ERRATA CORRIGE: Il sito riapre ORA (28/07/2011)

Care e cari,

il tentativo di scippo del risultato referendario è cominciato il giorno dopo lo straordinario esito referendario!
Abbiamo individuato i seguenti quattro fronti di azione

  • ragionamenti sul famoso 7%, da scontare in qualche modo in bolletta
  • ragionamento sul riassetto delle società affidatarie del servizio idrico integrato
  • partecipazione all’approvazione dello statuto regionale veneto
  • proposte per la legge regionale di riordino degli ATO, gentilmente abrogati dal ministro Calderoli

Allegato trovate intanto il testo della proposta di integrazione allo statuto, tramite un articolo che, oltre che di acqua potabile, prova a parlare di risorse idriche in generale e anche di tutela del suolo, contro la cementificazione così di moda oggi. Leggi la PropostaArticoloStatuto

A breve un modulo per aderire alla proposta dello statuto, nel frattempo preghiamo tutti di atttivarsi presso i propri amministratori di riferimento e le eventuali associazioni di cui si fa parte per sostenere l’articolo anche con adesioni di gruppo o istituzionali.

 

 

Digiuno 9 giugno a Roma e Morosini Vescovo di Locri

Carissimi laici,

l’appello che abbiamo fatto e che rinnoviamo ai sacerdoti, frati e suore, di scendere in piazza a S. Pietro il 9 giugno, alle ore 12.00, ha come obiettivi:

  • innanzitutto manifestare la solidarietà e il sostegno a tutti i laici che sono impegnati da molto tempo per salvaguardare l’acqua come bene comune;
  • ma  anche per stimolare la nostra Chiesa istituzionale ad avere più coraggio nel difendere l’acqua come madre della vita, accanto a tutti i laici credenti che lo stanno facendo.

Per questo, rinnoviamo l’invito solamente ai sacerdoti, religiosi e religiose a scendere in piazza S. Pietro per il digiuno “salviamo l’acqua” del 9 giugno (vedi il programma sotto).

 

Abbiamo molto apprezzato la richiesta dei laici a partecipare con noi, ma sottolineiamo l’importanza nel dare un segno forte sulla scia dei monaci tibetani, e quindi lasciare che giovedì 9 giugno siano solamente i preti, le suore e i frati a mobilitarsi nel scendere in piazza.

 

Rivolgiamo l’invito ai laici credenti di fare un momento di digiuno, di silenzio e di preghiera nelle proprie città durante il sabato 11 giugno, alla vigilia dei referendum, coinvolgendo anche i propri sacerdoti, religiosi e religiose.

 

Un abbraccio fraterno.

p. Adriano Sella e p. Alex Zanotelli

Programma per il digiuno del 9 giugno in piazza San Pietro (Roma)

– ore 12.00: inizio del digiuno con una preghiera e un canto
– ore 12.00-14.00: digiuno e silenzio
– ore 14.00: tutti in cerchio e con le mani unite, si conclude con la preghiera del Padre Nostro

Ci sarà un grande striscione da porre nel mezzo con la seguente scritta: “Signore, aiutaci a salvare l’acqua!”.

Scarica l’inervento chiaro e coragggioso del Vescovo di Locri

Celebrazione del Creato: i grandi doni dell’acqua e dell’energia (11 giugno)

Celebrazione del Creato:

i grandi doni dell’acqua e dell’energia

Preghiera e digiuno nella vigilia della Pentecoste:

invocare lo Spirito Santo per salvaguardare

i doni della Creazione di Dio

ed in attesa dei referendum

 

Uniti anche a tutti coloro che, in diverse città,

s’incontreranno per lo stesso motivo in preghiera e digiunando

 

SABATO 11 GIUGNO 2011

Ore 21.00

Presso la Cappella S. Giuseppe Lavoratore

Via Quarta Strada 7 ( Zona Industriale) – Padova

Commissione Nuovi Stili di Vita – diocesi di Padova

Mons. Fasani (“Verona Fedele”) è poco informato. Il Vescovo di Verona prenda posizione.

Al direttore di Verona Fedele Margoni don Alberto
Al vicedirettore di Verona Fedele Mons. Bruno Fasani

Al vescovo di Verona Mons. Giuseppe Zenti

Ai vicari della diocesi di Verona

In riferimento alla rubrica “Risponde mons. Bruno Fasani” apparsa il 15 maggio 2011 sul giornale “Verona Fedele” in cui il vicedirettore del settimanale diocesano pretende di fare chiarezza sui quesiti referendari in tema di acqua pubblica, riteniamo che il suo intervento è tutt’altro che chiarificatore anzi confonde ancor di più l’opinione pubblica, in quanto afferma:

Quando si parla di privatizzazione deve essere chiaro che l’acqua non sarà mai dei privati. Resterà bene pubblico di proprietà dello stato e perciò di tutti“.

