martedì 19 febbraio 2013: incontro con i candidati

RISPETTARE L’ESITO DEI REFERENDUM DEL 2011:
SI, FORSE ..?
IL COMITATO 2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE  PADOVA INTERROGA I CANDIDATI
SIETE INVITATE/I
MARTEDI’ 19 FEBBRAIO h.21
SALA ROSSINI (sopra il Caffè Pedrocchi) Padova
PER PORRE DOMANDE E DISCUTERE CON I CANDIDATI/E  DELLE LISTE DELLE FORMAZIONI IMPEGNATE NEI REFERENDUM DEL 2011 Pd, Sel, Rivoluzione Civile, M5S

A DUE ANNI DAL REFERENDUM IN CUI MIGLIAIA DI CITTADINE E CITTADINI PADOVANI HANNO VOTATO PER LA FUORIUSCITA DELL’ACQUA E SERVIZI LOCALI DALLE LOGICHE DI MERCATO E PROFITTO,  IL COMITATO PROVINCIALE  2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE INTERROGA I CANDIDATI  ALLE ELEZIONI , DELLE FORZE POLITICHE CHE HANNO SOSTENUTO LA CAMPAGNA REFERENDARIA

COME SI CONCILIA LA CHIARA VOLONTA’ ESPRESSA DA CITTADINE/I  CON SCELTE, COME LA FUSIONE ACEGAS-APS CON HERA, CHE ADOTTANDO LE LOGICHE DEL GIGANTISMO FINANZIARIO, PORTANO ALLA  STRISCIANTE PRIVATIZZAZIONE DI SERVIZI ESSENZIALI COME ACQUA E RIFIUTI? COME CAMBIA LA POSSIBILITA’ DELLE COMUNITA’ LOCALI  DI PARTECIPARE REALMENTE ALLA GESTIONE, CONTROLLARE E DECIDERE SULLA QUALITA’ DEI SERVIZI E, PER I LAVORATORI, SULLA QUALITA’ DEL LAVORO?

COME SI CONCILIA IL RISULTATO REFERENDARIO, (CONFERMATO DALLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE E DAL PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO) CON LE DECISIONI DEI VARI GOVERNI E DELL’AUTHORITY SULLE TARIFFE DI CANCELLARLO REITRODUCENDO LA GARANZIA DEL PROFITTO PER I GESTORI, ?

COME SI CONCILIA LA VOLONTA’ DI CAMBIARE ROTTA ESPRESSA DALLA CENTRALITA’ DATA AI BENI COMUNI E QUINDI DI IMMAGINARE E COSTRUIRE UN FUTURO BASATO SULLA GIUSTIZIA AMBIENTALE E SOCIALE  CON SCELTE ECONOMICHE E POLITICHE CHE RIPROPONGONO SPERIMENTATE E FALLIMENTARI LOGICHE MERCANTILI  COME BASE DELLA GESTIONE DELLE RISORSE E DEL TERRITORIO?

HANNO GIA’ ASSICURATO LA LORO PRESENZA: F.Corso, G. Endrizzi,  A. Lucarelli,  A.Zan ed altri candidati.

Intervengono WWF, COMITATO LASCIATECI RESPIRARE,  ISDE-Medici per l’Ambiente, Legambiente, Comitato difesa ambiente salute Padova Est

MANTOVA: referendum nel cassetto

GAZZETTA DI MANTOVA – 22 aprile 2012

Referendum nel cassetto Riparte la gara dell’acqua
Decisivo il parere del consulente: Tea deve aprire ai privati o perderà il servizio Tariffe fissate da sindaci e Provincia, al nuovo partner lavori per 60 milioni
di Gabriele De Stefani

