Perché è importante la delibera sull’acqua del Comune di Padova?

L’acqua è il bene essenziale per eccellenza, è la prima cura e senza i diritti fondamentali la nostra società diventa sempre più fragile. La delibera sull’acqua è stata votata dal Consiglio Comunale di Padova nel lontano 28 gennaio 2019. Il primo dei 4 punti stabilisce che per le utenze domestiche residenti morose, non considerate disagiate, si deve procedere alla limitazione della fornitura, salvaguardando i 50 litri persona giorno, limite stabilito dalla stessa ARERA (Autorità di Regolazione per l’Energia Reti e Ambiente), e il gestore deve recuperare il credito in modo giudiziale e stragiudiziale, senza arrivare alla sospensione/disattivazione del servizio. Le utenze disagiate residenti oggetto del Bonus Idrico Nazionale non devono essere considerate morose. La carta dei servizi attualmente riporta: “Uso Domestico Residente: in prima istanza si procede con la limitazione della fornitura, qualora tecnicamente fattibile, e solo successivamente il Gestore potrà far seguire la sospensione/disattivazione per morosità, salvo le utenze oggetto di Bonus Idrico Nazionale”.

La parte della delibera riguardante la morosità non è stata presa in considerazione.

Gli incontri finalizzati ad applicare la delibera promessi dal Vicesindaco Micalizzi e dal gestore AcegasApsAmga devono essere convocati; l’ultimo incontro risale all’8 Luglio 2020: AcegasApsAmga comunicò che avrebbe destinato, a titolo di “liberalità”, 20.000 euro per le utenze disagiate.

Il Vicesindaco Andrea Micalizzidicaquali passi sono stati compiuti per applicare i quattro punti della delibera dopo la presentazione della delibera all’Assemblea dell’ATO Bacchiglione e la sua istruttoria.

Quando un’utenza acqua può chiedere il Bonus Idrico Nazionale?

Intanto deve attivarsi per chiederlo. Pur essendo un diritto non viene dato automaticamente. Le condizioni necessarie per averne diritto sono:

  1. appartenere ad un nucleo familiare con indicatore ISEE non superiore a 8.265 euro,
  2. oppure appartenere ad un nucleo familiare con almeno 4 figli a carico (famiglia numerosa) e indicatore ISEE non superiore a 20.000 euro,
  3. oppure appartenere ad un nucleo familiare titolare di Reddito di cittadinanza o Pensione di cittadinanza.

Come si vede, bisogna essere effettivamente poveri per averne diritto, ma la cosa assurda in questi parametri è che il limite di euro 8.265 viene considerato tale fino ad un nucleo con 3 figli a carico, con 4 figli si passa al limite Isee di euro 20.000. Questa è la maniera per escludere più utenze possibili dal diritto. Bisogna aumentare questi parametri, bisogna renderli più equi, bisogna includere non escludere. Molti Comuni in Italia l’hanno fatto. Padova non è tra questi.

Cos’è e che ruolo ha l’ATO Bacchiglione?

ATO significa Ambito Territoriale Ottimale. L’ATO Bacchiglione è costituito da 136 comuni distribuiti fra i territori di Padova (58 comuni), Vicenza (77 comuni) e Venezia (1 comune), per un totale di poco più di 3.000 kmq ed una popolazione oltre un milione di abitanti. I gestori sono AcegasApsAmga (12 comuni) Spa misto pubblico-privato, Acquevenete (56 comuni) e Viacqua (68 comuni) tutte due Spa pubbliche (in house). Va tenuto presente che il Bonus Idrico Nazionale annuale, nel 2021, è di 27,59 euro a persona (valore dei 50 litri persona giorno uguale a 18,25 mc. anno calcolato sulla tariffa di AcegasApsAmga) e viene pagato da tutti gli utenti non disagiati con una voce extra tariffa (UI3), visibile in bolletta. Dal Piano Tariffario prodotto dall’ATO Bacchiglione risulta che nel 2019 sono stati fatturati con la voce UI3 118.745 euro agli utenti dei 12 comuni serviti da AcegasApsAmga(Cona, Abano Terme, Arzergrande, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Padova, Piove Di Sacco, Polverara, Pontelongo, S. Angelo Di Piove);l’ammontare del Bonus erogato è stato di 72.449 euro e le famiglie disagiate agevolate sono state 2.673, in tutti i dodici comuni.

È stato affermato che il Comune di Padova abbia stanziato 125.000 euro nel 2021 per le utenze disagiate. In realtà questi soldi sono caricati in tariffa sotto la voce OP Social e sono la quota parte per Padova dei 180.000 a disposizione dei 12 comuni. Li paghiamo noi cittadini: questa volta sono compresi nel costo dei metri cubi in tariffa e l’utente non se ne accorge, se non va a spulciare il piano tariffario di ATO Bacchiglione.

Cosa succede ad una famiglia che non è in grado di pagare le bollette?

Esempio: nel 2021 la spesa, di una famiglia padovana composta da 3 persone con un consumo di 150 mc/anno, è di 300 euro. Se considerata residente e disagiata (e ne fa richiesta) riceve il Bonus Idrico Nazionale di 82,77 euro (27,59×3) e una quota dei 125.000 euro di OP Social, tutti soldi caricati in bolletta. La rimanenza o viene pagata da altri contributi oppure alla famiglia padovana residente, anche se considerata disagiata, verrà imposta una riduzione di flusso (dai rubinetti l’acqua uscirà a gocce) e se non ha diritto al bonus idrico nazionale le verrà staccata l’acqua

Quale dovrebbe essere il ruolo del Comune di Padova e del gestore dell’acqua stabilito dalla delibera?

AcegasApsAmga, con un fondo ricavato da una parte degli utili del SII (Servizio Idrico Integrato), e il Comune di Padova, con una parte dei dividendi provenienti da Hera, devono pagare l’intera bolletta dell’utenza disagiata, cioè quello che rimane dopo aver utilizzato il contributo del Bonus Idrico Nazionale e il contributo OP Social. 

La carta dei servizi deve essere migliorata in tal senso. Speravamo che nella convenzione tra Servizi sociali del Comune e il gestore AcegasApsAmga si facesse rientrare questa parte della delibera non contemplata nella Carta dei Servizi, ma così non è stato. Se la bolletta non viene pagata interamente, l’utenza disagiata verrà considerata morosa con la conseguente limitazione della fornitura e poi anche la sospensione/disattivazione del servizio.

Quali sono le risorse per Padova?

L’ATO Bacchiglione ha stanziato 100.000 euro nel 2018(già distribuiti a 1.175 famiglie). Nel 2020 questo contributo è salito a 150.000 euro. Teniamo presente che i ricavi dell’ATO Bacchiglione provengono da un contributo stabilito da Arera che i gestori pagano e caricano sulla nostra bolletta. Il gestore AcegasApsAmga ha stanziato nel 2021, 20.000 euro. Il Comune di Padova, nel 2019, ha stanziato, prelevandoli dai dividendi Hera, 50.000 euro. Fatti i conti,il denaro a disposizione per le bollette acqua delle utenze domestiche residenti disagiate dovrebbe ammontare, per il periodo 2019-2021 a 220.000 euro, cui vanno aggiunti il contributo del Bonus Idrico nazionale di 27,59 euro a persona ed il Bonus OP Social di 125.000 euro.

