martedì 19 febbraio 2013: incontro con i candidati

RISPETTARE L’ESITO DEI REFERENDUM DEL 2011:
SI, FORSE ..?
IL COMITATO 2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE  PADOVA INTERROGA I CANDIDATI
SIETE INVITATE/I
MARTEDI’ 19 FEBBRAIO h.21
SALA ROSSINI (sopra il Caffè Pedrocchi) Padova
PER PORRE DOMANDE E DISCUTERE CON I CANDIDATI/E  DELLE LISTE DELLE FORMAZIONI IMPEGNATE NEI REFERENDUM DEL 2011 Pd, Sel, Rivoluzione Civile, M5S

A DUE ANNI DAL REFERENDUM IN CUI MIGLIAIA DI CITTADINE E CITTADINI PADOVANI HANNO VOTATO PER LA FUORIUSCITA DELL’ACQUA E SERVIZI LOCALI DALLE LOGICHE DI MERCATO E PROFITTO,  IL COMITATO PROVINCIALE  2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE INTERROGA I CANDIDATI  ALLE ELEZIONI , DELLE FORZE POLITICHE CHE HANNO SOSTENUTO LA CAMPAGNA REFERENDARIA

COME SI CONCILIA LA CHIARA VOLONTA’ ESPRESSA DA CITTADINE/I  CON SCELTE, COME LA FUSIONE ACEGAS-APS CON HERA, CHE ADOTTANDO LE LOGICHE DEL GIGANTISMO FINANZIARIO, PORTANO ALLA  STRISCIANTE PRIVATIZZAZIONE DI SERVIZI ESSENZIALI COME ACQUA E RIFIUTI? COME CAMBIA LA POSSIBILITA’ DELLE COMUNITA’ LOCALI  DI PARTECIPARE REALMENTE ALLA GESTIONE, CONTROLLARE E DECIDERE SULLA QUALITA’ DEI SERVIZI E, PER I LAVORATORI, SULLA QUALITA’ DEL LAVORO?

COME SI CONCILIA IL RISULTATO REFERENDARIO, (CONFERMATO DALLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE E DAL PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO) CON LE DECISIONI DEI VARI GOVERNI E DELL’AUTHORITY SULLE TARIFFE DI CANCELLARLO REITRODUCENDO LA GARANZIA DEL PROFITTO PER I GESTORI, ?

COME SI CONCILIA LA VOLONTA’ DI CAMBIARE ROTTA ESPRESSA DALLA CENTRALITA’ DATA AI BENI COMUNI E QUINDI DI IMMAGINARE E COSTRUIRE UN FUTURO BASATO SULLA GIUSTIZIA AMBIENTALE E SOCIALE  CON SCELTE ECONOMICHE E POLITICHE CHE RIPROPONGONO SPERIMENTATE E FALLIMENTARI LOGICHE MERCANTILI  COME BASE DELLA GESTIONE DELLE RISORSE E DEL TERRITORIO?

HANNO GIA’ ASSICURATO LA LORO PRESENZA: F.Corso, G. Endrizzi,  A. Lucarelli,  A.Zan ed altri candidati.

Intervengono WWF, COMITATO LASCIATECI RESPIRARE,  ISDE-Medici per l’Ambiente, Legambiente, Comitato difesa ambiente salute Padova Est

Bassanini (P. Dem.), che ci combini?

Bassanini è presidente della Cassa depositi è prestiti ” La Cassa depositi e prestiti (CDP) è una Società per azioni a controllo pubblico: lo Stato possiede il 70% del capitale di CDP, mentre il restante 30% è posseduto da 66 Fondazioni di origine bancaria. CDP da 160 anni persegue una missione istituzionale: finanziare lo sviluppo del Paese.” ( dal sito della CDP).

Nelle intenzioni di Bassanini questa cassa deve privilegiare i finanziamenti alle aziende private piuttosto che quelle pubbliche, per esempio ACEA piuttosto che l’Acquedotto Pugliese, tuttavia questi soldi sono in gran parte di provenienza pubblica, cioè soldi di noi cittadini.

Quindi l’ipotesi che ci viene proposta è privatizziamo la gestione della rete idrica (per carità solo la gestione!!!), poi facciamoci carico di garantire ai gestori privati la possibilità di fare investimenti con i nostri soldi e dopo avergli prestato i soldi garantiamogli anche  un piccolo guadagno sicuro di almeno il 7% che gli verseremo direttamente in bolletta!

