MANTOVA: referendum nel cassetto

GAZZETTA DI MANTOVA – 22 aprile 2012

Referendum nel cassetto Riparte la gara dell’acqua
Decisivo il parere del consulente: Tea deve aprire ai privati o perderà il servizio Tariffe fissate da sindaci e Provincia, al nuovo partner lavori per 60 milioni
di Gabriele De Stefani

Dopo una fase di surplace durata dieci mesi riparte la gara per trovare il socio privato che rileverà il 40% del capitale sociale di Tea Acque. La decisione è stata presa nei giorni scorsi dal consiglio di amministrazione della multiutility, che ha già comunicato la sua decisione alla Provincia e alla neonata azienda speciale. Decisivo il parere arrivato dal consulente legale arruolato nelle settimane che seguirono il referendum del 12 e 13 giugno scorso quando, dopo la vittoria del fronte del sì, Tea rimase prigioniera di un dubbio: la bocciatura dell’articolo 23 bis della legge Ronchi poteva far considerare superati i rilievi dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che chiedevano l’apertura ai privati? La risposta arrivata dal consulente è che i due pareri – quello del popolo sovrano sulla Ronchi e quello dell’Authority sull’affidamento – riguardano aspetti diversi della normativa. Dunque si riparte lungo una rotta che peraltro, consulenze tecniche a parte, non trova i vertici di Tea ostili.
La gara formalmente non era stata sospesa: il cda di via Taliercio del 20 giugno scorso aveva dato mandato al presidente Luigi Gualerzi di cercare un parere legale e nel frattempo la procedura era stata rallentata. Il risultato è che, a dieci mesi di distanza, la situazione è la stessa del giugno scorso: gara ferma alle manifestazioni di interesse di cinque aziende del settore, i cui nomi restano coperti dal segreto che regola la corsa all’appalto. In palio ci sono, oltre al 40% del capitale sociale della società che gestisce il servizio idrico, lavori per 60 milioni in 14 anni che dovranno migliorare la rete che porta l’acque nelle case dei mantovani.
L’iter riparte ma resta lontano dal suo approdo finale. Ora le cinque aziende saranno chiamate a visitare di persona impianti e uffici di Tea Acque per essere messe nelle condizioni di formulare le loro offerte. Solo quando questa fase si sarà conclusa – e serviranno diversi mesi – si apriranno le buste e si decreterà il vincitore. Tra le incognite che rischiano di rallentare l’operazione c’è anche il fattore tempo: non è scontato che dopo dieci mesi di stop le cinque aziende siano ancora tutte interessate, perché nel frattempo potrebbero aver investito altrove o non essere più nelle condizioni per farlo.
Ma il surplace di Tea è servito sia a dare alla Provincia il tempo – non poco – per costituire l’azienda speciale che sostituisce la vecchia Ato e avrà il compito di definire le tariffe dell’acqua, sia per avere il parere legale necessario dopo il referendum. Ora, con l’ok dei consulenti e il nuovo ente pronto a marciare con la nomina del cda, via Taliercio ha sciolto le riserve.
La gara per cedere il 40% del capitale sociale era stata avviata su input dell’Authority secondo la quale, non essendo Tea una società in house dei Comuni, gli affidamenti diretti per la gestione del servizio non sono legittimi. Dunque rimanevano due strade: aprirsi a partner privati (con quote sotto al 50% e nessun potere di fissazione delle tariffe) o vedersi scippati gli affidamenti, che sarebbero stati rimessi a gara. «E in quel caso davvero avremmo rischiato di avere l’acqua in mano ai privati» aveva dichiarato Gualerzi alla Gazzetta prima del referendum, quando il presidente era impegnato a difendere l’operato della sua società.
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GAZZETTA DI MANTOVA – 22 aprile 2012
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«La gara per il privato? Attacco alla democrazia»
Il comitato referendario contesta la decisione di Tea di riavviare la procedura Pronta una campagna di boicottaggio sul fronte energia elettrica e gas
di Igor Cipollina
I postreferendari non l’hanno presa bene, proprio no. Tanto da aspettare un giorno per la replica, il tempo necessario a diluire la rabbia e ribollire di indignazione. «È ripreso l’attacco all’acqua pubblica e alla democrazia espressa attraverso il voto referendario» tuonano adesso, puntando il dito contro chi li vorrebbe compressi nel ruolo di consumatori (denunciano loro). Ce l’hanno con Tea Acque che, confortata dal parere del consulente legale Giuseppe Caia, ha scongelato la gara per il socio privato (al 40%). Messa tra parentesi dopo il referendum di giugno.
Vero, osserva il Comitato per l’acqua bene comune, l’obiezione sollevata nel 2010 dall’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici resta in piedi: non essendo Tea Acque srl una società in house, controllata cioè direttamente dai Comuni, non può ricevere l’affidamento diretto per la gestione del servizio idrico. Quindi? Due anni fa la stessa srl propose di sanare la situazione aprendo ai privati e l’Autorità rispose sì. «Nel frattempo, però, il quadro normativo è mutato» insiste il Comitato per l’acqua bene comune. Nel frattempo sotto i ponti della privatizzazione è passata l’onda blu del referendum (27 milioni di sì) che ha annegato l’articolo 23 bis del decreto Ronchi. Ovvero, l’articolo a cui l’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici aveva agganciato il suo sì alla soluzione proposta da Tea Acque (controllata da Tea spa).
