Ministro Zanonato, una linea chiara contro il Veneto

Non potendo convertire al Nucleare la centrale a Porto Tolle, l’obiettivo di Zanonato è subito stato chiarito dallo stesso ministro, e non stupisce che fosse la reviviscenza della conversione a carbone del mostro sul Delta del Po.

Al di là dello scontro tra greenpace e il comitato dei lavoratori della centrale (link al corriere del veneto), giustamente su fronti opposti, farebbe piacere per una volta veder presa in considerazione la situazione complessiva. L’italia in tutti questi anni non si è data un vero piano energetico, e in questo quadro investimenti sulla produzione di energia da fonti che dobbiamo reperire all’estero (carbone, petrolio, gas, uranio) cozza con gli investimenti analoghi ma per fonti di energia disponibili sul territorio (sole, vento, biomasse), e giustamente a molti piacerebbe avere indicazioni su quale strategia l’Italia vuole adottare, in primis Enel.

Nello specifico di Porto Tolle, a parte la mostruosità di una centrale a carbone in un parco naturale, anche se in misura attenuata vale quello che valeva per l’ipotesi della centrale nucleare: serve acqua per il raffreddamento, che viene reimmessa nel Delta inquinata se non altro termicamente. In caso di siccità, ormai così frequente negli ultimi anni, bisognerà scegliere tra spegnere la centrale e il condizionatore per i blackout o lasciar bruciare i raccolti e far pagare ai contadini lo stipendio dei 220 lavoratori della centrale.

I toni aspri dello scontro tra lavoro ed ecologia sono costruiti e fomentati da quanti non vogliono capire che non c’è nessuna possibilità perché questo modello di sviluppo ci possa sostenere, nel futuro a medio ma anche a breve termine. La barricata è costituita dalla mancata progettazione, per volontà politica, dei percorsi di reimpiego dei lavoratori che operano in settori ormai insostenibili da un punto di vista ambientale, dei percorsi di rivisitazione dei modelli di sviluppo che non possono avere un futuro, per il semplice motivo che l’estensione cementificabile ha il limite fisico della superficie della Regione, l’insalubrità dell’aria ha il limite biologico della soppravvivenza dei suoi abitanti.

Possiamo anche salvare i posti dei lavoratori della centrale in questo modo, ma che prospettiva daremmo ai loro discendenti?

 

Il buon Flavio si vede dal mattino

Come l’Idra di Lerna, il nucleare in Italia non muore mai. Ucciso e poi sepolto da due Referendum Popolari ancora qualche testa rispunta da sottoterra ad opera di persone che non hanno ancora saputo cogliere il tempo di oggi, non solo in termini di energia, ma in termini di democrazia, socialità, senso della cittadinanza.

La linea di demarcazione, il discrimine della questione energetica in Italia, così come di molte altre questioni relative ai fondamenti della civiltà odierna, ovvero le questioni sui beni comuni, è traccciata non tanto sugli aspetti tecnici, pure rilevantissimi, quanto sulla dimensione sociale prima e democratica poi.

Il contesto sociale in cui si deve dibattere è un contesto di partecipazione reale della nazione, dei suoi cittadini, alle decisioni che ne segnano la sorte. La scelta del nucleare è una scelta impostata sul centralismo privato, segretato, militarizzato. Rifiutare il nucleare significa rigettare un modello di profitto per gruppi internazionali incontrollabili che innestano le loro attività di lucro nella struttura intima, nel nucleo esistenziale della civiltà. Altro esempio ne è la privatizzazione dell’acqua, ma anche quella dei trasporti, della scuola, della santià, etc. Rifiutare il nucleare significa abbracciare tutto quello che socialmente si muove verso la compartecipazione, la consapevolezza, la finanza pubblica, partecipata e trasparente, e quindi di dimensioni controllabili.