Il significato che tutti noi che sosteniamo il referendum contro la privatizzazione del servizio idrico diamo al termine “sviluppo del paese” è evidentemente molto diverso da quello di Bassanini, i nostri riferimenti sono i Beni Comuni e la Comunità, non i bilanci di Caltagirone o delle multinazionali francesi. E a differenza di Bassanini noi riteniamo che le risorse per il servizio idrico non devono essere pensate in competizione con quelle per la scuola, l’ordine pubblico, la giustizia, la ricerca, il welfare ma per esempio devono essere pensate in competizione con le spese per gli armamenti: quanti metri di tubature per l’acqua possiamo fare rinunciando all’acquisto di un aereo da guerra F35?

Intervista di Bassanini apr2011

Su questo sito sono comparti diversi articoli di Rodotà, Molinari, Martinelli che confutano le dichiarazioni dell’onorevole.

Stefano Rodotà: FUGA DAI REFERENDUM

STEFANO RODOTÀ. La Repubblica, Venerdì 22 aprile 2011

Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì   si è voluto cancellare quello sul nucleare.

Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell’acqua. Le torsioni dell’ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell’emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare.

Timoroso dell'”effetto Fukushima”, che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull’acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell’irrompere continuo della logica ad personam. L’uomo che ogni giorno invoca l’investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittimazione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.

Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.
Caduti i referendum sul nucleare e sull’acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.
Quest’ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona. Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di “legislatore negativo”.

L’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum. Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi. Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi. E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.

È resistibile questa strategia? In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull’acqua è bene tornare per un momento sull’emendamento con il quale si è voluto cancellare il referendum sul nucleare. Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell’emendamento che prevedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”. E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare. Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare “gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum” e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati “i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente”. Si può ragionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell’emendamento sul nucleare, questo sia avvenuto. E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l’acqua. Di questo dovrà occuparsi l’ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme. La partita, dunque, non è chiusa.

Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell’opposizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell’approvazione dell’emendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall’obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell’umanità.
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull’acqua qualora si seguisse la stessa strada. Ma proprio l’aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno. Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.

base vs. vertice 4 a 3

Ogg: I: Dopo l’incontro tra PD nazionale e comitato “2 Si per l’acqua bene comune” torniamo a chiedere una presa di posizione del partito democratico per 2 Si al referendum per acqua bene comune

Apprendiamo dell’incontro tra una delegazione del PD nazionale e il comitato “2 Si per l’acqua bene comune”.

Nell’incontro il PD nazionale ha confermato la sua decisione di dire Si solo al primo dei 2 referendum in difesa dell’acqua bene comune.

Sottolineiamo come moltissime realtà locali del partito democratico si sono espresse e si continuano ad esprimere per 2 si chiari e netti ai referendum sull’acqua bene comune.

Invitiamo il PD nazionale a prendere una posizione chiara: 2 Si sui  referendum in difesa dell’acqua bene comune. Chiediamo anche che il partito democratico mobiliti tutte le sue strutture territoriali in vista dei referendum.

Siamo consapevoli delle difficoltà nel raggiungere il quorum ma non ci pare questo un argomento per tirarsi indietro.

Continueremo la nostra operazione di pressione interna al partito democratico per ottenere una posizione chiara su entrambi i referendum.

Soprattutto ci prepariamo ad una intensa campagna per 4 Si ai referendum di Giugno!

Siamo felici che ci sia stato l’incontro e speriamo che nuovi incontri tra PD nazionale e comitato “2 Si per l’acqua bene comune” possano portare ad avvicinamento delle posizione e ad un cambio di strategia del partito a livello nazionale.

 

Antonio Ricci

Democratici per l’acqua bene comune

Incontro tra il Comitato e il Partito Democratico

Report incontro PD e Comitato Referendario “2 Sì per l’Acqua Bene Comune”
Roma, 30 Marzo 2011

In data 30 Marzo 2011 si è svolto l’incontro fra il Partito Democratico rappresentato dalla Responsabile Ambiente Stella Bianchi e una delegazione del Comitato Referendario “2 Sì per l’Acqua Bene Comune” costituita da Luigi Agostini, Enzo Vitalesta, Francesca Caprini, Corrado Oddi e Paolo Carsetti.
L’incontro è stato fissato per proseguire il confronto in merito alla campagna referendaria sull’acqua.