Ricordiamo che nel 1992 nella conferenza delle Nazioni Unite di Dublino, i poteri economici e politici dei paesi del Nord hanno affermato che l’acqua doveva essere considerata un “bene economico”, quindi una merce da poter vendere e comprare, facendone profitti. Dal 1993 la Banca Mondiale ha imposto questo modello, definendolo “gestione integrata delle risorse idriche”, definendo il criterio del recupero totale dei costi a partire dalla remunerazione del capitale investito dai privati.

Questo modello costituisce la spina dorsale della Direttiva Quadro Europea sull’Acqua del 2000 ed è alla base della legge Galli italiana sull’acqua del 1994 e dell’attuale spinta alla privatizzazione della legge Ronchi. In tal senso è mistificatorio distinguere tra proprietà dell’acqua e sua gestione se per poterne accedere si deve pagare un prezzo dettato dalle leggi di mercato.

L’accesso all’acqua potabile per tutti sancito come diritto nella dichiarazione dell’Onu del luglio 2010, non può essere garantito dalla libera concorrenza.

Non è vero neppure che la gestione privata è più efficiente. L’esperienza maturata da diverse città e comuni italiani che adottano modalità di gestione diretta dei servizi pubblici locali dimostrano che le gestioni virtuose esistono. Città importanti come Milano o Verona, hanno fatto registrare “range” elevati di efficienza, efficacia, economicità, con tassi di perdita compresi tra il 10-15%, investimenti crescenti negli anni e tariffe tra le più basse in Italia.

Privatizzare vuol dire affidare la distribuzione dell’acqua a ditte concorrenti tra loro, le quali hanno l’obbligo sia di assumere per concorso e soprattutto, giocandosi gli appalti in concorrenza quello di calmierare i prezzi verso il basso“.

Questa è un’affermazione ideologica. Il servizio idrico è un monopolio naturale. In un territorio passa un unico acquedotto per cui non è possibile creare un mercato dei servizi idrici, né creare la concorrenza nella gestione del servizio. Di conseguenza, la gestione è necessariamente monopolistica. La gara, serve solo a determinare chi sarà il futuro monopolista privato, che potrà dettare per i prossimi 25-30 anni tutte le condizioni di erogazione e costi del servizio rispondendo solo alla legge del profitto attraverso un chiaro aumento delle tariffe. I Comuni e lo stesso Stato saranno espropriati del controllo diretto degli acquedotti che nel corso della storia sono stati realizzati con la fiscalità generale a cui hanno contribuito generazioni di italiani, in questo senso si può parlare di predazione (furto) dell’acqua e quindi della vita. E nella ipotesi in cui le fonti o le falde si esauriscano, i monopolisti privati abbandoneranno la gestione lasciando le comunità locali senz’acqua come già accaduto in India.

Quanto questo sistema si presti alle inefficienze e al clientelismo Dio solo lo sa. [..]I politici ne hanno fatto delle vere e proprie riserve elettorali, attraverso assunzioni che sono di fatto voto di scambio

Non neghiamo il problema del clientelismo presente da sempre in tutti i settori (anche in parlamento si possono “comperare” i voti). L’assenza di una cultura pubblica di servizio al bene comune è una responsabilità dell’attuale classe politica, di destra come di sinistra.

Non esiste nessuna correlazione tra gestione pubblica e corruzione più di quanto nelle gestioni affidate ai privati. Tuttavia nel caso di una gestione non efficiente del servizio da parte di società a totale controllo pubblico, i cittadini hanno la possibilità,attraverso il proprio voto, di non rinnovare il mandato al Sindaco e ai consiglieri comunali. Se invece la gestione viene affidata ad una società mista o ad un privato per 20/30 anni successivi, pur attraverso gara, i singoli cittadini, anche se diventassero azionisti, non hanno alcuna possibilità di cambiare le cose, se non quello di inoltrare un ricorso e/o reclamo magari tramite un “call-center”.


Alla luce di quanto sopra, chiediamo pertanto una rettifica delle affermazioni, invitando a ribadire con forza l’importanza di andare a votare il 12 e 13 giugno per dire si all’acqua gestita come bene comune fuori dalle leggi di mercato.


Ci aspettiamo inoltre una presa di posizione chiara da parte del vescovo di Verona, che smentisca la mancata adesione al documento sottoscritto dalle diocesi italiane aderenti alla campagna “Acqua: dono di Dio e bene comune”.

