Paschi.

Dove vive il Prof. Ponti, consulente della Banca mondiale?

Come non vede che sono proprio le privatizzazioni l’elemento corruttivo della politica e della nostra società?

Che da tempo e in modo trasversale i partiti nel loro insieme operano affinché tutto finisca nel gorgo del privato? Che proprio i partiti e la maggioranza degli amministratori seminano l’avversione contro tutto ciò che è pubblico?.

Come non vedere che le privatizzazioni svuotano la sostanza democratica e costituzionale del paese di cui la neutralizzazione dei referendum è l’ultima visibile manifestazione? Come non vedere che alimentano l’individualismo, annullano l’accesso al diritto e spezzano ogni idea di comunità? Come non vedere che è in questo progetto di privatizzazioni che è maturata l’irresistibile ascesa di Berlusconi e matura il suo consenso?

Possiamo trovare una sede per confrontarci su questi argomenti, ma ora gli italiano hanno il sacrosanto diritto di recarsi al voto e di poter decidere.

Emilio Molinari

25.4.2011

Si può fare politica

Uno scritto di emilio Molinari

Tra poco 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per il referendum sull’acqua pubblica, e il nucleare. Per impedire il quorum il governo ha negato l’election day, per il solo voto di un radicale e l’assenza di 10 parlamentari del centro sinistra. 400 milioni spesi per evitare il quorum.

Nazionalmente il PD evita ancora di prendere una posizione pubblica per il Sì ai referendum. Teme di dividersi al proprio interno, mentre centinaia di realtà di questo partito si stanno esprimendo e si impegnano per i Sì!

Ma ciò che più preoccupa il sottoscritto è il silenzio e l’indifferenza per i referendum, mostrata finora da quel popolo capace di mobilitarsi, di indignarsi e di scendere in piazza e da parte di quegli uomini e donne che per ruolo pubblico e mediatico sono in grado di dare impulso ai messaggi.

Per questo popolo i referendum sull’acqua pubblica e il nucleare, malgrado la drammatizzazione  che quest’ultimo ha avuto con il Giappone, sembrano ancora lontani dall’essere compresi nella loro portata e immediatezza politica.

Solo il “Via Berlusconi” coniugato di volta in volta da indignazioni per gli attacchi alla Costituzione, alle donne, alla giustizia ecc… sembra appassinare questo popolo e spingerlo a mobilitarsi in milioni.

Donne, intellettuali, attori, cantanti, giornalisti, associazioni d’ogni tipo sono pronti ad unirsi per il “Via Berlusconi”, ma poi sui contenuti tornano al proprio particolare. Non è politica questa, forse indebolirà il personaggio, ma non la cultura di massa che lo esprime e sopratutto, permettetemi, ci rende indifferenti ai contenuti capaci di incidere nella cultura dominante, che tra pochi mesi saremo chiamati tutti al voto referendario e che vincere o perdere non riguarda solo i promotori. Ma è una grande opportunità per cambiare come cittadini, la politica di questo paese e non solo.

Un mese fa al Palasharp di Milano erano presenti Saviano, Eco, Zagrebelsky il meglio della cultura italiana…ma solo Paul Ginsborg ha parlato di acqua e di referendum. Per tutti gli altri, l’agenda politica reale, lo scontro concreto, sembrava non esistere e continua a non esistere.

Nelle straordinarie manifestazioni delle donne nessuna delle organizzatrici ha parlato di nucleare o di acqua, eppure l’acqua è la vita, è la madre, è la donna. L’acqua è, più d’ogni altra questione, in grado di incidere nella cultura berlusconiana o leghista, eppure il nucleare si è riproposto con tutta la sua tragica attualità.

La manifestazione per l’acqua pubblica e il nucleare a Roma il 26 marzo, è stata grande, bella, intelligente, ma non è stata dell’ampiezza di altre in particolare di quella delle donne e non ha avito la benedizione di questo movimento o dei grandi personaggi, a parte Celentano. Perché?

Il mio sconcerto sta qui. E continuerò a chiedere a Saviano o a tutti agli altri intellettuali il perché del loro silenzio, come continuerò chiedere alle donne che pure considero l’interlocutore principale per i referendum, perché tanta indifferenza per i grandi problemi di questo nostro tempo? Problemi di oggi, universali, per i quali la nostra generazione è chiamata a decidere e a rispondere per le generazioni future.

I referendum e le profonde motivazioni che li determinano, sono una battaglia che va ben al di là delle nostre miserie nazionali, non cercano consenso ad un partito o ad uno schieramento, vanno ben al di là della privatizzazione di un servizio, l’aumento di una tariffa o l’idiozia della crescita energetica che motiva il nucleare. Parlano della VITA.

L’indignazione per Berlusconi è cosa sana, ma non rimescola le carte, non sposta consensi, non è capace di ridare alla politica l’idealità e il senso, perduto, dell’interesse pubblico.

Il testamento del 93 enne partigiano francese, Stephan Hassel, ultimo vivente degli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci dice: indignatevi! per i perduti diritti universali alla vita, alla salute, alla scuola, alla pensione, per la svendita dei beni comuni.

Diritti trasversali. Capaci di rispondere al vuoto dei partiti e rompere quegli  interessi  che bloccano e logorano come un cancro la politica italiana e mondiale.

La percezione è di essere sull’orlo di un abisso. La crisi finanziaria in Europa scarica 4 trilioni di euro sul debito pubblico per salvare le banche, taglia la spesa pubblica e privatizza.

La crisi economica non può più essere affrontata con il rilancio dei consumi, perché vengono meno le risorse e il nucleare esplode in mano agli apprendisti stregoni. La crisi energetica e la crisi idrica si alimentano tra loro e generano la crisi alimentare che investe miliardi di persone e di cui si intravvedono già gli effetti catastrofici nelle migrazioni, nelle rivolte, nelle guerre.

Ebbene i referendum affrontano questo ordine di problemi. Chiamano tutti alla materialità delle questioni e al pari tempo all’etica, alla spiritualità dei beni comuni, al senso di comunità.

I referendum non sono di un partito, non sono nemmeno di sinistra, indicano che abbiamo superato il “limite”. Il referendum per l’acqua pubblica è chiesto da 1,4 milioni di persone, che trasversalmente per una volta tanto non parlano con la voce della “pancia” e dell’egoismo, ma con quella degli interessi generali, collettivi.

Non parla in odio ai partiti, li richiama alla responsabilità di gestire la cosa pubblica. Chiedono loro di smetterla di rinunciare a fare politica e di consegnarsi al mercato.

E a tutti chiedono di andare a votare, perché questa volta si vota per noi stessi e che….la libertà è partecipazione.

Emilio Molinari

Emilio Molinari a Padova

Doppio incontro con Emilio Molinari, del contratto mondiale sull’acqua giovedì 28 ottobre 2010. Nel pomeriggio alla Feltrinelli di Padova presenterà il suo ultimo libro “Salvare L’acqua”.
In serata poi, alle 20.45, converserà con la cittadinanza presso il consiglio di quartiere 4 nella sala Ivo Scapolo, in via sanmicheli 65. Vi invitiamo a diffondere la notizia anche utilizzando il volantino in pdf