Stella Bianchi ha tenuto a ribadire che la posizione del PD sui due quesiti referendari, condivisa nella direzione nazionale del partito tenutasi lunedì 28 marzo, è di un Sì contro la privatizzazione forzata dell’acqua imposta dal Governo con il Decreto Ronchi. Mentre sul restante quesito in tema di tariffa del servizio idrico si deve far riferimento alla proposta di legge presentata in Parlamento dal PD. In sostanza Stella Bianchi ha sottolineato che con tale proposta il PD si fa promotore di un forte controllo pubblico che garantisca investimenti, efficacia, efficienza e tutela della risorsa. Inoltre ha tenuto precisare come la posizione del PD non sia conflittuale con i promotori dei referendum.

Da parte del Comitato Promotore è stato espresso apprezzamento rispetto al pronunciamento in favore del Sì sul primo quesito e contemporaneamente un giudizio negativo rispetto al mancato pronunciamento sul secondo, sottolineando anche la non comprensione delle motivazioni di tale scelta.

E’ stato altresì ribadito come l’obiettivo dei due quesiti referendari s’inserisca in un ragionamento più ampio che ripensi alla radice la gestione dei beni comuni e più nel particolare si proponga di restituire il bene comune acqua alla gestione partecipativa dei cittadini.

Il confronto è proseguito su quattro punti evidenziati dai rappresentanti del Comitato Promotore:

1) Richiesta di chiarimento sulla posizione del PD in merito al 2° quesito.

2) Le iniziative che intende mettere in campo il PD per favorire il raggiungimento del quorum.

3) Cosa s’intende nella proposta di legge del PD per “remunerazione dell’attività industriale”.

4) Richiesta di calendarizzazione della proposta di legge d’iniziativa popolare del Forum dei Movimenti per l’Acqua.

Per quanto concerne il primo punto Stella Bianchi ha sottolineato come l’eliminazione “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” dalla tariffa sia molto problematica perchè rischia di non permettere di effettuare gli investimenti necessari.

Su tale questione è stato risposto che, nella sentenza di ammissibilità del quesito, la Corte costituzionale ha sancito che da tale abrogazione ne deriverebbe una normativa direttamente applicabile e che la gestione del servizio idrico può essere svolta in vista della copertura, in un determinato periodo di tempo, dei costi mediante i ricavi. Inoltre si è sottolineato come il Comitato stia approntando una propria proposta di finanziamento del SII che renda certi e acceleri gli investimenti.

Sul secondo punto è stato risposto che il PD s’impegnerà a sostenere la partecipazione al voto. D’altra parte va sottolineato come più volte Stella Bianchi ha rimanrcato la difficoltà del raggiungimento del quorum.

Sul terzo punto è stato risposto che nella proposta di legge avanzata dal PD non sussiste più la remunerazione del capitale investito ma la remunerazione dell’attività industriale che equivale all’efficientamento dei costi di gestione. Da parte dei rappresentanti del Comitato è stato obiettato che tale efficientamento si può svolgere a prescindere da questa formulazione e pertanto non ha nessun senso inserirla come a se stante in quanto i costi di gestione sono già parte integrante della costruzione della tariffa.

Sul quarto punto è stato risposto che congiuntamente alla richiesta di calendarizzazione della proposta i legge del PD verrà avanzata anche quella concernente la legge d’iniziativa popolare del Forum dei Movimenti per l’Acqua.

In ultimo ci si è lasciati rimandando il prosieguo del confronto ad un momento successivo all’elaborazione della nostra proposta di finanziamento del SII. Proposta attraverso la quale sarà anche possibile approfondire la discussione in merito alla posizione del PD sul nostro secondo quesito.

 

Segreteria Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune

Riflessioni sulle posizioni del Partito Democratico

Sono girate in questi giorni alcune mail relative al dibattito in corso nel PD a alle nuove posizioni assunte da questo partito sui referendum, posizioni che meritano secondo noi alcune riflessioni.

Le posizioni delle diverse componenti del PD fino adesso sono state piuttosto variegate e contradditorie, infatti accanto ai circoli che si sono attivati fin da subito per la raccolta delle firme ci sono stati atteggiamenti raggelanti da parte di alcuni esponenti dei vertici.

Riportiamo alcuni spunti di riflessione.

