Martinelli: C’è chi gioca con i referendum

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L’atteggiamento dei media nei confronti dei referendum, e in particolare ai due quesiti sull’acqua, è un attentato al quorum. Dopo aver “relegato” per oltre un anno al rango di non notizia la questione della privatizzazione del servizio idrico integrato, oggi creano le condizioni per un’appropriazione indebita dei quesiti referendari da parte dei partiti (vedi comunicato sotto).

Il primo a riconoscerlo e a scriverlo, lucidamente, è stato Stefano Folli, dalle colonne de Il Sole 24 Ore. Il 1° giugno ha scritto: “All’improvviso i tre referendum di giugno diventano la nuova minaccia mediatica, prima ancora che politica, pendente sul centrodestra. C’è una logica in tutto questo. Le firme sono state raccolte soprattutto da Di Pietro, con l’appoggio di Vendola e poi con il sostanziale avallo di Bersani. Oggi il triplice referendum è un cannone pronto a sparare contro gli spalti governativi. Ma è anche un mastice che lega fra loro i destini di Partito democratico, Italia dei Valori e Sinistra e Libertà. L’asse fra i tre, uscito consolidato dalle amministrative, cerca nel voto referendario la consacrazione. Chi potrà mai rimetterlo in discussione, se il 13 giugno si sarà raggiunto il ‘quorum’?”.

Folli dimentica, e non è il solo, che l’eventuale raggiungimento del quorum non è merito di questi soggetti; che le firme (un milione e quattrocento mila) sono state raccolte da un Comitato referendario formato da realtà di base, che aveva esplicitamente richiesto ai partiti di fare un passo indietro. Perché fosse possibile votare i referendum nel merito, e non come quesiti “pro” o “contro” il presidente del Consiglio e la permanenza in carica dell’esecutivo.

Nell’ultimo mese, e con maggiore intensità nell’ultima settimana, dopo il risultato del ballottaggio nelle elezioni amministrative, uomini politici di diversi schieramenti hanno fatto outing, dichiarando il proprio “sì” ai due quesiti sull’acqua. A volte, sfidando la disciplina di partito. Altre, manifestando totale incomprensione “nel merito” del referendum. Tra i tanti, vale la pena ricordare il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, del Partito democratico, che prima annuncia il proprio voto positivo sui due quesiti, poi in un’intervista a Il Sole 24 Ore (domenica 6 giugno) spiega che in Toscana “la gestione è ancora troppo frammentata. Tant’è che stiamo facendo una legge che prevede un solo Ato (ambito territoriale ottimale, ndr) regionale per cui abbiamo già approvato l’indirizzo nella Finanziaria 2011”. Un Ato unico che -in Toscana- risponde esclusivamente agli interessi di quattro soggetti: Acea, l’ex municipalizzata di Roma quotata in Borsa, Suez, la multinazionale francese, Francesco Gaeatano Caltagirone e Monte dei Paschi di Siena. Non serve ricordare che sono tutti soggetti privati.

Se nonostante l’atteggiamento dei media il quorum dovesse esser raggiunto, il Comitato referendario sa bene che a partire dal 14 giugno dovrà rimboccarsi le maniche per tornare a discutere con questi soggetti (e con questa classe dirigente) una vera riforma del servizio idrico integrato che posso riportare la gestione pubblica e un governo partecipato della risorsa.

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Referendum, sacerdoti e suore digiunano contro la privatizzazione dell’acqua

Circa cento religiosi hanno già dato la loro adesione all’iniziativa del 9 giugno in piazza San Pietro a Roma: “L’acqua è creatura di Dio, non può essere trasformata in merce. A rischio milioni di nuovi assetati”

“Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, a iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita”. Anche Papa Benedetto XVI nella sua Caritas in Veritate ricorda che l’acqua è un bene irrinunciabile per ogni uomo. Ed è questa la convinzione di due sacerdoti, padre Adriano Sella e don Alex Zanotelli, che hanno deciso di scendere in campo contro la privatizzazione: in vista del referendum, missionari, suore e religiosi si sono dati appuntamento per il 9 giugno in piazza San Pietro a Roma, dove in silenzio manifesteranno alle 12 con un digiuno affinché l’acqua rimanga “pubblica per vocazione, incapace di discriminare e di escludere”. L’iniziativa “Religiosi a pane e acqua” (clicca qui per l’evento su facebook) punta anche a scuotere i vertici ecclesiastici perché prendano una posizione unitaria per difendere questo “dono all’umanità”.

