Il TAR respinge il ricorso sulla tariffa dell’acqua La mobilitazione continua

Oggi, 27 marzo 2014,  è stata diffusa la sentenza del TAR Lombardia con cui si stabilisce che il ricorso promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario del servizio idrico elaborato dall’Autorithy per l’Energia Elettrica e il Gas non è stato accolto.

Prendiamo atto delle motivazioni della sentenza, ma ci tocca constatare che la lettura prodotta dal TAR Lombardia è appiattita sulla teoria economica dominante riproponendo l’assunto per cui il servizio idrico è sottoposto alle logiche del mercato e del profitto.
Come movimento per l’acqua ci teniamo, quindi, a denunciare la gravità di questa decisione in quanto assume un significato che va ben al di là del contenuto specifico del ricorso e attiene maggiormente a principi quali il rispetto degli strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione, ovvero il referendum, e il rispetto della volontà popolare. Infatti, ribadiamo che il metodo tariffario predisposto dall’AEEG viola palesemente l’esito del secondo referendum sul servizio idrico del giugno 2011, quello che ha abrogato la remunerazione del capitale investito nelle tariffe.

Come movimento per l’acqua proseguiremo la mobilitazione e le campagne volte alla piena e reale attuazione degli esiti referendari, attraverso la Campagna di Obbedienza Civile e quella per la ripubblicizzazione del servizio idrico, e valuteremo, entro breve, l’opportunità di ricorrere in Consiglio di Stato.
Roma, 27 Marzo 2014.                                                                       Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Da “IL MANIFESTO” 28 MARZO 2014
Il Tar cancella il referendum, l’acqua resta ancora una merce di Riccardo Chiari

Diritti negati. Sentenza choc dei giudici amministrativi. Il Forum dei movimenti: “Decisione gravissima, noi andiamo avanti”

Nono­stante il vit­to­rioso refe­ren­dum dell’estate 2011, il Tar della Lom­bar­dia ha riget­tato il ricorso del Forum dei movi­menti per l’acqua e della Feder­con­su­ma­tori con­tro l’inserimento nel sistema tarif­fa­rio della voce “costo della risorsa finan­zia­ria”. Una voce che di fatto ha ripor­tato in bol­letta, sia nel 2012 che nel 2013, la remu­ne­ra­zione del capi­tale del 7% can­cel­lata dal voto di 27 milioni di ita­liani. “Come sem­pre pren­diamo atto della sen­tenza — com­menta Cor­rado Oddi del Forum – certo non pos­siamo non notare che la deci­sione si muove lungo le diret­trici del pen­siero eco­no­mico domi­nante. Quello ‘main­stream’ per cui l’acqua è una merce, e il ser­vi­zio idrico va con­se­gnato al mercato”.

Di fronte alla sen­tenza dei giu­dici ammi­ni­stra­tivi, i movi­menti per l’acqua non arre­trano di un mil­li­me­tro: “Riba­diamo che il metodo tarif­fa­rio pre­di­spo­sto dall’Authority per l’energia elet­trica e il gas viola pale­se­mente l’esito del secondo refe­ren­dum sul ser­vi­zio idrico del giu­gno 2011, quello che ha abro­gato la remu­ne­ra­zione del capi­tale inve­stito nelle tariffe”. Dal canto suo il Tar lom­bardo, nel moti­vare la sua deci­sione, ritiene che dopo il refe­ren­dum — senza l’intervento dell’Authority – sarebbe seguita l’applicazione del vec­chio, ancor più sfa­vo­re­vole metodo tariffario.

In det­ta­glio i magi­strati ammi­ni­stra­tivi scri­vono: “L’ipotetico annul­la­mento della deli­bera 585/2012 (quella dell’Authority che rego­lava “tran­si­to­ria­mente” la tariffa del ser­vi­zio idrico inte­grato, ndr) non por­te­rebbe di per sé a un risul­tato utile per le asso­cia­zioni, essendo invece fon­data la pos­si­bi­lità dell’applicazione del ‘vec­chio’ metodo tarif­fa­rio. Qua­lora l’Autorità non avesse adot­tato il nuovo metodo, suc­ces­sivo al noto refe­ren­dum abro­ga­tivo, avreb­bero avuto comun­que vigenza le pre­ce­denti tariffe, mag­gior­mente sfa­vo­re­voli ai con­su­ma­tori di quello attuale. Non essendo imma­gi­na­bile una sorta di vuoto nor­ma­tivo tarif­fa­rio, avrebbe avuto in ogni caso appli­ca­zione il regime del Dm del 1996, in attesa dell’intervento di rego­la­zione”. Attri­buito nell’autunno 2011 all’Aeeg.

