CGIL: sostegno manifestazione nazionale 26 novembre a Roma

Dalla CGIL nazionale il sostegno alla manifestazione di sabato. Il segretario nazionale Susanna Camusso ha gentilmente fatto recapitare il seguente breve ma significativo messaggio alla segreteria nazionale del Forum:

Cari tutti,
vi confermo il sostegno della CGIL, come già avvenuto per le precedenti manifestazioni per l’Acqua pubblica, sulla base della nostre autonome posizioni che guardano alla gestione pubblica del servizio idrico e il rispetto della volontà referendaria sancita il 12/13 giugno da oltre 27 milioni di cittadini italiani.
Sarà nostra cura invitare le strutture nazionali e territoriali a dare un contributo attivo alla riuscita della manifestazione in oggetto.
Cordiali saluti

Susanna Camusso

Tale messaggio non arriva certo inaspettato, visto il contributo importante della CGIL in tutte le fasi di organizzazione e promozione del Referendum per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Tuttavia, in un momento come questo di manovre politiche e proclami che si affannano a parlare di liberalizzazione e privatizzazione, non possiamo non registrare con soddisfazione che c’è una spinta anche della CGIL a chiedere un distinguo tra liberare l’Italia da caste e corporazioni di privilegi, e spogliare invece i cittadini di ogni bene pubblica perché “i mercati ce lo impongono” oppure “l’europa ce lo impone” oppure “la bce ce lo impone”.

Spazi per la riduzione dei costi degli apparati pubblici ce ne sono, a partire dai privilegi degli eletti-nominati (non invece dal loro numero che ridurrebbe solo la rappreesentanza popolare), per finire con le spese militari e le nomine arbitrarie di dirigenti superpagati ma spesso inadeguati (per non dire incompetenti) delle società controllate dallo stato, o per meglio dire dai partiti. Proprio nella crisi deve emergere cosa è vitale per la popolazione, e va mantenuto stretto e saldo nelle mani del pubblico, e cosa è superfluo, o inessenziale, e può essere ceduto per fare la cassa che è ormai diventata inevitabile. Forse si possono costruire meno autostrade, si può stendere meno asfalto e colare meno cemento, o comprare meno caccia bombardieri e spendere meno soldi in armamenti, e tenerci l’acqua, i trasporti, la scuola, il servizio sanitario. L’opposto sarebbe controproducente, perché è difficile bere il catrame, o mangiare la polvere da sparo. In questo la CGIL è compagna di strada, e lo dimostra ancora una volta.

26 novembre: il Veneto ci sarà!

Il 26 novembre il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua ha convocato una manifestazione a Roma “Per il rispetto dell’esito referendario, per un uscita alternativa dalla crisi”.

Un appuntamento aperto alla partecipazione plurale per continuare ad affermare quello che in 27 milioni abbiamo voluto esprimere con i referendum del 12 e 13 giugno: la difesa dell’acqua, dei beni comuni e della partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese.

La manifestazione di Roma è un occasione importante per sottolineare come il tentativo di inficiare il risultato dei referendum in difesa dell’acqua sia emblematico di uno scenario più ampio dentro il quale vogliono imporci come ricette di uscita dalla crisi gli stessi meccanismi che l’hanno prodotta: il predominio del mercato come unico regolatore sociale.

Vorremmo andare a Roma insieme a tante e tanti dalla nostra regione per portare la ricchezza di mobilitazioni in difesa del territorio e del tessuto sociale, perchè pensiamo che solo uniti possiamo non solo difendere l’acqua e i beni comuni ma soprattutto riaffermare, tanto più in questo momento politico, la necessità di una partecipazione attiva che si contrapponga a chi vorrebbe decidere sul nostro futuro collettivo con il rischio di una gigantesca espropriazione di democrazia.

Facciamo appello a chi pensa che uscire dalla crisi a livello locale e globale sia affermare con la partecipazione di tutti la difesa dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, il contrasto alle logiche di privatizzazione dei servizi pubblici locali per essere con noi insieme a Roma in uno spazio comune aperto dallo striscione “DAL VENETO UNITI PER I BENI COMUNI”.