A questo proposito chiediamo all’Assessora al Sociale Marta Nalin di fare chiarezza rispondendo alle seguenti domande:

Quante sono le famiglie che hanno chiesto il Bonus Idrico Nazionale nel 2020?

Quanti soldi sono stati assegnati, oltre al Bonus Idrico Nazionale, e a quante famiglie, per il 2019 e per il 2020?

A quante famiglie è stato pagato l’intero importo delle bollette? A quante famiglie è stato dato un contributo parziale? Quanti soldi restano da pagare per le famiglie disagiate?

Quanti sono i soldi rimasti e come si pensa di assegnarli?

Quante sono le utenze domestiche residenti che hanno avuto la sospensione/disattivazione per morosità? Non ce ne dovrebbero essere visto che eravamo in periodo Covid e i ristori dati ai Comuni dovevano servire a sostenere le utenze disagiate.

La delibera sull’acqua del Comune di Padova identifica gli utili del gestore del SII come la principale risorsa per coprire le bollette delle utenze disagiate?

Si! Purtroppo, questo non sta avvenendo. AcegasApsAmga nega addirittura l’accesso al bilancio del settore ai dodici comuni gestiti, nonostante le ripetute richieste dei consiglieri comunali nelle sedute di commissione. Da un lato si sostiene che il settore SII (Servizi Idrici Integrati) non faccia utili; dall’altro il gestore chiede che la convenzione stipulata con i dodici comuni, in scadenza nel 2028, venga prorogata fino al 2036. Vuol fare beneficienza per altri 8 anni?

La verità è che, con la tariffa calcolata dall’ATO Bacchiglione, AcegasApsAmga copre tutti i costi, gli investimenti, gli interessi passivi, più la remunerazione del capitale investito (che, in realtà, non dovrebbe esserci perché eliminata dalla vittoria referendaria del 12 e 13 giugno 2011) e una volta sottratte le imposte, risulta un utile netto di gestione per il 2020 di 5.162.000 euro e per il 2021 (presumibilmente) 5.536.000 euro.A fronte di questi dati, AcegasApsAmga per le famiglie residenti disagiate offre appena 20.000 euro, una tantum. Altri gestori hanno accettato di usare parte del loro utile per pagare interamente la bolletta delle utenze disagiate.

Cosa deve fare la Giunta Comunale di Padova?

La Giunta deve esigere che il gestore costituisca il fondo in modo stabile, come da delibera. In secondo luogo, dovrebbe chiedere che siano resi pubblici (nel suo sito) tre documenti:

  1. il bilancio relativo alla gestione del SII per i dodici comuni;
  2. la richiesta di AcegasApsAmga relativa al prolungamento della concessione fino al 2036 (prot. C.d.B Bacchiglione n. 762/2020 Istanza di riequilibrio economico e finanziario ai sensi degli artt. 20 e 21 della Convenzione di Gestione nel territorio dell’ATO Bacchiglione);
  3. la risposta dell’ATO Bacchiglione (istanza del Consiglio di Bacino Bacchiglione prot. n. 804 del 12.06.2020).

La scadenza della Convenzione non deve essere rinnovata e il SII deve essere gestito in house attraverso un’azienda speciale formata dai 12 comuni. Nel 2028 scade anche la concessione sulla raccolta dei rifiuti e anche questa non deve essere rinnovata e la gestione deve passare in house. La controparte è la stessa: AcegasApsAmga gruppo Hera.

Invitiamo tutti i consiglieri che hanno votato la delibera ad unirsi al Comitato 2Sì Acqua Bene Comune per costringere la Giunta e il gestore ad applicarla.

I quattro punti sono:

  1. la fornitura d’acqua non venga sospesa nel caso di morosità delle utenze civili residenti e il quantitativo minimo vitale (50 litri persona giorno) sia sempre erogato.
  2. la tariffa sia resa più equa, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, senza aumenti per le altre utenze civili residenti.
  3. alle utenze civili residenti disagiate venga dato un contributo attraverso un fondo formato da una parte dell’utile dell’ente gestore.
  4. il Comune impieghi una parte della propria quota di dividendi Hera per completare la copertura delle bollette delle utenze disagiate.

Nei referendum del 2011 abbiamo votato il 54,8% (superando il quorum)

Abbiamo votato SI per il 96% (27 milioni di cittadine/i)

Ma la nostra volontà non è stata rispettata!

Con i referendum del 12-13 giugno 2011 sono stati affermati due principi di grande civiltà:
? pubblicizzazione dei servizi pubblici locali;
? eliminazione del profitto dalla gestione dell’acqua

Il diritto all’acqua, riconosciuto dall’Assemblea generale dell’ONU, è un diritto fondamentale di ogni essere umano, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani.

Pubblicizzazione, vuol dire eliminare dalla gestione dell’acqua le società per azioni perché, pubbliche private o miste che siano, perseguono il fine del profitto. È necessario privilegiare il modello di azienda speciale con una gestione partecipata, democraticae trasparente,assicurare a tutte/i l’accesso a un quantitativo di acqua minimo vitale giornaliero (come riconosciuto anche dall’O.M.S.) e perseguire criteri gestionali quali la minimizzazione dell’impatto ambientale e la riduzione degli sprechi. La tariffa deve essere senza profitto ed equa. Su questi principi nel 2007 è stata presentata su iniziativa del Forum Nazionale dei comitati dell’acqua una proposta di legge, viene ripresentata nel 2014 e poi nel 2018, ma i governi sia di destra che di sinistra la tengono bloccata.

Sono passati 10 anni dal 12-13 giugno 2011, ma nulla è cambiato. Oggi Draghi con il PNRR porta avanti le stesse privatizzazioni di allora. Ricordiamoci che, subito dopo la vittoria referendaria, il 5 agosto 2011 Draghi e Trichet indirizzarono una “raccomandazione” al Primo Ministro italiano Berlusconi con la quale il direttivo della Banca Centrale, svoltosi il giorno prima, chiede al punto a): “È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”.

Oggi, in aggiunta, la finanza globale quota l’acqua in borsa (a dicembre al Chicago mercantile Exchange, la borsa merci di Chicago, è stata introdotta la possibilità di scambiare contratti futures sui prezzi futuri delle risorse idriche)e vuole fare sempre più profitto su questo bene comune mentre la crisi climatica impone una sempre più urgente inversione di rotta.

Acqua, beni comuni e nucleare: indietro non si torna!

Comitato 2SI Acqua Bene Comune Padova

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12 GIUGNO 2011 – 12 GIUGNO 2021

LOTTARE FINO ALL’ULTIMA GOCCIA!