Fra le tante, a man­care nella sen­tenza del Tar è la spie­ga­zione di come l’Authority per l’energia elet­trica e il gas, for­mal­mente indi­pen­dente ma i cui mem­bri sono di fatto nomi­nati da governo e par­la­mento, possa ela­bo­rare un (pur tran­si­to­rio) metodo tarif­fa­rio che fa rien­trare dalla fine­stra, sotto la voce “oneri finan­ziari”, quella remu­ne­ra­zione del capi­tale can­cel­lata da un refe­ren­dum che ha rile­vanza costi­tu­zio­nale. Di qui la duris­sima presa di posi­zione del Forum: “Come movi­mento per l’acqua denun­ciamo la gra­vità di que­sta deci­sione, in quanto assume un signi­fi­cato che va ben al di là del con­te­nuto spe­ci­fico del ricorso, e attiene mag­gior­mente a prin­cipi quali il rispetto degli stru­menti di demo­cra­zia diretta garan­titi dalla Costi­tu­zione, ovvero il refe­ren­dum, e il rispetto della volontà popolare”.

La mobi­li­ta­zione, assi­cu­rano i movi­menti per l’acqua, non si fer­merà, e non è escluso (anzi) un ricorso al Con­si­glio di Stato con­tro la sen­tenza del Tar lom­bardo. Intanto però si pro­cede “secondo l’assunto per cui il ser­vi­zio idrico è sot­to­po­sto alle logi­che del mer­cato e del pro­fitto”, vedi la recente deli­be­ra­zione con la quale l’Aeeg ha appro­vato meto­do­lo­gia e pro­ce­dure per le tariffe 2014–2015. In rispo­sta, il Forum andrà avanti nelle cam­pa­gne di “obbe­dienza civile” per non pagare in bol­letta la remu­ne­ra­zione del capi­tale, e per l’effettiva ripub­bli­ciz­za­zione del ser­vi­zio idrico.

 

 

La mostra di maserà

Come promesso, pubblichiamo per tutti gli interessati (e alla festa del volontariato sembrava ce ne fossero un bel po’) la prima delle mostre in esposizione nel “giardino” dei nuovi stili di vita. La mostra è composta da una serie di files pdf che assemblano informazioni raccolte un po’ ovunque. Il lavoro di rendere la cosa organica è stato fatto dal Gruppo Commercio Equo di Maserà di Padova, che ne aveva anche stampato una copia in formato A3 e l’aveva resa disponibile per quella domenica.
Scarica l’intera Mostra dell’ Acqua Virtuale di Maserà

Per l’occasione, nella sezione MATERIALE abbiamo innaugurato la pagina “Cultura dell’acqua”, che speriamo si popoli velocemente dei vostri contributi, infatti ricordiamo che chiunque abbia materiale da condividere può farlo scrivendo a redazione@acquabenecomunepadova.org

Alla stessa mail potete segnalare iniziative o farvi avanti per proporre materiale o articoli per il sito.

Vi aspettiamo numerosi!

15 Luglio a Rebibbia: per non dimenticare uno scandalo italiano

COMUNICATO STAMPA

Referendum acqua pubblica: domani il comitato promotore raccoglie le firme a Rebibbia. Il 19 consegna delle firme in Cassazione

A pochi giorni dalla consegna delle firme presso la Corte di Cassazione (19 luglio), il Comitato Promotore per i tre referendum per l’acqua pubblica abbatte un’altra barriera.

Nella giornata di domani, infatti, una delegazione del Comitato Promotore referendario e del Comitato Aniene si recheranno presso la casa circondariale di Rebibbia (ore 9.30) per raccogliere le firme nel padiglione femminile.

La possibilità di firmare per l’acqua pubblica viene offerta anche alle detenute e al personale del carcere di Rebibbia, un’iniziativa che vuole estendere questa occasione di democrazia partecipata anche in luoghi per definizione chiusi e tenuti ai margini della società.

Il 19 luglio verranno consegnare oltre un milione di firme presso la Corte di Cassazione. Appuntamento per sostenitori e giornalisti alle ore 9.30 in Piazza Navona, per una conferenza stampa e per festeggiare insieme questo straordinario risultato.