Dopo una fase di surplace durata dieci mesi riparte la gara per trovare il socio privato che rileverà il 40% del capitale sociale di Tea Acque. La decisione è stata presa nei giorni scorsi dal consiglio di amministrazione della multiutility, che ha già comunicato la sua decisione alla Provincia e alla neonata azienda speciale. Decisivo il parere arrivato dal consulente legale arruolato nelle settimane che seguirono il referendum del 12 e 13 giugno scorso quando, dopo la vittoria del fronte del sì, Tea rimase prigioniera di un dubbio: la bocciatura dell’articolo 23 bis della legge Ronchi poteva far considerare superati i rilievi dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che chiedevano l’apertura ai privati? La risposta arrivata dal consulente è che i due pareri – quello del popolo sovrano sulla Ronchi e quello dell’Authority sull’affidamento – riguardano aspetti diversi della normativa. Dunque si riparte lungo una rotta che peraltro, consulenze tecniche a parte, non trova i vertici di Tea ostili.
La gara formalmente non era stata sospesa: il cda di via Taliercio del 20 giugno scorso aveva dato mandato al presidente Luigi Gualerzi di cercare un parere legale e nel frattempo la procedura era stata rallentata. Il risultato è che, a dieci mesi di distanza, la situazione è la stessa del giugno scorso: gara ferma alle manifestazioni di interesse di cinque aziende del settore, i cui nomi restano coperti dal segreto che regola la corsa all’appalto. In palio ci sono, oltre al 40% del capitale sociale della società che gestisce il servizio idrico, lavori per 60 milioni in 14 anni che dovranno migliorare la rete che porta l’acque nelle case dei mantovani.
L’iter riparte ma resta lontano dal suo approdo finale. Ora le cinque aziende saranno chiamate a visitare di persona impianti e uffici di Tea Acque per essere messe nelle condizioni di formulare le loro offerte. Solo quando questa fase si sarà conclusa – e serviranno diversi mesi – si apriranno le buste e si decreterà il vincitore. Tra le incognite che rischiano di rallentare l’operazione c’è anche il fattore tempo: non è scontato che dopo dieci mesi di stop le cinque aziende siano ancora tutte interessate, perché nel frattempo potrebbero aver investito altrove o non essere più nelle condizioni per farlo.
Ma il surplace di Tea è servito sia a dare alla Provincia il tempo – non poco – per costituire l’azienda speciale che sostituisce la vecchia Ato e avrà il compito di definire le tariffe dell’acqua, sia per avere il parere legale necessario dopo il referendum. Ora, con l’ok dei consulenti e il nuovo ente pronto a marciare con la nomina del cda, via Taliercio ha sciolto le riserve.
La gara per cedere il 40% del capitale sociale era stata avviata su input dell’Authority secondo la quale, non essendo Tea una società in house dei Comuni, gli affidamenti diretti per la gestione del servizio non sono legittimi. Dunque rimanevano due strade: aprirsi a partner privati (con quote sotto al 50% e nessun potere di fissazione delle tariffe) o vedersi scippati gli affidamenti, che sarebbero stati rimessi a gara. «E in quel caso davvero avremmo rischiato di avere l’acqua in mano ai privati» aveva dichiarato Gualerzi alla Gazzetta prima del referendum, quando il presidente era impegnato a difendere l’operato della sua società.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
GAZZETTA DI MANTOVA – 22 aprile 2012
https://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/04/22/news/la-gara-per-il-privato-attacco-alla-democrazia-1.4407455
«La gara per il privato? Attacco alla democrazia»
Il comitato referendario contesta la decisione di Tea di riavviare la procedura Pronta una campagna di boicottaggio sul fronte energia elettrica e gas
di Igor Cipollina
I postreferendari non l’hanno presa bene, proprio no. Tanto da aspettare un giorno per la replica, il tempo necessario a diluire la rabbia e ribollire di indignazione. «È ripreso l’attacco all’acqua pubblica e alla democrazia espressa attraverso il voto referendario» tuonano adesso, puntando il dito contro chi li vorrebbe compressi nel ruolo di consumatori (denunciano loro). Ce l’hanno con Tea Acque che, confortata dal parere del consulente legale Giuseppe Caia, ha scongelato la gara per il socio privato (al 40%). Messa tra parentesi dopo il referendum di giugno.
Vero, osserva il Comitato per l’acqua bene comune, l’obiezione sollevata nel 2010 dall’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici resta in piedi: non essendo Tea Acque srl una società in house, controllata cioè direttamente dai Comuni, non può ricevere l’affidamento diretto per la gestione del servizio idrico. Quindi? Due anni fa la stessa srl propose di sanare la situazione aprendo ai privati e l’Autorità rispose sì. «Nel frattempo, però, il quadro normativo è mutato» insiste il Comitato per l’acqua bene comune. Nel frattempo sotto i ponti della privatizzazione è passata l’onda blu del referendum (27 milioni di sì) che ha annegato l’articolo 23 bis del decreto Ronchi. Ovvero, l’articolo a cui l’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici aveva agganciato il suo sì alla soluzione proposta da Tea Acque (controllata da Tea spa).
