ERRATA CORRIGE: Il sito riapre ORA (28/07/2011)

Care e cari,

il tentativo di scippo del risultato referendario è cominciato il giorno dopo lo straordinario esito referendario!
Abbiamo individuato i seguenti quattro fronti di azione

  • ragionamenti sul famoso 7%, da scontare in qualche modo in bolletta
  • ragionamento sul riassetto delle società affidatarie del servizio idrico integrato
  • partecipazione all’approvazione dello statuto regionale veneto
  • proposte per la legge regionale di riordino degli ATO, gentilmente abrogati dal ministro Calderoli

Allegato trovate intanto il testo della proposta di integrazione allo statuto, tramite un articolo che, oltre che di acqua potabile, prova a parlare di risorse idriche in generale e anche di tutela del suolo, contro la cementificazione così di moda oggi. Leggi la PropostaArticoloStatuto

A breve un modulo per aderire alla proposta dello statuto, nel frattempo preghiamo tutti di atttivarsi presso i propri amministratori di riferimento e le eventuali associazioni di cui si fa parte per sostenere l’articolo anche con adesioni di gruppo o istituzionali.

 

 

12/13 giugno al mare? Andateci invece il 21 maggio!

L’iniziativa è lanciata su invito del Comitato Nazionale e coordinata dal Comitato regionale Veneto “vota SI’ per fermare il nucleare” in collaborazione con il Coordinamento regionale “2 SI’ per l’acqua bene comune” che ha già dato adesione e conferma di presenza.
La manifestazione si terrà presso la spiaggia di Sottomarina dove realizzeremo, assieme ad altre attività di volantinaggio e sensibilizzazione, una delle 10 CATENE
UMANE LUNGO LA BATTIGIA che si faranno lo stesso giorno in altrettante località d’Italia. Le località designate tra quelle possibili di localizzazione di una futura
centrale nucleare per quanto riguarda il Veneto sono Chioggia, Legnago e Cavarzere.
Il gruppo locale di Chioggia del Comitato provinciale veneziano ha già dato la sua disponibilità ad organizzare l’iniziativa se opportunamente sostenuto da TUTTI I
COMITATI PROVINCIALI DELLA REGIONE. L’iniziativa è molto importante poiché il risalto nazionale che potremmo dare alla nostra protesta, sarà senza dubbio molto forte vista la concomitanza dei 10 eventi.
Inoltre il 21 maggio è una data ancora “utile” per affermare la nostra volontà di recarci alle urne il prossimo 12 e 13 giugno, a dispetto di quanto prospettato dal
nostro governo con il Decreto farsa di cancellazione/moratoria degli articoli soggetti a referendum. Il Decreto andrà in discussione alla Camera non più il 17-18 maggio come prospettato inizialmente, ma, pare, il 22-24 e dunque È OPPORTUNO ALZARE LA VOCE PROPRIO IN QUESTO MOMENTO E FAR SENTIRE CHE CI SIAMO E CHE VOGLIAMO DECIDERE DEL NOSTRO FUTURO!

Volantino Catena umana a Chioggia

I Referendum SI POSSONO VINCERE

https://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=166497&v=2&c=86&t=1

Dal sito della Regione Sardegna il risultato dell’affluenza al referendum regionale consultivo sul nucleare. Al di la di un risultato scontato nelle percentuali (il 98 % si è espresso contro il ritorno al nucleare) c’è un dato importantissimo sull’affluenza alle urne, indispensabile anche per tutti i referendum nazionali del 12 e 13 giugno. I sardi saranno chiamati a confermare il loro straordinario impegno (59% dei votanti), assieme a tutte le altre regioni italiane, per dire NO! al nucleare così vorace di risorse idriche, ma questa volta con un quesito abrogativo e dal valore legislativo immediato.

Il cinquantanove,34 percento dei sardi aventi diritto di voto si sono recati alle urne, un risultato entusiasmante nonostante i silenzi delle televisioni e dei mezzi di informazione. Un risultato su cui il Presidente Cappellacci (PdL) canta vittoria, parlando del suo personale impegno. Un messaggio chiaro per il nostro Presidente Luca Ziaia, che tanto parla contro il nucleare ma da parlamentare e ministro non si è certo sottratto alle logiche centraliste e di partito, che hanno visto una Lega Nord compatta a votare leggi contro la popolazione, contro il controllo del territorio da parte dei suoi cittadini, leggi appunto come il decreto Ronchi che svenderà l’acqua ai privati.