“Insieme a padre Adriano abbiamo sentito l’esigenza di compiere un gesto di mobilitazione per sensibilizzare la Chiesa”, spiega padre Alex Zanotelli. Alla manifestazione hanno già dato la loro adesione via mail circa cento religiosi e decine di sostenitori laici, destinati ad aumentare nei prossimi giorni. Secondo chi ha ideato l’evento, infatti, l’acqua fa parte della creazione di Dio e “non può mai essere trasformata in merce”. “C’è sensibilità da parte dei cattolici e dei cristiani”, puntualizza padre Zanotelli, “ma la Cei finora non si è espressa in maniera ufficiale, anche se 15 vescovi hanno aderito all’iniziativa”. Per i firmatari dell’appello la tendenza alla privatizzazione che si ha nel mondo rischia di creare “milioni di nuovi assetati” ed è per questo in contrasto con il principio cristiano della tutela della vita.

“Il parlamento italiano è il primo in Europa ad avanzare una simile proposta ai suoi cittadini. E fanno di tutto per scoraggiare il voto, visto che hanno pure indetto il referendum il 12 giugno anziché accorparlo alle amministrative”, sottolinea Zanotelli che apre le porte anche alle altre confessioni cristiane, dagli evangelici ai protestanti. Ma l’invito si estende pure ai fedeli non cristiani, dai musulmani ai buddisti, senza alcuna distinzione. “Vogliamo che l’incontro sia ecumenico e interreligioso”, prosegue don Adriano Sella, già missionario in Brasile e Amazzonia e oggi sacerdote diocesano a Padova. “Ci siamo ispirati alle manifestazioni del 2007 in Myanmar, quando i monaci si sono schierati contro il regime”, racconta. “L’impatto è stato fortissimo, sulla popolazione e sui media, e per questo vogliamo replicare per l’acqua. Abbiamo scelto il digiuno e il silenzio che spesso valgono più di mille parole”.

La battaglia perché l’acqua rimanga un bene pubblico, secondo don Sella, deve essere di vitale importanza per un cristiano: “La privatizzazione su scala mondiale significa mandare a morte certa milioni di persone. In Patagonia il vescovo Luis Infante della Mora e la sua diocesi hanno iniziato a prendere posizione quando, mentre visitavano le comunità dove operano, hanno visto l’aumento del prezzo dell’acqua. La stessa cosa sta accadendo anche in Africa per mano delle multinazionali. Con queste premesse la sensibilità deve trasformarsi in impegno”, osserva. La privatizzazione dell’acqua non è solo un problema italiano: “Qui possiamo votare ‘sì’ al referendum, ma con questo digiuno religioso vogliamo mandare un messaggio oltre i confini nazionali”.

Stefano Rodotà: FUGA DAI REFERENDUM

STEFANO RODOTÀ. La Repubblica, Venerdì 22 aprile 2011

Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì   si è voluto cancellare quello sul nucleare.

Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell’acqua. Le torsioni dell’ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell’emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare.

Timoroso dell'”effetto Fukushima”, che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull’acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell’irrompere continuo della logica ad personam. L’uomo che ogni giorno invoca l’investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittimazione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.

Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.
Caduti i referendum sul nucleare e sull’acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.
Quest’ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona. Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di “legislatore negativo”.

L’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum. Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi. Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi. E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.

È resistibile questa strategia? In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull’acqua è bene tornare per un momento sull’emendamento con il quale si è voluto cancellare il referendum sul nucleare. Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell’emendamento che prevedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”. E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare. Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare “gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum” e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati “i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente”. Si può ragionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell’emendamento sul nucleare, questo sia avvenuto. E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l’acqua. Di questo dovrà occuparsi l’ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme. La partita, dunque, non è chiusa.

Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell’opposizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell’approvazione dell’emendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall’obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell’umanità.
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull’acqua qualora si seguisse la stessa strada. Ma proprio l’aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno. Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.

DIFENDIAMO I REFERENDUM

Care amiche e cari amici del popolo dell’acqua,
come tutte e tutti saprete è notizia delle ultime ore la possibile scelta del nostro Governo di agire nei confronti del Referendum per l’Acqua come già ha fatto con il Nucleare e di aggirare così la volontà popolare, a cui tante volte si è richiamato lo stesso Presidente Berlusconi.
Che vuol dire? Che probabilmente si proverà a fare una “leggina” sull’acqua e il servizio idrico.
Ma quale differenza c’è con il nucleare? La differenza sta nel fatto che per l’acqua è molto più difficile “venire incontro” alle nostre richieste del Comitato Promotore, visto che chiediamo la fuoriuscita dell’acqua dal mercato.

Per questo la strategia sarà quella di creare una cortina fumogena, di confondere le acque e i cittadini e poter dire che non c’è più bisogno dei referendum. Ovvero non c’è più bisogno che gli italiani dicano la loro rispetto a questioni vitali. Si calpesta la richiesta di esprimersi in prima persona e partecipare al di là dell’urna. Si concretizza quello che andiamo dicendo da tempo: si scrive Acqua, si legge DEMOCRAZIA (il potere appartiene al popolo…).

E’ necessario essere all’altezza dell’attacco in atto e, per questo, chiammiamo alla mobilitazione democratica tutta la cittadinanza che, al di là di facili retoriche, possa affermare l’importanza di questa battaglia battaglia ma, ancor di più, l’importanza capitale della difesa degli spazi di agibilità democratica e politica, sempre più ridotti e umiliati.
A questo punto, raccolti pareri tra telefonate e mail che ci stanno arrivando ininterrotte da giorni, facciamo una serie di proposte per l’attivazione e la comunicazione:

– attiviamoci presso tutti i nostri referenti e contatti politici, a qualunque livello, perché esercitino ogni pressione possibile sui vertici della piramide;

– attiviamo un azione di pressione tramite l’invio di mail a tutti i parlamentari dal titolo “Non provate a toccare i referendum”; gli indirizzi sono su internet sul sito della camera dei deputati e del senato;
–  Venerdì 29 aprile, di fronte alle prefetture di tutta Italia, partecipiamo a manifestazioni comunicative e includenti per l’acqua bene comune, in difesa dello svolgimento dei referendum e la libertà dei cittadini di partecipare alla vita pubblica di questo paese.
– In ultimo, dopo il 1° Maggio, diamo vita ad azioni di visibilità con le bandiere dell’acqua presso i monumenti storici delle nostre città.
I Comitati per il Referendum, il Forum, e tutti i movimenti per l’acqua danno voce alle istanze dei cittadini sul secondo più importante bene comune dopo l’aria: c’è bisogno però della forza e dell’impegno di ciascun Italiano perché la Democrazia è riempita della sorveglianza e dei significati che vi ripone ognuno.

Molinari al “Fatto Quotidiano”

Versione integrale dell’articolo di Molinari apparso oggi sul “Fatto Quotidiano”

Non mi sarei mai aspettato che proprio il Fatto Quotidiano, il più letto dai movimenti per i beni comuni, ospitasse un articolo come quello a firma di Marco Ponti proprio il giorno dopo la minaccia del governo di “neutralizzare” il referendum sull’acqua pubblica. Un articolo offensivo, che nel titolo chiama l’acqua pubblica “acqua sporca”, dove si plaude la gestione privata di questo bene comune, le gare, il mercato, le tariffe invece della fiscalità generale e si relega la funzione del pubblico all’assistenza dei meno abbienti. Ma sopratutto dove vi traspare un ideologico furore contro la politica e tutto ciò che è pubblico.

Indignazione nel movimento, perché a fronte dell’ennesimo attentato al diritto costituzionale dei cittadini di decidere sui contenuti, si è scelto di ospitare una così dura contestazione ai referendari, accusati (come per il nucleare) di creare“impatti emotivi” per carpire la buona fede degli elettori italiani.