 

– Nel sito Associazione memoria condivisa, nell’articolo di Mario Arpaia si legge: Il 15 settembre si è svolto a Roma un convegno della Fondazione Astrid (Presidente Bassanini) sulla riforma dei servizi sociali.

Franco Bassanini, Enrico Letta, Adriana Vigneri, Giuliano Amato (PD ) insieme ai ministri PDL Andrea Ronchi, Stefania Prestigiacomo e Raffaele Fitto hanno cantato in coro il ritornello del “giudizio fortemente positivo della riforma varata dal Governo Berlusconi”(A.Vigneri) , che ” il referendum sull’acqua è sbagliato e ancronistico” (F. Bassanini) e (uffa, che noia!) che con il decreto Ronchi l’acqua non verrebbe privatizzata. Il convegno, in breve, ha misurato la economicamente interessata trasversalità dell’attuale opposizione parlamentare e caricato il “popolo dell’acqua” di ulteriori impegni e responsabilità nella difesa del bene comune.

 

– Il Comitato Acqualiberatutti che vede tra i suoi fondatori e sostenitori una schiera nutrita di rappresentanti del PD, anche dei vertici (vedi Caffarelli coordinatore dell’Area Welfare del PD). Nella home page si definiscono comitato contro i referendum, hanno depositato memorie presso la Corte Costituzionale, sollecitando la dichiarazione di inammissibilità del referendum, (con l’Associazione «Fare Ambiente» e  l’Associazione Nazionale Fra gli Industriali Degli Acquedotti – ANFIDA) e dopo la sentenza della Corte Costituzionale hanno titolato “bocciati due dei quattro referendum: grande vittoria di AcquaLiberAtutti”. Attualmente la preoccupazione principale è (cito dal sito) “abbiamo segnalato che il servizio idrico e’ attualmente gestito da societa’ quotate in Borsa, ed il referendum – se si svolgera’ di lunedi’ – avra’ effetti impropri sull’andamento dei titoli a mercati aperti”.

 

– l’ordine del giorno del PD veneto (reperibile anche su questo sito) si richiama alla proposta di legge presentata dal PD. Tale proposta di legge non riflette affatto i contenuti della legge di iniziativa popolare depositata nel 2007 dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (e mai tirata fuori dai cassetti da nessun parlamentare). In particolare segnalo l’art. 9 della legge PD che recita : (Affidamento e revoca della gestione)

1. L‘Assemblea d’ambito nel rispetto del principio di unitarietà, efficienza, efficacia ed

economicità affida la gestione del servizio idrico integrato secondo le disposizioni in materia di

servizi pubblici locali. L’erogazione del servizio avviene secondo le discipline di settore e nel

rispetto della normativa dell’Unione europea, con conferimento della titolarità del servizio:

a) a società a capitale interamente pubblico (omissis)

b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, (omissis)

c) a società di capitali individuate attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza

pubblica (omissis)

cioè principi non condivisi dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e che non escludono affatto il processo di privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato.

 

– Nel già citato ordine del giorno del PD si insiste molto (forse troppo) sulla dicitura “privatizzazione forzata” e, visto quanto citato nel punto precedente, sembra un escamotagè per non doversi esprimere rispetto ad una privatizzazione “non forzata” che il PD sembra invece appogiare nella  proposta di legge.

 

Vorremmo condividere con tutti voi queste perplessità perchè se da un lato non si può che essere contenti dello schierarsi del PD veneto a favore dei quattro referendum (e non dei 3 come inizialmente suggerito da Bersani, quasi ad appoggiare la quota di guadagno garantito in bolletta di almeno il 7% per le imprese, oggetto dell’ultimo quesito), dall’altro ci sono contraddizioni che necessitano di chiarimenti se si vuole lavorare insieme, soprattutto in relazione alle proposte di gestione futura del servizio idrico integrato.

Con questa classe politica, PD compreso, il rischio sarà quello di vincere un referendum di questa portata e poi vederne vanificato il significato da una nuova proposta di legge che ripropone la privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato, in forme più digeribili dall’opinione pubblica, ma sempre devastanti negli effetti sui servizi.