D’accordo, ma il parere del consulente legale? «Sappiamo tutti benissimo che tecnici e legali si esprimono in aderenza alla specifica formulazione della richiesta a loro presentata – interviene la referendaria Annalisa Gazzoni – Forse la domanda poteva essere posta in modo diverso. Di fatto ci troviamo proprio di fronte agli scenari denunciati come intrinseci della privatizzazione: decide un consiglio di amministrazione. Un cda non viene eletto dai cittadini, non li considera come tali ma solo come potenziali consumatori». Insomma, per i referendari la domanda andava rovesciata e non da Tea, ma da chi ha il dovere di interpretare le scelte dei cittadini (i famosi 27 milioni di sì). Sindaci e amministratori. «Visto che l’articolo 23 bis ora non esiste più, la questione di irregolarità di Tea Acque potrebbe essere risolta attraverso soluzioni diverse?». Gazzoni si dà pure un paio di risposte, sulla scorta delle soluzioni sposate altrove: «L’alternativa potrebbe essere che i Comuni diventino direttamente soci di Tea Acque o che si rafforzi il loro controllo analogo con una modifica statutaria». Ma il presidente di Tea ribatte punto su punto, difendendo l’apertura ai privati come l’unica strada percorribile. La matassa è ingarbugliata e il Comitato non cede di un millimetro.
«Mentre altrove i sindaci scelgono i percorsi per una gestione pubblica dell’acqua (l’ultimo esempio arriva dalla provincia di Pescara), i nostri sembrano più interessati a tranquillizzare gli utenti facendoci credere che “l’acqua resta pubblica” e il privato agisce solo sulla gestione, come se non fosse proprio la gestione a permettere di rendere disponibile la risorsa idrica attraverso distribuzione e depurazione – incalza Gazzoni – Ci tranquillizzano dicendoci che il privato non influenzerà le tariffe, ma non ci dicono che le tariffe sono esattamente la risultanza dei costi di investimento e gestione e che il socio privato, operativo, può incidere pesantemente su questi costi». Se il silenzio di politici e amministratori viene definito «assordante», al punto da delegare la decisione al cda di Tea, il Comitato si rivolge direttamente a Gualerzi. «Visto che per il presidente siamo solo “consumatori”, come tali sapremo agire. Non potendo sceglierci il servizio idrico, lo faremo sugli altri aspetti commerciali della società: energia elettrica e gas. Come consumatori critici
possiamo farlo e l’atteggiamento di Tea nei nostri confronti non ci sembra rispettoso della nostra identità di cittadini prima che utenti».
Il nome della campagna sarebbe già pronto: BoicotTea.
https://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/04/22/news/avanti-tutta-anche-con-l-autoriduzione-della-tariffa-in-bolletta-1.4407149
Avanti tutta anche con l’autoriduzione della tariffa in bolletta
Se il Comitato per l’acqua bene comune sta già mettendo a punto la campagna BoicotTea, per colpire la società ai fianchi (energia elettrica e gas), sul tappeto resta l’altra campagna, quella di…
Se il Comitato per l’acqua bene comune sta già mettendo a punto la campagna BoicotTea, per colpire la società ai fianchi (energia elettrica e gas), sul tappeto resta l’altra campagna, quella di obbedienza civile. Al grido «Il mio voto va rispettato». Il voto è sempre quello referendario dello scorso giugno, il ragionamento articolato: rispondendo sì al secondo quesito, 27 milioni di italiani hanno cancellato il principio della “remunerazione del capitale investito” azzerando il profitto del gestore. Un 7% che sulle bollette si moltiplica, arrivando a pesare pure più del doppio. Peccato che non sia cambiato nulla, nemmeno dopo la pubblicazione dell’esito referendario sulla Gazzetta ufficiale (20 luglio 2011). Quindi? Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha deciso di autoridursi la tariffa. Anche a Mantova.
In foto la referente del Comitato per l’acqua Annalisa Gazzoni.
La replica: Gualerzi insiste: “è l’unica possibilità e vi spiego perché”
22 aprile 2012 — pagina 09 sezione: Nazionale
Le ragioni del Comitato per l’acqua bene comune s’infrangono contro la diga tirata su da Luigi Gualerzi presidente di Tea. I referendari e il presidente di Tea sembrano parlare due lingue diverse. Se Annalisa Gazzoni contesta la decisione di riavviare la gara per il socio privato, denunciando «un attacco alla democrazia in barba alla volontà espressa dai cittadini», Gualerzi insiste a difendere la scelta come l’unica possibile per sciogliere il nodo dell’affidamento diretto del servizio idrico. E superare così l’obiezione dell’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici. Tra le alternative proposte dai referendari, quella di far diventare i Comuni soci di Tea Acque, disinnescando così il controllo di Tea spa. «Ipotesi impercorribile e al di fuori della nostra portata» ribatte Gualerzi. Il passo spetterebbe ai sindaci, che dovrebbero poi sbrogliare la matassa delle rispettive quote (in base a quale criterio?). «In ogni caso, ammettendo pure che il percorso societario andasse in porto, la nuova società sarebbe estremamente debole – avverte ancora Gualerzi – senza il sostegno di Tea spa chi presterebbe ai Comuni i soldi per gli investimenti? Per non parlare dei vincoli dei patti di stabilità. No, la gara per il socio privato è l’unica strada».