Il contesto democratico è la diretta conseguenza di questa sete sociale di comprensione. Una democrazia che si è data delle regole per tutelare i deboli, che vengono calpestati ogni volta che il loro volere collettivo è in contrasto con gli interessi di corpi privati, piccoli o grandi che siano. Il referendum sull’acqua e sul nucleare del 2011 ha mandato un segnale così forte di autodeterminazione, di contrasto a tali interessi, che non è passata una settimana e si è scatenata la speculazione sul debito italiano. Lo stesso Monti a Sky Tg 24, parlando d’altro ovviamente, in un grafico mostrava come il famoso spread abbia cominciato le sue montagne russe a metà di giungo del 2011.

Non stupisce se il Ministro della Repubblica Flavio Zanonato apra il suo “ministero” (ovvero il suo servizio alla Repubblica) difendendo il nucleare in sè, non è stato uno scivolone, un fraintendimento, ma una indicazione chiara, di quella che è da sempre la sua linea programmatica, quella con cui ha lavorato anche in Padova: fusione Acegas Aps, speculazione sulla Lehman Brothers (6 MILIONI di euro in fumo), fusione Acegas Aps/Hera.

State pur certi che non sarà Zanonato a difendere il risultato referendario, non sarà lui a spingere per una ripubblicizzazione dell’acqua, ad una gestione partecipata delle fonti di energia, non sarà il nostro ex-sindaco a battersi per la trasparenza sulle grandi opere e contro il proiect financing che distrugge il nostro territorio o indebita le sue popolazioni per trent’anni. Solo i cittadini possono farlo, perché vivono la loro città, il loro paese, il loro territorio, l’aria che respirano e l’acqua che bevono, e pensano ai figli che vorranno almeno respirare la stessa aria e bere la stessa acqua, calpestare la stessa terra dei loro genitori.

Lavoriamo tutti insieme per consegnare quello di cui godiamo, che amiamo e ci sostiene, alla prossima generazione. Ne va della nostra stessa vita. Zanonato, nel suo piccolo, ci indica una via: basta andare dall’altra parte.

12/13 giugno al mare? Andateci invece il 21 maggio!

L’iniziativa è lanciata su invito del Comitato Nazionale e coordinata dal Comitato regionale Veneto “vota SI’ per fermare il nucleare” in collaborazione con il Coordinamento regionale “2 SI’ per l’acqua bene comune” che ha già dato adesione e conferma di presenza.
La manifestazione si terrà presso la spiaggia di Sottomarina dove realizzeremo, assieme ad altre attività di volantinaggio e sensibilizzazione, una delle 10 CATENE
UMANE LUNGO LA BATTIGIA che si faranno lo stesso giorno in altrettante località d’Italia. Le località designate tra quelle possibili di localizzazione di una futura
centrale nucleare per quanto riguarda il Veneto sono Chioggia, Legnago e Cavarzere.
Il gruppo locale di Chioggia del Comitato provinciale veneziano ha già dato la sua disponibilità ad organizzare l’iniziativa se opportunamente sostenuto da TUTTI I
COMITATI PROVINCIALI DELLA REGIONE. L’iniziativa è molto importante poiché il risalto nazionale che potremmo dare alla nostra protesta, sarà senza dubbio molto forte vista la concomitanza dei 10 eventi.
Inoltre il 21 maggio è una data ancora “utile” per affermare la nostra volontà di recarci alle urne il prossimo 12 e 13 giugno, a dispetto di quanto prospettato dal
nostro governo con il Decreto farsa di cancellazione/moratoria degli articoli soggetti a referendum. Il Decreto andrà in discussione alla Camera non più il 17-18 maggio come prospettato inizialmente, ma, pare, il 22-24 e dunque È OPPORTUNO ALZARE LA VOCE PROPRIO IN QUESTO MOMENTO E FAR SENTIRE CHE CI SIAMO E CHE VOGLIAMO DECIDERE DEL NOSTRO FUTURO!