 

Ci auguriamo che i principi del Forum dei Movimenti Italiani per l’Acqua Bene Comune alla fine saranno condivisi dal PD e che quindi si concretizzeranno in precise scelte politiche delle Amministrazioni di centro sinistra per quanto riguarda:

l’approvazione della modifica degli statuti comunali in modo chiaro e preciso, non di inutili e aspecifiche mozioni come avvenuto a Padova. Bisogna che nello statuto sia scritto chiaramente che l’ente locale:

  • riconosce il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
  • conferma il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;
  • riconosce che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d. lgas n. 267/2000;

l’adesione degli amministratori locali al Coordinamento Nazionale Enti Locali per l’Acqua Pubblica

l’impegno delle amministrazioni a pubblicizzare il referendum ed il materiale prodotto dal Comitato Referendario 2 sì per l’Acqua Bene Comune.

 

Se tutto questo succedesse davvero sarebbe una bella  vittoria del Popolo dell’ Acqua, e linfa nuova per una forza politica che si proclama democratica ma che perde via via sempre più partecipazione e credibilità.

Redazione Acquabenecomunepadova.Org

Il PD Veneto batte il quarto colpo

La proposta di legge depositata dal PD non parla proprio di ripubblicizzazione dell’acqua, ma un altro passetto avanti anche il PD Veneto l’ha fatto:

——————————————

E’ con viva soddisfazione che segnalo che all’assemblea regionale del Partito Democratico Veneto del 26 marzo sono stati votati all’unanimità gli ordini del giorno presentati sul tema dei referendum che impegnano la segreteria e tutto il partito ad attivarsi per sostenere fortemente il SI ai 4 quesiti. Il PD quindi ha deciso di lavorare per far vincere il SI ai referendum, impegnandosi con tutta la sua forza organizzativa e finanziaria.

Vi suggeriamo quindi di mettervi in contatto nei prossimi giorni con le rispettive segreterie provinciali del Partito Democratico per verificare quali possibili collaborazioni siano possibili in queste prossime settimane. In allegato l’ordine del giorno sull’acqua votato sabato.

A disposizione per quanto possibile.

Cordiali saluti e buon lavoro.

Luca Musumeci

Luca Musumeci

Responsabile Ambiente ed Energia PD veneto

luca.musumeci@nuoviequilibri.it

————————————————-

Scarica l’Ordine del Giorno approvato dal PD-Veneto in relazione all’acqua

Si può fare politica

Uno scritto di emilio Molinari

Tra poco 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per il referendum sull’acqua pubblica, e il nucleare. Per impedire il quorum il governo ha negato l’election day, per il solo voto di un radicale e l’assenza di 10 parlamentari del centro sinistra. 400 milioni spesi per evitare il quorum.

Nazionalmente il PD evita ancora di prendere una posizione pubblica per il Sì ai referendum. Teme di dividersi al proprio interno, mentre centinaia di realtà di questo partito si stanno esprimendo e si impegnano per i Sì!

Ma ciò che più preoccupa il sottoscritto è il silenzio e l’indifferenza per i referendum, mostrata finora da quel popolo capace di mobilitarsi, di indignarsi e di scendere in piazza e da parte di quegli uomini e donne che per ruolo pubblico e mediatico sono in grado di dare impulso ai messaggi.

Per questo popolo i referendum sull’acqua pubblica e il nucleare, malgrado la drammatizzazione  che quest’ultimo ha avuto con il Giappone, sembrano ancora lontani dall’essere compresi nella loro portata e immediatezza politica.

Solo il “Via Berlusconi” coniugato di volta in volta da indignazioni per gli attacchi alla Costituzione, alle donne, alla giustizia ecc… sembra appassinare questo popolo e spingerlo a mobilitarsi in milioni.

Donne, intellettuali, attori, cantanti, giornalisti, associazioni d’ogni tipo sono pronti ad unirsi per il “Via Berlusconi”, ma poi sui contenuti tornano al proprio particolare. Non è politica questa, forse indebolirà il personaggio, ma non la cultura di massa che lo esprime e sopratutto, permettetemi, ci rende indifferenti ai contenuti capaci di incidere nella cultura dominante, che tra pochi mesi saremo chiamati tutti al voto referendario e che vincere o perdere non riguarda solo i promotori. Ma è una grande opportunità per cambiare come cittadini, la politica di questo paese e non solo.

Un mese fa al Palasharp di Milano erano presenti Saviano, Eco, Zagrebelsky il meglio della cultura italiana…ma solo Paul Ginsborg ha parlato di acqua e di referendum. Per tutti gli altri, l’agenda politica reale, lo scontro concreto, sembrava non esistere e continua a non esistere.