Roma, 15 luglio 2010

Siamo su repubblica on-line

Record di firme ora in Cassazione
“No alla privatizzazione dell’acqua”

In piazza Navona a Roma gli scatoloni con un milione e 400mila schede che sono state portate dai magistrati per la convalida. Entro la primavera del 2011 si potrebbe tenere il referendumdi GIULIA CERINO

Record di firme ora in Cassazione "No alla privatizzazione dell'acqua"

ROMA – Oltre un milione e quattrocentomila firme per i referendum abrogativi delle norme che consentono la privatizzazione dell’acqua. In meno di sei mesi: un record. La corsa referendaria contro la privatizzazione della gestione del servizio idrico italiano è terminata. Il frutto del lavoro del Forum dei movimenti per l’acqua è tutto contenuto in più di cento scatoloni di cartone pieni di moduli referendari disposti al centro di Piazza Navona, a Roma. Dietro la montagna di box bianchi e azzurri, un camioncino pronto a dirigersi verso la Cassazione, dove le firme devono essere depositate. Da adesso in poi, infatti, si tratterà solo di aspettare il verdetto della Corte e sperare che dal ministero dell’Interno arrivi il via libera. Se così fosse, entro la fine della primavera 2011, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi in merito a tre quesiti referendari:  l’articolo 23 bis che prevede che le società, per fornire servizi idrici, si trasformino in aziende miste con capitale privato al 40%, l’articolo 150 del decreto legislativo 152/2006 che contempla, come unico modo per ottenere l’affidamento di un servizio idrico la gara e la gestione attraverso società per azioni, e in merito all’ultimo quesito, quello relativo all’abrogazione dell’articolo 154, nella parte in cui si impone al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa.

Le cose sono andate meglio di come il Forum dei movimenti per l’acqua, l’organizzatore della campagna, si aspettasse. Dopo due mesi, le firme erano già 500mila e a fine giugno la campagna aveva già battuto tutti i record: un milione e 400mila firme raccolte in tutta Italia. Ma la battaglia non è stata delle più facili. E anzi, in alcuni momenti, andare avanti con la raccolta firme è stato più faticoso del previsto. Prima i battibecchi con il leader dell’Idv, Antonio di Pietro, che ha presentato un quesito referendario sull’acqua concorrente a quello siglato dal Forum. Poi i tentativi di rappacificazione. Infine, la rottura definitiva 1 tra l’ex magistrato ed il movimento referendario. A maggio le critiche di una parte della rete, la nascita del comitato di cittadini “Acqualiberatutti” per il No al referendum. Infine il botta e risposta durato più di tre mesi tra il ministro Ronchi e il Forum. A giugno poi l’annuncio che, “pur rimanendo sulle proprie posizioni, il Pd aveva deciso di sottoscrivere il terzo quesito referendario presentato dai movimenti, quello relativo agli investimenti sulle reti idriche”.

Una battaglia lanciata con il sostegno di nomi noti: da Stefano Rodotà, uno degli ideatori dei tre quesiti al presidente della regione Puglia, Nichi Vendola. Ma portato a termine con migliaia di banchetti in tutta la penisola. Anche nelle sezioni di partito. Con momenti di grande visibilità come durante la Marcia della pace Perugia-Assisi di metà maggio, o i gazebo volanti durante il Giro d’Italia.

19 luglio 2010

Conferenza stampa di chiusura campagna

Ore 11.30 di Sabato 17 Luglio, in cortile a palazzo Moroni a Padova la chiusura della campagna per il comitato provinciale di Padova.

Di seguito il comunicato stampa:

L’acqua non si vende!

L’acqua è vita e non merce!

Circa 18.000 cittadine e cittadini della provincia di Padova

e oltre 100.000 veneti  FIRMANDO LA RICHIESTA DEI TRE REFERENDUM

hanno FATTO SENTIRE CON voce forte e chiara la loro volontà

Le nostre firme si aggiungeranno al fiume di uomini e donne che in tutta Italia hanno voluto dire chiaramente che l’acqua è un bene comune e che spetta a tutti i cittadini pronunciarsi, attraverso i referendum, su questo tema

La straordinaria forza SVILUPPATA DALLA partecipazione corale di Associazioni, singolE/I, ORGANIZZAZIONI POLITICHE E SINDACALI, giovani e anziani, attivando in tutta la provincia iniziative a difesa di quel bene comune che è l’acqua, deve trovare ascolto.

I processi di privatizzazione, già presenti nella gestione della nostra acqua, devono fermarsi!