 

Coordinamento Veneto Comitati Acqua Bene Comune

Grazie agli sforzi congiunti del Forum Nazionale e del Coordinamento Regionale Veneto il contributo richiesto per persona per il viaggio ammonterà al massimo a 20 euro.

Informazioni e prennotazioni per la partenza da Padova con il Comitato Provinciale Due Sì per l’acqua bene comune Padova:

Sandro Punzo, tel. 328.9254183, mail acquabenecomune.pd@libero.it

 

IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA

IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA PER L’ACQUA. I BENI COMUNI E LA DEMOCRAZIA

 

PER IL RISPETTO DELL’ESITO REFERENDARIO, PER UN’USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI

Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico.

Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un’inversione di rotta rispetto all’idea del mercato come unico regolatore sociale.

Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali – ad eccezione del Comune di Napoli – proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.

Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum.
Governo e Confindustria, poteri finanziari e lobbies territoriali, resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia.

IL RISULTATO REFERENDARIO DEVE ESSERE RISPETTATO
E TROVARE IMMEDIATA APPLICAZIONE

Per questo, il movimento per l’acqua si prepara a lanciare la campagna nazionale “Obbedienza civile”, ovvero una campagna che, obbedendo al mandato del popolo italiano, produrrà in tutti i territori e con tutti i cittadini percorsi auto organizzati e collettivi di riduzione delle tariffe dell’acqua, secondo quanto stabilito dal voto referendario.

Quello che avviene per l’acqua è solo il paradigma di uno scenario più ampio dentro il quale si colloca la crisi globale. Un sistema insostenibile è giunto al capolinea. I poteri forti invece di prenderne atto invertendo la rotta, ne hanno deciso la prosecuzione, attraverso la continua restrizione del ruolo del pubblico a colpi di necessità imposte dalla riduzione del debito e dai patti di stabilità, la consegna dei beni comuni al mercato, tra cui la conoscenza e la cultura, lo smantellamento dei diritti del lavoro anche attraverso l’art. 8 della manovra estiva, la precarizzazione dell’intera società e la conseguente riduzione degli spazi di democrazia.

Indietro non si torna. Dalla crisi non si esce se non cambiando sistema, per vedere garantiti: il benessere sociale, la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, un futuro dignitoso e cooperativo per le nuove generazioni.

Un altro modello di società è necessario per l’intero pianeta. Insieme proveremo a costruirlo anche nei prossimi appuntamenti internazionali, come la conferenza sui cambiamenti climatici di Durban di fine novembre e a Marsiglia nel Forum Alternativo Mondiale dell’acqua a Marzo 2012.

Siamo vicini ai popoli che subiscono violenze, ingiustizie e vengono privati del diritto all’acqua come in Palestina, di cui ricorre il 26 novembre la Giornata internazionale di solidarietà proclamata dall’Assemblea della Nazioni Unite.

Per tutti questi motivi il popolo dell’acqua tornerà in piazza il prossimo 26 novembre e invita tutte e tutti a costruire una grande e partecipata manifestazione nazionale.

Vogliamo che sia il luogo di tutte e di tutti, da qui l’invito a costruirlo insieme, come sempre è stata l’esperienza del movimento per l’acqua. Un movimento che ha sempre praticato la radicalità nei contenuti e la massima inclusione, con modalità condivise, allegre, pacifiche e determinate nelle forme di mobilitazione, considerando le une inseparabili dalle altre.
Per questo, nel prepararci a costruire l’appuntamento con la massima inclusione possibile, altrettanto francamente dichiariamo indesiderabile la presenza di chi non intenda rispettare il modo di esprimersi di questa ricchissima esperienza.