Ieri nonostante il caldo estivo, nel decimo anniversario del referendum per l’Acqua Bene Comune, abbiamo fatto due cose piccole ma importanti. Prima siamo tornati sotto il comune a ribadire la necessità di applicare in tutti i suoi punti la delibera comunale del 2019 affinché a nessuno venga l’acqua, affinché AceGasApsAmga paghi per le utenze disagiate. Successivamente ci siamo spostati in bicicletta alla Prandina riprendendoci di nuovo quel luogo, facendolo vivere e mostrando quello che potrebbe essere.Ringraziamo tutte e tutti coloro che sono intervenuti portando molti temi. Un ringraziamento particolare e sentito alle Mamme NoPfas – genitori attivi – area contaminata (qui il loro intero intervento: https://www.facebook.com/retebenicomunipadova/videos/121267753417666)E poi grazie ai ComboSuonda per la musica e a tuttx quelli che hanno partecipato! Ci vediamo presto, abbiamo appena iniziato “

12 GIUGNO 2011 – 12 GIUGNO 2021

DIECI ANNI DALLA VITTORIA REFERENDARIA

ORE 16:00 PRESIDIO DAVANTI A PALAZZO MORONI

A 10 anni dal referendum tradito sull’acqua una giornata di lotta e socialità per l’acqua bene comune, contro ogni forma di speculazione e privatizzazione sui servizi pubblici locali, per una società che metta al centro gli interessi delle classi popolari e non il profitto di pochi.

Programma:

?Ore 16.00@Comune di Padova Palazzo Moroni.
Vieni con la tua bicicletta di fronte al comune di Padova. Iniziamo da lì per ricordare al Comune che non molleremo fino a quando la delibera del 2019 non sarà applicata in tutti i suoi punti. Questa battaglia è emblematica.
Poi… Biciclettata verso la Prandina!

?Ore 17.00@Prandina.
Momento informativo con interventi di Comitato 2SI Acqua Bene Comune Padova, Mamme NoPfas, No quarta linea inceneritore e altri.

?Ore 18.00@Prandina.
Festa popolare con concerto

  • Tutta la giornata@Prandina.
    Banchetti informativi e intervento di cura e riqualificazione della Prandina, diamo vita per un giorno alla Prandina che vorremmo!

*Indossa la mascherina e rispetta il distanziamento fisico.

Sono passati 10 anni dal referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare del 2011.

Anche chi era troppo piccolo per votare ricorda l’enorme partecipazione popolare e il risultato schiacciante che sancì la vittoria dell’Acqua Bene Comune e il no all’energia nucleare. 27 milioni di Sì contro le privatizzazioni.

A qualcun però non andava bene! Non era previsto che si smettesse di fare profitto sull’acqua e sui servizi pubblici locali e così in agosto del 2012 Draghi (sì proprio lui!) e Trichet inviano una lettera a Monti, all’epoca primo ministro italiano, in cui scrivono:

“È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”.

La volontà popolare democraticamente espressa nel referendum viene ignorata per far spazio agli interessi economici di pochi. Questo processo raggiunge il suo culmine a dicembre 2020 quando l’acqua, al pari di una qualsiasi altra merce, è stata quotata in Borsa.
La cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan, così come aggiornato dal governo Draghi (ancora lui!), punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione nella forma del partenariato pubblico-privato, in particolare nel Mezzogiorno
L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con l’azione dei governi precedenti tesa a disconoscere e tentare di cancellare l’esito referendario: un ulteriore incentivo verso la gestione mercantile dei beni comuni!

In tutta Italia, però, non si è mai smesso di dare battaglia per difendere la vittoria referendaria, impedire di fare profitto sull’acqua e garantire l’accesso a questo servizio essenziale a tutte e tutti. A Padova questa lotta ha dato un importante risultato nel gennaio 2019 quando il comune di Padova ha approvato all’unanimità la delibera che prevede:

?La fornitura d’acqua non venga sospesa nel caso di morosità delle utenze civili residenti e il quantitativo minimo vitale (50 litri persona giorno) sia sempre erogato.
?La tariffa sia resa più equa, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, senza aumenti per le altre utenze civili residenti.
?Alle utenze civili residenti disagiate venga dato un contributo attraverso un fondo formato da una parte dell’utile dell’ente gestore.
?Il Comune impieghi una parte della propria quota di dividendi Hera per completare la copertura delle bollette delle utenze disagiate.

Questa delibera non è, però, mai stata applicata! AcegasApsAmga continua a fare profitto sull’acqua e il Comune sta a guardare.
Tocca ancora a noi vincere questa battaglia importantissima e costringere il Comune ad applicare la delibera. Vogliamo una società non più in mano ai profitti di pochi ma strutturata per consentire a tutti e tutte l’accesso alle cure, ai beni essenziali, ai diritti.

Fino all’ultima goccia!

.P.S. Non siamo soli! A Roma ci sarà la manifestazione nazionale tutte le info qui: https://www.acquabenecomune.org/…/4064-roma-12-6…

PRENDIAMOCI CURA DELLA PRANDINA: RIQUALIFICAZIONE E PULIZIA DEL PARCO

A CHE PUNTO SIAMO CON LA DELIBERA DELL’ACQUA VOTATA DAL CONSIGLIO COMUNALE NEL LONTANO 28/1/2019?

chiediamo all’intera giunta comunale


di applicare e di far applicare la delibera comunale del 29/01/2019 in tutti i suoi punti:
-la fornitura d’acqua non venga sospesa nel caso di morosità delle utenze civili residenti e il quantitativo minimo vitale (50 litri persona giorno) sia sempre erogato.
-la tariffa sia resa più equa, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, senza aumenti per le altre utenze civili residenti.
-alle utenze civili residenti disagiate venga dato un contributo attraverso un fondo formato da una parte dell’utile dell’ente gestore.
-il Comune impieghi una parte della propria quota di dividendi Hera per completare la copertura delle bollette delle utenze disagiate.  

Invitiamo tutti i consiglieri che hanno votato la delibera ad unirsi a noi per costringere la giunta padovana, AcegasApsAmga e l’Ato Bacchiglione ad applicarla.

CARA GIUNTA PADOVANA DOVE SEI, COSA FAI CON CHI STAI?

L’ultimo incontro tra Comitato acqua, Vicesindaco Micalizzi e AcegasApsAmga è stato l’8 Luglio 2020, in cui il gestore ci comunicava che avrebbe dato, a titolo di “liberalità”, euro 20.000 per le utenze disagiate. Da quel momento gli incontri promessi dal Vicesindaco e dal gestore non sono stati più convocati.

Chiediamo al Vicesindaco Andrea Micalizzi quali passi ufficiali e istituzionali sono stati fatti per applicare i 4 punti della delibera. Noi sappiamo che dopo la presentazione della delibera in assemblea dell’Ato Bacchiglione è stata fatta l’istruttoria e alla fine sulla morosità, nella carta dei servizi non si tiene conto di quello stabilito nella delibera.