I promotori dei referendum e un milione e quattrocento mila cittadini che li hanno firmati vengono più o meno esplicitamente presentati come funzionali agli interessi di una casta partitica di amministratori corrotti, che vogliono a tutti i costi bloccare il “giusto” ricorso alle gare e il passaggio alle “sane” ed efficienti gestioni private che la legge Ronchi impone.

L’autore disquisisce sul concetto di “servizio universale”, cosa che non esiste in nessuna legislazione italiana o europea, dove semmai si parla di “servizi di interesse generale”, ignorando che universali sono invece i diritti umani, come quelli all’istruzione, alla salute e quello ancor più fondamentale come il diritto all’acqua.

Un diritto che proprio quella politica e quei partiti denunciati da Ponti, si oppongono affinché venga riconosciuto come tale, perché vogliono che l’acqua potabile venga gestita privatamente come una merce e data in gestione alle multinazionali, alle banche, quotata in borsa e oggetto di speculazioni finanziare.

I diritti universali e la fiscalità generale, non il mercato e la quantità di soldi necessari, sono stati i principi ispiratori delle leggi per l’istituzione dei servizi pubblici.

Dall’antichità il diritto all’acqua potabile è stato il fondamento della civiltà e per tutto il novecento, per tutti i partiti di destra, di sinistra e di centro, la missione politica fu quella di consentirne l’accesso a tutti.

Credo che il professore si sia costruito una sua realtà, tutta ideologica, quando accusa i referendari e la lobby degli amministratori locali di voler abolire le gare che altrimenti sarebbero vinte da privati o “pubblici” più efficienti e che chiedono meno soldi.

Dove vive? Dove vede l’esistenza di questa lobby di amministratori/oppositori? dove vede l’efficienza dei privati?

Sappiamo benissimo le pecche del pubblico, ma la legge Ronchi l’hanno voluta proprio i partiti, quegli esponenti politici e quelle amministrazioni al centro dei perversi intrecci che stritolano la politica nel nostro paese.

Le privatizzazioni le hanno attuate da tempo proprio gli amministratori di destra e di sinistra delle regioni: Lazio, Liguria Emilia, Toscana, Umbria, Sicilia, Calabria ecc.. dove proprio quegli intrecci trasversali sono più evidenti.

In ogni caso l’efficienza del privato non si è manifestata affatto, i buchi di bilancio sono diventati delle voragini e nemmeno l’economicità dal momento che dall’inizio delle privatizzazioni le tariffe sono aumentate mediamente del 60% e gli investimenti si sono ridotti del 50%. Mentre se cerchiamo qualche gestione virtuosa la troviamo nel pubblico come a Milano.

La resistenza alla privatizzazione dei servizi idrici viene dai movimenti e da una minoranza di amministrazioni locali isolati e sottoposti a fortissime pressioni dei partiti ed è una resistenza mondiale ed europea. Parigi è tornata al pubblico, risparmiando 38 milioni di euro all’anno e diminuendo dell’8% le tariffe. A Berlino un referendum cittadino ha fermato la privatizzazione.

Ma di quale correttezza delle gare parla Marco Ponti?

Tutti sanno, a partire dall’Autority della concorrenza, che i servizi finiranno nelle mani di un cartello fatto da due multinazionali francesi: Suez/Gaz de France e Veolia/Edf e da 4 società italiane private e quotate in borsa: Acea, Hera; Iren, A2A, trasversalmente intrecciate nei capitali con la politica, con gli imprenditori Caltagirone, Pisante e con le banche Monte dei Paschi di Siena,ecc…

La realtà è che sulle privatizzazioni si giocano gli interessi economici trasversali tra centro destra e centro sinistra e le alleanze politiche tra il centro di Casini/ Caltagirone e il centro sinistra di Dalema/Coop/ Monte dei Paschi.

Dove vive il Prof. Ponti, consulente della Banca mondiale?

Come non vede che sono proprio le privatizzazioni l’elemento corruttivo della politica e della nostra società?

Che da tempo e in modo trasversale i partiti nel loro insieme operano affinché tutto finisca nel gorgo del privato? Che proprio i partiti e la maggioranza degli amministratori seminano l’avversione contro tutto ciò che è pubblico?.