Torino e i beni comuni

L’Assessore Passoni tra TINA e BENI COMUNI

L’intervista dell’assessore Passoni a La Stampa del 23 aprile suscita la sgradevole reminiscenza dell’acronimo tatcheriano: TINA – There Is No Alternative.

Non che il nostro assessore adombri  l’abolizione delle politiche sociali che sono un vanto della nostra Città (anche se quelle culturali hanno dimenticato da lungo tempo la lezione Balmas di ricchezza dei contenuti con bilancio spartano).

L’ assessore propone invece la cosiddetta “apertura al privato sociale” in grado – a suo dire –  di mantenere l’alto livello dei servizi finora garantito dalla gestione pubblica, a costi inferiori a quelli che il Comune non sarebbe più in grado di affrontare.

Lungi da noi negare le reali difficoltà del bilancio comunale. Riteniamo però che esse non siano superabili con l’ingresso dell’iniziativa privata nella gestione dei Beni Comuni pena una mutazione genetica dei nostri Servizi Pubblici Locali.

Dispiace e delude che il nostro giovane assessore non abbia colto il nuovo che la nostra città sta esprimendo sul grande tema dei Beni Comuni, rivelato anche dal voto referendario, espressione di una visione della società alternativa a quella finora  quotidianamente praticata e propagandata.

Con i 388.099 torinesi che hanno votato Sì all’Acqua pubblica, molti dei quali stanno  ora firmando perché il loro voto sia rispettato ripubblicizzando la SMAT,  il Comitato Acqua Pubblica di Torino,  lancia una sfida ideale e culturale per l’affermazione di nuove modalità di gestione del servizio idrico e promuove così un’azione di contrasto alle ricette ultraliberiste che impongono  la (s)vendita dei servizi pubblici quale unica soluzione per fare cassa e fronteggiare la  precaria situazione  finanziaria nella quale si dibattono i Comuni.

Non bastano dichiarazioni estemporanee (”Il patto di stabilità è stupido” ha affermato a fine anno il Sindaco Fassino), per denunciare la subalternità della politica alla volontà dei mercati. Gli strettissimi vincoli alla spesa imposti dal Patto devono essere con forza contestati, con un’iniziativa  che trovi slancio proprio a livello locale, che  porti al centro del dibattito e della proposta  politica la riappropriazione della  Cassa Depositi e Prestiti quale strumento per sostenere la spesa pubblica locale. Essa è nata  a Torino, in via Bogino 6,  nel 1850 e con l’Unità d’Italia è diventata l’Ente pubblico nazionale per raccogliere il risparmio postale e finanziare, a tasso agevolato, gli investimenti di Comuni e Province.

La sua recente trasformazione in Spa ed il susseguente ingresso delle fondazioni bancarie, portano la Cassa Depositi e Prestiti ad agire sempre più come un fondo privato d’investimento, distogliendo così progressivamente un’ enorme massa di liquidità frutto del risparmio dei cittadini (oltre 200 mld. di raccolta annui) dal suo scopo originario, cioè il servizio nell’interesse pubblico.

Ragionare di una nuova finanza pubblica significa anche richiedere con forza l’adozione della Tassa sulle Transazioni Finanziarie (ex Tassa Tobin). Una modesta aliquota applicata sugli enormi volumi di denaro che la grande speculazione muove ogni giorno sui mercati finanziari, consentirebbe di acquisire risorse fondamentali per mantenere e sviluppare quei servizi pubblici che danno la misura del livello di civiltà ed equa distribuzione delle risorse che la nostra Costituzione garantisce.