Nell’attuale Carta dei Servizi è scritto:

“Uso Domestico Residente: in prima istanza si procede con la limitazione della fornitura, qualora tecnicamente fattibile, e solo successivamente il Gestore potrà far seguire la sospensione/disattivazione per morosità, salvo le utenze oggetto di Bonus Idrico Nazionale”.

Si tenga presente che questo Bonus Idrico Nazionale nel 2021 è di 27,59 euro a persona anno e viene pagato da tutti gli utenti non disagiati con una voce extra tariffa (UI3), visibile in bolletta.

Dal Piano Tariffario prodotto dall’Ato Bacchiglione risulta che nel 2019 sono stati fatturati con la voce UI3 euro 118.745 agli utenti dei 12 comuni serviti da AcegasApsAmga (Cona, Abano T., Arzergrande, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Padova, Piove Di Sacco, Polverara, Pontelongo, S. Angelo Di Piove); l’ammontare del Bonus erogato è stato di euro 72.449 e le famiglie disagiate agevolate sono state 2.673, in tutti i 12 comuni.

Inoltre non è vero, come è apparso sui giornali locali il 6/5, che il Comune di Padova ha stanziato 125.000 euro nel 2021 per le utenze disagiate. Questi soldi, a cominciare dal 2021, sono caricati in tariffa sotto la voce OP Social e fanno parte dei 180.000 a disposizione dei 12 comuni. Li paghiamo noi come il Bonus Idrico Nazionale, ma questa volta sono compresi nel costo del mc. in tariffa e l’utente non se ne accorge, se non va a spulciare il piano tariffario di Ato Bacchiglione.

COSA SUCCEDE ORA?

Esempio: Nel 2021 la spesa, di una famiglia padovana composta da 3 persone con un consumo di 150 mc/anno, è di 300 euro. Se considerata disagiata riceve il Bonus Idrico Nazionale di 82,77 euro (27,59×3) e una quota dei 125.000 euro di OP Social (Bonus Integrativo), tutti soldi caricati nelle nostre bollette. La rimanenza o viene pagata da altri contributi oppure la famiglia padovana residente, anche se considerata disagiata avrà la riduzione di flusso (dai rubinetti l’acqua uscirà a gocce). Se la bolletta dell’utenza non disagiata non viene pagata, l’utenza subirà non solo la limitazione di flusso, ma anche la sospensione/disattivazione del servizio

COSA SUCCEDE CON L’APPLICAZIONE DELLA DELIBERA?

Alle utenze domestiche residenti morose non considerate disagiate, si procederà alla limitazione della fornitura salvaguardando i 50 litri persona giorno, limite stabilito dalla stessa ARERA (Autorità Regolazione Energia Reti e Ambiente), e il gestore deve recuperare il credito in modo giudiziale e stragiudiziale, senza arrivare alla sospensione/disattivazione del servizio.

Le utenze disagiate residenti non devono essere considerate morose, ma AcegasApsAmga con un fondo ricavato da una parte degli utili del SII (Servizio Idrico Integrato) e Il Comune di Padova con una parte dei dividendi provenienti da Hera, devono pagare l’intera bolletta, cioè quello che rimane dopo aver sottratto il Bonus Idrico Nazionale e quello Integrativo.

La carta dei servizi deve essere migliorata in tal senso. Nel frattempo nella convenzione tra Servizi sociali del Comune e il gestore AcegasApsAmga si deve far rientrare questa parte della delibera non contemplata nella Carta dei Servizi, perché così non è.

I soldi a disposizione per le bollette acqua delle utenze domestiche residenti disagiate ci risultano essere per il 2019-2020 euro 220.000, più il Bonus Idrico nazionale di 27,59 euro a persona, più il Bonus OP Social di 125.000 euro.

L’Ato Bacchiglione ha stanziato: nel 2018 – euro 100.000 (già distribuiti a 1.175 famiglie); nel 2020 – euro 150.000 (si tenga presente che i ricavi dell’Ato Bacchiglione provengono da un contributo stabilito da Arera che i gestori pagano e caricano sulla nostra bolletta). Il gestore AcegasApsAmga ha stanziato: nel 2020 – euro 20.000. Il Comune di Padova ha stanziato, prelevandoli dai dividendi Hera: nel 2020 – euro 50.000.

Chiediamo all’Assessora Marta Nalin:
Quante sono le famiglie che hanno chiesto il Bonus Idrico Nazionale nel 2020? Quanti soldi sono stati assegnati, oltre al Bonus Idrico Nazionale, e a quante famiglie, per il 2019 e il 2020? A quante famiglie è stato pagato l’intero importo delle bollette? A quante famiglie è stato dato un contributo parziale? Quanti soldi restano da pagare per le famiglie? Quanti sono i soldi rimasti e come si pensa di assegnarli? Quante sono le utenze domestiche residenti che hanno avuto la sospensione/disattivazione per morosità?

LA DELIBERA SULL’ACQUA dice che la maggior parte del fondo per coprire le bollette delle utenze disagiate dovrebbe saltar fuori dagli utili del gestore del SII, ma questo non avviene e AcegasApsAmga nega addirittura il bilancio del settore per i 12 comuni gestiti, nonostante sia stato chiesto ripetutamente dai consiglieri comunali nelle sedute di commissione. Addirittura si afferma che il settore SII non fa utili, ma nello stesso tempo il gestore chiede che la convenzione stipulata con i 12 comuni, scadente nel 2028, venga prorogata fino al 2036.

Noi sappiamo che i soldi delle nostre bollette, con la tariffa calcolata dall’Ato Bacchiglione per coprire i costi, gli investimenti, gli interessi passivi, più la remunerazione del capitale investito (che non dovrebbe esserci perché eliminata dalla vittoria referendaria del 12 e 13 giugno 2011), una volta sottratte le imposte, dà come risultato netto di gestione per il 2020 euro 5.162.000 e per il 2021 (presunti) euro 5.536.000.

Chiediamo al sindaco Sergio Giordani di esigere dal gestore: la formazione stabile del fondo come da delibera.la pubblicizzazione dei seguenti documenti Il bilancio della gestione del SII dei 12 comuni la richiesta di AcegasApsAmga che chiede l’allungamento della concessione fino al 2036 (prot. C.d.B Bacchiglione n. 762/2020 Istanza di riequilibrio economico e finanziario ai sensi degli artt. 20 e 21 della Convenzione di Gestione nel territorio dell’ATO Bacchiglione)la risposta/istanza dell’Ato Bacchiglione (risposta/istanza del Consiglio di Bacino Bacchiglione prot. n. 804 del 12.06.2020)
Con i referendum del 2011 sono stati affermati due principi di grande civiltà:
? pubblicizzazione dei servizi pubblici locali;
? eliminazione del profitto dalla gestione dell’acqua

Nei referendum 2011 il 96% dei votanti (27 milioni di cittadine/i) si dichiarò d’accordo con questi principi

Ma la nostra volontà non è stata rispettata!