Come non vedere che le privatizzazioni svuotano la sostanza democratica e costituzionale del paese di cui la neutralizzazione dei referendum è l’ultima visibile manifestazione? Come non vedere che alimentano l’individualismo, annullano l’accesso al diritto e spezzano ogni idea di comunità? Come non vedere che è in questo progetto di privatizzazioni che è maturata l’irresistibile ascesa di Berlusconi e matura il suo consenso?

Possiamo trovare una sede per confrontarci su questi argomenti, ma ora gli italiano hanno il sacrosanto diritto di recarsi al voto e di poter decidere.

Emilio Molinari

25.4.2011

Facoltà dell’Acqua 2011, 29 e 30 aprile

Ciao a tutti,

ecco a voi in allegato il programma definitivo della Prima sessione della Facoltà dell’Acqua 2011 “Agire per l’Acqua Bene Comune” che si svolgerà il 29 e 30 aprile prossimi presso il Monastero del Bene Comune di Sezano a Verona.

Venerdì 29 aprile ore 18.30 – 22.30 (break buffet)
Dal “CAPITALISMO BLU” dei dominanti ai BENI COMUNI DEI CITTADINI
La tesi sull’acqua come “bene economico” e sulla sua scarsezza.
Contributo di Riccardo Petrella – presidente U.B.C. Facoltà dell’acqua
I quesiti referendari sui servizi pubblici locali: I 2Si all’acqua pubblica.
Contributo di Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI

Proiezione del filmato: “Enel, l’acqua della Patagonia tutta d’un sorso”, regia Enzo Cappucci.
In preparazione all’incontro del 19 maggio con Mons. Infantis De La Mora, impegnato contro la privatizzazione in Cile.

Sabato 30 aprile
ore 9.30 – 12.30
Verso i referendum CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE
Costruire il post capitalismo blu. La rivoluzione dell’acqua. Contributo di Riccardo Petrella presidente U.B.C. Facoltà dell’acqua
Quali scenari post consultazione referendaria. Contributo di Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI
&gtpausa pranzo
&gtore 14.30 – 17.30
Laboratorio: Come comunicare i quesiti referendari a difesa dell’acqua bene comune. Contributo di Piero Scaramucci – Ex-direttore Radio Popolare
Laboratorio: Come promuovere la partecipazione ai referendum del 12-13 giugno. Incontro dei referenti locali del Comitato referendario 2Si, enti locali. Coordina Rosario Lembo – Referente nazionale Comitato Referendario 2SI

Contributo libero a sessione: 15 € (29-30 aprile)
Contributo a pasto 13 € (buffet 5 €)
Iscrizioni entro 28 aprile e info alloggio: monasterodelbenecomune@gmail.com / tel 347 2256997

Marco Bersani (Attac Italia) sugli ultimi sussulti governativi

REFERENDUM : LA PARTECIPAZIONE POPOLARECONTRO IL GOVERNO E I POTERI FORTI

L’approvazione al Senato dell’emendamento che sancisce la rinuncia temporanea al nucleare rende evidente la volontà di governo e poteri forti di aprire la guerra ai referendum del prossimo 12-13 giugno.

Diversi interessi convergono in questa direzione e con una chiara strategia.

Dal punto di vista del premier, tutto muove dal panico che una doppia sconfitta popolare –alle elezioni amministrative (Milano in primis) e ai referendum- faccia definitivamente crollare una maggioranza tenuta assieme solo dagli interessi di innumerevoli clan oliati con prebende e posti di potere per garantirne la fedeltà.

Dal punto di vista dei poteri forti -multinazionali, capitale finanziario e lobby territoriali trasversali agli schieramenti politici-  tutto muove dalla consapevolezza che, in particolare con i referendum per l’acqua, le politiche liberiste , per la prima volta dopo decenni, possano essere sconfitte e sanzionate da un voto democratico e popolare, aprendo scenari di modifica dei rapporti di forza culturali e politici nell’intero Paese e di ridiscussione complessiva sull’insostenibilità dell’attuale modello liberista.