Assessore Passoni, muova almeno un primo passo in questa direzione per Torino Bene Comune.

Torino, 25 aprile 2012

Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

www.acquapubblicatorino.org –  tel. 388 8597492

il min. Clini ci dà ragione!

COMUNICATO STAMPA

 

Ministro Clini: Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha ragione

 

Dopo più di un’ora di occupazione della sede del Ministero dell’Ambiente, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha ottenuto l’incontro con il Ministro dell’Ambiente C. Clini.

Al Ministro sono state poste alcune precise richieste in merito ai referendum sull’acqua dello scorso giugno e al rispetto degli esiti dello stesso, sia in riferimento alla gestione pubblica e partecipativa dell’acqua, sia riguardo all’abrogazione dalla tariffa pagata dai cittadini della quota relativa alla “remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti del gestore.

Al termine del confronto, il Ministro Clini – dichiarandosi d’accordo con le richieste poste dai movimenti per l’acqua – ha preso i seguenti specifici impegni:

a) l’invio in giornata di una nota all’Autorità dell’Energia e Gas e a tutte le istituzioni competente, al fine di precisare – nelle more dell’approvazione di qualsivoglia nuova norma in merito – l’inesigibilità da parte dei soggetti gestori della quota di tariffa relativa all’adeguata remunerazione del capitale investito;

b)
l’inserimento, all’interno delle Linee Guida del DPCM di trasferimento delle funzioni all’Autorità dell’Energia e Gas, di una precisa indicazione per il rispetto dell’esito referendario in materia tariffaria sull’acqua;

c)
l’immediato avvio di un percorso di confronto con il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua in merito alle proposte relative al finanziamento del servizio idrico, con la prossima convocazione di un incontro congiunto con il Ministero dello Sviluppo Economico.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, nell’esprimere soddisfazione per i risultati dell’incontro, vigilerà sul rispetto e la realizzazione degli impegni presi.

Le dichiarazioni di Clini su Twitter: https://twitter.com/#!/minambienteIT

La diretta dell’occupazione https://twitter.com/#!/AcquaBeneComune

26 novembre: il Veneto ci sarà!

Il 26 novembre il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua ha convocato una manifestazione a Roma “Per il rispetto dell’esito referendario, per un uscita alternativa dalla crisi”.

Un appuntamento aperto alla partecipazione plurale per continuare ad affermare quello che in 27 milioni abbiamo voluto esprimere con i referendum del 12 e 13 giugno: la difesa dell’acqua, dei beni comuni e della partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese.

La manifestazione di Roma è un occasione importante per sottolineare come il tentativo di inficiare il risultato dei referendum in difesa dell’acqua sia emblematico di uno scenario più ampio dentro il quale vogliono imporci come ricette di uscita dalla crisi gli stessi meccanismi che l’hanno prodotta: il predominio del mercato come unico regolatore sociale.

Vorremmo andare a Roma insieme a tante e tanti dalla nostra regione per portare la ricchezza di mobilitazioni in difesa del territorio e del tessuto sociale, perchè pensiamo che solo uniti possiamo non solo difendere l’acqua e i beni comuni ma soprattutto riaffermare, tanto più in questo momento politico, la necessità di una partecipazione attiva che si contrapponga a chi vorrebbe decidere sul nostro futuro collettivo con il rischio di una gigantesca espropriazione di democrazia.

Facciamo appello a chi pensa che uscire dalla crisi a livello locale e globale sia affermare con la partecipazione di tutti la difesa dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, il contrasto alle logiche di privatizzazione dei servizi pubblici locali per essere con noi insieme a Roma in uno spazio comune aperto dallo striscione “DAL VENETO UNITI PER I BENI COMUNI”.

 

Coordinamento Veneto Comitati Acqua Bene Comune

Grazie agli sforzi congiunti del Forum Nazionale e del Coordinamento Regionale Veneto il contributo richiesto per persona per il viaggio ammonterà al massimo a 20 euro.