 

Comitato Referendario Veronese “2 SI per l’Acqua Bene Comune”

Il comitato è composto da oltre 40 associazioni e gruppi sparsi sul territorio della provincia di Verona, rappresentativo di una società civile multicolore.
email: silviacaucchioli@hotmail.it tel. 348 0341453       
www.acquabenecomuneverona.org


Il Vescovo cileno Luis Infanti della Mora sulle politiche di privatizzazione dell’acqua

Nessuno può essere escluso dai beni del creato

Il vescovo cileno Luigi Infanti della Mora sulle politiche di privatizzazione dell’acqua

di Gaetano Vallini
Durante un viaggio in auto in Patagonia, in quella regione dell’Aysén di cui è pastore, in qualità di vicario apostolico, monsignor Luigi Infanti della Mora tre anni fa fece una scoperta che ha segnato il suo impegno pastorale: nel regno delle acque pure e cristalline, delle nevi eterne dei ghiacciai, delle cascate e dei fiumi maestosi, un litro di acqua minerale in bottiglia costava più di un litro di benzina. Monsignor Infanti della Mora ha cominciato ad approfondire le tematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente e in particolare alla tutela dell’acqua come bene fondamentale e inalienabile. E — consapevole che, come ha detto il Papa in occasione del cinquantesimo della Mater et magistra, «la questione sociale odierna è senza dubbio questione di giustizia sociale mondiale» — non ha esitato a prendere posizione di fronte ad alcuni progetti di sfruttamento di risorse idriche che nel territorio del suo vicariato apostolico potrebbero mettere a rischio ambiente e popolazione.
«La crescente politica di privatizzazione — si legge infatti nel passaggio più severo della lettera pastorale Dacci oggi la nostra acqua quotidiana scritta nel 2008 — è moralmente inaccettabile quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria sociale: gli esclusi, quelli che restano fuori perché non possono accedere ai benefici degli alimenti, dell’acqua, dell’educazione, della salute, della casa, della tecnologia, della conoscenza. È un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare».
La lettera (Bologna Emi, 2010, pagine 156, euro 10) è diventata una sorta di manifesto mondiale per quanti, cattolici in testa, sono impegnati in iniziative a difesa del creato. A sostenerne la diffusione un passaparola che ha coinvolto anche l’Italia dove alcune associazioni attive nella campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua hanno invitato monsignor Infanti della Mora a parlare di questo documento e del suo impegno.
Eccellenza, come giudica questa nuova corsa alla privatizzazione dell’acqua che sta interessando sia i Paesi in via di sviluppo che alcuni Paesi occidentali?

Viviamo in un pianeta ammalato e che stiamo facendo ammalare sempre di più, inquinando l’ambiente e ferendo gravemente le creature di Dio, non solo l’uomo. Sentiamo con sempre maggiore consapevolezza che acqua, terra e aria sono beni essenziali per la vita, di cui non possiamo fare a meno. Eppure viviamo in una società in cui si cerca più il profitto che il bene comune, in cui ci sono grandi imprese transnazionali che cercano di appropriarsi di questi beni che noi crediamo siano dono di Dio. Si può affermare che tali imprese transnazionali vogliono prendere il posto di Dio per impossessarsi dei beni che Dio ha affidato alla cooperazione delle persone perché possano crescere. È questa la privatizzazione, che porta diverse gravi conseguenze: impossessandosi di questi beni essenziali per la vita, certe imprese vogliono appropriarsi anche delle persone, dei popoli, delle culture. Di fronte a ciò, c’è bisogno di una reazione, che speriamo pacifica, dei popoli che si sentono venduti al profitto, al business. La nostra stessa fede ci chiede di fare sentire la nostra voce, il nostro grido di dignità di figli di Dio che si sentono parte della creazione.

Lei dunque afferma che non si raggiungerà un nuovo ordine mondiale se i popoli non lo esigeranno. Ma come sarà possibile?
Evidentemente una visione religiosa ed etica della vita del pianeta e della vita umana nella creazione ci obbliga a essere partecipi. Obbliga soprattutto quanti hanno una responsabilità, e una qualche autorità, a entrare nella logica e nella finalità secondo le quali Dio ha creato tutte le cose per renderle beni disponibili per tutti; una logica e una finalità che poggiano su un mondo in cui nessuna creatura è emarginata dall’accesso e dall’utilizzo di tali beni. Quindi se una società neoliberista vuole appropriarsene, puntando soprattutto a quelli essenziali per la vita, per farne motivo di mercato, di profitto, la conseguenza evidente è l’esclusione di gruppi importanti della società. Ciò è molto grave, soprattutto per noi che sentiamo l’urgenza dei poveri.