CHIEDIAMO UNA MORATORIA, SULLE DECISIONI DI ULTERIORI PASSI SULLA STRADA DELLA PRIVATIZZAZIONE CHE RISCHIANO DI ESSERE IRREVERSIBILI, COME QUELLI RAPPRESENTATI  DALLA FUSIONE TRA ACEGAS APS E LINEA GROUP.

La stessa richiesta di moratoria , relativa a tutte le aziende idriche, sarà fatta LUNEDì 19 LUGLIO, su scala nazionale, ALL’ATTO DI CONSEGNA DELLE FIRME RACCOLTE.

COMITATO PROVINCIALE ACQUABENECOMUNE – PADOVA

L’ACQUA NON SI VENDE!

L’ACQUA È VITA E NON MERCE!

CIRCA 18.000 CITTADINE E CITTADINI DELLA PROVINCIA DI PADOVA

E OLTRE 100.000 VENETI  FIRMANDO LA RICHIESTA DEI TRE REFERENDUM

HANNO FATTO SENTIRE CON VOCE FORTE E CHIARA LA LORO VOLONTÀ

LE NOSTRE FIRME SI AGGIUNGERANNO AL FIUME DI UOMINI E DONNE CHE IN TUTTA ITALIA HANNO VOLUTO DIRE CHIARAMENTE CHE L’ACQUA È UN BENE COMUNE E CHE SPETTA A TUTTI I CITTADINI PRONUNCIARSI, ATTRAVERSO I REFERENDUM, SU QUESTO TEMA

LA STRAORDINARIA FORZA SVILUPPATA DALLA PARTECIPAZIONE CORALE DI ASSOCIAZIONI, SINGOLE/I, ORGANIZZAZIONI POLITICHE E SINDACALI, GIOVANI E ANZIANI, ATTIVANDO IN TUTTA LA PROVINCIA INIZIATIVE A DIFESA DI QUEL BENE COMUNE CHE È L’ACQUA, DEVE TROVARE ASCOLTO.

I PROCESSI DI PRIVATIZZAZIONE, GIÀ PRESENTI NELLA GESTIONE DELLA NOSTRA ACQUA, DEVONO FERMARSI!

CHIEDIAMO UNA MORATORIA, SULLE DECISIONI DI ULTERIORI PASSI SULLA STRADA DELLA PRIVATIZZAZIONE CHE RISCHIANO DI ESSERE IRREVERSIBILI, COME QUELLI RAPPRESENTATI  DALLA FUSIONE TRA ACEGAS APS E LINEA GROUP.

LA STESSA RICHIESTA DI MORATORIA , RELATIVA A TUTTE LE AZIENDE IDRICHE, SARÀ FATTA LUNEDÌ 19 LUGLIO, SU SCALA NAZIONALE, ALL’ATTO DI CONSEGNA DELLE FIRME RACCOLTE.

COMITATO PROVINCIALE ACQUABENECOMUNE – PADOVA

17 luglio Padova: Conferenza stampa chiusura campagna

A Palazzo Moroni, alle 11.30 in cortile.
Il testo del comunicato stampa

L’acqua non si vende!

L’acqua è vita e non merce!

Circa 18.000 cittadine e cittadini della provincia di Padova

e oltre 100.000 veneti  FIRMANDO LA RICHIESTA DEI TRE REFERENDUM

hanno FATTO SENTIRE CON voce forte e chiara la loro volontà

Le nostre firme si aggiungeranno al fiume di uomini e donne che in tutta Italia hanno voluto dire chiaramente che l’acqua è un bene comune e che spetta a tutti i cittadini pronunciarsi, attraverso i referendum, su questo tema

La straordinaria forza SVILUPPATA DALLA partecipazione corale di Associazioni, singolE/I, ORGANIZZAZIONI POLITICHE E SINDACALI, giovani e anziani, attivando in tutta la provincia iniziative a difesa di quel bene comune che è l’acqua, deve trovare ascolto.

I processi di privatizzazione, già presenti nella gestione della nostra acqua, devono fermarsi!

CHIEDIAMO UNA MORATORIA, SULLE DECISIONI DI ULTERIORI PASSI SULLA STRADA DELLA PRIVATIZZAZIONE CHE RISCHIANO DI ESSERE IRREVERSIBILI, COME QUELLI RAPPRESENTATI  DALLA FUSIONE TRA ACEGAS APS E LINEA GROUP.