Il diritto all’acqua, riconosciuto dall’Assemblea generale dell’ONU, è un diritto fondamentale di ogni essere umano, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani.

Pubblicizzazione, vuol dire eliminare dalla gestione dell’acqua le società per azioni perché, pubbliche private o miste che siano, perseguono il fine del profitto. È necessario privilegiare il modello di azienda speciale a gestione partecipata e assicurare a tutte/i l’accesso a un quantitativo di acqua minimo vitale giornaliero (come riconosciuto anche dall’O.M.S.) e perseguire criteri gestionali quali l’equità del servizio, la minimizzazione dell’impatto ambientale e la riduzione degli sprechi.

A questo proposito è stata presentata su iniziativa del Forum Nazionale dei comitati dell’acqua una proposta di legge, ma è ferma nei cassetti governativi sia di destra che di sinistra, come si sta facendo a Padova con la delibera votata il 28/1/2019

Acqua, beni comuni e nucleare: indietro non si torna!

Sono passati 10 anni dal 12-13 giugno 2011, ma nulla è cambiato. Oggi Draghi con il PNRR porta avanti le stesse privatizzazioni di allora. Ricordiamoci che, subito dopo la vittoria referendaria, il 5 agosto 2011 Draghi e Trichet indirizzarono una “raccomandazione” al Primo Ministro italiano Berlusconi con la quale il direttivo della Banca Centrale, svoltosi il giorno prima, chiede al punto a): “È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”.

Oggi, in aggiunta, la finanza globale quota l’acqua in borsa (a dicembre al Chicago mercantile Exchange, la borsa merci di Chicago è stata introdotta la possibilità di scambiare contratti futures sui prezzi futuri delle risorse idriche) e vuole fare sempre più profitto su questo bene comune mentre la crisi climatica impone una sempre più urgente inversione di rotta.

L’acqua è la prima cura e senza i diritti fondamentali la nostra società è sempre più fragile.

Comitato 2SI Acqua Bene Comune Padova

FINO ALL’ULTIMA GOCCIA

PRESIDIO

SABATO 29 MAGGIO ORE 11:00

DI FRONTE AL COMUNE DI PADOVA

Il Comune applichi la delibera per l’Acqua Bene Comune

Il 12 giugno 2021 saranno passati 10 anni dal grande referendum per l’Acqua Bene Comune. La volontà popolare espressa in quel referendum è stata tradita. Altro che bene comune essenziale, sull’acqua si fa ancora profitto! Addirittura inizia a essere quotata in borsa, proprio come il petrolio…

Assurdo vero? E non è tutto!

Grazie alle pressioni del Comitato Acqua Bene Comune il consiglio comunale di Padova ha approvato nel Gennaio del 2019 una delibera che prevede:

?La fornitura d’acqua non venga sospesa nel caso di morosità delle utenze civili residenti e il quantitativo minimo vitale (50 litri persona giorno) sia sempre erogato.
?La tariffa sia resa più equa, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, senza aumenti per le altre utenze civili residenti.
?Alle utenze civili residenti disagiate venga dato un contributo attraverso un fondo formato da una parte dell’utile dell’ente gestore.
?Il Comune impieghi una parte della propria quota di dividendi Hera per completare la copertura delle bollette delle utenze disagiate.

Peccato che questa delibera non sia mai stata applicata! E così la situazione in cui ci troviamo è questa: privati che fanno soldi sul bene primario per eccellenza.

Il Comune cosa fa? Si perde in un bicchiere d’acqua? Fa acqua da tutte le parti??

Scopriamolo…
??Andiamo a chiedere al Vicesindaco Andrea Micalizzi quali passi ufficiali e istituzionali sono stati fatti per applicare i 4 punti della delibera.
??Chiediamo all’Assessora Marta Nalin Quante sono le famiglie che hanno chiesto il Bonus Idrico Nazionale nel 2020? Quanti soldi sono stati assegnati, oltre al Bonus Idrico Nazionale, e a quante famiglie, per il 2019 e per il 2020? A quante famiglie è stato dato un contributo parziale? Quanti soldi restano da pagare per le famiglie disagiate?
Quanti sono i soldi rimasti e come si pensa di assegnarli?
Quante sono le utenze domestiche residenti che hanno avuto la sospensione/disattivazione per morosità?
??E, ovviamente, chiediamo al Sindaco Giordani e all’intera giunta di applicare la delibera comunale del 29/01/2019 in tutti i suoi punti!

Facciamolo in piazza visto che gli incontri promessi non sono più stati convocati dal Comune.

Siete tutte e tutti invitati!
Lottiamo per l’acqua Bene Comune!
Fino all’ultima goccia!

SOCIETA’ DELLA CURA

PADOVA

Rifiuti Urbani e loro smaltimento

Elaborazione dati da:

Arpav Rapporto rifiuti urbani ediz. 2020 (anno 2019)

AIA Regione Veneto Decr. n. 78 del 6/9/2017

HestAmbiente Relazione Trimestrale III° Trimestre 2020 del 27/11/2020

  1. La produzione dei RU (rifiuti urbani) è di 2.311.000 tonnellate.

Negli ultimi venti anni varia tra le 2.100.000 e le 2.400.000 tonnellate annue

  • A livello di bacino, Padova centro produce 157.542 tonn/anno (procapite 570 kg/ab/anno) è la più alta dopo Venezia. Padova Sud 116.798 (procapite 460 kg/ab/anno)

Il bacino Padova centro è formato da Padova, Abano, Albignasego, Casalserugo e Ponte San Nicolò. Il bacino Padova Sud è composto da 56 comuni padovani (vedi Bacini rifiuti allegato al Dgrv n. 13 del 21/1/2014)

  • Negli anni la quantità procapite di rifiuto raccolto in modo differenziato è aumentata mentre quella di rifuto residuo è diminuita attestandosi nel 2019 a 119 kg/ab/anno (il piano regionale 2020 prevedeva 100 kg).

Grave è che negli ultimi 5 anni non si siano fatti passi avanti

  • Tutti i bacini superano la media nazionale del 58,1% tranne Padova centro e Verona città. L’obiettivo del piano Veneto previsto dal D.lgs. 152/06 per il 2012 era del 65%.