Vogliamo costruire una giornata in cui siano le donne e gli uomini di questo paese a riprendersi la piazza e la democrazia, invitando ad essere presenti tutte e tutti quelli che condividono questi contenuti e le nostre forme di mobilitazione, portando le energie migliori di una società in movimento, che, tra la Borsa e la Vita, ha scelto la Vita.

E un futuro diverso per tutte e tutti.

Promuove: Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

L’acqua ferma l’onda liberista.

Pubblicato dal Corriere della Sera

Giovedì 16/6

Il referendum sul nucleare ha tirato la volata, ma quello sull’acqua ci ha messo l’anima profonda del cambiamento.

Ha interrotto una lunga fase, non solo quella di Berlusconi, ma quella del liberismo senza limiti di Regan, del ritiro della politica da ogni idea pubblica che ha contaminato tutti.

Viene da lontano, è figlia dei Forum Sociali Mondiali e di un lungo lavoro culturale di 11 anni e di lotte, che hanno scavato nelle coscienze dei cittadini, di dialogo con la chiesa e di confronto-scontro coi partiti.

Le privatizzazioni caratterizzeranno il dopo referendum e il dopo Berlusconi. Ma non si potrà ignorare che i cittadini hanno detto: che il servizio idrico va gestito pubblicamente e che vogliono partecipare alla definizione delle scelte che si faranno, sapendo che si scontreranno con destra e sinistra, ma sopratutto con Confindustria, Federutilty, multinazionali che hanno ripetutamente detto che le privatizzazioni devono stare al centro dell’iniziativa di qualsiasi governo.

C’è in giro il timore di un nuovo “fantasma che si aggira per il mondo”…Ed è il fantasma della partecipazione che si fa soggetto organizzato in reti nazionali ed internazionali, capace di darsi obbiettivi a tutti i livelli: dal fermare la mercificazione dell’acqua potabile, all’affermazione del diritto umano nelle istituzioni internazionali. Che ha rivitalizzato come in Uruguay e Berlino il referendum strumento della sovranità popolare. Ha introdotto il linguaggio dei beni comuni di cui oggi tutti parlano. Che non divide i popoli, non demonizza i partiti per trovare un proprio consenso, ma cerca consenso tra la gente per cambiare la cultura dei partiti e portarli a battersi con noi come è avvenuto in parte nei referendum.

Non ha chiesto: stai con Berlusconi o contro? Ha detto a tutti: guardate al mondo e ai suoi terribili problemi, sono anche nostri. Ban Ky-Moon nel 2008 ebbe a dire che siamo di fronte a una grande crisi idrica mondiale ed a una grande crisi energetica che si alimentano e provocano altre crisi, compresa quella alimentare.

Volevamo parlare di questo. Chiedere: perché l’accesso ai beni comuni indispensabili alla vita e che scarseggiano, deve essere regolato dal mercato?

Esiste ancora un interesse pubblico e una fiscalità generale? L’acqua potabile è un bene comune oppure per il fatto che occorrono interventi industriali, la sua natura diventa economica, il suo accesso diventa individuale, regolato dal mercato?

L’acqua è un diritto umano o è solo un bisogno individuale che si compera come sostengono le multinazionali e i Forum Mondiali dell’acqua partecipati da 160 governi?

Noi non abbiamo parlato di gratuità. Avremmo voluto spiegare che vogliamo garantire il diritto a tutti, a carico della fiscalità, 50 litri al giorno per persona come sostiene l’OMS e dopo tale consumo una tariffa progressiva sempre più cara per garantire il risparmio.

Per paura ci hanno resi muti. Ha parlato la politica, che trasversalmente volle le privatizzazioni, e rancorosi economisti senza anima che hanno ridotto tutto ad una questione di fredda contabilità.

Il soggetto della partecipazione esiste. Ora i partiti non sono i soli soggetti della politica, ma anche i movimenti. Un protagonista in più, che vuole incontrare con pari dignità i partiti e le istituzioni, riproporre la propria legge di iniziativa popolare che il governo non volle discutere e aprire il grande tema della costituzionalizzazione dei beni comuni.