Ecco perché, pur utilizzando la sovranità popolare come feticcio ad ogni occasione, questa diventa il peggiore degli incubi quando possa pronunciarsi davvero.

Ma come in ogni disvelamento, con la mossa sul nucleare, il Governo e i poteri forti dimostrano tutta la loro debolezza, dimostrando come il popolo dell’acqua e quello contro il nucleare siano già maggioranza nel Paese, talmente evidente da non poterne accettare il libero confronto e il conseguente voto.

Non sappiamo cosa deciderà la Corte di Cassazione in merito. Sappiamo per certo che da oggi e fino ad allora –intorno alla seconda metà di maggio-  la campagna comunicativa sarà tutta orientata a dire che il referendum sul nucleare non ci sarà, depotenziando l’attenzione dell’opinione pubblica.

Possiamo già prevedere, inoltre, che la strategia non si fermerà qui : già ieri Federutility –la lobby delle SpA che gestiscono il servizio idrico- si è infervorata chiedendo analogo intervento sull’acqua “per impedire due referendum disastrosi”, sapendo su questo di poter contare anche sul consenso di una parte dell’opposizione parlamentare, quella più direttamente legata alle multiutilities delle grandi città.

Il gioco si fa duro e dunque noi dobbiamo “diventare duri mantenendo intatta la nostra tenerezza”.

Da un parte occorre rivendicare i referendum come fine in sé, ovvero come fondamentale espressione della sovranità popolare, tanto più in questa situazione di sostanziale sequestro della democrazia in questo Paese : occorre dire con forza e in tutte le sedi che il diritto delle donne e degli uomini a decidere sulla politica energetica è insopprimibile e non può divenire variabile dipendente dalle tattiche politiche di palazzo.

Dall’altra occorre contare sulla ricchezza –non congelabile da nessun emendamento- dell’esperienza del popolo dell’acqua : quella diffusione reticolare che ha rimesso in moto le energie positive di milioni di donne e uomini che, tutti i giorni e in ogni angolo del Paese, stanno compiendo il più importante processo di autoeducazione popolare degli ultimi decenni, costruendo consapevolezze e intessendo legami sociali, di cui nessun grande mass media parlerà, ma che potrebbero costituire l’elemento decisivo per la vittoria ai referendum.

Contemporaneamente va subito lanciata una campagna per ottenere ora e senza ulteriori tentennamenti ciò che è altrettanto insopprimibile : il diritto all’informazione.

Per questo occorre mobilitarsi subito contro i boicottaggi interni alla Commissione di Vigilanza Rai, che impediscono l’approvazione del regolamento per le trasmissioni televisive, premere su tutte le reti pubbliche e private e sui grandi organi di informazione perché diano adeguata informazione, chiedere ad ogni ente locale di svolgere il proprio ruolo istituzionale favorendo l’informazione e la partecipazione dei cittadini.

Vogliono pregustare la torta di 60 miliardi del business dell’acqua, a noi il compito di rendergli evidente che l’acqua ha un legittimo impedimento : è nostra.

Marco Bersani

Attac Italia

Incontro tra il Comitato e il Partito Democratico

Report incontro PD e Comitato Referendario “2 Sì per l’Acqua Bene Comune”
Roma, 30 Marzo 2011

In data 30 Marzo 2011 si è svolto l’incontro fra il Partito Democratico rappresentato dalla Responsabile Ambiente Stella Bianchi e una delegazione del Comitato Referendario “2 Sì per l’Acqua Bene Comune” costituita da Luigi Agostini, Enzo Vitalesta, Francesca Caprini, Corrado Oddi e Paolo Carsetti.
L’incontro è stato fissato per proseguire il confronto in merito alla campagna referendaria sull’acqua.

Stella Bianchi ha tenuto a ribadire che la posizione del PD sui due quesiti referendari, condivisa nella direzione nazionale del partito tenutasi lunedì 28 marzo, è di un Sì contro la privatizzazione forzata dell’acqua imposta dal Governo con il Decreto Ronchi. Mentre sul restante quesito in tema di tariffa del servizio idrico si deve far riferimento alla proposta di legge presentata in Parlamento dal PD. In sostanza Stella Bianchi ha sottolineato che con tale proposta il PD si fa promotore di un forte controllo pubblico che garantisca investimenti, efficacia, efficienza e tutela della risorsa. Inoltre ha tenuto precisare come la posizione del PD non sia conflittuale con i promotori dei referendum.