Informazioni e prennotazioni per la partenza da Padova con il Comitato Provinciale Due Sì per l’acqua bene comune Padova:

Sandro Punzo, tel. 328.9254183, mail acquabenecomune.pd@libero.it

 

Lucarelli a Padova il 23 novembre

In preparazione della manifestazione nazionale a Roma del 26 novembre 2011
Concretizziamo quello che 27 milioni di cittadine e cittadini italiani hanno affermato con il voto nei referendum del 12 e 13 giugno 2011:
– RIPUBLICIZZARE LA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO
– ELIMINARE I PROFITTI SULL’ACQUA
– RIDARE CENTRALITA’ AI SERVIZI PUBBLICI COME BENI COMUNI

MERCOLEDI 23 NOVEMBRE 2011 ore 20.30
SALA PALADIN – PALAZZO MORONI – PADOVA
INCONTRO PUBBLICO con
Alberto Lucarelli
Assessore ai Beni Comuni di Napoli
Valter Bonan
Portavoce del Forum Veneto dei movimenti per l’acqua

Introducono
Vilma Mazza, Giuliana Beltrame, Alessandro Chieregato
Comitato Provinciale 2 Sì per l’acqua bene comune

Costruiamo la mobilitazione sociale più ampia perchè la gestione del servizio idrico non può restare nelle mani delle società per azioni, come la Multiutility AGEGAS APS, che, per loro natura, rispondono alle logiche di mercato, come avviene, peraltro, nel ciclo dei rifiuti privilegiando gli inceneritori alla opzione rifiuto zero.
L’acqua ed i beni comuni non possono essere ostaggio della speculazione finanziaria.
La recente scelta politica dell’Amministrazione di Napoli dimostra che è possibile realizzare modelli di gestione del servizio idrico realmente pubblici e partecipati in cui al primo posto siano gli interessi della collettività.
Nella serata sarà presentata la Campagna di obbedienza civile, in attuazione del secondo quesito referendario, per eliminare, attraverso percorsi collettivi di riduzione delle tariffe, i profitti sull’acqua cancellando dalle bollette il 7% di remunerazione del capitale, che ancora tentano illegalmente di farci pagare.
Comitato Provinciale Due Sì per l’acqua bene comune – Padova

Puglia: L’Acquedotto è ancora una SpA.

Puglia. L’Acquedotto è ancora una SpA.

Il secondo quesito referendario non è stato attuato e le tariffe non sono state ridotte.
Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” prende spunto dalle recenti affermazioni del Capogruppo del PD alla Regione, il quale insiste sulla necessità di dare reale attuazione  all’esito referendario che “impone l’obbligo di una rideterminazione della tariffa con l’esclusione della quota, pari al 7%, relativa alla ‘remunerazione del capitale investito”,  sollecitando tutte le forze politiche che siedono nel Consiglio Regionale ad adoperarsi, senza tentennamenti, per la piena attuazione della volontà così chiaramente espressa dai cittadini con i Si ai referendum.

E all’Assessore Amati – che respinge la richiesta del suo capogruppo affermando che “non è percorribile ogni richiesta di riduzione della tariffa del servizio idrico integrato,  compresa la riduzione del 7% di remunerazione del capitale investito, che è per noi un costo” (https://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&id=11468&opz=display) ricordiamo che la “remunerazione del capitale investito” non è un costo come del resto ben sa l’AATO che, nel documento di  “RIMODULAZIONE PIANO D’AMBITO 2010-2018 (CAPITOLO)”-, afferma che “La remunerazione del capitale investito rappresenta il ristoro economico e l’incentivo riconosciuto al soggetto gestore per il finanziamento degli interventi mediante l’impiego di mezzi propri”. Allo stesso tempo si fa presente all’Assessore Amati – che nella stessa nota afferma che “L’unica attività consentita in futuro all’Autorità Idrica Pugliese sarà quella di rimodulazione tariffaria sulla capacità reddituale dei Cittadini, senza modificare il piano degli investimenti […]” – che la remunerazione del capitale non incide sul piano degli investimenti che, peraltro viene “recuperato” in tariffa attraverso l’ammortamento e che, comunque, non potrebbe essere imposta da un soggetto di diritto pubblico nel quale l’acquedotto pugliese dovrebbe trasformarsi.

Siamo altresì ancora in attesa che trovi concretizzazione l’impegno assunto dal Capogruppo del SEL alla Regione che, in un comunicato del luglio scorso, aveva annunciato di volersi
adoperare “per ricollegare le attese del Comitato e dei referendari all’azione della Giunta regionale”.