Rivolgiamo un appello a quanti non hanno le orecchie e gli occhi turati, da destra a sinistra, perché spingano dalla base e accolgano dai vertici il messaggio chiaro che una civiltà senza beni comuni, una civiltà che si priva del controllo delle primarie fonti di vita, l’acqua, l’aria, la terra (pensiamo alle spiagge per 99 anni in “concessione” ai privati) è una civiltà che muore.

Facciamo tutti noi un favore ai nostri rappresentanti politici, che siano di sinistra, di destra, di centro: spieghiamo loro in che mondo vogliamo vivere, urliamoglielo nelle orecchie, mostriamoglielo con la battaglia di ciascuno, con una bandiera, una spilla, una lettera, una telefonata, una chiacchierata al bar, una voce ad una riunione di partito. Non vogliamo morire per i soldi, morire di sete, morire di fame, morire di cancro: sosteniamo i referendum contro il nucleare, contro la svendita del servizio idrico integrato, perché l’energia non deve uccidere, l’acqua non deve generare lucro.

Stefano Rodotà: FUGA DAI REFERENDUM

STEFANO RODOTÀ. La Repubblica, Venerdì 22 aprile 2011

Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì   si è voluto cancellare quello sul nucleare.

Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell’acqua. Le torsioni dell’ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell’emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare.

Timoroso dell'”effetto Fukushima”, che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull’acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell’irrompere continuo della logica ad personam. L’uomo che ogni giorno invoca l’investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittimazione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.

Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.
Caduti i referendum sul nucleare e sull’acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.
Quest’ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona. Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di “legislatore negativo”.

L’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum. Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi. Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi. E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.

È resistibile questa strategia? In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull’acqua è bene tornare per un momento sull’emendamento con il quale si è voluto cancellare il referendum sul nucleare. Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell’emendamento che prevedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”. E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare. Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare “gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum” e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati “i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente”. Si può ragionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell’emendamento sul nucleare, questo sia avvenuto. E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l’acqua. Di questo dovrà occuparsi l’ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme. La partita, dunque, non è chiusa.

Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell’opposizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell’approvazione dell’emendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall’obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell’umanità.
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull’acqua qualora si seguisse la stessa strada. Ma proprio l’aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno. Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.

Ecosostenibilità: Le associazioni del Conselvano presentano il Consumo Responsabile

Ecosostenibilità  Link
Le associazioni del Conselvano presentano il Consumo Responsabile

Quando: dal 14 aprile al 17 giugno 2011
Dove: Conselve – Sala Dante
Progetto: Ecovolontariato
Il progetto Ecovolontariato – Impegnarsi divertendosi è realizzato da un coordinamento di 19 associazioni.

La seconda fase del progetto prevede tre incontri sul tema del Consumo critico e responsabile.

Il programma degli incontri:
14 aprile 2011

Acqua, Terra, Aria non sono merci, ma diritti fondamentali per tutti
Con Gianni Tamino(Docente di Biologia presso l’Università di Padova)

26 maggio 2011
Energia…quale futuro?

Con Gianni Tamino (Docente di Biologia presso l’Università di Padova)

17 giugno 2011
Il mercato globale e il consumo di risorse umane
Con Francesco Gesualdi (Coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano)

Ingresso libero.
Gli incontri si terranno in Sala Dante a Conselve alle ore 21.

Martedi 12 Aprile: Paolo Cacciari presenta il libro “La società dei beni comuni”

Martedi 12 Aprile. ore 20:30, Paolo Cacciari presenta il libro “La società dei beni comuni”, presso la sede di Altragricolturanordest, in corso Australia, ex foro boario (vicino al Gran Teatro Geox)

Speriamo che sarete in molti a voler cogliere l’opportunità di sentire una narrazione organica su questa tematica che nelle sue innumerevoli e complesse componenti indica il possibile terreno su cui costruire nuovi modelli sociali e politici; modelli concreti, efficaci non solo nel contrasto alla lunga e profonda crisi economica, istituzionale, di prospettiva che ci ha travolto ma capaci di ricostruire un immaginario di libertà ed una azione utile a sganciare il nostro pensiero dall’ideologia mercantilista che opprime ed egemonizza oggi ogni atto del vivere quotidiano.

Desiderare ed immaginare la trasformazione delle relazioni sociali svilupparsi attorno al binomio Comunità/Beni Comuni esce dall’utopia ed entra con forza nel mondo reale, ad esempio, con le nuove Costituzioni dei paesi latino americani – Bolivia, Equador – che introducono il concetto di tutela di “Pacha Mama” (ndr: madre terra), della natura, a prescindere dagli usi che l’umanità intende farne e dalla titolarità dei beni comuni della terra, con il movimento italiano in difesa dell’acqua che si è messo in marcia ottenendo, con un milione e mezzo di firme, i referendum per la sua ripubblicizzazione.

Saluti, a martedi, Luciano.

Paolo Cacciari (a cura di)

La società dei beni comuni – Una rassegna

Il libro raccoglie diciannove opinioni di autrici e autori italiani che da diverse visuali disciplinari (storiche,

giuridiche, filosofiche, antropologiche, ambientaliste…) si sono confrontati con il tema dei «commons».

Aria, acqua, terra, energia e conoscenza sono risorse speciali, beni primari da cui tutto dipende

e la cui fruizione richiede quindi attenzioni particolari. L’applicazione a tali beni della logica del mercato

ha sperimentato infatti i più clamorosi fallimenti.

Il riconoscimento del Nobel all’economista Elinor Ostrom dimostra che il pensiero unico neoliberista sta

Incrinandosi anche dentro l’accademia. Ma nella sfera politica (specie in quella italiana) non vi è ancora traccia

di ravvedimento: la saga delle privatizzazioni procede, ma cresce anche l’opposizione da parte di numerosi

gruppi di cittadinanza attiva, di comitati, di associazioni in nome di una società più consapevole nei riguardi

della natura e più responsabile nei confronti di tutta la comunità umana.

Paolo Cacciari è l’animatore di un gruppo di riflessione dell’Officina delle idee di Rete@Sinistra che ha raccolto

i contributi di Bruno Amoroso, Massimo Angelini, Eugenio Baronti, Davide Biolghini, Nadia Carestiato,

Giuseppe De Marzo, Pippo Jedi, Luigi Lombardi Vallauri, Laura Marchetti, Ugo Mattei, Emilio Molinari,

Tonino Perna, Riccardo Petrella, Mario Pezzella, Giovanna Ricoveri, Edoardo Salzano, Chiara Sasso,

Gianni Tamino, il Laboratorio Verlan.

Paolo Cacciari, laureato in architettura, ha una lunga carriera di giornalista, saggista, politico, da sempre schierato a sinistra, con esperienza di consigliere comunale, assessore e vicesindaco al comune di Venezia, eletto consigliere regionale del veneto,  successivamente deputato al parlamento italiano.

Opere:

Racconti di disubbidienza ambientale, in “Ecologia Politica” nn. 1-2 1996

Moltitudini e cittadinanze tra locale e globale, in “Esodo” n. 4, 2002.

Per una critica ai modelli concertativi, in: Aa.Vv. La democrazia possibile, Carta e Intra Moenia, 2002.

Presentazione e cura di: Aa.Vv. Agire la nonviolenza. Prospettive di liberazione nella globalizzazione, Edizioni Punto Rosso e Liberazione, 2004.

Pensare la decrescita. Equità e sostenibilità, 2006, Intra Moenia.

Il comune non pensa solo all’immondizia, in: Cambieresti? La sfida di mille famiglie alla società dei consumi, i libri dell’Altreconomia, 2006

Per una mappa dei conflitti territoriali, in: Sulla comunità politica, Punto Rosso, 2007.

Decrescita o barbarie, 2008, Carta.

Equità e sostenibilità, in Aa.Vv., Il dolce avvenire. Esercizi di immaginazione radicale del presente, Diabasis, 2009.

La green economy non salverà il mondo, in “Cometa” n. 2/2009.

La Società dei Beni Comuni, una rassegna, 2010, Ediesse Casa Editrice.