I Comuni che raggiungono i migliori risultati sono quelli che adottano il sistema di raccolta domiciliare spinto e la tariffazione legata al pagamento del servizio commisurato alla quantità dei rifiuti prodotti

  • Nel 2019 che fine hanno fatto le 2.310.597 tonn. di RU del Veneto?
Rifiuto da raccolta differenziata 1.729.000 tonn. 
viene recuperato attraverso la trasformazione in organico e il recupero di materia (vetro, carta, plastica, metalli, legno, rifiuti elettrici ed elettronici) con uno scarto di circa il 7%
Rifiuto Residuo 581.000 tonn.
Nei 7 Impianti veneti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) entrano 429.000 tonn ed escono 325.000 tonn. pari al 75,75% dei rifiuti entrati.
I quali vengono a loro volta smaltiti in vari modi (recupero, trattati, inceneriti, discarica).
Il rimanente più gli scarti dalla raccolta differenziata e del trattamento meccanico biologico viene:
bruciato nei 2 inceneritori di Padova e Schio (239.000 tonn.)
inviato nelle 9 discariche (413.000 tonn.)
  • Le tonnellate di rifiuti bruciati nei 2 inceneritori veneti di Padova e Schio nel 2019 divisi tra Rifiuti Urbani, EER19212, Sanitari e Rifiuti Speciali

Il carico termico dell’impianto di Padova è di 68,75 GCal/h e la capacità nominale di trattamento è:

L 1 – 6,25 t/h con un potere calorifico inferiore (p.c.i.) rifiuti di 2500 kcal/kg, pari a 150 t/g – 54.750 t/a

L 2 – 6,25 t/h con un potere calorifico inferiore (p.c.i.) rifiuti di 2500 kcal/kg, pari a 150 t/g – 54.750 t/a

L 3 – 12,50 t/h con un potere calorifico inferiore (p.c.i.) rifiuti di 3000 kcal/kg, pari a 300 t/g – 109.500 t/a

La capacità massima di trattamento annuale, comprensiva di tutte e tre le linee, non potrà comunque superare 245.000 t/anno con periodo p.c.i, di riferimento pari a 2400 kcal/kg. (AIA del 2017)

La nuova linea 4 avrebbe la stessa potenza della linea 3

  • La tabella indica i quantitativi di rifiuti conferiti all’inceneritore di Padova dal 2017 al 3° trimestre del 2020. Nel 2019 e nel 2020 diminuiscono a causa di fermate impreviste delle linee 1 e 2 (Relazione Hestambiente 27/11/2020)

Nel 2019 su 238.922 tonn. bruciati a Padova e Schio, 156.228 tonn. vengono bruciati a Padova, pari al 65,39%. Padova, con la 4° linea brucerebbe tutti i rifiuti del Veneto.

  • Le due tabelle indicano i rifiuti prodotti dall’inceneritore di Padova in t/a e in % dal 2017 al 3° trimestre 2020 (Relazione Hestambiente 27/11/2020)


  • Rifiuti smaltiti nelle 9 discariche venete, di cui una è privata. Nel 2019 nelle 8 pubbliche sono stati smaltiti 413.000+(285.000 rifiuti non del 2019). 65.559 tonn sono rifiuti urbani.

Il volume residuo delle discariche venete al 31/12/2019 è di circa 1.700.000 mc.

Nel 2020 sono stati autorizzati per Legnago (VR) altri 520.000 mc.

e per S. Urbano altri 995.000 mc.

  1. Guida della Commissione Europea per i Piani         Nazionali di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan)
                Nel principio guida: “Non arrecare un danno significativo” vengono fissati 6             obiettivi ambientali
            Gli inceneritori non rispettano 5 obiettivi ambientali su 6
Producono significative emissioni di gas serra con aggravamento dei cambiamenti climatici
Peggiorano gli effetti negativi del clima attuale e futuro
Causano un significativo incremento di emissioni di inquinanti in atmosfera
Causano un significativo inquinamento delle acque
Danneggiano l’economia circolare per il mancato riciclaggio dei rifiuti e recupero di materiali
            Nel Recovery Plan meglio non presentare progetti per nuovi inceneritori.
            La bocciatura è assicurata
  1. Quante tonnellate di CO2 escono dall’inceneritore di S. Lazzaro?

                                Quanto aumenterà la cessione in atmosfera di                 CO2 con la quarta linea?

Nel progetto di Hestambiente non si dice nulla
perché la 4° linea va in senso contrario alla scelta della decarbonizzazione programmata dalla UE per contrastare il riscaldamento globale e la conseguente emergenza climatica.  
L’inceneritore di Modena (Hera) per bruciare 230.000 tonn. di rifiuti immette in atmosfera 200.000 tonn. di CO2  


  1. Gli inceneritori sono altamente inquinanti.        Oltre alla CO2 diffondono nell’aria centinaia di   composti e miscele che non sono neppure       monitorati: esempio i Pfas
La concentrazione al metro cubo può essere nei limiti di legge (non può essere altrimenti), ma quello che conta è il flusso di massa delle sostanze che escono dai camini in un anno.
            L’inceneritore di Fusina è autorizzato alle seguenti emissioni
4 tonn. di polveri sottili
95 tonn. di Ossidi di Azoto
24 tonn di Anidride Solforosa
240 kg di metalli pesanti (Cromo, Cadmio, Nichel, Arsenico ecc.)
47 mg di diossine
altri composti chimici e miscele non monitorati, come i PFAS
  1. Gli inceneritori sono il problema non la soluzione
aumentano il riscaldamento globale
è una tecnologia superata 
blocca il processo virtuoso di riduzione – selezione – recupero di materie prime
Le province più virtuose e più avanzate nello smaltimento rifiuti sono quelle che non hanno costruito inceneritori come Treviso, Pordenone e Mantova
Padova, che ha l’inceneritore, è ai primi posti in regione per produzione di rifiuti ed è agli ultimi posti per raccolta differenziata


  1. Padova è una delle città più inquinate d’Europa
Le polveri sottili PM10 oltrepassano costantemente il n° di superamenti consentiti
Le polveri fini PM2,5 sono ad un passo dalla soglia critica
Il Benzo-a-pirene (cancerogeno) è costantemente al di sopra del limite
L’Ozono in estate supera spesso il valore obiettivo per la salute
In un’aria così si deve togliere e non aggiungere inquinamento (direttiva europea sulla qualità dell’aria).
La 4° linea bruciando altre decine di migliaia di tonnellate di rifiuti disperderà in atmosfera ulteriori quantitativi di polveri sottili, polveri fini, Ossidi di Azoto, Ozono, metalli, Benzo-a-pirene, Diossina, PFAS, ecc.