D’accordo, ma il parere del consulente legale? «Sappiamo tutti benissimo che tecnici e legali si esprimono in aderenza alla specifica formulazione della richiesta a loro presentata – interviene la referendaria Annalisa Gazzoni – Forse la domanda poteva essere posta in modo diverso. Di fatto ci troviamo proprio di fronte agli scenari denunciati come intrinseci della privatizzazione: decide un consiglio di amministrazione. Un cda non viene eletto dai cittadini, non li considera come tali ma solo come potenziali consumatori». Insomma, per i referendari la domanda andava rovesciata e non da Tea, ma da chi ha il dovere di interpretare le scelte dei cittadini (i famosi 27 milioni di sì). Sindaci e amministratori. «Visto che l’articolo 23 bis ora non esiste più, la questione di irregolarità di Tea Acque potrebbe essere risolta attraverso soluzioni diverse?». Gazzoni si dà pure un paio di risposte, sulla scorta delle soluzioni sposate altrove: «L’alternativa potrebbe essere che i Comuni diventino direttamente soci di Tea Acque o che si rafforzi il loro controllo analogo con una modifica statutaria». Ma il presidente di Tea ribatte punto su punto, difendendo l’apertura ai privati come l’unica strada percorribile. La matassa è ingarbugliata e il Comitato non cede di un millimetro.
«Mentre altrove i sindaci scelgono i percorsi per una gestione pubblica dell’acqua (l’ultimo esempio arriva dalla provincia di Pescara), i nostri sembrano più interessati a tranquillizzare gli utenti facendoci credere che “l’acqua resta pubblica” e il privato agisce solo sulla gestione, come se non fosse proprio la gestione a permettere di rendere disponibile la risorsa idrica attraverso distribuzione e depurazione – incalza Gazzoni – Ci tranquillizzano dicendoci che il privato non influenzerà le tariffe, ma non ci dicono che le tariffe sono esattamente la risultanza dei costi di investimento e gestione e che il socio privato, operativo, può incidere pesantemente su questi costi». Se il silenzio di politici e amministratori viene definito «assordante», al punto da delegare la decisione al cda di Tea, il Comitato si rivolge direttamente a Gualerzi. «Visto che per il presidente siamo solo “consumatori”, come tali sapremo agire. Non potendo sceglierci il servizio idrico, lo faremo sugli altri aspetti commerciali della società: energia elettrica e gas. Come consumatori critici
possiamo farlo e l’atteggiamento di Tea nei nostri confronti non ci sembra rispettoso della nostra identità di cittadini prima che utenti».
Il nome della campagna sarebbe già pronto: BoicotTea.
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Avanti tutta anche con l’autoriduzione della tariffa in bolletta
Se il Comitato per l’acqua bene comune sta già mettendo a punto la campagna BoicotTea, per colpire la società ai fianchi (energia elettrica e gas), sul tappeto resta l’altra campagna, quella di…
Se il Comitato per l’acqua bene comune sta già mettendo a punto la campagna BoicotTea, per colpire la società ai fianchi (energia elettrica e gas), sul tappeto resta l’altra campagna, quella di obbedienza civile. Al grido «Il mio voto va rispettato». Il voto è sempre quello referendario dello scorso giugno, il ragionamento articolato: rispondendo sì al secondo quesito, 27 milioni di italiani hanno cancellato il principio della “remunerazione del capitale investito” azzerando il profitto del gestore. Un 7% che sulle bollette si moltiplica, arrivando a pesare pure più del doppio. Peccato che non sia cambiato nulla, nemmeno dopo la pubblicazione dell’esito referendario sulla Gazzetta ufficiale (20 luglio 2011). Quindi? Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha deciso di autoridursi la tariffa. Anche a Mantova.
In foto la referente del Comitato per l’acqua Annalisa Gazzoni.
La replica: Gualerzi insiste: “è l’unica possibilità e vi spiego perché”
22 aprile 2012 — pagina 09 sezione: Nazionale
Le ragioni del Comitato per l’acqua bene comune s’infrangono contro la diga tirata su da Luigi Gualerzi presidente di Tea. I referendari e il presidente di Tea sembrano parlare due lingue diverse. Se Annalisa Gazzoni contesta la decisione di riavviare la gara per il socio privato, denunciando «un attacco alla democrazia in barba alla volontà espressa dai cittadini», Gualerzi insiste a difendere la scelta come l’unica possibile per sciogliere il nodo dell’affidamento diretto del servizio idrico. E superare così l’obiezione dell’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici. Tra le alternative proposte dai referendari, quella di far diventare i Comuni soci di Tea Acque, disinnescando così il controllo di Tea spa. «Ipotesi impercorribile e al di fuori della nostra portata» ribatte Gualerzi. Il passo spetterebbe ai sindaci, che dovrebbero poi sbrogliare la matassa delle rispettive quote (in base a quale criterio?). «In ogni caso, ammettendo pure che il percorso societario andasse in porto, la nuova società sarebbe estremamente debole – avverte ancora Gualerzi – senza il sostegno di Tea spa chi presterebbe ai Comuni i soldi per gli investimenti? Per non parlare dei vincoli dei patti di stabilità. No, la gara per il socio privato è l’unica strada».