La stessa richiesta di moratoria , relativa a tutte le aziende idriche, sarà fatta LUNEDì 19 LUGLIO, su scala nazionale, ALL’ATTO DI CONSEGNA DELLE FIRME RACCOLTE.

COMITATO PROVINCIALE ACQUABENECOMUNE – PADOVA

Un milione di firme… qui comincia l’avventura

ROMA, 19 LUGLIO 09.30 – PIAZZA NAVONA
Iniziativa pubblica


“Un milione di firme… qui comincia l’avventura”

Deposito in Corte di Cassazione delle firme a sostegno dei tre referendum per l’acqua pubblica

In questi mesi di campagna referendaria abbiamo inondato il Paese, con banchetti in ogni luogo.

Abbiamo condiviso speranze e voglia di cambiare insieme a donne e uomini di tutte le età, esperienze e culture.

Oltre un milione di persone si sono riconosciute in questo percorso.

Oltre un milione di persone chiedono a gran voce una gestione pubblica e partecipata dell’acqua.

Abbiamo tutte e tutti portato a termine un’entusiasmante prima tappa: tanti, diversi, assieme.

Lunedì 19 luglio consegneremo centinaia di scatoloni contenenti le nostre firme.

Come sempre, vorremmo farlo non come adempimento burocratico, ma come una festa dell’acqua.

Con l’allegria di chi è presente nel presente ma cammina nel futuro fino a ricostruire tutt’insieme “Il Quarto Stato” nell’accompagnamento delle firme verso la Corte di Cassazione. Con musica e fiducia, intelligenza e creatività.

Vorremmo che a questa festa partecipassero persone da tutti i territori, perchè lì sta l’humus della nostra fertilità.

Sappiamo che è uno sforzo importante chiedere a molte e molti un nuovo viaggio. Sappiamo che sarebbe bello far vedere la ricchezza di quest’esperienza.

Vi aspettiamo.
Ci aspettiamo.

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Paolo Carsetti

Segreteria Campagna Referendaria Acqua Pubblica
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax.06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00; Cell. 333 6876990
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org

DICIASSETTEMILACINQUECENTOSESSANTA

Diciassettemilacinquecentosessanta (17560) firme autenticate e certificate dal 22 Aprile al 5 luglio.

Grazie Padova, nella sua interezza territoriale di provincia così ricca di associazioni, circoli, gruppi informali, singoli cittadine e cittadini che hanno tutti contribuito a dare voce ad un’istanza chiara di salvaguardia dei beni comuni. Una voce di cittadinanza, di diritto inalienabile, l’amore per il bene culla e sostegno della vita, il rifiuto di un dominio che scatena la guerra e la proposta di una condivisione che costruisce la pace.
Grazie ad ogni cittadina e cittadino, la prima e il primo che ha firmato, che come la crepa nella diga ha dato il via all’inondazione che sta cominciando a dissetare la sete di democrazia di questo nostro popolo così troppo spesso gabbato.
Grazie ad ogni cittadina e cittadino che ha firmato dopo la sua concittadina e il suo concittadino, in questo legame vitale che è cresciuto a vista d’occhio come una bambina, come un bambino.
Grazie ad ogni cittadina e ad ogni cittadino che pensavamo fosse l’ultima firma, e invece ne arrivava un’altra, altre dieci, altre cento. Grazie a quante e a quanti ancora chiedono dove firmare, ci rilanciano per l’impegno di domani…
Ad ognuna delle donne e ognuno degli uomini che hanno dato fiducia al futuro, che hanno creduto che le cose possono ancora cambiare, va in dono questa meravigliosa conferma, che confluirà nel milione di conferme dalle altre province del Veneto, dalle altre regioni d’Italia.
A ciascuna donna e a ciascun uomo l’augurio di saper coinvolgere altre 25 donne e uomini che tra un anno possano tracciare il loro democratico segno su tre sì, perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Una risposta all’assessore Teso

Sull’edizione nazionale del Gazzettino del 4 luglio 2010 a pagina 18 c’è un interessante intervento di un assessore del PdL di Musile di Piave, Alberto Teso, riportato in calce, che ci permettiamo di commentare.