In questa fase così drammatica della nostra Nazione, nella quale, indifferente alle esigenze espresse dai cittadini, la politica sembra sempre più arroccata a difendere i propri  privilegi e sembra incapace di costruire un vero dialogo con le persone, chiediamo con forza e determinazione che sia ripreso il percorso per la ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese.
NON E’ PLAUSIBILE che dopo quasi sette anni di mandato legislativo della attuale maggioranza di governo regionale – che per ben due campagne elettorali ha fatto della ripubblicizzazione del servizio idrico integrato in Puglia il proprio cavallo di battaglia – l’ACQUEDOTTO PUGLIESE sia ancora una SOCIETA’ PER AZIONI.

Continuiamo e continueremo con inflessibile fermezza a chiedere, a nome degli elettori pugliesi – che in stragrande maggioranza hanno dimostrato adesione al SI all’acqua pubblica –  che gli impegni e le dichiarazioni di principio si traducano in atti concreti.
Per questo ci associamo all’auspicio del Prof. Alberto Lucarelli affinché “dalla Puglia, prima paladina dell’acqua pubblica in Italia, arrivi un ulteriore segnale di sostegno alla
volontà degli oltre 27 milioni di italiani che hanno votato per il referendum, ad esempio, riproponendo i contenuti della legge elaborati dal tavolo tecnico”.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano
dei Movimenti per l’Acqua

Napoli: nasce ABC, il referendum non fa acqua

Da il Manifesto del 24/09/2011

di Adriana Pollice – NAPOLI
Nasce Abc, il referendum non fa acqua

 

«Basta Spa per amministrare beni pubblici di interesse collettivo» così ieri il sindaco Luigi de Magistris ha annunciato la trasformazione dell’Arin (la società per azioni, 100% comunale, che gestisce il servizio idrico partenopeo) in Abc Napoli, acronimo per «Acqua bene comune». Approvata la delibera di giunta, entro cinque giorni verrà calendarizzato il passaggio in consiglio e l’iter sarà completo, prima città in Italia a dare seguito alla vittoria referendaria di giugno. Giovedì era stato a Palazzo San Giacomo l’ex primo ministro francese Lionel Jospin, al centro dell’incontro il gemellaggio con Parigi proprio sui temi dei beni comuni e dell’acqua pubblica, materia sulla quale sta lavorando l’assessore al ramo, Alberto Lucarelli, docente di diritto a Napoli e alla Sorbona. È lo stesso assessore a spiegare: «Dalle due città partirà la raccolta di un milione di firme per introdurre la nozione di bene comune nello statuto europeo».
Intanto, Lucarelli traghetta in porto la trasformazione dell’Arin in azienda speciale di diritto pubblico: nel cda a 5 ci saranno 3 tecnici e 2 rappresentanti della cittadinanza attiva. Accanto al consiglio di amministrazione ci sarà il comitato di sorveglianza con poteri di controllo, anche qui troveranno posto i portavoce degli utenti. Niente profitto ma pareggio di bilancio: «Efficienza, economicità e trasparenza questi gli obiettivi, una governance di altissimo profilo» conclude Lucarelli, che il sei ottobre sarà a Parigi a illustrare il Laboratorio Napoli per i beni comuni, per poi rivelare: «I migliori docenti italiani di diritto societario mi hanno offerto il loro aiuto a titolo gratuito per contribuire alla rivoluzione in atto». Nello statuto anche il diritto al minimo vitale garantito per ogni utente e il fondo di solidarietà internazionale, cioè un fondo da destinare agli interventi per garantire l’accesso all’acqua a tutti i paesi, in collaborazione con le ong.
«La nuova società – spiega l’assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo – è uno strumento efficace per tenere basse le tariffe e consentire a tutti l’utilizzo delle risorse idriche. In altri comuni, come a Latina, le bollette sono aumentate fino al 3mila% a fronte di nessun investimento». Gli utili dell’Abc saranno invece reinvestiti per la realizzazione di opere e infrastrutture. La prima novità saranno quattro fontanelle pubbliche di acqua refrigerata (a piazza Municipio, aeroporto, stazione centrale e stazione marittima): «Speriamo che i beverini scoraggino l’utilizzo di bottiglie di minerale – commenta il vicesindaco Tommaso Sodano – Questo, accanto al divieto per i locali pubblici di distribuire bicchieri monouso, abbatterà i rifiuti prodotti».
«È partita la fase conclusiva della ripubblicizzazione – commenta l’avvocato Maurizio Montalto, presidente Legambiente per Napoli – e ne siamo entusiasti. Chiediamo che i consiglieri ricorrano al loro senso di responsabilità e ratifichino in tempi record l’azienda speciale». Positivo anche il giudizio di Alex Zanotelli, tra gli animatori dei referendum: «Ci aspettiamo che il comune convochi i suoi 15 rappresentati per proseguire la battaglia anche nel proprio ambito territoriale. Soprattutto adesso che, sotto la spinta dell’ultima manovra finanziaria, nel casertano si cercano di mettere le basi per una futura privatizzazione. La vittoria ai referendum sembra aver avuto un impatto maggiore all’estero che presso amministratori e governo italiani». In quanto alle due sedie nel cda, «Il mio posto è fuori – conclude Zanotelli – tra la gente, seguire quello che fanno le istituzioni, fare pressione perché venga rispettato il mandato popolare».
Nota della Redazione del sito: Ripubblicizzare si può, bisogna stimolare i nostri sindaci perché ci pensino seriamente (qualcuno ha detto Zanonato?)