I referendum sull’acqua ci segnala un cambiamento epocale il cui motore è stata l’acqua. Prendetene atto e non parlate sempre da contabili.

Emilio Molinari

15.6.2011

 

Dal nazionale

De pie, luchar,
que el pueblo va a triunfar.
Sera mejor la vida que vendra
a conquistar nuestra felicidad
y en un clamor mil voces de combate
se alzaran, diran,
cancion de libertad,
con decision la patria vencera.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: Adelante!
El pueblo unido jamas sera vencido,
el pueblo unido jamas sera vencido!

Un ingranaggio collettivo.
Era quello della memoria di Genova. Lì, 10 anni fa, si parlava di mercati e forme di resistenza, di multinazionali e di mercato, da li nascevano i primi discorsi sui beni comuni, iniziavano relazioni e battaglie in molti territori di Italia. Ma quell’esperienza si è anche chiusa con un incredibile riflusso sotterraneo che molto spesso è stato associato ad una sconfitta, al silenzio.

Ma quello che stava succedendo è che, come l’acqua sotterranea scava, anche i nostri discorsi, le nostre idee, i nostri comitati scavavano e intessevano relazioni profonde, radicali capaci di costruire una speranza, che come sostiene Aristotele, è un sogno ad occhi aperti.

E tutto questo si è trasformato nel movimento per l’acqua che ha iniziato un’avventura, quella del referendum, difficile, complicata e ricca di contraddizioni.
Giorno dopo giorno abbiamo visto materializzarsi sotto i nostri occhi la ricchezza sociale dei territori, un tesoro prezioso fatto di uomini e donne, di pensieri ed azioni.

Abbiamo conosciuto tutti/e voi, le vostre facce e i vostri sorrisi, il vostro tempo e il vostro impegno, la vostra determinazione ed intelligenza. Sappiamo che il popolo dell’acqua ha dei combattenti formidabili che hanno saputo e sapranno tutelare questa vitale esperienza valorizzandone i prossimi percorsi.
Quelli che parlano dell’acqua ma anche della democrazia, della partecipazione e della sottrazione delle nostre vite al profitto.

Oggi sappiamo di aver partecipato ad un nuovo ingranaggio collettivo che parlava una nuova lingua.
Quella del futuro.

Semplicemente, da parte nostra, grazie a tutti/e voi.

La segreteria operativa

Dalle amministrative al Referendum, le bandiere dei fori sociali

Dalle amministrative al Referendum, a dieci anni di distanza tornano a sventolare le bandiere dei fori sociali rafforzate da Internet

E’ un mondo nuovo quello che disegnano i Referendum. E’ un mondo dove il ruolo ineludibile dei “media personali di comunicazione di massa”, rende Internet e non più “Porta a Porta” la terza Camera del paese. Ma è un mondo anche antico dove trionfano le ragioni dei Fori Sociali sconfitte dal manganello a Genova giusto dieci anni fa. Il PD sale sul carro dei vincitori ma è atteso alla prova di un cambio culturale che finora non ha incarnato e che forse non è nelle sue corde. Intanto l’avversario berlusconiano è alle corde ma è pericoloso offrire sponde ai peggiori, i leghisti, per disegnare il futuro.

A Matteo Dean

di Gennaro Carotenuto

 

1) DA GENOVA 2001 AI REFERENDUM 2011 – A dieci anni esatti dal G8 di Genova, che fu il punto di inflessione della crisi di lungo periodo della nostra Repubblica, molte delle idee che sembravano spazzate via dalla nostra storia politica sotto i colpi di manganello e i lacrimogeni, riemergono, quasi improvvisamente e inaspettatamente, per trionfare con dei referendum dal contenuto etico-politico rilevantissimo. Vince oggi lo stesso blocco sociale del Genoa Social Forum, sinistra plurale dei movimenti, mondo cattolico, volontariato, gli elettori degli allora DS e Margherita, ma non i dirigenti di questi.