  1. RILEVAZIONI DELLE CENTRALINE
Le centraline posizionate nell’area di controllo dell’inceneritore
APS1 via Dell’Internato Ignoto a Forcellini
APS2 via Carli a Mortise
Evidenziano nel 2019 (dati ARPAV)
Aps1: più sforamenti del limite per le polveri sottili PM10 (rispetto a Mandria e Arcella)
APS1 e APS2: più superamenti dei limiti per l’Ozono (rispetto a Mandria)
APS2: superamento della media annuale per le polveri fini PM2,5 (rispetto a Mandria)
APS2: superamento della soglia di allarme per l’ozono    


  1. I PFAS NON VENGONO INCENERITI MA DISPERSI      IN ATMOSFERA DAI CAMINI dell’inceneritore
Bruciare nella 4° linea anche il percolato delle discariche contaminato da composti PerfluoroAlchilici PFAS (circa 4.000 composti)significa disperdere nell’ambiente queste sostanze pericolose. Il legame Fluoro-Carbonio è molto stabile: si rompe al di sopra di 1.400 °C.
L’inceneritore funziona a 850-900 °C: non dà alcuna garanzia di distruzione dei PFAS.
A queste temperature possono formarsi nuovi composti pericolosi detti PIC.
EPA (Ente Americano per l’Ambiente) ha chiuso nel 2020 l’inceneritore NORLITE dello Stato di New York “fino a quando non sia dimostrato che sia in grado di distruggere i PFAS e non di disperderli nell’ambiente
  1. Proposte e obiettivi:
no alla quarta linea
chiudere prima e seconda linea
tenere in funzione la terza linea finché necessario
adottare strategie e investire per ridurre i rifiuti:
adottare la tariffazione puntuale
aumentare e potenziare la raccolta differenziata: estendere il porta a porta a tutti i quartieri;introdurre la raccolta di pannolini e pannoloni, che rappresentano circa il 40% del rifiuto secco, come fa Contarina a Treviso, ecc. ecc.
ristrutturare e potenziare gli impianti di trattamento meccanico-biologico: lettori ottici ed altre tecnologie innovative di separazione per valorizzare i materiali a recupero
installare nuovi sistemi di recupero-valorizzazione dei rifiuti: esempio: vedi sistema di estrazione di acqua pulita, ammoniaca, fosforo ed altri componenti dai fanghi degli impianti di depurazione, con produzione di energia, appena installato a Bolzano, su progetto della Human Bio Innovation di Quinto di Treviso
gestire il ciclo dei rifiuti in house e con tariffa senza profitto

MANIFESTZIONE CONTRO LA QUARTA LINEA DELL’INCENERITORE

SABATO 8 MAGGIO 2021 ORE 15.00

PARCO IRIS VIA FORCELLINI

No quarta linea inceneritore di S. Lazzaro

Sì dismissione linee 1 e 2

Sì graduale riduzione 3a linea

Vogliono bruciare dalle 60.000 alle 80.000 tonnellate di rifiuti in più all’anno: Padova già brucia circa il 65% del rifiuto residuo della regione (160.000 t. su 239.000 t), con la 4° linea Padova brucerà l’80-90% dei rifiuti veneti da incenerire: non vogliamo essere costretti per i prossimi 25 anni come minimo, a bruciare rifiuti anche speciali che vengono da fuori regione!

E’ un progetto sbagliato, sovradimensionato, pericoloso per la salute e per l’ambiente: inquina l’aria e le acque, aumenta il riscaldamento globale, brucia fanghi e percolati contenenti PFAS che vengono diffusi nell’ambiente.

E’ un problema di tutta la città: respiriamo aria inquinata che ci porta malattie, sulla quale occorre agire per ridurre e non aumentare l’immissione di polveri, fumi e gas.

E’ un progetto superato, in contrasto con la nuova normativa europea sui rifiuti: I rifiuti non si bruciano si riciclano

Sì riduzione dei rifiuti

Sì raccolta porta a porta

Sì riuso e riciclo

Firma la petizione on line change.org NO ALLA QUARTA PADOVA

Inquadra il QR code

Le Associazioni, i Comitati ed i cittadini  contro la quarta linea dell’inceneritore di S. Lazzaro

VOLANTINO-DOCUMENTO

Sì riduzione dei rifiuti
Sì raccolta porta a porta
Sì riuso e riciclo
No quarta linea inceneritore
Sì dismissione linee 1 e 2
Sì graduale riduzione 3a linea

Entro il 31 marzo numerose associazioni, comitati, organizzazioni sociali e politiche, consiglieri e cittadini di Padova, Venezia, Noventa, Maserà, Riviera del Brenta, Saonara, Cadoneghe, Campodarsego e Selvazzano hanno inviato le osservazioni sul progetto della quarta linea dell’inceneritore di S. Lazzaro, che evidenziano le gravi inadempienze e carenze dei documenti presentati da Hestambiente S.r.l. 

Mancata attuazione del Piano Regionale dei Rifiuti scaduto nel 2020  e assenza del nuovo Piano.

La regione Veneto e molti comuni, in particolare Padova, negli ultimi 5 anni non hanno fatto passi in avanti: la quota di raccolta differenziata stabilita nel Piano Regionale, che non prevedeva nuovi inceneritori, non è stata raggiunta.

La quarta linea non serve.

Se si fosse applicato il piano regionale ormai scaduto la sola terza linea sarebbe già oggi sufficiente a smaltire i rifiuti residui, sarà addirittura sovradimensionata quando si applicheranno le migliori pratiche già esistenti sul territorio regionale.

Mancata coerenza con la normativa sull’Economia circolare e con le nuove norme europee sui Rifiuti: è il recupero di materia, non il recupero di energia che interessa l’economia circolare; per l’Europa  gli inceneritori non rispettano 5 obiettivi ambientali su 6: in particolare producono significative emissioni di gas serra: con la quarta linea Le emissioni di CO2 aumenteranno da 190.000 a 230.000 t/anno; causano un significativo incremento di emissioni di inquinanti in atmosfera e nelle acque e danneggiano l’economia circolare per il mancato riciclaggio dei rifiuti e recupero di materiali. 

Mancata presentazione di ipotesi alternative: la vera alternativa all’incenerimento è il potenziamento della raccolta differenziata e della selezione del rifiuto secco: se entro il 2025, quando dovrebbe entrare in funzione la quarta linea, il Veneto raggiungesse anche solo la quota del 76% di raccolta differenziata, prevista come obiettivo dal piano reg. scaduto, la terza linea e le linee di Schio sarebbero più che sufficienti per bruciare il rifiuto residuo di 188.000 t circa.

Inadeguata valutazione dell’inquinamento dell’aria: deve essere considerato il flusso di massa delle sostanze che escono dai camini in un anno, non il semplice rispetto dei limiti per mg/m3.

La quarta linea inquinerà di più, si passerà: da 1,2 a 1,9 t/anno di PM10; da 48 a 62 t di Ossidi di Azoto; da 0,22 a 0,27 kg di IPA; da 1,6 a 1,9 mg di Diossine. E altre centinaia di composti chimici e miscele sconosciuti o non monitorati come i PFAS.

Tutta la città di Padova respira aria inquinata sulla quale occorre agire per ridurre e non aumentare l’immissione di polveri, fumi e gas. Le centraline posizionate nell’area di controllo dell’inceneritore, APS1 in via Dell’Internato Ignoto a Forcellini e APS2 in via Carli a Mortise, evidenziano nel 2019 i dati peggiori per le polveri sottili PM10, per le polveri fini PM2,5 e per l’Ozono.

Mancata valutazione dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute: mancano dati epidemiologici, relativi alla popolazione dei quartieri più esposti ed in generale alla popolazione padovana, sull’incidenza di malattie da polveri sottili ed irritanti respiratori: malattie acute e croniche dell’apparato respiratorio, dell’apparato cardiocircolatorio, tumori del polmone e della vescica; da segnalare che PM10  e inquinamento atmosferico aumentano gli effetti della Covid 19, in quanto ne favoriscono le forme gravi.

Mancata considerazione del rischio da aumento dei gas di scarico dei mezzi pesanti, in relazione  all’aumentato scarico di rifiuti.

Mancata valutazione della ricaduta al suolo e del bioaccumulo, degli inquinanti persistenti, quali IPA, Diossine, Policlorobifenili, Furani, PFAS, tramite analisi delle matrici ambientali e animali (suolo, acque, vegetazione, uova, latte materno) oltre che analisi sulla presenza di metalli pesanti nelle unghie dei bambini. Prima di realizzare nuove linee dell’inceneritore, i cittadini hanno il diritto di sapere qual è il livello di accumulo di questi composti, molti dei quali cancerogeni certi, attorno all’impianto e nelle persone.

Impatto negativo sull’economia del territorio, in relazione alla quantità e qualità dell’occupazione: l’incenerimento concentra  fatturati  e  ricchezza  nelle grandi aziende; secondo stime europee, per 1 addetto nella filiera della combustione sono 40 gli addetti in quella del recupero e riciclo.

Non può essere autorizzata la richiesta di bruciare fanghi e rifiuti liquidi contenenti PFAS, in quanto l’incenerimento non garantisce la degradazione di tali composti pericolosi, ma si rischia di diffonderli dal camino nell’ambiente, dove persistono a lungo, entrando nella catena alimentare ed esplicando la loro azione nociva di interferenti endocrini, cardiotossici, sospetti cancerogeni.

Padova già brucia circa il 65% del rifiuto residuo della regione (160.000 t. su 239.000 t), con la 4° linea Padova brucerà l’80-90% dei rifiuti veneti da incenerire; non vogliamo essere costretti per i prossimi 25 anni come minimo, a bruciare rifiuti anche speciali che vengono da fuori!

Il costo della quarta linea di 100 milioni di euro verrà recuperato interamente con progressivi aumenti della Tassa Rifiuti (TARI).

Vogliamo investimenti finalizzati a:

  • estendere a tutta la città la raccolta porta a porta, con tariffazione puntuale (paghi quanto produci)
  • potenziare gli impianti di trattamento meccanico biologico, introducendo separatori con tecnologie avanzate come i selettori ottici che consentono il recupero di materiali riciclabili (plastica, vetro, carta) da rifiuto secco residuo per circa il 25%.
  • attuare la raccolta differenziata di pannolini e pannoloni e relativo smaltimento e trasformazione

il comune deve togliere la raccolta rifiuti ad AcegasApsAmga, che, appartenendo come Hestambiente al gruppo Hera spa, guadagna dall’ incenerimento, non avendo alcun interesse a ridurre i rifiuti stessi.   Come ha fatto il comune di Forlì: in poco più di un anno il rifiuto secco da incenerire si è dimezzato ed hanno già raggiunto l’80% di raccolta differenziata.

Firma la petizione on line change.org NO ALLA QUARTA PADOVA

Inquadra il QR code

Le Associazioni, i Comitati ed i cittadini  contro la quarta linea dell’inceneritore di S. Lazzaro

NASCE LA RETE BENI COMUNI

SABATO 24 APRILE

PARCO CAVALLEGGERI

(PARCO PRANDINA)

Ore 14.30: Accoglienza

Ore 15.00: Perché una Rete dei Beni Comuni a Padova?

        Presentazione e discussione sulla Rete e il suo Manifesto

Ore 16.30: Divisione in Gruppi di Lavoro:

  1. Cosa sono gli usi civici?
  2. Quale futuro per l’Ex Prandina?
  3. Perché l’Acqua non è ancora un Bene Comune?

Ore 17.30: Restituzione in plenaria e Conclusioni

Aria, acqua, suolo, patrimonio culturale e paesaggistico, salute, conoscenza, qualità della vita, infrastrutture, spazi di socialità, condivisione e mutualismo. Beni Comuni perché riguardano tutte e tutti, Beni Comuni perché necessari alla vita e al benessere delle comunità. Beni Comuni perché dovrebbero essere liberi dalle logiche del profitto e della speculazione e rispondere esclusivamente ai bisogni reali e alla loro piena soddisfazione, senza discriminazioni. “Dovrebbero” perché al momento non è così… E’ per questo che anche a Padova alcune realtà sociali e singole cittadine e cittadini sentono la necessità di dare vita a una Rete per i Beni Comuni. Non un semplice coordinamento, ma un vero spazio di incontro, di discussione e di azione collettiva.

 La Rete nasce in un momento storico che mostra più che mai l’importanza della cura del Bene Comune e non è un caso che l’urgenza di riunirci e creare forme di condivisione intorno a questo tema emerga proprio quando più forte è la spinta alla solitudine, all’isolamento, all’individualismo del “si salvi chi può”. La nostra città invece vive di esperienze collettive, associazioni e realtà sociali, nonostante il fatto che gli sgomberi a cui abbiamo assistito negli scorsi anni abbiano rischiato di impoverirne il tessuto. Ci interessa dunque la proposta, di cui si sta discutendo a livello comunale, di dotare Padova di un “Regolamento cittadino dei Beni Comuni e degli Usi Civici” e intendiamo muovere i nostri primi passi come Rete per monitorare dal basso il percorso di approvazione del regolamento, ma soprattutto per dimostrare attraverso l’agire pratico quello che intendiamo per Beni Comuni e Partecipazione.

 La Rete è aperta a tutte e tutti. E’ una realtà eterogenea, fatta da persone con percorsi differenti alle spalle, ma convinte allo stesso modo che solo attraverso forme di cooperazione, sussidiarietà orizzontale, solidarietà, gestione collettiva e condivisa delle risorse che caratterizzano il territorio in cui viviamo, si possa generare un vantaggio per l’intera comunità, in termini sia di risorse a disposizione, sia di godimento dei diritti universali.

 È con lo sguardo al futuro, in questo periodo di pandemia che mostra tutte le ingiustizie del sistema in cui viviamo, che vi invitiamo a questo primo momento di condivisione, nel quale presenteremo la bozza del nostro Manifesto e discuteremo insieme di come costruire una Rete per i Beni Comuni che sia uno strumento utile per la nostra città.
Ci vediamo nei pressi della Ex Prandina, luogo simbolo di ciò che potrebbe essere un Bene Comune e invece non lo è. Insieme possiamo far sì che non siano più gli interessi di pochi e le speculazioni a vincere, ma le comunità che si prendono realmente cura dei beni che riguardano tutte e tutti.

Al seguente link puoi leggere la Bozza di Manifesto e aderire alla Rete: https://www.benicomunipadova.it