Nelle straordinarie manifestazioni delle donne nessuna delle organizzatrici ha parlato di nucleare o di acqua, eppure l’acqua è la vita, è la madre, è la donna. L’acqua è, più d’ogni altra questione, in grado di incidere nella cultura berlusconiana o leghista, eppure il nucleare si è riproposto con tutta la sua tragica attualità.

La manifestazione per l’acqua pubblica e il nucleare a Roma il 26 marzo, è stata grande, bella, intelligente, ma non è stata dell’ampiezza di altre in particolare di quella delle donne e non ha avito la benedizione di questo movimento o dei grandi personaggi, a parte Celentano. Perché?

Il mio sconcerto sta qui. E continuerò a chiedere a Saviano o a tutti agli altri intellettuali il perché del loro silenzio, come continuerò chiedere alle donne che pure considero l’interlocutore principale per i referendum, perché tanta indifferenza per i grandi problemi di questo nostro tempo? Problemi di oggi, universali, per i quali la nostra generazione è chiamata a decidere e a rispondere per le generazioni future.

I referendum e le profonde motivazioni che li determinano, sono una battaglia che va ben al di là delle nostre miserie nazionali, non cercano consenso ad un partito o ad uno schieramento, vanno ben al di là della privatizzazione di un servizio, l’aumento di una tariffa o l’idiozia della crescita energetica che motiva il nucleare. Parlano della VITA.

L’indignazione per Berlusconi è cosa sana, ma non rimescola le carte, non sposta consensi, non è capace di ridare alla politica l’idealità e il senso, perduto, dell’interesse pubblico.

Il testamento del 93 enne partigiano francese, Stephan Hassel, ultimo vivente degli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci dice: indignatevi! per i perduti diritti universali alla vita, alla salute, alla scuola, alla pensione, per la svendita dei beni comuni.

Diritti trasversali. Capaci di rispondere al vuoto dei partiti e rompere quegli  interessi  che bloccano e logorano come un cancro la politica italiana e mondiale.

La percezione è di essere sull’orlo di un abisso. La crisi finanziaria in Europa scarica 4 trilioni di euro sul debito pubblico per salvare le banche, taglia la spesa pubblica e privatizza.

La crisi economica non può più essere affrontata con il rilancio dei consumi, perché vengono meno le risorse e il nucleare esplode in mano agli apprendisti stregoni. La crisi energetica e la crisi idrica si alimentano tra loro e generano la crisi alimentare che investe miliardi di persone e di cui si intravvedono già gli effetti catastrofici nelle migrazioni, nelle rivolte, nelle guerre.

Ebbene i referendum affrontano questo ordine di problemi. Chiamano tutti alla materialità delle questioni e al pari tempo all’etica, alla spiritualità dei beni comuni, al senso di comunità.

I referendum non sono di un partito, non sono nemmeno di sinistra, indicano che abbiamo superato il “limite”. Il referendum per l’acqua pubblica è chiesto da 1,4 milioni di persone, che trasversalmente per una volta tanto non parlano con la voce della “pancia” e dell’egoismo, ma con quella degli interessi generali, collettivi.

Non parla in odio ai partiti, li richiama alla responsabilità di gestire la cosa pubblica. Chiedono loro di smetterla di rinunciare a fare politica e di consegnarsi al mercato.

E a tutti chiedono di andare a votare, perché questa volta si vota per noi stessi e che….la libertà è partecipazione.

Emilio Molinari

il Partito Democratico finalmente con le “idee chiare”…

La segreteria del PD sembra sia giunta ad una decisione in merito ai prossimi referendum: tre sì e un no (ma con alcuni distinguo e un rinvio ad un approfondimento dei gruppi parlamentari e della direzione).
Insomma tre sì e un nì si potrebbe meglio dire.
Da evidenziare un paio di errori nelle seguenti agenzie: la prima è il riferimento alla data di indizione che, unica cosa certa ad oggi, non sarà il 21 giugno; la seconda è l’abrogazione parziale del decreto Ronchi, cosa assolutamente non vera in quanto il nostro quesito richiede l’abrogazione totale dell’art. 23 bis così come modificato dall’art. 15 del c.d. decreto Ronchi.

Che la base del PD si faccia sentire viste le decine di circoli che hanno sostenuto e sostengono la campagna referendaria oltre alla manifestazione di sabato.