Vince oggi un blocco sociale che ha sempre continuato ad esistere e lottare per un’Italia migliore, pur sistematicamente occultato dai media, che rimette all’ordine del giorno il tema del fallimento etico e pratico del neoliberismo per rilanciare temi cruciali quali i beni comuni e un modello energetico che, basandosi sulle rinnovabili, non alimenti il mito della crescita infinita ma trovi un equilibrio con un pianeta allo stremo. E’ il blocco sociale degli italiani riflessivi che, leggono e pensano e che sconfigge oggi il nichilismo individualista del berlusconismo. I diritti sono più importanti dei profitti, hanno detto 26 milioni di italiani, qualcosa di inaudito dopo decenni di martellante propaganda inversa: i diritti come privilegi, il profitto come valore fondante della nostra società. A new beginning, un nuovo inizio in una terra incognita.

 

2) TATTICA E STRATEGIA DEL PD – Il Partito democratico, con una straordinaria faccia tosta, è salito sul carro referendario per proclamarsi vincitore. La cosa non è un male in sé, e alla vittoria il PD contribuisce in maniera decisiva. Ma è sorprendente che quello che fino a ieri si vantava di essere l’unico partito capace di liberalizzazioni, o che sosteneva che il referendum sul legittimo impedimento avrebbe potuto solo favorire Berlusconi, oggi faccia proprio questo successo. Appare sospetto in particolare l’antiberlusconismo oltranzista con il quale Pierluigi Bersani ha accolto e commentato il risultato. Chiedere le dimissioni del governo sembra a ben guardare una maniera di parlar d’altro rispetto ai temi referendari. Bersani sa che a vincere non sono stati i partiti ma i movimenti. In questi anni, soprattutto in regioni come la Toscana, il PD è stato il partito della privatizzazione dei servizi pubblici scontrandosi ripetutamente con la società civile. Adesso ne sposa le tesi con una facilità sospetta che non appare frutto di un cambiamento culturale nei modelli di società di riferimento di quel partito che finora è stato capace di disegnare appena un neoliberismo spurgato dei suoi tratti più intollerabili. E’ tattica o strategia?

 

3) DAL BASSO, DALLA RETE – Proprio Pierluigi Bersani appare però cosciente che qualcosa di straordinario sia successo in questo mese italiano e, nonostante le dichiarazioni di facciata, sa bene che non è stato il Partito democratico, che pure è al centro di ogni gioco, a condurre le danze. Il PD ha dovuto farsi piacere Giuliano Pisapia o Massimo Zedda (ed è stato battuto duramente da Luigi De Magistris) esattamente come si è fatto piacere dei referendum che non desiderava e che non facevano parte della sua cultura politica. In questo mese straordinario le danze sono state condotte dai movimenti, dalla forza orizzontale della Rete, dal sentirsi ognuno di noi protagonista della rivoluzione dei “media personali di comunicazione di massa”, da un mondo associativo che mal sopporta che il PD, all’ombra di zio Silvio, abbia costruito in questi anni una classe dirigente organica al modello e convinta che essendo l’egemonia culturale della destra destinata a durare in eterno tanto vale uniformarsi.

Delle due l’una: o non c’è alcun cambio di egemonia in vista, e allora i berluschini del PD (viene in mente Matteo Renzi) possono salvare le loro ben avviate carrierine gregarie, oppure il PD, se vuol cogliere l’esprit du siècle, dovrà rinnovare profondamente i propri quadri aprendosi ad aria e gente nuova e liberandosi di tanti yes-men senza qualità che ognuno di noi conosce. Tutto ciò ha valenze politico-culturali profonde ma tocca anche, a breve termine, le strategie di uscita dal berlusconismo. Se Pisapia, Zedda e De Magistris avessero perso e i referendum non avessero fatto il quorum nessuno avrebbe fermato il dalemiano “modello Macerata” (UDC+PD a guida dei primi). Quel modello, che vuol dire anche il predominio assoluto della “politica politicante”, della politica plebiscitaria che convoca le masse solo per autocelebrarsi, dopo amministrative e referendum diviene improponibile, ma l’alternativa è di là dall’essere chiara e sostenibile.

 

4) DEMOCRAZIA DIRETTA E INTERNET “TERZA CAMERA” – L’istituto referendario, dato per morto, ha battuto un colpo, ma non per questo gode di buona salute. Di sicuro si dimostra che dopo vent’anni di orgia maggioritaria fino al plebiscitarismo, che ha portato all’umiliazione del sistema parlamentare con il porcellum, che riempie le camere di uomini senza qualità scelti per l’obbedienza al capo, alcuni elementi di democrazia diretta possono essere un correttivo importante o comunque i cittadini (se ancora il loro volere conta qualcosa) hanno dimostrato di considerare importante tale (scomodo, per i partiti) correttivo. Sarebbe facile sciogliere il nodo della crisi dei referendum: raddoppiare le firme e dimezzare il quorum. Ma è una soluzione troppo ragionevole perché i partiti attuali possano accoglierla. Proprio la forza della Rete, che nessuno può più sottovalutare e che non potrà che continuare a crescere mano a mano che la generazione degli analfabeti informatici scomparirà, impone però una scelta del genere. Internet, altro che “Porta a porta”, è divenuta la vera terza Camera, un “poder popular” orizzontale dove le idee circolano senza veti e senza censure, dove le regole della propaganda non valgono ma vale semmai il contrario. E’ il “vento del Cairo”, dove la politica, se vuole incontrarsi con i cittadini, è obbligata a far proprie le istanze e i modelli comunicativi di questi. Così nessun centralismo democratico è più possibile e gli elettori del “movimento 5 stelle”, che al secondo turno delle amministrative hanno tranquillamente voltato le spalle a Beppe Grillo votando per i candidati di centro-sinistra, dimostrano quanto difficile per i dirigenti sia intercettare il consenso.

 

5) USCIRE DAL LEGHISMO NON MENO CHE DAL BERLUSCONISMO – Non fa più notizia che la maggioranza non abbia difeso le sue stesse leggi facendo campagna per il “no”. Fa notizia che questa volta sia andata male. Silvio Berlusconi, che appare davvero a fine corsa, si è rifugiato nell’andare a mare che era già stato fatale per il suo sodale Bettino Craxi. Il risultato è per lui esiziale. Perde l’arma delle leggi ad personam per difendersi dai processi, come perde la possibilità di compensare col nucleare molti amici degli amici. Si guarda le spalle per capire chi è Bruto. Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Roberto Formigoni, i romani Alemanno e Polverini, i cosiddetti “responsabili” comprati ieri e pronti a rivendersi oggi.

Da sinistra in molti confidano che la Lega stacchi la spina. E’ una speranza che dà erroneamente per scontato che il più grande partito del paese sia destinato a implodere alla caduta del fondatore mentre invece la Lega sia destinata a restare e ad essere recuperata al gioco democratico e perfino cooptata in maggioranze alternative. Sembrano credere davvero che le elezioni amministrative le abbia perse solo Silvio e non la Lega e non sembrano cogliere che la Lega sia stata la spina dorsale dell’ideologia della destra mentre il PdL si stia frantumando in feudi più piccoli al sud come al centro e al nord.

Forse è vero che tatticamente tutto vale per liberarsi di Berlusconi ma a patto di non dimenticare cos’è la Lega: un partito razzista, rapace, che in questi anni non ha avuto remore a seminare l’odio tra gli italiani, a calunniare sistematicamente parte di questi oltre che a umiliare sistematicamente i migranti. Questa (vero Massimo d’Alema?) non è mai stata e mai potrà essere una costola della sinistra. La Lega non è neanche una destra normale, è una destra antimoderna, violenta, antinazionale che interpreta la logica del branco, del più forte che schiaccia il più debole, una destra che usa la democrazia per svuotarla di senso. Così l’uscita dalla crisi italiana sarà pensabile solo se finalmente la cultura leghista verrà esposta al ludibrio in tutta la sua infamia e marginalizzata al di fuori di un rinnovato “arco costituzionale” che, paradossalmente, contiene il centro-destra post-berlusconismo ma non la Lega.

 

Gennaro Carotenuto su https://www.gennarocarotenuto.it

 

 

 

Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto alla Newsletter del sito “Giornalismo partecipativo”

 

Per annullare l’iscrizione a questo gruppo, invia un’email a articoligennarocarotenuto-unsubscribe@googlegroups.com

 

Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all’indirizzo https://groups.google.it/group/articoligennarocarotenuto?hl=it

 

 

GRAZIE A TUTTI!

Un GRAZIE sentito a tutti noi, proprio tutti. Questa è l’Italia MATURA, che con un movimento popolare occultato dai media di massa, dalle televisioni nazionali di stato e non, con rare eccezioni, è stato in grado di mobilitare milioni e milioni di Italiani, non contro questo o quel governo, ma per la difesa trasversale di un bene comune necessario all’esistenza di ogni comunità.

Un risultato che compensa delle fatiche, un risultato che apre una strada ancora più importante: bloccato il processo di privatizzazione, ora bisogna invertire la marcia e procedere verso la vera partecipazione dei cittadini alla gestione comune dei beni comuni. La strada è impervia, prova ne  sono i comunicati dei politici e l’assenza anche in questa fase dei Forum dalla scena mediatica, ma insieme a tutti voi cammineremo, assieme a tutti voi torneremo ad abitare gli spazi da cui siamo stati via via allontanati, perché

SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA

Redazione acqua bene comune padova

RAPPRESENTANTI DI LISTA, ultime raccomandazioni

Care e cari rappresentanti,

ciascuno di voi ha ricevuto comunicazione se è un rappresentante principale, oppure un rappresentante supplente. Chi è un rappresentante primario in generale lo sa, se non lo sa, probabilmente non è primario, bensì un supplente. Si capisce anche dal fatto che, se siete stati assegnati ad un unico seggio, probabilmente siete un supplente, perché i primari lo sono solitamente per l’intera sezione, e quindi per più seggi.

La differenza è importante, perché il primario è quello che fa tutto il lavoro, ovvero dovrà

1- recarsi presso il seggio il sabato pomeriggio dopo le ore 16 per verificare la correttezza della  nomina (passaggio necessario ma non indispensabile).

2- prestare servizio al seggio  quanto più tempo possibile nei giorni del voto e durante lo scrutino.

3- se possibile, comunicare a metà giornata e alla fine di domenica e alla chiusura di lunedì i dati sull’affluenza (votanti e aventi diritto)

Il rappresentante di lista supplente interviene a sostituire il principale solo se gli verrà esplicitamente richiesto (dal comitato o dal rappresentane principale stesso). Altrimenti è sufficiente che si presenti al seggio cui è stato assegnato per votare. E’ bene comunque che i supplenti (anche qualora non gli venga richiesto esplicitamente di sostituire il rappresentante principale) vadano in seggio la mattina di domenica per votare. Per votare dovranno presentarsi come rappresentanti di lista supplenti al presidente del seggio e, in quanto tali, chiedendo di poter votare presso il seggio stesso. Ai supplenti che non sostituiscono un rappresentante principale non è richiesto alcun altro impegno, e dopo aver votato possono lasciare il seggio e rimanere trepidanti in attesa dei risultati!

Attenzione che non possono essere presenti contemporaneamente in seggio entrambi i rappresentanti, per cui magari i supplenti prima di accedere al seggio si accertino di chi c’è nel seggio, e stiano a quanto gli verrà comunicato dal presidente del seggio, deputato a sorrvegliare sulla regolarità di tutte queste cose.

All’interno del seggio (e solo all’interno, ma non fuori per 200 metri dal seggio) i rappresentanti possono appuntarsi al petto la spilla con il simbolo della lista, in modo che siano riconoscibili anche dal presidente e dagli altri rappresentanti.

Che siate rappresentanti principali o supplenti, ricordatevi di portare con voi un documento di identità valido e la tessera elettorale, per poter votare.

Si vota: domenica 12 giugno dalle ore 8 alle 22 e lunedì 13 giugno dalle ore 7 alle ore 15. Subito dopo comincierà la verifica dell’affluenza ed a seguire il conteggio dei voti favorevoli e contrari.

Per qualsiasi problema telefonate a:

Giuliana 3495769665

Vilma 3356718397

Grazie

Comitato Due Sì per l’acqua bene comune di Padova

 

 

 

ATTENZIONE ALLE SCHEDE

Attenzione a NON SOVRAPPORRE LE SCHEDE, poiché tra stampa fresca (quelli sul nucleare), l’umidità tipica della pianura Padana, chimiche strane negli inchiostri, le croci potrebbero trasferirsi da sopra a sotto, invalidando potenzialmente le schede (ecco perché ci stanno i rappresentanti di lista in ogni seggio…).

Andate a votare, una scheda alla volta, di primo mattino possibilmente, fino all’ultimo scorrete la vostra rubrica se c’è qualcuno che non avete ancora chiamato per informarlo dei referendum e di quanto acqua e nucleare siano trasversali e apartitici. L’acqua non è di destra né di sinistra né di centro, così come la salute compromessa dal nucleare.

A differenza di quanto vuol far credere il Corriere della Sera, i Referendum sull’Acqua non sono una spallata al governo, sono una tappa importante di un movimento popolare quasi decennale che nulla ha a che fare con i partiti, un movimento per il bene comune dell’acqua senza il quale non esisterebbe l’uomo.

 

Tutto e tutti contro i referendum

Care e cari,

a sei giorni dal voto Ballarò e Anno Zero pare non vogliano ospitare il nostro comitato in studio, preferendo dare la parola sui referendum ai soliti volti che affollano ogni settimana quelle trasmissioni. Abbiamo diffuso questo comunicato lamentando una grave mancanza di rispetto per chi in questi anni ha condotto una fondamentale battaglia di democrazia sull’acqua bene comune.

Se volete scrivere a Ballarò per dire la vostra potete farlo a ballaro@rai.it, se volete fare lo stesso con Anno Zero potete utilizzare il form presente sul loro sitohttps://www.annozero.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-5e39f909-2a39-4b2a-bb7d-002e4dc375b1.html

Saluti esterrefatti,

Luca

COMUNICATO STAMPA

Ballarò e Anno Zero: no ai comitati referendari in studio

A sei giorni dai referendum del 12 e 13 giugno, il Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune è costretto a rilevare un vero e proprio muro di gomma rispetto ai talk show di informazione Rai.

Le prossime puntate di Ballarò e Anno Zero saranno interamente dedicate ai referendum, nonostante questo le testate giornalistiche preferiscono chiamare in trasmissione rappresentanti partitici: gli unici, a quanto pare, abilitati a parlare in televisione. Troviamo scandaloso che il Comitato Promotore, quello che ha raccolto un milione e quattrocentomila firme e che ha promosso i referendum venga sistematicamente escluso o ridotto al ruolo di comprimario. Un vero e proprio blocco a chi non ha in tasca una tessera partitica, in barba agli autorevoli appelli del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, che aveva raccomandato la presenza dei comitati promotori nei programmi Rai. Ricordando a tutti che il Comitato Promotore è un soggetto costituzionalmente riconosciuto rimaniamo basiti di fronte alla mancanza di rispetto per il lavoro di migliaia di volontari sparsi per tutto il territorio nazionale.

Ci spiace constatare la disattenzione di programmi percepiti più attenti alle tematiche sociali. Diamo invece atto a Bruno Vespa di aver invitato a Porta a Porta un rappresentate del Comitato Promotore dei referendum pro acqua pubblica.

Roma, 6 giugno 2011–
Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it