In primo luogo oggi parliamo di “privatizzazione” dell’acqua perché il controllo esclusivo e trentrennale di un privato non ha altro nome, ed è esattamente quanto il decreto Ronchi impone per legge entro data certa (tra l’altro questo configura un’azione di turbativa del mercato da parte dello Stato Italiano)

Per entrare nello specifico, il messaggio che ci pare l’assessore Teso candidamente intenda trasmettere è che nessuno, da destra a sinistra, si senta di assumersi il costo politico di aumenti in bolletta quantomai necessari a coprire altrettanto necessari investimenti sulla rete idrica. Come conseguenza, poiché è escluso che oltre agli onori la politica si accolli anche oneri, questa ultima delega il lavoro sporco ai privati: il giochino non è stato messo in moto solo per i servizi, ma anche per i grandi gruppi pubblici ora trasformati in SpA, come p.es. le ferrovie, le poste, etc, dove l’amministratore pubblico, non essendo politicamente in grado di efficentare la struttura, è ricorso ad un trasferimento di poteri abdicando anche alla potestà e al controllo. Alla faccia della politica come servizio…
Ringraziamo comunque l’assessore Teso per aver confermato pubblicamente quanto nel Forum sosteniamo ormai da anni, ovvero che il problema del servizio idrico integrato non è economico, ma politico: ad esempio una riduzione della spesa militare di pochi punti percentuale consentirebbe di coprire quei 60 miliardi necessari alla rete. L’Italia in questo senso partecipa alla commessa dei caccia bombardieri F35, di cui ne acquisterà 135 pagandoli dai 150 ai 250 milioni di euro l’uno, e tutta l’operazione cuba per oltre 25 miliardi, che lo Stato trasversalmente ha deciso di spendere in bombardieri atomici invece che nell’acqua del rubinetto del cittadino.
Ci sentiamo infine tranquilizzare quanti pensano di pagare poco di bolletta dell’acqua: i rincari sono dietro l’angolo, perché, se va come ovunque si sia proceduti a una privatizzazione di questo tipo, gli aumenti si aggirerano sull’ordine, come minimo, del 30%.
Visti i risultati della nostra raccolta firme, se l’assessore Teso approfondisse il significato di monopolio naturale e relativa privatizzazione con i suoi cittadini potrebbe forse avere qualche carta in più per farsi rieleggere.

Di seguito l’aricolo comparso sul Gazzettino

IL GAZZETTINO (ed Nazionale) Domenica 4 Luglio 2010,
POLEMICA
LA BATTAGLIA
DELL’ACQUA
Quella che oggi si chiama, un po’ drammaticamente, “privatizzazione dell’acqua”, nel 2003 veniva definita: “liberalizzazione dei servizi pubblici”. A chiamarla così era l’allora Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi. Fu infatti sotto la presidenza Prodi che la Commissione approvò la cosiddetta Direttiva Bolkestein, dal nome del Commissario europeo per il mercato interno. Sulla scorta di tali previsioni, il centrosinistra al Governo, nel 2006, presentò il Ddl 772, a firma del ministro Linda Lanzillotta e sottoscritto anche dai ministri Di Pietro e Bersani.
Solo le forti pressioni di Rifondazione Comunista costrinsero il Governo ad inserire nel Ddl l’espressa esclusione del “servizio idrico”. Questo per dire che nessuno, tranne forse Rifondazione Comunista, può vantare sul tema una qualche illibatezza…
Nel merito della liberalizzazione, vorrei fornire alcuni dati. Ogni anno gli acquedotti italiani perdono “per strada” 2,61 miliardi di metri cubi di acqua, pari ad oltre il 30% del totale e che, secondo i dati Eurispes 2008, sarebbero addirittura pari al 42%. La media degli investimenti europei in tema di servizio idrico integrato è di 274 euro a metro cubo, mentre in Italia è di 107 euro al metro cubo, con una “gap” di mancati investimenti di euro 167 al metro cubo per utente.
Secondo l’Autority, per mettere a norma il nostro sistema idrico servono investimenti per 60 miliardi. Un ultimo dato: la tariffa media attuale in Italia è di 1,1 euro al metro cubo, una delle più basse d’Europa. Per fare un paragone, a San Francisco il costo è di 2 euro al metro cubo; 3,5 a Bruxelles; 4 a Parigi e addirittura 5 a Berlino (dove, per inciso, le perdite d’acqua sono del 7%…).
La strada dei maggior investimenti è, quindi segnata. Maggior investimenti significa, quindi, maggiore spesa. I privati, peraltro, possono decidere gli aumenti senza temere il voto degli elettori: quale sindaco avrebbe il coraggio di chiedere un aumento del 200% della bolletta?
Alberto Teso

Assessore PdL