Volantino Catena umana a Chioggia

I Referendum SI POSSONO VINCERE

https://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=166497&v=2&c=86&t=1

Dal sito della Regione Sardegna il risultato dell’affluenza al referendum regionale consultivo sul nucleare. Al di la di un risultato scontato nelle percentuali (il 98 % si è espresso contro il ritorno al nucleare) c’è un dato importantissimo sull’affluenza alle urne, indispensabile anche per tutti i referendum nazionali del 12 e 13 giugno. I sardi saranno chiamati a confermare il loro straordinario impegno (59% dei votanti), assieme a tutte le altre regioni italiane, per dire NO! al nucleare così vorace di risorse idriche, ma questa volta con un quesito abrogativo e dal valore legislativo immediato.

Il cinquantanove,34 percento dei sardi aventi diritto di voto si sono recati alle urne, un risultato entusiasmante nonostante i silenzi delle televisioni e dei mezzi di informazione. Un risultato su cui il Presidente Cappellacci (PdL) canta vittoria, parlando del suo personale impegno. Un messaggio chiaro per il nostro Presidente Luca Ziaia, che tanto parla contro il nucleare ma da parlamentare e ministro non si è certo sottratto alle logiche centraliste e di partito, che hanno visto una Lega Nord compatta a votare leggi contro la popolazione, contro il controllo del territorio da parte dei suoi cittadini, leggi appunto come il decreto Ronchi che svenderà l’acqua ai privati.

Rivolgiamo un appello a quanti non hanno le orecchie e gli occhi turati, da destra a sinistra, perché spingano dalla base e accolgano dai vertici il messaggio chiaro che una civiltà senza beni comuni, una civiltà che si priva del controllo delle primarie fonti di vita, l’acqua, l’aria, la terra (pensiamo alle spiagge per 99 anni in “concessione” ai privati) è una civiltà che muore.

Facciamo tutti noi un favore ai nostri rappresentanti politici, che siano di sinistra, di destra, di centro: spieghiamo loro in che mondo vogliamo vivere, urliamoglielo nelle orecchie, mostriamoglielo con la battaglia di ciascuno, con una bandiera, una spilla, una lettera, una telefonata, una chiacchierata al bar, una voce ad una riunione di partito. Non vogliamo morire per i soldi, morire di sete, morire di fame, morire di cancro: sosteniamo i referendum contro il nucleare, contro la svendita del servizio idrico integrato, perché l’energia non deve uccidere, l’acqua non deve generare lucro.

Ecosostenibilità: Le associazioni del Conselvano presentano il Consumo Responsabile

Ecosostenibilità  Link
Le associazioni del Conselvano presentano il Consumo Responsabile

Quando: dal 14 aprile al 17 giugno 2011
Dove: Conselve – Sala Dante
Progetto: Ecovolontariato
Il progetto Ecovolontariato – Impegnarsi divertendosi è realizzato da un coordinamento di 19 associazioni.

La seconda fase del progetto prevede tre incontri sul tema del Consumo critico e responsabile.

Il programma degli incontri:
14 aprile 2011

Acqua, Terra, Aria non sono merci, ma diritti fondamentali per tutti
Con Gianni Tamino(Docente di Biologia presso l’Università di Padova)

26 maggio 2011
Energia…quale futuro?

Con Gianni Tamino (Docente di Biologia presso l’Università di Padova)

17 giugno 2011
Il mercato globale e il consumo di risorse umane
Con Francesco Gesualdi (Coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano)

Ingresso libero.
Gli incontri si terranno in Sala Dante a Conselve alle ore 21.

Il Veneto batte un colpo sul Nucleare!

Anche il Consiglio regionale del Veneto dice “No al nucleare!”

Adesso il governatore Zaia deve ritirare il consenso al decreto del Governo sulla localizzazione delle nuove centrali

23 / 3 / 2011

 

Ecco il comunicato stampa diffuso nel pomeriggio di mercoledì 23 marzo dal Comitato regionale veneto “Vota SI’ per fermare il nucleare”, segue sotto il testo integrale della mozione approvata dal Consiglio regionale del Veneto (con il solo voto contrario del PdL):

 

BENE IL CONSIGLIO VENETO SUL NO AL NUCLEARE IN REGIONE,

 

ORA SPETTA A ZAIA RITIRARE IL CONSENSO AL DECRETO DEL GOVERNO.

 

Il comitato regionale “Vota Sì per fermare il nucleare”, che ieri ha manifestato davanti al Consiglio e ne ha incontrato i capigruppo, saluta positivamente l’approvazione della mozione in Consiglio regionale contro la costruzione di una centrale nucleare in Veneto.

 

Il comitato ha chiesto un pronunciamento forte al Consiglio, e questo è arrivato tempestivamente. Ora spetta al presidente Zaia ottemperare altrettanto tempestivamente alla volontà del Consiglio ritirando il consenso che egli ha incautamente espresso ( il 3 marzo a Roma) al decreto governativo relativo ai criteri per l’individuazione dei siti nucleari, bocciato dalla maggioranza delle Regioni ma non dal Veneto. In quel documento di fatto si dice che se il governo decide di localizzare una centrale in Veneto lo potrà fare anche con il parere contrario della regione.

 

Il presidente Zaia può fare di più e meglio: chieda al governo il ritiro della legge che riapre le porte al nucleare in Italia, anche perchè se le centrali le costruissero a Mantova o a Ferrara, a pochi chilometri dal territorio regionale, i cittadini veronesi o i polesani non si sentirebbero certo rassicurati.

 

Sembra esserne consapevole il Consiglio Regionale quando rivolge l’invito ai cittadini di recarsi alle urne “auspicando la più ampia partecipazione alla prossima consultazione referendaria”. Un invito quanto mai opportuno che dimostra che anche la massima istituzione veneta non crede ai “ripensamenti”del governo. E’ ormai evidente che la “moratoria”costituisce solo un escamotage del governo per prendere tempo e tentare di svuotare il referendum.

 

E’ dunque della massima importanza l’invito rivolto dal Consiglio ai cittadini di affrontare la sfida referendaria per portare al voto almeno 25 milioni di cittadini e mettere al sicuro il nostro Paese dall’avventura nuclearista. Infatti solo il raggiungimento del quorum potrà consentirci di chiudere definitivamente l’era di una tecnologia vecchia, costosa, pericolosa( perché mette a rischio la salute e l’ambiente) ed aprire “una nuova epoca di green economy” capace “di produrre in Italia fino a un milione di posti di lavoro”.

 

Dal canto nostro ce la metteremo tutta per mettere in campo la più grande campagna referendaria mai messa in piedi con le forze del volontariato. Possiamo contare su centinaia di attivisti, decine di comuni amici, decine di conferenzieri, esperti e tecnici del settore. La nostra battaglia è appena cominciata.

 

Comitato regionale referendario “Vota SI’ per fermare il nucleare”

 

Venezia, 23 marzo 2011

 

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

 

NONA LEGISLATURA

 

MOZIONE

 


NO AL NUCLEARE IN VENETO!

 

presentata e approvata il 23 marzo 2011

 

Il Consiglio regionale del Veneto

 

PREMESSO CHE:
– con la legge 23 luglio 2009, n. 99 e il relativo decreto attuativo recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” il Parlamento ha approvato la volontà del Governo di avviare iniziative finalizzate al ritorno alla produzione di energia nucleare in Italia, con la costruzione di ben 10 centrali nucleari sul territorio nazionale;
– lo scorso 2 febbraio la Corte Costituzionale con sentenza n. 33/2011 ha dichiarato illegittimo l’articolo 4 del decreto delegato (D.lgs 15 febbraio 2010, n. 31) in materia di localizzazione nucleare, stabilendo il necessario coinvolgimento delle Regioni interessate dai siti atomici le quali dovranno, inoltre, esprimere un parere preventivo, obbligatorio anche se non vincolante, rispetto alle scelte del Governo;

 

RILEVATO CHE:
– Austria e Polonia non hanno avviato le loro centrali già costruite, Danimarca, Grecia, Norvegia e Irlanda hanno rinunciato alla costruzione; Germania, Belgio, Olanda, Scozia, Spagna e Svezia hanno deciso di frenare o addirittura non costruire più centrali nucleari nel loro territorio, puntando sulle energie rinnovabili così come tanti altri Stati stanno investendo grandi risorse sull’energia solare termica e fotovoltaica, sull’energia eolica, sulle biomasse e l’idroelettrico nonché sulla promozione del risparmio energetico di edifici e impianti;
– con il nucleare non ci si libera dalla dipendenza energetica dall’estero. Il nostro Paese è infatti sprovvisto di riserve d’uranio nel proprio sottosuolo e questo risulta l’unico combustibile utilizzabile per gli impianti nucleari, anzi il 90 per cento dello stesso è prodotto in soli una decina di Stati nel mondo, tra i quali il Congo e il Sudafrica. Il costo dell’uranio ha inoltre subito recentemente fortissimi aumenti passando dai 7 dollari a libbra del 2001 ai 137 del 2008;
– le riserve di uranio – calcolate dall’Unione europea – sono tali da permettere l’alimentazione dell’attuale parco mondiale consistente in 443 centrali funzionanti per circa cinquanta/sessanta anni, produzione che soddisfa solo il 5,8 per cento del fabbisogno energetico dell’intero pianeta;
– l’ipotesi di costruire una centrale nucleare in Veneto non può prescindere dall’analisi di alcune notevoli criticità. In primo luogo, il rischio sismico. In secondo luogo, la forte antropizzazione del territorio, ovvero la presenza di insediamenti abitativi diffusi, che rendono impossibile collocare un impianto nucleare rispettando la distanza dai centri abitati solitamente indicata per garantire i livelli minimi di sicurezza. In terzo luogo, la presenza di una centrale nucleare potrebbe avere conseguenze negative sull’economia – anche turistica – del Veneto;

 

CONSIDERATO CHE:
la ricerca nel settore nucleare sia per scopi energetici sia per usi diversi, anche medico-strumentali è certamente da favorire e promuovere;
– la risoluzione sul clima approvata il 25 novembre 2009 dal Parlamento europeo a maggioranza, riafferma il problema sicurezza e dice che “… pur sottolineando che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà il nucleare ad essere elemento importante del mix energetico nel medio termine, pure precisa che la questione sicurezza del ciclo va affrontata in modo adeguato e a livello internazionale…” ;
– la strategia decisa in sede europea propugna di realizzare entro il 2020 almeno il 20 per cento di riduzione di gas serra, in particolare la CO2, attraverso la produzione di almeno il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili e il miglioramento del 20 per cento dell’efficienza energetica di edifici e macchinari, obiettivi questi assai più impegnativi e rilevanti del programma nucleare, del Governo;
– su questa strada può decollare – in particolare nel Veneto – una nuova epoca di green-economy capace di promuovere ricerca, imprenditoria innovativa e nuove prospettive di lavoro anche per maestranze diversamente qualificate; ovvero una nuova, ecologica e diffusa spinta industriale;
– il mercato sta premiando l’innovazione, l’efficienza e il ricorso alle fonti rinnovabili e che la spinta della green economy può produrre in Italia fino a un milione di posti di lavoro;

 

RITENUTO CHE
– riguardo alla ripresa della produzione di energia nucleare in Italia ci si debba attenere alla volontà popolare espressa nelle forme previste dalla Costituzione;

 

auspica

 

la più ampia partecipazione alla prossima consultazione referendaria;

 

impegna la Giunta regionale

 

– ad esprimere fin da ora parere negativo all’eventualità di un insediamento nella Regione del Veneto di centrali nucleari, invitando il Governo della Repubblica a ripettare i pareri espressi dalle Regioni;
– a dichiarare l’indisponibilità ad ospitare nel territorio regionale centri, anche temporanei, per lo lo stoccaggio, smaltimento o smistamento di scorie radioattive;
– a elaborare un piano energetico regionale contenente forti programmi d’investimento per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che utilizzino fonti di energia rinnovabili;
– a valutare l’istituzione di un congruo fondo per l’efficientizzazione energetica di edifici pubblici e privati che intendano conseguire l’inserimento nella classe energetica B o A di casa-clima;
– ad invitare i parlamentari veneti ad attivarsi per promuovere una modifica della legge in premessa che salvaguardi il diritto alla autodeterminazione anche in materia energetica, previsto dal titolo V della Costituzione ed indicato anche negli articoli 2 e 4 dell’attuale Statuto del Veneto;

 

 

Chi si fida di Luca Zaia?

La Regione Veneto dovrebbe legiferare quest’anno per sostituire l’ente di controllo sugli affidamenti dei servizi idrici integrati, i cosiddetti AATO aboliti dal Ministro Calderoli espropriando i sindaci dal controllo delle risorse idriche (W il federalismo).
Non si vede ancora nulla, tranne forse una ipotesi per l’ennesima S.p.a., che dovrebbe controllare altre s.p.a in totale opacità per i cittadini.
I precedenti sono comunque inquietanti viste le ultime azioni e dichiarazioni del nostro presidente, sul tema nucleare, rispetto alle quali riportiamo il comunicato del comitato Sì contro il Nucleare che si è radunato a Venezia martedì scorso per una manifestazione di denuncia:

Mai più Fukushima, né in Veneto, né altrove

E’ passata quasi inosservata, eppure la notizia è clamorosa. Il 3 marzo scorso, a Roma, la Regione Veneto ha dato il via libera al decreto del governo nazionale relativo ai criteri di localizzazione degli impianti nucleari e dei depositi di rifiuti in Italia. Un decreto bocciato dalla maggioranza delle Regioni, anche di centrodestra, ma non dal Veneto. La nostra Regione ha infatti espresso parere favorevole insieme a Campania, Lombardia e Piemonte. Il presidente Zaia si è subito premurato di rassicurare i cittadini veneti: “No, in Veneto una centrale nucleare non si farà”.

Ma non basta certo una dichiarazione di fronte alle telecamere per fermare il nucleare nel Veneto e in Italia. Soprattutto se Zaia contemporaneamente vota a favore di un decreto che considera “non vincolante” il parere delle Regioni. Traduzione: le Regioni possono dire quello che vogliono, ma alla fine saranno il Governo nazionale e gli investitori privati a decidere dove imporre le nuove centrali nucleari.
Altrochè “decidono i territori”.

E’ una norma autoritaria che, con il consenso di Zaia, assume per il nostro Veneto un significato particolare. Siamo infatti con il Delta, Chioggia e Cavarzere, il Polesine e la Bassa Veronese con Legnago, una delle aree dove più probabilmente ricadrà la scelta di uno o più siti destinati alla costruzione delle nuove centrali.

Ora che l’evidenza dei fatti e la crudezza delle immagini che ci giungono dal Giappone confermano l’intrinseca insicurezza del nucleare chiediamo alla Regione Veneto, al suo Presidente, alla sua Giunta, al Consiglio regionale di:

– pronunciarsi formalmente per il NO al nucleare, sul nostro territorio, come altrove;
– ritirare il consenso al decreto legislativo del governo;
– pronunciarsi per l’accorpamento della data del referendum con le elezioni amministrative, per risparmiare 400 milioni di euro e favorire la partecipazione popolare.