Da parte del Comitato Promotore è stato espresso apprezzamento rispetto al pronunciamento in favore del Sì sul primo quesito e contemporaneamente un giudizio negativo rispetto al mancato pronunciamento sul secondo, sottolineando anche la non comprensione delle motivazioni di tale scelta.

E’ stato altresì ribadito come l’obiettivo dei due quesiti referendari s’inserisca in un ragionamento più ampio che ripensi alla radice la gestione dei beni comuni e più nel particolare si proponga di restituire il bene comune acqua alla gestione partecipativa dei cittadini.

Il confronto è proseguito su quattro punti evidenziati dai rappresentanti del Comitato Promotore:

1) Richiesta di chiarimento sulla posizione del PD in merito al 2° quesito.

2) Le iniziative che intende mettere in campo il PD per favorire il raggiungimento del quorum.

3) Cosa s’intende nella proposta di legge del PD per “remunerazione dell’attività industriale”.

4) Richiesta di calendarizzazione della proposta di legge d’iniziativa popolare del Forum dei Movimenti per l’Acqua.

Per quanto concerne il primo punto Stella Bianchi ha sottolineato come l’eliminazione “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” dalla tariffa sia molto problematica perchè rischia di non permettere di effettuare gli investimenti necessari.

Su tale questione è stato risposto che, nella sentenza di ammissibilità del quesito, la Corte costituzionale ha sancito che da tale abrogazione ne deriverebbe una normativa direttamente applicabile e che la gestione del servizio idrico può essere svolta in vista della copertura, in un determinato periodo di tempo, dei costi mediante i ricavi. Inoltre si è sottolineato come il Comitato stia approntando una propria proposta di finanziamento del SII che renda certi e acceleri gli investimenti.

Sul secondo punto è stato risposto che il PD s’impegnerà a sostenere la partecipazione al voto. D’altra parte va sottolineato come più volte Stella Bianchi ha rimanrcato la difficoltà del raggiungimento del quorum.

Sul terzo punto è stato risposto che nella proposta di legge avanzata dal PD non sussiste più la remunerazione del capitale investito ma la remunerazione dell’attività industriale che equivale all’efficientamento dei costi di gestione. Da parte dei rappresentanti del Comitato è stato obiettato che tale efficientamento si può svolgere a prescindere da questa formulazione e pertanto non ha nessun senso inserirla come a se stante in quanto i costi di gestione sono già parte integrante della costruzione della tariffa.

Sul quarto punto è stato risposto che congiuntamente alla richiesta di calendarizzazione della proposta i legge del PD verrà avanzata anche quella concernente la legge d’iniziativa popolare del Forum dei Movimenti per l’Acqua.

In ultimo ci si è lasciati rimandando il prosieguo del confronto ad un momento successivo all’elaborazione della nostra proposta di finanziamento del SII. Proposta attraverso la quale sarà anche possibile approfondire la discussione in merito alla posizione del PD sul nostro secondo quesito.

 

Segreteria Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune

Venerdì 15 Aprile a Battaglia Terme incontro dalle 21.00

Locandina 15 aprile Acqua

ASSEMBLEA PUBBLICA

PERCHE’ VOTARE SI’AI REFERENDUM

Venerdì 15 Aprile 2011 ore 21,00

CASA del RICCIO – Parco  INPS,  presso Casa del Gemellaggio – Viale Colli Euganei   –  Battaglia Terme

Con la partecipazione di

GIANNI BALLESTRIN, referente provinciale

RENZO SORANZO, referente di zona

Presenta  Alessandra Romano

Con il sostegno delle Associazioni: La Vespa , Anteas –  Auser Centro Sociale Anziani e Giovani, Gruppo Escursionisti ‘Severino Arigliani’, Circolo Parrocchiale ‘San Giacomo’

LA CITTADINANZA È INVITATA A PARTECIPARE