REFERENDUM: DAL PD TRE SÌ E UN NÌ = Roma, 22 mar. (Adnkronos) – Tre sì, sicuri, e un quarto se non in forse sicuramente da approfondire e articolare in modo compiuto. È l’orientamente del Pd sui referendum, emerso nella riunione di stamattina della segreteria del partito. I sì sicuri sono quelli sul nucleare, sul legittimo impedimento e sull’abolizione della legge Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici. Sul secondo quesito sull’acqua, quello sul capitale investito da parte dei gestori che potrebbe avere delle ricadute negative sulle bollette, il Pd si riserva un approfondimento anche per far emergere con maggiore chiarezza la proposta del partito sulla riforma del sistema di distribuzione, già depositata in Parlamento. L’argomento referendum, comunque, sarà all’ordine del giorno della Direzione di lunedì prossimo e verrà approfondito dai gruppi parlamentari. (Gmg/Col/Adnkronos) 22-MAR-11 14:42 NNN

REFERENDUM: SEGRETERIA PD, SÌ SU TRE QUESITI = (AGI) – Roma, 22 mar. – Il Pd si avvia ad appoggiare sicuramente tre dei quattro referenda che andranno al voto probabilmente il 21 giugno: sì sul nucleare, sul legittimo impedimento e sulla privatizzazione obbligatoria dei servizi idrici. È l’orientamento emerso questa mattina dalla segreteria del partito democratico, che dovrà ora essere ulteriormente approfondito nei gruppi parlamentari. La decisione finale spetterà alla direzione del 28 marzo. Il Pd però intende comunque portare avanti la propria battaglia per una riforma organica della distribuzione dell’ acqua. Per questo probabilmente non appoggerà il secondo quesito in materia, per l’abolizione dell’articolo del codice dell’Ambiente in base al quale i gestori caricano sulle bollette il 7 per cento a remunerazione del capitale investito.

REFERENDUM. DA PD 3 SÌ SU ACQUA, NUCLEARE E LEGITTIMO IMPEDIMENTO (DIRE) Roma, 22 mar. – Il Pd sosterrà i quesiti referendari sul nucleare, sul legittimo impedimento e sulla abrogazione di una parte del decreto Ronchi relativo all’acqua pubblica. Non sosterrà, invece, il secondo quesito referendario sull’acqua, che riguarda l’organizzazione del servizio, materia sulla quale i democratici hanno presentato una proposta di legge ad hoc. È la proposta che la segreteria del Pd porta alla direzione nazionale del prossimo 28 marzo. (Rai/ Dire)

Report incontro consegna firme moratoria a Vicepresidente Camera On. Bindi

Report incontro consegna firme moratoria a Vicepresidente Camera On. Bindi

Roma, 17 Febbraio 2011

Oggi una delegazione del Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune, costituita da Tonino Mancino, Corrado Oddi, Enzo Vitalesta e Paolo Carsetti ha incontrato la Vicepresidente della Camera dei Deputati On. R. Bindi per consegnare le oltre 20.000 firme a sostegno della richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e della Legge Calderoli, oltre all’elenco degli Enti Locali che hanno approvato atti formali a sostegno di tale richiesta.

E’ stata sottoposta all’attenzione della Vicepresidente l’importanza di questa campagna che si pone l’obiettivo di far svolgere i referendum prima che i provvedimenti suddetti abbiano esplicato i loro effetti e ci sia stato l’ingresso massiccio dei privati nella gestione del servizio idrico.
Inoltre è stata anche presentata la proposta che il Comitato sta avanzando rispetto all’accorpamento dell’indizione dei referendum con le elezioni amministrative.
In ultimo è stato richiesto all’On. Bindi, nella sua veste di rappresentante del Partito Democratico, di farsi promotrice all’interno del partito delle istanze del Comitato referendario oltre a far si che il PD prenda una posizione chiara ed esplicita sui referendum.

L’On. Bindi ha dimostrato grande sensibilità per i temi sollevati dai referendum sull’acqua pur rivendicando per il suo partito la necessità di promuovere una legge quadro come quella presentata nei mesi scorsi.
Per quanto concerne la definizione della data dei referendum ha sottolineato che se il Governo avrà la sensibilità di contattare l’opposizione su tale questione, come è prassi consolidata, si farà promotrice delle nostre richieste.

Per quanto riguarda le firme consegnate queste verranno protocollate, verrà fatto un annuncio durante una prossima seduta della Camera e contemporaneamente saranno inviate alla Commissione competente perchè ne prenda visione.

Segreteria Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune