Sono girate in questi giorni alcune mail relative al dibattito in corso nel PD a alle nuove posizioni assunte da questo partito sui referendum, posizioni che meritano secondo noi alcune riflessioni.

Le posizioni delle diverse componenti del PD fino adesso sono state piuttosto variegate e contradditorie, infatti accanto ai circoli che si sono attivati fin da subito per la raccolta delle firme ci sono stati atteggiamenti raggelanti da parte di alcuni esponenti dei vertici.

Riportiamo alcuni spunti di riflessione.

 

– Nel sito Associazione memoria condivisa, nell’articolo di Mario Arpaia si legge: Il 15 settembre si è svolto a Roma un convegno della Fondazione Astrid (Presidente Bassanini) sulla riforma dei servizi sociali.

Franco Bassanini, Enrico Letta, Adriana Vigneri, Giuliano Amato (PD ) insieme ai ministri PDL Andrea Ronchi, Stefania Prestigiacomo e Raffaele Fitto hanno cantato in coro il ritornello del “giudizio fortemente positivo della riforma varata dal Governo Berlusconi”(A.Vigneri) , che ” il referendum sull’acqua è sbagliato e ancronistico” (F. Bassanini) e (uffa, che noia!) che con il decreto Ronchi l’acqua non verrebbe privatizzata. Il convegno, in breve, ha misurato la economicamente interessata trasversalità dell’attuale opposizione parlamentare e caricato il “popolo dell’acqua” di ulteriori impegni e responsabilità nella difesa del bene comune.

 

– Il Comitato Acqualiberatutti che vede tra i suoi fondatori e sostenitori una schiera nutrita di rappresentanti del PD, anche dei vertici (vedi Caffarelli coordinatore dell’Area Welfare del PD). Nella home page si definiscono comitato contro i referendum, hanno depositato memorie presso la Corte Costituzionale, sollecitando la dichiarazione di inammissibilità del referendum, (con l’Associazione «Fare Ambiente» e  l’Associazione Nazionale Fra gli Industriali Degli Acquedotti – ANFIDA) e dopo la sentenza della Corte Costituzionale hanno titolato “bocciati due dei quattro referendum: grande vittoria di AcquaLiberAtutti”. Attualmente la preoccupazione principale è (cito dal sito) “abbiamo segnalato che il servizio idrico e’ attualmente gestito da societa’ quotate in Borsa, ed il referendum – se si svolgera’ di lunedi’ – avra’ effetti impropri sull’andamento dei titoli a mercati aperti”.

 

– l’ordine del giorno del PD veneto (reperibile anche su questo sito) si richiama alla proposta di legge presentata dal PD. Tale proposta di legge non riflette affatto i contenuti della legge di iniziativa popolare depositata nel 2007 dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (e mai tirata fuori dai cassetti da nessun parlamentare). In particolare segnalo l’art. 9 della legge PD che recita : (Affidamento e revoca della gestione)

1. L‘Assemblea d’ambito nel rispetto del principio di unitarietà, efficienza, efficacia ed

economicità affida la gestione del servizio idrico integrato secondo le disposizioni in materia di

servizi pubblici locali. L’erogazione del servizio avviene secondo le discipline di settore e nel

rispetto della normativa dell’Unione europea, con conferimento della titolarità del servizio:

a) a società a capitale interamente pubblico (omissis)

b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, (omissis)

c) a società di capitali individuate attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza

pubblica (omissis)

cioè principi non condivisi dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e che non escludono affatto il processo di privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato.

 

– Nel già citato ordine del giorno del PD si insiste molto (forse troppo) sulla dicitura “privatizzazione forzata” e, visto quanto citato nel punto precedente, sembra un escamotagè per non doversi esprimere rispetto ad una privatizzazione “non forzata” che il PD sembra invece appogiare nella  proposta di legge.

 

Vorremmo condividere con tutti voi queste perplessità perchè se da un lato non si può che essere contenti dello schierarsi del PD veneto a favore dei quattro referendum (e non dei 3 come inizialmente suggerito da Bersani, quasi ad appoggiare la quota di guadagno garantito in bolletta di almeno il 7% per le imprese, oggetto dell’ultimo quesito), dall’altro ci sono contraddizioni che necessitano di chiarimenti se si vuole lavorare insieme, soprattutto in relazione alle proposte di gestione futura del servizio idrico integrato.

Con questa classe politica, PD compreso, il rischio sarà quello di vincere un referendum di questa portata e poi vederne vanificato il significato da una nuova proposta di legge che ripropone la privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato, in forme più digeribili dall’opinione pubblica, ma sempre devastanti negli effetti sui servizi.

 

Ci auguriamo che i principi del Forum dei Movimenti Italiani per l’Acqua Bene Comune alla fine saranno condivisi dal PD e che quindi si concretizzeranno in precise scelte politiche delle Amministrazioni di centro sinistra per quanto riguarda:

l’approvazione della modifica degli statuti comunali in modo chiaro e preciso, non di inutili e aspecifiche mozioni come avvenuto a Padova. Bisogna che nello statuto sia scritto chiaramente che l’ente locale:

  • riconosce il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
  • conferma il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;
  • riconosce che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d. lgas n. 267/2000;

l’adesione degli amministratori locali al Coordinamento Nazionale Enti Locali per l’Acqua Pubblica

l’impegno delle amministrazioni a pubblicizzare il referendum ed il materiale prodotto dal Comitato Referendario 2 sì per l’Acqua Bene Comune.

 

Se tutto questo succedesse davvero sarebbe una bella  vittoria del Popolo dell’ Acqua, e linfa nuova per una forza politica che si proclama democratica ma che perde via via sempre più partecipazione e credibilità.

Redazione Acquabenecomunepadova.Org

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