Si riferisce a questo quando nella sua lettera pastorale parla di strutture di peccato, sottolineando che si tratta del nuovo volto e dei nuovi tentacoli del colonialismo?
Nella lettera pastorale parlo di strutture economiche, politiche e giudiziarie che fanno il gioco del potere per essere intoccabili. Sono strutture di peccato perché voglionono prendere il posto di Dio, vogliono appropriarsi della proprietà delle cose della creazione e delle persone, persino delle coscienze delle persone. L’unica alternativa per sconfiggerle, dal punto di vista etico e della fede, è diventare persone critiche e consapevoli, per creare strutture di vita, non di morte. Ciò significa partecipare a organizzazioni che operano per aiutare le persone e la società a prendere coscienza di queste situazioni, contribuendo ad abbatterle. Come figli di Dio dobbiamo svolgere questa missione profetica. Soprattutto sentiamo l’urgenza di essere presenti su temi che riguardano la tutela del creato, la giustizia sociale e la solidarietà, perché una buona visione etica e una buona visione spirituale possono avere una grande influenza sulle decisioni politiche, economiche, sociali e culturali. Dobbiamo esigere dai vari poteri economici, politici e sociali una partecipazione nella condivisione dei beni che Dio ha creato per tutti. Nella mia lettera chiedo che si faccia attenzione a cosa dicono e a cosa fanno le imprese, i Governi, i mezzi di comunicazione. Bisogna discernere, sostenendo un’informazione critica delle comunità, alzando la voce e denunciando quando occorre. Sento che questo è un grande tema di evangelizzazione della cultura attuale, che vorrebbe emarginare Dio non solo dalla proprietà dei beni della creazione ma anche dalle decisioni importanti dell’umanità.

Lei offre un ulteriore contributo di riflessione proponendo una visione ecocentrica dell’universo. Potrebbe spiegarci cosa intende?
La visione ecocentrica si contrappone alla visione antropocentrica e alla visione cosmocentrica. La prima è centrata sulla presenza dell’uomo nel creato, facendone il signore della creazione, per cui tutta la creazione è al servizio della persona, delle sue necessità e dei suoi desideri. E i desideri sono attitudini che vanno oltre le necessità. La propaganda dei mezzi di comunicazione punta proprio ai desideri, che una società consumistica favorisce attraverso una depredazione e un uso esagerato dei beni della creazione. Nella visione cosmocentrica al contrario l’uomo è visto come un impedimento affinché la creazione possa crescere degnamente, equilibratamente. All’interno di una tale visione c’è una tendenza volta a eliminare la persona umana e, sottesa a questa, l’idea secondo la quale, non potendo eliminare la povertà, si possono almeno eliminare i poveri. La visione che propongo alla riflessione e al discernimento è ecocentrica: se la terra è di Dio, sarà essenziale pensare qual è la finalità per cui Dio ha creato tutto: il cammino verso la perfezione. Questa ricerca di perfezione deve far sì che nessuna creatura sia ferita o ridotta nella sua essenzialità. Quando Dio il settimo giorno si riposa, contempla la perfezione, la bellezza e la santità di tutta la creazione; perfezione, bellezza e santità che il peccato ha intaccato, violentato. Il nostro impegno oggi è di riparare i danni provocati dal peccato dell’uomo alla natura.

Un’ultima domanda: tre anni dopo, in Patagonia, l’acqua in bottiglia continua a costare più della benzina?
Sì, le cose non sono ancora cambiate. Ma la reazione della gente e la coscienza che ha di queste situazioni è molto superiore rispetto a tre anni fa. Credo che la missione della Chiesa sia di impegnarsi affinché le decisioni che si prendono non seguano solo criteri economici, ma tengano conto anche di criteri umani ed etici.
(©L’Osservatore Romano – 20 maggio 2011)

 

Ecosostenibilità: Le associazioni del Conselvano presentano il Consumo Responsabile

Ecosostenibilità  Link
Le associazioni del Conselvano presentano il Consumo Responsabile

Quando: dal 14 aprile al 17 giugno 2011
Dove: Conselve – Sala Dante
Progetto: Ecovolontariato
Il progetto Ecovolontariato – Impegnarsi divertendosi è realizzato da un coordinamento di 19 associazioni.

La seconda fase del progetto prevede tre incontri sul tema del Consumo critico e responsabile.

Il programma degli incontri:
14 aprile 2011

Acqua, Terra, Aria non sono merci, ma diritti fondamentali per tutti
Con Gianni Tamino(Docente di Biologia presso l’Università di Padova)

26 maggio 2011
Energia…quale futuro?

Con Gianni Tamino (Docente di Biologia presso l’Università di Padova)

17 giugno 2011
Il mercato globale e il consumo di risorse umane
Con Francesco Gesualdi (Coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano)

Ingresso libero.
Gli incontri si terranno in Sala Dante a Conselve alle ore 21.