 

ACQUA BENE COMUNE: INDIETRO NON SI TORNA

ACQUA BENE COMUNE

INDIETRO NON SI TORNA

 

Come successo per molti altri Referendum della storia Repubblicana, il piano per ribaltare il risultato del 12 e 13 Giugno era già pronto:

  1. Festivall dell’acqua, organizzato da Federutiliy. Adesso Caltagirone sarebbe per l’acqua pubblica?
  2. Art. 4 manovra economica: per la privatizzazione dei servizi si passa dall’imposizione normativa (cancellata dai referendum) al ricatto economico. I soldi non ci sono, ma si trovano per munificare le amministrazioni che vendono i loro servizi ai privati.
  3. Staffetta dell’acqua, sempre Fedderutility. Spiace che un simbolo nazionale come Mennea corra sponsorizzato da chi dall’acqua vuole trarre profitti.
  4. “Mi auguro che troveremo presto il modo di mettere in discussione il referendum sull’acqua nei prossimi mesi”. (Ministro M.Sacconi)

 

Con il referendum è stata vinta una battaglia, abbiamo bloccato la corsa verso il baratro, ma la resistenza è forte, le forze in campo sproporzionate. Per questo motivo c’è bisogno che ogni cittadino che ha a cuore l’Acqua come Bene Comune si rimbocchi ora più che mai le maniche e contribuisca alla concretizzazione del risultato del Referendum per il quale è andato a votare, si è speso, ha lottato.

  • E’ in discussione lo statuto regionale: aiutaci ad introdurre un articolo sull’Acqua Bene Comune e sulla tutela del suolo.
  • E’ in discussione la legge regionale di riordino degli ATO (enti di controllo del servizio idrico integrato, ora costituiti dai sindaci, ma cancellati dal Ministro Calderoli): aiutaci a sostenere proposte di compartecipazione.
  • Dov’è finito il 7% cancellato dai referendum? Chiedilo al tuo sindaco
  • Sostieni le iniziative per inserire anche nello statuto del tuo comune la protezione dell’Acqua come Bene Comune e la classificazione del servizio idrico integrato come servizio NON a rilevanza economica.
  • Sostieni le iniziative per il riassetto in senso compartecipativi delle attuali gestioni del servizio idrico integrato (Etra, Acegas-APS, Centro Veneto Servizi, etc…)

Restate sintonizzati su questo sito, a breve tutti gli strumenti per fare un po’ di pressione sui nostri “rappresentanti” politici…

ERRATA CORRIGE: Il sito riapre ORA (28/07/2011)

Care e cari,

il tentativo di scippo del risultato referendario è cominciato il giorno dopo lo straordinario esito referendario!
Abbiamo individuato i seguenti quattro fronti di azione

  • ragionamenti sul famoso 7%, da scontare in qualche modo in bolletta
  • ragionamento sul riassetto delle società affidatarie del servizio idrico integrato
  • partecipazione all’approvazione dello statuto regionale veneto
  • proposte per la legge regionale di riordino degli ATO, gentilmente abrogati dal ministro Calderoli

Allegato trovate intanto il testo della proposta di integrazione allo statuto, tramite un articolo che, oltre che di acqua potabile, prova a parlare di risorse idriche in generale e anche di tutela del suolo, contro la cementificazione così di moda oggi. Leggi la PropostaArticoloStatuto

A breve un modulo per aderire alla proposta dello statuto, nel frattempo preghiamo tutti di atttivarsi presso i propri amministratori di riferimento e le eventuali associazioni di cui si fa parte per sostenere l’articolo anche con adesioni di gruppo o istituzionali.