Il disastro in atto a Fukushima conferma tragicamente che la scelta nucleare è irresponsabile, pericolosissima per la salute di tutti noi, antieconomica e condannata dalla storia.

Ma impone anche, sul tema energetico, di farla finita una volta per tutte con i giochetti della politica sulla pelle dei cittadini, con dichiarazioni ai media smentite il giorno dopo dagli atti istituzionali. Non ci fidiamo dei ripensamenti tattici. C’è una strada sola di fronte a noi: l’abrogazione della legge 99/2009 sul ritorno al nucleare.

Siamo ancora in tempo per fermare questa scelta di morte in Italia: possiamo farlo costruendo la più ampia partecipazione popolare al referendum, per un voto che dica, chiaro e forte, SI’ per fermare il nucleare, SI’ alla vita, SI’ al ricorso a fonti energetiche pulite e rinnovabili, come quella solare del fotovoltaico, oggi sotto l’attacco del Governo. Il Veneto già oggi è sede di grandi e piccole imprese che hanno investito sullo sviluppo delle energie rinnovabili e creano lavoro pulito, ricerca e innovazione per migliaia di persone. E’ questo il futuro possibile che vogliamo per la nostra terra.

Per queste ragioni, manifestiamo martedì 22 marzo dalle ore 11 a Venezia, sotto le finestre di Palazzo Balbi, in occasione della riunione della Giunta regionale. Appuntamento in Campo San Tomà.

A SOSTEGNO DEL SI’ AL REFERENDUM PER FERMARE IL NUCLEARE
PER LIBERARE IL VENETO, L’ITALIA, IL MONDO DALL’INCUBO ATOMICO
PER LO SVILUPPO DELLE ENERGIE PULITE E RINNOVABILI

Comitato referendario veneto “Vota SI’ per fermare il nucleare”

Venezia 19/03/2011

Acqua radiattiva a Tokyo

Un articolo di Repubblica on-line oggi riporta un comunicato dell’amministrazione municipale di Tokyo: oggi (23 marzo) il livello di iodio radioattivo trovato nell’acqua della capitale, un enorme agglomerato urbano di 35 milioni di abitanti, eccede i limiti fissati per il consumo dei bambini. La centrale di Fukushima sorge a 240 chilometri a nord di Tokyo, la radioattività ci ha messo 10 giorni ad arrivarci e contaminare le falde acquifere.

A proposito del referendum contro il nucleare…

Nasce il “Comitato Padovano Vota Sì per Fermare il Nucleare”

Hanno scelto la giornata dedicata all’energia pulita e al risparmio energetico – “M’illumino di meno”- per costituire “Comitato padovano vota Sì per fermare il nucleare”. Mercoledì 16 Febbraio, presso la sede di Legambiente Padova si sono riuniti esponenti di molte delle associazioni e organizzazioni che il 3 febbraio scorso hanno costituito a livello nazionale il Comitato referendario contro il nucleare: ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.
Al comitato padovano hanno aderito inoltre i Beati Costruttori di Pace, l’ASU – Associazione Studenti Universitari, il Sindacato degli studenti, il MIR – Movimento internazionale per la riconciliazione – LIPU, Terra, la componente del Partito Democratico “Ecodem”, Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista, Associazione per la Pace. L’IDV, promotore del referendum, condurrà la campagna elettorale per il Sì autonomamente. Il governo non ha ancora deciso la data precisa del referendum, che si svolgerà (salvo elezioni politiche anticipate) tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi.

Il comitato è aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo e per i prossimi giorni si attendono altre adesioni di organizzazioni, singoli cittadini ed esponenti di tutte le forze politiche. Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Il nucleare è inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.

Sabato 19 alle ore 15 in sala Nassirya in Piazza Capitaniato a Padova si costituirà invece il Comitato regionale Veneto “Vota si per fermare il nucleare”

Per aderire scrivi una mail a circolo@legambientepadova.it